Villa Favard

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la villa di Rovezzano, Firenze, vedi Villa Favard di Rovezzano.
Villa Favard
Vllla Favard sul Lungarno 02.JPG
Villa Favard
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàFirenze
Indirizzovia Curtatone
Coordinate43°46′26.24″N 11°14′30.21″E / 43.773955°N 11.241726°E43.773955; 11.241726Coordinate: 43°46′26.24″N 11°14′30.21″E / 43.773955°N 11.241726°E43.773955; 11.241726
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1857 - 1858
Realizzazione
ProprietarioEnte Cassa di Risparmio di Firenze
Proprietario storicoFiorella Favard de l'Anglade

Villa Favard, chiamata anche Palazzo Favard, si trova a Firenze, in via Curtatone, angolo Lungarno Vespucci. È attualmente sede della scuola di Fashion Business e Design Polimoda.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, una delle ultime grandi residenze nobiliari del centro di Firenze, fu voluto dalla baronessa Fiorella Favard de l'Anglade che incaricò, nel 1857, l'architetto Giuseppe Poggi, allora molto in voga tra la nobiltà fiorentina. La baronessa era un personaggio per certi versi misterioso, della quale si ignora l'origine della ricchezza, nata a Livorno nel 1813 da padre francese, tenente della Dogana imperiale durante l'occupazione napoleonica, e madre italiana, si era trasferita con i familiari prima a Marsiglia e poi a Parigi, dove conobbe suo marito Michel Favard, propriétaire délégué della Guyana Francese; nel 1855 tornò a Firenze e dopo aver acquistato la villa Favard di Rovezzano, decise di farsi costruire il palazzo in centro.

Affreschi interni

Il progetto si avvalse della notevole quantità di terreno disponibile, acquistato appositamente dalla baronessa. Inizialmente ci furono dei problemi col Comune, perché vigeva l'obbligo di non interrompere l'allineamento degli edifici sulla strada, mentre il progetto prevedeva un edificio isolato al centro dell'isolato circondato dal giardino. Nonostante ciò il progetto non venne modificato ed entro il 1858 era completato.

Dopo la morte della baronessa (1889, sepolta nella cappella gentilizia della villa di Rovezzano) si organizzò una vendita all'asta di tutti beni, per mancanza di eredi (1893). L'edificio sul lungarno venne acquistato dall'antiquario e immobiliarista Vincenzo Ciampolini, con tutti gli arredi.

Pervenuta all'Università di Firenze, fino al 2004 vi ha avuto sede la Facoltà di Economia, che si è poi spostata nel Polo delle Scienze Sociali di Novoli. Acquistata nel 2007 dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze per farne un centro internazionale di formazione e sottoposta ad un'accurata opera di ristrutturazione, dall'aprile 2011 è sede dell'istituto fiorentino Polimoda (Istituto Internazionale di Fashion Design e Marketing). A partire da ottobre 2011, la Villa ospita gli uffici e le aule più prestigiose, oltre al Centro di documentazione Matteo Lanzoni di Polimoda, il più fornito per il settore moda, e insieme alle annesse ex-scuderie accoglie ogni anno centinaia di studenti provenienti da tutto il mondo. Grazie ad un ricco programma di iniziative, eventi, mostre e conferenze aperte al pubblico, Villa Favard è un punto di riferimento culturale per la città di Firenze e un centro nevralgico del settore del fashion e del Made in Italy. Dal 1952 dà il nome all'Associazione Villa Favard, l'associazione degli alumni della Facoltà di Economia dell'Università di Firenze.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La villa urbana è una delle ultime espressioni dell'equilibrato stile neoclassico fiorentino. La base è quadrata, al centro di un isolato che dà scenograficamente sul Lungarno Nuovo (poi detto "Vespucci").

L'edificio si innalza al centro di un giardino recintato da un'alta e artistica cancellata in ferro, separato dal fabbricato delle scuderie, che si trova lungo via Montebello e "abbraccia", con le due ali trapezoidali, la villa sul retro.

Sull'annosa questione se sia più corretto parlare di palazzo o di villa, va rilevato che il Poggi nei suoi scritti parla di palazzo; l'isolamento dell'edificio e la sua struttura però hanno valso il nome più diffuso di "villa", sebbene la sua collocazione cittadina possa al massimo permettere il nome di "casino di delizia".

L'edificio "all'esterno apparisce di due piani", come scrive il Poggi, ma "è interamente composto di quattro, tutti interamente abitabili".

La facciata verso il fiume ha un doppio ordine di colonne, doriche al pian terreno, ioniche al secondo, che ricordano i motivi dell'architettura cinquecentesca filtrati attraverso il neopalladianesimo inglese. L'ultimo piano infatti presenta un attico con balaustre, anziché il tetto sporgente tipico dell'architettura fiorentina. Il prospetto sulle scuderie, dove si fermavano le carrozze, è decorato da una maestosa loggia con pilastri, sulla quale è impostata un terrazza.

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Stucchi

Gli interni sono ricchi di decorazioni, coerentemente con la ricchezza esteriore dell'edificio. Gli edifici circondati da giardino avevano il normalmente il piano nobile al pian terreno (sebbene rialzato di alcuni gradini), infatti le sale principali della villa si trovano tutte a questo livello. Qui Annibale Gatti realizzò una grande sala da pranzo affrescata con Storie della Gerusalemme liberata, mentre il salone blue de ciel fu decorato da Mussini coi Trionfi dell'Amore; quello vert et or aveva pitture di Olinto Bandinelli (I quattro elementi) e la vicina sala da ballo (già aula magna della Facoltà di Economia) era decorata da stucchi e intagli bianchi e oro, con un maestoso lampadario di legno. Altri ambienti erano la cappella, il budoir e la sala da gioco. Nel vestibolo, dove parte lo scalone, si trovava la statua di Antonio Canova di Letizia Ramolino, madre di Napoleone, oggi alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ed altre grandi statue con figure femminili.

Al primo piano, la zona notte, si trova la "sala delle Colonne", un'altra sala da pranzo, la sala delle porcellane, la sala in stile pompeiano, il guardaroba e diverse camere.

Il secondo piano contiene un'alcova, una camera "degli acquerelli", un salone e una camera di fondo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]