Sindrome da rialimentazione

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Sindrome da rialimentazione
Starved Vietnamese man, 1966.JPEG
Specialitànutrizione
Classificazione e risorse esterne (EN)
MeSHD055677

Per sindrome da rialimentazione, in campo medico, si intende un insieme di disturbi metabolici che colpisce le persone che mostrano difficoltà nell'uscire da uno stato di malnutrizione. Tale patologia è stata descritta per la prima volta durante la Seconda guerra mondiale in Giappone, fra i prigionieri delle battaglie.[1][2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Ogni individuo che ha ricevuto un apporto trascurabile di nutrienti per 5 giorni consecutivi è a rischio di sviluppare una sindrome di rialimentazione.

La sindrome da rialimentazione di solito si verifica entro quattro giorni dall'inizio di una rialimentazione adeguata. I pazienti possono sviluppare disturbi idro-elettrolitici, ed in particolare ipofosfatemia, insieme a disturbi di tipo neurologico, polmonare, cardiaco, neuromuscolare ed ematologico.

Durante il digiuno prolungato il corpo cerca di preservare il contenuto proteico muscolare, destinato a processi di tipo catabolico, passando ad un tipo di metabolismo che come fonte principale di energia si basa su derivati dei corpi chetonici e sugli acidi grassi. Il fegato diminuisce nella sua azione di gluconeogenesi conservando così le proteine muscolari. A livello intracellulare molti minerali si riducono gravemente in questo periodo, anche se i livelli sierici rimangono entro limiti di norma. In particolare nel corso del digiuno la secrezione di insulina è soppressa mentre la secrezione del glucagone è aumentata.

Durante la fase di rialimentazione, riprende la secrezione di insulina in risposta alla glicemia che aumenta. Aumentano anche il glicogeno, i grassi e le proteine. Questo processo richiede fosfati, magnesio e potassio che sono già a bassi livelli. Anche i depositi si esauriscono rapidamente. La formazione di glucidi fosforilati nel fegato e nel muscolo scheletrico esaurisce rapidamente l'ATP intracellulare, similmente il 2,3-difosfoglicerato nei globuli rossi. Ciò porta a disfunzione cellulare e ad un'insufficiente ossigenazione dei diversi tessuti ed organi del corpo. La rialimentazione aumenta il metabolismo basale. Molti elettroliti si spostano nel comparto intracellulare e ciò si verifica con una diminuzione degli elettroliti sierici: tra questi il fosfato, il potassio ed il magnesio. Anche la glicemia, e le concentrazioni di vitamina B1 (tiamina) possono ridursi. Le aritmie cardiache sono la causa più comune di morte da sindrome da rialimentazione. Non vanno dimenticate altre manifestazioni gravi e potenzialmente letali: confusione mentale, coma, convulsioni e l'insufficienza cardiaca.

Questa sindrome può verificarsi all'inizio del trattamento di soggetti affetti da anoressia nervosa, quando i pazienti vengono avviati alla assunzione di una dieta sana. I movimenti elettrolitici ed il bilancio dei liquidi può aumentare il carico di lavoro del muscolo cardiaco e la frequenza cardiaca. Questi effetti combinati possono portare all'insufficienza cardiaca acuta.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento è di supporto nutrizionale, la dieta deve essere ricca di vitamine, soprattutto la tiamina ma anche di glucosio, potassio e magnesio.

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

La prognosi può essere anche mortale.[3] Spesso tale stato è dovuto in seguito ad un episodio di anoressia nervosa, il cui trattamento può portare inizialmente a tale sindrome, a distanza di pochi giorni dall'inizio della cura, lo stesso periodo intercorre anche per altri casi di privazione dall'alimentazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MA. Schnitker, PE. Mattman; TL. Bliss, A clinical study of malnutrition in Japanese prisoners of war., in Ann Intern Med, vol. 35, nº 1, luglio 1951, pp. 69-96, PMID 14847450.
  2. ^ D. Robson, E. Welch; NJ. Beeching; GV. Gill, Consequences of captivity: health effects of far East imprisonment in World War II., in QJM, vol. 102, nº 2, febbraio 2009, pp. 87-96, DOI:10.1093/qjmed/hcn137, PMID 18854350.
  3. ^ Crook M, Hally V, Panteli J, The importance of the refeeding syndrome, in Nutrition, vol. 17, 7-8, pp. 632-637.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hearing S, Refeeding syndrome, in BMJ, vol. 328, nº 7445, 2004, pp. 908-909.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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