Utente:Carlomorino/Zecca di Venezia

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La zecca di Venezia era la struttura che assolveva alla necessità del governo della Serenissima di produrre monete. La repubblica di Venezia ha iniziato a coniare già nell'VIII secolo, nell'ambito dell'Impero romano d'Oriente e nel IX secolo furono coniate monete del Sacro romano impero. La produzione autonoma iniziò sotto il dogato di Vitale II Michiel (1156-1172). Dopo la caduta della repubblica (1797) a Venezia furono coniate monete dapprima dal governo provvisorio, poi per gli Asburgo (1798-1805, poi per il Regno d'Italia napoleonico, (1805-1814) e nuovamente per gli Asburgo, con la pausa della Repubblica di San Marco nel 1848-1849.

La coniazione nella zecca di cessò nel 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, in seguito all'adesione del Veneto all'Italia. Dopo tale data la zecca di Venezia rimase attiva come stabilimento di affinazione fino al 1870 quando fu soppressa definitivamente.[1]

foto[modifica | modifica wikitesto]

cngcoins[modifica | modifica wikitesto]


Ducato / zecchino[modifica | modifica wikitesto]

Zecchino
Scudo d'oro


Altro[modifica | modifica wikitesto]

Governo provvisorio


Imitazioni


XIV


XV
XVI
XVII
XVIII


XIX

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico il Pio: denaro
Venezia denaro 819 76001716.jpg
+HLVDOVVICVS IMP, piccola croce potenziata +VEN/ECIAS• in due linee nel campo
AR (1,61 g), coniata a Venezia 819-822.

Il governo di Venezia si installò definitivamente a piazza San Marco solo nei primi anni del XII secolo; fin alla metà del VIII secolo aveva sede a Eracliana dove è attestata l'esistenza di un'officina di coniazione che funziona nell'ambito della monetazione dell'Impero d'Oriente.

In seguito il governo si ritirò su isole giudicate più sicure a causa delle campagne dei Franchi: in primo luogo Metamauco ed infine Rialto, nell'810, che non fu più abbandonato.

Dal IX all'XI secolo furono coniati denari a nome di Venezia e di alcuni imperatori del Sacro Romano Impero tra cui Ludovico I, Lotario I, Ottone II, Ottone III, Corrado II, Enrico III, Enrico IV ed Enrico V.

Questi denari sarebbero stati coniati in qualche zecca imperiale dell'Italia settentronale, forse Pavia.

Le prime monete recavano al dritto il nome dell'imperatore intorno ad una piccola croce patente ed al rovescio l'indicazione della città su più linee del tipo VENECIAS o VENECIAS MONETA. In seguito, sotto gli Ottoni, al rovescio apparve la rappresentazione del "tempio", costituito da quattro colonne ed un timpano sormontato dalla croce.

Furono coniate anche altri denari senza però l'indicazione dell'imperatore nella seconda metà del IX secolo e nel periodo 1002-1024. Le monetazione del IX secolo ha caratteristiche simili a quelle imperiali dell'epoca. I denari dell'inizio XI secolo e quelli emessi a nome di imperatori sono dei denari scodellati, simili alle monete bizantine coeve.

Nel 1112 si trova menzione di una officina ad monetam istallata in un edificio situato nella parrocchia di San Bartholomeo, nei pressi dell'attuale ponte di Rialto, e venduto allo stato dal doge Ordelafo Faliero (1102-1118).

Le prime monete di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Dandolo (1328-1339): Ducato d'argento: 1328
Venezia Matapan 1328 1910332.jpg
S M VENETI [2], a destra San Marco stante di fronte, nella mano sinistra il Vangelo e con la destra offre il vessillo al Doge stante a sinistra, di fronte. Accanto al doge il nome FR DANDVL' Cristi in trono di fronte, ai lati: IC / XC[3]
AR 20mm, 2,18 g, 5h

Nel 1156 viene eletto doge Vitale II Michiel (1156-1172). Durante il suo dogato per la prima volta vengono battute monete a nome del doge.

Si tratta di un denaro scodellato che reca al dritto una croce patente e la legenda + • V • MICHL DVX • [4] ed al rovescio il busto di San Marco di fronte e la legenda:+ • S • MARCVS VNE[2].

