Stazione di Villanova Tulo

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Villanova Tulo
stazione ferroviaria
Villanovatulo
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàVillanova Tulo
Coordinate39°45′43.71″N 9°12′49.32″E / 39.762143°N 9.213699°E39.762143; 9.213699
Lineeferrovia Mandas-Arbatax
Storia
Stato attualeattiva per usi turistici
Attivazione1893
Caratteristiche
Tipostazione ferroviaria passante in superficie
Binari3
InterscambiAutobus interurbani

La stazione di Villanova Tulo[1], in passato indicata come stazione di Villanovatulo[2], è una stazione ferroviaria presente nel comune di Villanova Tulo, posta lungo la linea Mandas-Arbatax, utilizzata esclusivamente per i servizi turistici del Trenino Verde.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La stazione fu realizzata a circa km dall'abitato di Villanova Tulo dalla Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna negli anni novanta dell'Ottocento, venendo inaugurata il 16 novembre 1893[2][3], data di apertura all'esercizio del tronco che dalla stazione di Nurri terminava nel nuovo scalo. Il successivo 20 aprile 1894[3], con l'apertura al traffico della porzione di linea tra la stazione e quella di Ussassai, la Mandas-Arbatax veniva ultimata e lo scalo di Villanovatulo (all'epoca di norma scritto senza lo spazio[2][4]) venne infine collegato anche all'Ogliastra.

Alla gestione SFSS nel 1921 subentrò quella della Ferrovie Complementari della Sardegna, a cui seguì nel 1989 la Ferrovie della Sardegna. Sotto questa amministrazione l'intera Mandas-Arbatax fu destinata, a partire dal 16 giugno 1997[5][6], all'impiego per il solo traffico turistico legato al progetto Trenino Verde, fatto che portò alla cessazione dell'utilizzo regolare dello scalo. Da allora la stazione, che dal 2010 è gestita dall'ARST, viene utilizzata quasi esclusivamente nel periodo estivo, restando per il resto dell'anno pressoché priva di traffico.

Strutture e impianti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Villanova Tulo è di tipo passante ed è dotata complessivamente di tre binari[7] aventi scartamento da 950 mm, di cui il primo di corsa ed il secondo di incrocio, attrezzati con banchine[7]. Il terzo binario è un tronchino[7] che serviva il locale scalo merci (dismesso), composto anche da un piano caricatore. Presente nell'impianto anche un rifornitore idrico del tipo a cisterna metallica su pilastri in muratura.

Adiacente al piano caricatore è presente il fabbricato viaggiatori della stazione, una costruzione a pianta rettangolare con sviluppo su due piani più tetto a falde in laterizi, dotata di tre accessi sul lato binari. Oltre all'edificio, impresenziato e di norma chiuso al pubblico, è presente una costruzione ospitante i servizi igienici dello scalo, mentre lungo la stradina d'accesso all'impianto è posta quella che era una casa cantoniera.

Movimento[modifica | modifica wikitesto]

Dall'estate 1997 la stazione è utilizzata esclusivamente per il traffico turistico ed è attiva principalmente tra la primavera e l'autunno: nell'estate 2016[1] l'impianto era servito da una coppia di corse giornaliera per Mandas e Seui sei giorni alla settimana. Ulteriori treni sono di norma calendarizzati nel periodo primaverile ed autunnale, mentre nel corso dell'intero anno la stazione è utilizzabile per eventuali treni espletati su richiesta di comitive di turisti.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Nel fabbricato viaggiatori dell'impianto è presente una sala d'attesa, inoltre in stazione sono presenti delle ritirate: in entrambi i casi questi servizi non sono di norma accessibili all'utenza.

  • Sala d'attesa Sala d'attesa
  • Servizi igienici Servizi igienici

Interscambi[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi della stazione è presente una fermata delle autolinee dell'ARST, che permettono il collegamento con altri centri del circondario e con Nuoro e Cagliari.

  • Fermata autobus Fermata autobus

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il Trenino Verde della Sardegna - Da Mandas a Gairo (PDF), su treninoverde.com, ARST, 2016. URL consultato il 17 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2017).
  2. ^ a b c Corda, inserto grafico.
  3. ^ a b Altara, p. 146.
  4. ^ Ogliari, p. 526)
  5. ^ Cronistoria delle FdS - Ferrovie della Sardegna, su digilander.libero.it. URL consultato il 17 febbraio 2017.
  6. ^ Dalla 'littorina' ai trenini verdi, in L'Unione Sarda, 13 giugno 1997.
  7. ^ a b c Altara, p. 202.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo Altara, Binari a Golfo Aranci - Ferrovie e treni in Sardegna dal 1874 ad oggi, Ermanno Albertelli Editore, 1992, ISBN 88-85909-31-0.
  • Elettrio Corda, Le contrastate vaporiere - 1864/1984: 120 anni di vicende delle strade ferrate sarde: dalle reali alle secondarie, dalle complementari alle statali, Chiarella, 1984.
  • Francesco Ogliari, La sospirata rete, Milano, Cavallotti Editori, 1978.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]