Rutilus pigus

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Pigo
Rutilus pigus.png

FMIB 35775 Leuciscus pigus -- Pigo.jpeg

Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Actinopterygii
Ordine Cypriniformes
Famiglia Cyprinidae
Genere Rutilus
Specie R. pigus
Nomenclatura binomiale
Rutilus pigus
Lacépède, 1803
Sinonimi

Cyprinus pigus

Il pigo (Rutilus pigo Lacépède, 1803), è un pesce appartenente alla famiglia dei Cyprinidae.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il pigo è diffuso nel bacino fluviale del Po e nel corso del Danubio, dalla Svizzera ai Balcani. Abita le acque calme e profonde di fiumi e laghi.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni studi recenti nella Penisola il pigo è alloctono: infatti pare che sia stato introdotto dai Romani nelle acque della Pianura Padana (ad eccezione del lago di Garda), nel secolo scorso è stato introdotto con successo anche in alcuni fiumi toscani e laziali (Magra, Serchio, Ombrone, Tevere).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo ciprinide presenta un corpo tozzo ed alto, con capo minuto.
Il corpo è verdastro sul dorso con le squame orlate di una tinta più scura, con tendenza al giallo oro sui fianchi mentre il ventre è color argenteo e le pinne grigie.
Gli esemplari adulti raggiungono una lunghezza massima di 60 cm ed un peso di 2 kg.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo riproduttivo avviene tra aprile e maggio, in acque basse infestate da erbe acquatiche.
Ogni femmina depone da 35.000 a 60.000 uova di 1-2 mm di diametro.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di detriti vegetali, micro organismi, vermi, larve ed insetti.

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

È una tipica preda della passata, le esche vanno dal bigattino e il lombrico alle alghe di fiume. Le carni sono buone, al contrario della maggior parte degli altri ciprinidi.

Pericoli[modifica | modifica wikitesto]

È minacciato sia dall'introduzione di specie alloctone che dalla costruzione di dighe e sbarramenti che impediscono le migrazioni riproduttive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Porcellotti, Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci Edizioni PLAN 2005
  • Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002
  • Bruno S., Maugeri S. Pesci d'acqua dolce, atlante d'Europa, Mondadori 1992
  • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007

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