San Michele Tiorre
| San Michele Tiorre frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Felino |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°41′02.5″N 10°15′55.8″E |
| Altitudine | 186 m s.l.m. |
| Abitanti | 1 970[2] |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43030 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | Santa Odilia |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
San Michele Tiorre è una frazione del comune di Felino, in provincia di Parma.
La località dista 2,25 km dal capoluogo.[1]
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]La frazione sorge alla quota di 220 m s.l.m.[1] ai piedi dei primi rilievi appenninici, sulla riva sinistra del torrente Cinghio.[3][4]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]La località deve il suo nome al castello di Tiorre, da cui in epoca medievale dipendeva,[5] e alla chiesa di San Michele, che sorge al centro del paese.[6]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La fortificazione difensiva del territorio fu edificata nella vicina località di Tiorre probabilmente nella prima metà dell'XI secolo, per volere della famiglia di Attone de Comitatu Parmensi.[7][8][9]
Nel 1091 il maniero risultava appartenere a una certa Aslasia, figlia di Alberto, esattore delle gabelle di Parma.[7][8][10]
Le più antiche testimonianze dell'esistenza del borgo di San Michele risalgono al 20 marzo 1105, quando l'Ecclesiam S. Michaelis in loco que dicitur Teliore, unitamente a numerosi altri beni nel Parmense, fu donata dal papa Pasquale II ai monaci benedettini, che ne mantennero il controllo per circa sette secoli.[3][6]
In seguito il feudo passò forse sotto il diretto controllo del Comune di Parma.[7][8][11]
Agli inizi del XIV secolo gli Scorza occuparono il castello; nel 1316 Gabrietto Scorza vi accolse Giberto III da Correggio in seguito alla sua cacciata da Parma, ma l'anno seguente le truppe parmigiane assediarono l'edificio e costrinsero il proprietario alla resa; il feudo tornò sotto il controllo del Comune di Parma.[8][12][5]
Agli inizi del XV secolo i Rossi, in guerra coi Terzi, occuparono il feudo e vi edificarono una bastia,[8][11][13] che fu conquistata nel 1405 da Giacomo Terzi.[8][14] Nel 1409, in seguito all'uccisione di Ottobuono de' Terzi, la moglie e il fratello Giacomo si rifugiarono nel castello di Guardasone e inviarono a Tiorre un manipolo di guastatori col compito di distruggere la bastia per non farla cadere nelle mani dei Rossi; tuttavia, questi ultimi il giorno seguente, approfittando delle parziali distruzioni, la occuparono e la fortificarono.[8][13][15]
Nel 1413 l'imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo di Lussemburgo investì ufficialmente del feudo Pier Maria I de' Rossi,[8][5][13] che ne ricevette conferma anche nel 1425 da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti.[16]
Nel 1465 Pier Maria II de' Rossi assegnò nel testamento il castello di Torrechiara con i borghi di Basilicanova, San Michele Tiorre, Tordenaso, Tiorre, Rivalta, Cazzola, Santa Maria del Piano, Lesignano, Stadirano e Masdone a Ottaviano,[17] che, pur risultando formalmente figlio di Bianca Pellegrini, sua amante, e del marito Melchiorre Arluno, in realtà era molto più probabilmente figlio naturale del Conte.[18] Tuttavia, Ottaviano premorì a Pier Maria,[8][13][19] perciò i beni a lui destinati furono assegnati all'erede principale Guido.[17] Il 20 marzo 1470 il Conte ricevette conferma da parte del duca Galeazzo Maria Sforza dell'investitura su Torrechiara e su sessantun manieri e borghi del Parmense, tra i quali San Michele Tiorre.[5][20]
Tuttavia, pochi anni dopo, durante la guerra dei Rossi, il maniero in rovina fu espugnato dalle truppe milanesi e nel 1482 Ludovico il Moro lo restituì al Comune di Parma.[8][5][13]
Nei decenni successivi il castello fu completamente abbandonato e San Michele Tiorre divenne sede di giurisdizione feudale, comprendente oltre a Tiorre anche i borghi di Barbiano, Paderno e San Michele Gatti. Verso la fine del XVI secolo i duchi Farnese assegnarono il feudo al conte Cosimo Masi,[5] al quale nel 1600 succedette il figlio Giovan Battista; tuttavia nel 1604 quest'ultimo, a causa degli ingenti debiti paterni, fu costretto a vendere i diritti a Gian Antonio e Lelio Sozzi.[21]
Nel corso del XVIII secolo la contea di San Michele Tiorre, comprendente anche le terre di San Michele Gatti, Barbiano, Paderno e Tordenaso, fu assegnata ai marchesi Lampugnani,[22] già feudatari di Felino; alla scomparsa, nel 1762, di Camillo, ultimo erede della casata, i feudi ritornarono alla Camera ducale.[23]
