Salviati

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Salviati
Coa fam ITA salviati.jpg
Bandato doppiomerlato d'argento e di rosso
FondatoreGottifredo
Attuale capoForese Salviati (n. 1927)
Data di fondazioneXII secolo
Etniaitaliana

La famiglia Salviati è un'antica famiglia ducale italiana di Firenze, risalente a un capostipite Gottifredo vissuto nel XII secolo.

Storia familiare[modifica | modifica wikitesto]

Alcune fonti farebbero risalire la famiglia Salviati a un capostipite di nome Gottifredo vissuto nel XII secolo, ma il primo personaggio accertato storicamente è Cambio di Salvi, priore e gonfaloniere di giustizia a Firenze nel 1335. Prima del Mille alcuni hanno ricostruito un cambio di nome, da Caponsacchi a Salviati, per via di vicende legate alle lotte tra le fazioni politiche: i Caponsacchi ghibellini di Fiesole, avrebbero cambiato nome prima di stabilirsi nella guelfa Firenze. Nel medioevo i Salviati ebbero una casa-torre nei pressi della Badia Fiorentina. A Firenze il quartiere del Salviatino prende nome da loro.

Importanti furono le cariche pubbliche ricoperte dalla famiglia nella Repubblica fiorentina, con il record di 63 priori, 21 gonfalonieri di giustizia e 6 alti prelati. La ricchezza familiare era data, come la grande parte dei maggiorenti fiorentini, dall'attività bancaria e dal mercanteggio delle lane.

Esponenti quindi di primo piano nel patriziato fiorentino, e sebbene invischiati nella congiura dei Pazzi, con l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, i Salviati dall'inizio del XVI secolo avviarono una graduale trasformazione che li portò ad essere una delle tante casate gravitanti intorno alla corte medicea, a partire dal matrimonio di Jacopo Salviati con Lucrezia de' Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico e sorella di papa Leone X. In quel periodo intorno al 1520, dopo il ritorno dei Medici in Firenze, la situazione politica della città vedeva il conflitto interno alla nobiltà tra l'odio del governo popolare repubblicano da un lato e il timore per la concentrazione del potere nelle mani di una sola famiglia dall'altro. I Salviati, e in particolare Jacopo divennero inizialmente il perno di una corrente aristocratica contraria all'affermazione del principato di Cosimo I de' Medici, nonostante Cosimo stesso fosse imparentato con i Salviati da parte di madre. Solo Averardo Salviati si mostrò favorevole al nuovo regime, anche per via dei suoi stretti vincoli finanziari con i Medici e progressivamente tutti i Salviati riallacciarono rapporti di tipo commerciale e politico con la famiglia dominante. Nel corso dei secoli, il cognome Salviati ha subito anche una variante in Salviato.

Mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

A Firenze Palazzo Salviati si trova in Via del Corso ed è oggi sede della Banca Toscana, ma il principale palazzo familiare era l'attuale Palazzo Borghese in via Ghibellina, strada che rappresentava da sempre il quartier generale dei Salviati. I Salviati fecero edificare la Cappella Salviati (o di Sant'Antonino Pierozzi) in San Marco a fine Cinquecento, dove vennero traslate le spoglie dell'arcivescovo patrono di Firenze. Tra gli artisti impiegati ci furono il Giambologna, il Passignano, Alessandro Allori, il Poppi ed altri.

Personalità di spicco[modifica | modifica wikitesto]

  • Con la morte del cardinale Salviati, i beni ed i titoli della famiglia furono ereditati da Anna Maria Salviati, sposa nel 1768 del principe Marcantonio IV Borghese. Il figlio secondogenito di Anna Maria, Francesco Borghese, assunse il titolo di duca Salviati, che lasciò poi per disposizione testamentaria al proprio figlio terzogenito Scipione, con l'obbligo di assumere per se ed i propri discendenti il nome Salviati. Da Scipione, dal 1834 duca Salviati, discende l'attuale linea dei duchi Salviati. Scipione Salviati capitanò il movimento cattolico in Italia servendo sempre fedelmente il papato, e dopo Porta Pia fu uno dei principali esponenti dell'opposizione cattolica intransigente contro il nuovo Stato Italiano. Fondò l'Ospedale Bambin Gesù di Roma e fece realizzare la Villa Salviati nella proprietà della famiglia a Migliarino[1][2].

Non è imparentato con la famiglia il pittore Francesco Salviati, nato De' Rossi, che prese lo pseudonimo dopo aver affrescato il Palazzo Salviati a Roma, né il pittore Giuseppe Porta, suo allievo, che a sua volta adottò lo pseudonimo di "Salviati" in onore del maestro.

L'ospedale Bambin Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1869 i duchi Arabella e Scipione Salviati constatarono che i bambini non godevano di trattamenti specifici all'interno degli ospedali romani, e decisero di destinare allo scopo una loro casa. La struttura, chiamata "Bambino Gesù", aveva inizialmente 12 letti nel quartiere Regola, a ridosso del Tevere. Ai duchi Salviati si affiancano nel tempo altre famiglie che con le donazioni aiutano l'ospedale a diventare un punto di riferimento per i piccoli malati della capitale, fino a registrare nel 1907 la quota di mille degenti. Nel 1924 la famiglia Salviati decise di donare l'ospedale alla Santa Sede.

Salviati, Duchi di Giuliano (1627-1809)[modifica | modifica wikitesto]

  • Jacopo (1607-1672), I duca di Giuliano
  • Francesco Maria (1628-1698), II duca di Giuliano
  • Antonio Maria (1665-1704), III duca di Giuliano
  • Antonio Maria (1658-1728), IV duca di Giuliano, cugino del precedente
  • Gian Vincenzo (1693-1752), V duca di Giuliano
  • Averardo (1721-1783), VI duca di Giuliano
  • Anna Maria (1752-1809), VII duchessa di Giuliano, sposò Marcantonio IV Borghese, V principe di Sulmona
La casata si estingue nella dinastia dei Borghese

Borghese-Salviati, Duchi Salviati (1839-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Scipione (1823-1892), I duca Salviati, figlio di Francesco Borghese, VII principe di Sulmona, figlio di Anna Maria Salviati, mutò il proprio cognome in Salviati
  • Antonio (1860-1920), II duca Salviati
  • Pietro (1887-1972), III duca Salviati
  • Averardo (1896-1973), IV duca Salviati, fratello del precedente
  • Forese (n. 1927), V duca Salviati

Erede presunto è il figlio Lorenzo Borghese Salviati (n. 1957).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006 ISBN 88-8289-531-9

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