Villa Sesso Schiavo

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Villa Sesso Schiavo
Villa Sesso Schiavo Sandrigo 20.jpg
Il corpo cinquecentesco della villa con il loggiato
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàSandrigo
Coordinate45°39′28.39″N 11°36′14.74″E / 45.657885°N 11.604094°E45.657885; 11.604094Coordinate: 45°39′28.39″N 11°36′14.74″E / 45.657885°N 11.604094°E45.657885; 11.604094
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1570

Villa Sesso Schiavo è una villa veneta, situata nel centro storico di Sandrigo (in provincia di Vicenza), risalente al 1570 e affrescata dal pittore Giovanni Antonio Fasolo.

Uno degli affreschi delle sale di Villa Sesso Schiavo

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il committente della villa fu Silvio Sesso (ritratto nella sala della Storia in armatura).

Il 2 novembre 1532 la famiglia Sesso ospita l'imperatore Carlo V durante il suo viaggio verso Bologna. Alessandro Sesso è l'ultimo proprietario della villa di famiglia e, dopo aver dissipato al gioco le ingenti sostanze della famiglia e sommerso dai debiti, ne cede la proprietà nel 1832 ad Antonio Schiavo, cavaliere e sindaco di Sandrigo. Durante la prima guerra mondiale la casa fu sede dell'ospedale da campo inglese; nel primo dopoguerra parte delle stanze affrescate divennero l'ostetricia di Sandrigo.[1]

La villa è ad oggi di proprietà della famiglia Nardone. Il fatto che questa villa cinquecentesca abbia avuto un solo cambio di proprietà nel corso della sua storia ha contribuito al mantenimento quasi intatto della struttura.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La villa è composta da un ingresso realizzato con sassi dei vicini torrenti e materiale laterizio e, una volta varcato il portone, si accede ad un loggiato composto da sei colonne doriche. Sul soffitto è dipinto lo stemma della famiglia Sesso con l'aggiunta dell'aquila imperiale. Nelle pareti della loggia sono presenti delle finte nicchie che ospitano le raffigurazioni di Ercole che uccide Caco e di Perseo con la testa di Medusa che uccide un nemico. Quattro busti femminili affrescati entro conchiglie immettono nelle rispettive quattro sale.

A questo corpo cinquecentesco si affianca la dimora padronale del Settecento; nel complesso architettonico sono disposte l'antica filanda e la cappella di San Lorenzo, datata 1696, il tutto attorniato da un ampio parco.

La villa ospita quattro sale, affrescate da Giovanni Antonio Fasolo e dai suoi collaboratori.

Sala del Baccanale[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata a Bacco, dio del vino e della gioia di vivere, tale sala è dominata da scene di vendemmia con putti e satiri che schiacciano i grappoli d'uva nel catino centrale, con fanciulle e animali, con fauni e ninfe che danzano tenendosi per mano. Il dio Bacco è raffigurato seduto su un grande carro trainato da caproni. Agli angoli del fregio vi sono otto telamoni, nudi maschili in finta pietra.

Sala dei Quattro Elementi[modifica | modifica wikitesto]

I Quattro Elementi terrestri sono raffigurati in chiave mitologica. La Terra si mostra come una madre dai cui seni sgorga il latte, accompagnata dalle divinità legate al lavoro dei campi come Bacco, Cerere e Proserpina. L'Acqua è simboleggiata da Nettuno con il tridente assieme alla moglie Anfitrite, a delfini e personaggi marini. L'Aria è personificata dalla dea Giunone, accompagnata dal pavone, nell'atto di affidare un messaggio ad Iride coronata dall'arcobaleno. Il Fuoco è rappresentato dalla fucina del dio Vulcano, a cui sono associati martello e incudine, accompagnato dalla moglie Venere semisdraiata accanto a Cupido.

Sala delle Virtù[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi della sala delle Virtù

Quattro figure femminili sono dipinte a rappresentanza delle virtù morali: la Temperanza, riconoscibile dal vaso e dal freno in argento; la Fortezza-Sapienza con corazza, libro e un ramo di alloro in mano; la Prudenza con lo specchio e lo scettro; ed infine la Giustizia. Alle virtù seguono i vizi degli dei: la lussuriosa Venere con Marte, quest'ultimo con elmo, spada e corazza, ritratti in tenero atteggiamento e accompagnati da Eros. Nella scena successiva la coppia viene scoperta da Vulcano, che li avvolge con la rete da lui forgiata. Mercurio si dirige verso Giove e Giunone, assisi su una nuvola e riconoscibili rispettivamente dall'aquila e dal pavone; a lato appare la Discordia, col martello e il cuore in mano. Nella scena seguente Giove viene sorpreso in adulterio con un'amante che si copre il volto per timore della vendetta di Giunone. Viene raffigurato anche il Ratto di Proserpina, ritratta nel momento in cui Plutone la rapisce e la porta sul proprio carro nel regno dei morti. Infine, l'episodio in cui Venere, assisa sul carro trainato da colombe con accanto il figlio Eros, versa dalla brocca l'unguento dell'eternità sul capo del vecchio Enea. Si intravedono il dio Sole seduto sul trono nel suo palazzo dorato e Fetonte che precipita dal carro solare tra le fiamme e i cavalli imbizzarriti.

Sala della Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sala della Storia: ritratto di Silvio Sesso in armatura

La stanza è delimitata da finte colonne corinzie di marmo, festoni, maschere e putti che incorniciano quattro paesaggi di ambientazione veneta: mulini e ville lungo corsi d'acqua, contadini di ritorno dal lavoro nei campi, pastori con la zampogna, nobili in carrozza e un concerto campestre. Due Guerrieri in vesti romane celebrano le virtù militari dei Sesso e la loro fedeltà all'impero. Il nobile Silvio Sesso, a cui si deve il ciclo di affreschi, è raffigurato da un cavaliere del Cinquecento rivestito di corazza da parata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Canova, Villa Sesso Schiavo, Pro-Sandrigo, 1992
  • Giuseppe Mazzotti, Ville Venete, Roma, Bestetti edizioni d'arte, 1973

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2011 è stato girato un episodio di MasterChef Italia durante il quale gli aspiranti chef concorrenti hanno cucinato il baccalà alla vicentina. La giuria della prova è stata la Confraternita del Baccalà alla vicentina.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]