Monete simili sono coniati dai successori.

Tra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo viene creata anche a Venezia una nuova moneta: il grosso, .............

La coniazione fu portata dal Cinquecento nell'edificio della zecca, situato nei pressi del palazzo ducale, progettato da Jacopo Sansovino. La zecca di Venezia era vigilata dal Supremo Tribunale della Quarantia.

Il palazzo della Zecca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Zecca di Venezia.
Il Palazzo della Zecca dal Bacino San Marco, costruito nel 1537 - 1545

Il Palazzo della Zecca è un cinquecentesco edificio pubblico di Venezia, affacciato sul molo marciano ed edificato su progetto di Jacopo Sansovino e oggi è parte della Biblioteca nazionale Marciana.

Eretto tra il 1537 e il 1545 per essere sede della zecca della Repubblica, l'edificio, realizzato in pietra d'Istria, ha fome severe e si sviluppa su pianta quadrata affacciandosi posteriormente su di un cortile interno sotto le cui 40 arcate avvenivano le attività di conio della moneta. Dato che nella lavorazione si raggiungevano temperature molto elevate, nella costruzione non fu usato legno, ma solo pietra, che conteneva meglio il calore e non correva il rischio di incendiarsi. L'ingresso, opera di Vincenzo Scamozzi, è sorretto da due imponenti Telamoni.

Nel 1229 il doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) istituisce la Zecca come entità amministrativa, ma è Pietro Gradenigo (1289-1311) che decreta nel 1297 la sua istallazione, dopo Rialto ove si trova dal IX secolo, nei locali, costruiti ex novo, di San Marco, cioè nelle strette prossimità con il potere per un miglior controllo da perte del Maggior Consiglio. Verso la metà del XVI secolo, la zecca s'installa in un nuovo edificio dove vengono coinati due milioni di pezzi all'anno tra ducati d'oro e d'argento.

Proseguì la sua attivita sotto la dominazione asburgica, per cessare nel 1866, con l'annessione al Regno d'Italia.

Fonctionnement[modifica | modifica wikitesto]

La fonction monétaire en appelle d'autres. La Zecca détient et gère les réserves d'or et d'argent de l'État, sous forme de métal brut, ou déjà monétisé. Elle ne se contente pas d'en tenir un compte précis ; le gouvernement lui confie le soin de veiller aux approvisionnements, ainsi que celui de régir le transport et le commerce des métaux précieux. En conséquence, il est interdit aux fonctionnaires de la Zecca de fréquenter les marchands qui apportent à Venise l'argent des monts de Bohème ; par décision des Quarante, le 5 mai 1357, l'accès même au Comptoir des Allemands leur est interdit (Fontego dei Tedeschi ; il s'agit d'un entrepôt situé près du pont du Rialto aujourd'hui occupé par les Postes Italiennes, où s'effectue la majeure partie des transactions commerciales avec l'Europe centrale).

À une époque où toute pièce en métal noble a une valeur intrinsèque, c'est-à-dire ne comptabilisant que celle du métal précieux contenu, la Zecca a par conséquent la responsabilité de la garde du trésor public (Aerarium saturni) et des réserves stratégiques (Aerarium sanctius). C'est une mission de confiance, déterminante, vitale. Frauder, détourner, faire erreur, équivaudrait à une trahison. Le coupable, délinquant ou négligent, serait en effet susceptible d'affaiblir les défenses de la Communauté, ou risquerait de la ruiner en permettant qu'on se défie de sa monnaie, voire qu'on lui substitue des espèces étrangères dont il faudrait ensuite, laborieusement, purger le système. C'est pourquoi la Zecca doit être regardée, non seulement comme une institution financière, mais aussi comme un organisme politique.

C'est d'autant plus vrai que dans cette même logique, à partir du XV° siècle, ses compétences s'étendent à l'administration de la dette publique et à la gestion du budget ; comme nous le verrons en détail, si la Zecca a la garde du Trésor public, elle liquide les dépenses votées en conseil et consent des avances à l'État, sur ordre des politiques. Parallèlement, l'un des trois directeurs généraux (provéditeurs) sera spécialement chargé de recueillir et de comptabiliser les fonds provenant des dépôts en espèce, prêts consentis par les citoyens, et rémunérés par l'État.