In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, l'anno seguente San Michele Tiorre fu aggregata al comune (o mairie) di Felino,[5] mentre Tiorre passò a quello di Langhirano.[24]
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa di San Michele
[modifica | modifica wikitesto]

Costruita originariamente entro l'XI secolo, la chiesa fu donata nel 1105 dal papa Pasquale II ai monaci dell'abbazia di San Benedetto in Polirone, che edificarono accanto al luogo di culto un piccolo monastero; quasi completamente ricostruita in stile barocco tra il 1699 e il 1700, fu gestita dai benedettini fino alla soppressione degli ordini religiosi sancita da Napoleone nel 1811; profondamente danneggiata dal terremoto del 15 luglio 1971, fu in seguito ristrutturata e modificata sia negli esterni che negli interni; lesionata dal sisma del 23 dicembre 2008, fu nuovamente restaurata nel 2014. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti e conserva nei prospetti alcuni elementi gotici sopravvissuti al rifacimento settecentesco; l'interno, decorato con una serie di lesene doriche, accoglie alcune opere di pregio, tra cui la pala cinquecentesca raffigurante la Vergine col Bambino e i santi Michele e Antonio, attribuita a Girolamo Mazzola Bedoli.[6][25][26]
Oratorio di Santa Maria Ausiliatrice
[modifica | modifica wikitesto]Edificato in stile barocco agli inizi del XVII secolo all'interno della corte "La Masia" di proprietà dei gesuiti, l'oratorio, originariamente dedicato a santa Caterina da Siena e a san Francesco di Paola, fu assorbito dopo la soppressione della Compagnia di Gesù dalla Camera Ducale di Parma, per poi passare al Demanio regio dopo l'Unità d'Italia; alienato a Demetrio Fava e alla moglie Maria Savi, fu ereditato dalla parrocchia di San Michele, che realizzò all'interno della corte un asilo, aperto nel 1952 dopo i restauri finanziati dal Comune di Felino; reintitolato a santa Maria Ausiliatrice, fu ceduto al Comune dopo la chiusura nel 1963 della scuola materna gestita dalle suore del Buon Pastore.[6][27]
Castello di Tiorre
[modifica | modifica wikitesto]
Edificato a Tiorre entro la prima metà dell'XI secolo forse dalla famiglia di Attone de Comitatu Parmensi, nel XII o XIII secolo passò sotto il controllo del Comune di Parma; occupato dagli Sforza agli inizi del XIV secolo, fu riconquistato e quasi interamente distrutto dai parmigiani nel 1316; riedificato dai Rossi nei primissimi anni del XV secolo, cadde in rovina nei decenni seguenti; restituito al Comune di Parma nel 1482, fu completamente abbandonato, fino alla sua scomparsa nei secoli successivi.[11]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Il centro abitato sorge lungo la strada provinciale 52 Pedemontana, che collega il capoluogo Felino al centro di Pilastro, per proseguire verso Traversetolo.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 La Frazione di San Michele Tiorre, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 2 ottobre 2025.
- ↑ [1]
- 1 2 3 Dall'Aglio, p. 895.
- ↑ Molossi, p. 493.
- 1 2 3 4 5 6 7 Cenni Storici, su sanmicheletiorre.it. URL consultato il 17 gennaio 2017.
- 1 2 3 4 Parrocchia di San Michele Tiorre, su sanmicheletiorre.it. URL consultato il 17 gennaio 2017.
- 1 2 3 Dall'Aglio, p. 1016.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Capacchi, p. 179.
- ↑ Affò, pp. 57-61.
- ↑ Affò, p. 113.
- 1 2 3 Tiorre, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 17 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2017).
- ↑ Dall'Aglio, pp. 1016-1017.
- 1 2 3 4 5 Dall'Aglio, p. 1017.
- ↑ Pezzana, 1842, p. 77.
- ↑ Pezzana, 1842, p. 120.
- ↑ Pezzana, 1842, p. 252.
- 1 2 Pezzana, 1852, p. 311.
- ↑ Pezzana, 1852, pp. 308-309.
- ↑ Pezzana, 1852, pp. 311-312.
- ↑ Pellegri, p. 303.
- ↑ Masi, Giovan Battista, su treccani.it. URL consultato il 17 gennaio 2017.
- ↑ Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, p. 70.
- ↑ Molossi, p. 128.
- ↑ Molossi, p. 544.
- ↑ Dall'Aglio, pp. 895-897.
- ↑ Chiesa di San Michele "San Michele Tiorre, Felino", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 2 ottobre 2025.
- ↑ Dall'Aglio, pp. 895-897.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Archivio storico per le province parmensi, Parma, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 1955.
- Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, II Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
- Marco Pellegri, Un feudatario sotto l'insegna del leone rampante. Pier Maria Rossi 1413-1482, Parma, Silva editore, 1996, ISBN 9788877650627.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma, Tomo quarto, Parma, Ducale Tipografia, 1852.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su San Michele Tiorre
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su sanmicheletiorre.it.
