Tofa (strumento musicale)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Tófa
Informazioni generali
Origine Italia Italia
Classificazione Aerofoni liberi
Uso
Musica folk

La tófa è uno strumento musicale a fiato, facente parte del gruppo degli aerofoni, tipico dell'Italia meridionale.

È simile a un corno, essendo costituito da una grossa conchiglia alla cui estremità è stato praticato un foro dal quale avviene l'immissione del fiato.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Il vocabolo tofa è di estrazione linguistica meridionale, essendo in uso in Campania, Abruzzo, e Calabria, col significato di primario di "nicchio, conca marina"[1]. La sua etimologia viene fatta risalire alla voce in lingua osca *tufa, da associare al latino tuba (col significato di «tuba», «tromba»[1].

Lo strumento era utilizzato nell'ambito delle attività contadine, nella pastorizia e nell'allevamento allo stato brado: era usato, ad esempio, da porcari[1] e bovari come strumento di richiamo delle mandrie del bestiame. Accompagnava il lavoro nei campi e, in particolare, la vendemmia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo strumento è legato anche a sommosse e ribellioni popolari e contadine del Regno delle Due Sicilie, dove il suo suono cupo e penetrante si spargeva lontano e fungeva da potente segnale sonoro per richiamare all'adunata le genti e trascinarle alla rivolta. Viene ricordato il suo ruolo avuto nei moti anti-borbonici del Cilento del 1848:

«I braccianti ed i contadini poveri [...] accorrono compatti, abbandonando i tuguri ed i casolari, appena sentono il suono selvatico della "tofa", il quale nel ’48 divenne suono chiamante all’unione e alla rivolta, da che era stato nei giorni pacifici suono che rallegrava il lavoro nei campi e accompagnava la tripudiarne gioia della vendemmia. La "tofa" , più eloquente e più trascinatrice di un discorso, pareva evocare col suo cupo suono, sprigionantesi dal cavo sonoro e profondo, le secolari ingiustizie, i torti inenarrabili, la miseria, i dolori e le sofferenze, ed armare di rabbia i petti e scuotere le zolle fumanti»

(Leopoldo Cassese[2])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c tófa, in Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana. URL consultato il 19 marzo 2016.
  2. ^ Leopoldo Cassese, Contadini e operai del salernitano nei moti del Quarantotto (PDF), in Rassegna Storica Salernitana, anno IX, nº 1-4, gennaio-dicembre 1948, p. 47. URL consultato il 19 marzo 2016.