Enfin, la Zecca détient les fonds propres et assume la comptabilité des organismes publics. L'exemple le plus éclairant étant sans doute celui de l'Arsenal, qui ne verse ses salaires qu'en prélevant l'argent du dépôt gardé en Zecca.

Il s'agit là de l'essentiel des fonctions de cette institution ; il en est d'autres, mineures, ou qui sont exercées à la périphérie des activités principales. Les fonctionnaires surveillent ainsi la quantité et la qualité de l'or et de l'argent bruts qui entrent à Venise ; ils contrôlent les pièces, vénitiennes ou étrangères, en s'assurant de la justesse de leur poids ; ils inspectent les balances et leurs poids; ils assurent la distribution physique des sommes allouées en conseil aux différentes magistratures. Ils sont encore chargés de la tutelle des orfèvres, qu'ils soient de la Dominante (c'est-à-dire de la cité lagunaire), ou de la terre ferme. Cela s'explique par le fait que les artisans travaillent les métaux qui servent au monnayage. Dès le début du XIII secolo, les fonctionnaires de la Zecca, selon les prescriptions du pouvoir politique, rédigent des arrêtés (terminazioni) qui devront être appliqués par les corporations. Ceux-ci concernent les titres, les contrôles et le personnel qui devra les effectuer sur la terre ferme ; sur le territoire de la Dominante, la Zecca prend elle-même en main les opérations relatives à l'apposition d'un poinçon spécifique de garantie, le sceau de Saint-Marc, appelé familièrement molleca (petit crabe) ; celui-ci atteste la conformité du titre du métal aux normes en vigueur et engage en conséquence la responsabilité de l'État. Très tôt, en tout cas dès la monétisation de l'or (1284), il s'avère que dans l'esprit des dirigeants de la Zecca, les productions de l'orfèvrerie locale sont assimilables à de la monnaie. C'est si vrai que plus tard, au XIII secolo, elles seront traitées comme de l'épargne.

Reste à décrire la fonction répressive exercée à l'encontre des fraudeurs, faussaires, vendeurs ou revendeurs à la sauvette et autres artisans indélicats. Il est vrai qu'à partir d'un certain degré de gravité du crime, les hommes de la Zecca ne sont en quelque sorte chargés que de l'instruction des affaires, l'action pénale étant dévolue aux tribunaux. Ce sont pourtant les directeurs généraux qui, le 21 août 1778, prennent contre l'orfèvre Stefano Fagagna, qui a contrefait le sceau de Saint Marc, un arrêté de 5 ans de bannissement :

«Qu'on sache bien qu'il est banni de cette ville et de toutes les autres villes, terres et lieux des domaines de la République, terrestres et marins, bateaux armés ou désarmés, pendant une durée de cinq ans consécutifs ; s'il se soustrait à ce bannissement et s'il est pris, qu'il soit conduit dans notre ville et placé dans une galère de forçats, dans laquelle il aura à servir comme rameur, les fers aux pieds...(s'il est malade, il passera en prison le double du temps qu'il aurait ramé dans la galère). Qu'il ne puisse jamais plus être inscrit dans la corporation des orfèvres, ni exercer quelque travail d'orfèvrerie que ce soit, que son nom ne soit plus, et qu'il disparaisse de tous les registres publics où il apparaîtrait en tant qu'orfèvre.»

Ce genre d'affaire apparait très tôt dans les textes : un certain Leonardo Rosso, orfèvre, est jugé le 8 janvier 1340 pour avoir triché sur le titre de l'argent ; il est condamné à un an de prison et à ne plus pouvoir exercer son art, ni en tant que maître, ni en tant que compagnon. Somme toute, il s'en tire assez bien ; selon la législation en vigueur à l'époque, il aurait pu laisser sa main droite dans l'affaire et finir pendu entre les colonnes de la place St Marc.

En définitive, la situation peut être décrite avec sobriété. À compter du XIII secolo, chaque fois qu'à Venise, d'une façon ou d'une autre, quelqu'un traite d'or, d'argent, de monnaie ou de deniers publics, il a affaire à la Zecca.

Le monete[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monete di Venezia.
Michele Steno (1400-1413): ducato
Venezia Ducato 1400.jpg
S M VENET[2]</ref> MICAEL STEN. A sinistra San Marco stante che offre uno stendardo al Doge. Cristo stante di fronte, in "mandorla" ellittica. Intorno SIT T XPE DAT Q T REGIS ISTE DVCAT[5]
AV 21mm, 3,50 g
Nicolò Tron (1472) Lira Tron
Lira tron.jpg
Busto a sinistra del doge, sotto tre foglie su ramo. Intorno TRONUS (stella) DVX NICOLAVS SANCTVS MARCVS - Leone alato di San Marco a sinistra con vangelo, dentro corona di foglie.
AR (28mm, 6,43 g, 6h).
Giovanni Dandolo (1280): Matapan
Matapan di Venezia di Giovanni Dandolo (1280).jpg
Cristo seduto San Marco che consegna la bandiera al doge
AR

Le monete di Venezia sono state coniate dalla seconda metà del XII secolo[6] fino al 1866: Dopo questa data la zecca assolse a funzioni di stabilimento di affinazione e fu definitivamente abolita nel 1870. [7]

Grazie ai suoi commerci la repubblica d Venezia era uno dei più ricchi stati europei ed ebbe una ricca produzione monetaria che esercitò notevoli influenze nel bacino del Mediterraneo ed in Europa.

Il tipo più ricorrente era quello che recava al dritto l'immagine del doge che riceveva da San Marco lo stendardo.

Questo tipo era usato nel ducato d'argento ed in particolare in quello d'oro, che prese in seguito il nome di zecchino.

Nello zecchino al rovescio era raffigurato Cristo in un'ovale, detta "mandorla", contenente nove stelle. I tipi dello zecchini rimasero assolutamenti immutati dalla prima coniazione del 1284 all'ultima, lo zecchino di Ludovico Manin, cinque secolo dopo. Anche le emissioni battute dagli austriaci, a nome dell'imperatore Francesco II usarono gli stessi tipi.[1]

Le più importanti monete coniate dalla Serenissima sono:

Esistono altre monete coniate con il nome di Venezia o a Venezia ed emesse dappr

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Gigante: Monete...
  2. ^ a b c Sanctus Marcus Venetiæ: "San Marco di Venezia"
  3. ^ Le lettere "IC XC" sono la forma greca abbreviata di IHCOYC XRICTOC, Gesù Cristo
  4. ^ Doge Vitali Michiel
  5. ^ SIT T[ibi] XPE (Christe) DAT[us] Q[uem] T[u] REGIS ISTE DVCAT[us]: "Sia dato a te, Cristo, questo ducato che tu regni"
  6. ^ Scheda del primo denaro
  7. ^ Gamberini: Prontuario...

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Belaubre, Dictionaire de Numismatique médiévale occidentale, Parigi, Léopard d'Or, 1996, ISBN 2-86377-121-3.
  • Carlo Maria Cipolla: Le avventure della lira. Bologna, 1975
  • Cesare Gamberini di Scarfèa: Prontuario prezzario delle monete, oselle e bolle di Venezia, Bologna, 1969, ISBN 8827104283
  • (DE) Konrad Klütz, Münznamen und ihre Herkunft, Vienna, moneytrend Verlag, 2004, ISBN 3-9501620-3-8.
  • Edoardo Martinori, La moneta - Vocabolario generale, Roma, Istituto italiano di numismatica, MCMXV (1915).
  • Raffaele Paolucci Le monete dei Dogi di Venezia. Padova, 1990
    • Le monete dei Dogi di Venezia. Le oselle di Venezia, le oselle di Murano, la monetazione anonima, la monetazione dal 1797 al 1866. Padova, 1991
  • Paulos Lampros: Coins and Medals of the Ionian Islands Chicago, Argonaut, inc., 1968. (traduzione dell'originale greco del 1885); esistono altre edizioni
  • Samuele Romanin, Storia documentata di Venezia, Venezia, 1858

Cataloghi:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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