Romolo Romani

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Romolo Romani (Milano, 29 maggio 1884Brescia, 10 agosto 1916) è stato un pittore italiano. Fu il precursore dell'astrattismo e protagonista delle avanguardie dell'arte italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Milano nel 1884 da Giacomo e da Giulia Alghisi (vedova Ronchi), dopo la giovinezza a Brescia, dove frequenta il ginnasio, si iscrive alla scuola libera del nudo all'Accademia di Brera nel 1902.[1]

Esordi milanesi[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Milano concede a Romani nel 1904 uno studio nel Castello Sforzesco e un sussidio in seguito a un premio ottenuto all’Esposizione nazionale della caricatura di Varese. Nello stesso periodo conosce Gaetano Previati, di cui ammira il lavoro e dal quale apprende il Divisionismo. Partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1905.

Primi tentativi di astrattismo[modifica | modifica wikitesto]

Le sue opere sono improntate a un Simbolismo di matrice nord-europea e a modalità secessioniste. Volti deformati e grotteschi, delineati da un segno forte e chiaroscurato, emergono dentro strutture geometriche e plastiche, che mostrano una sicura affinità con la ricerca dello scultore Adolfo Wildt. Il giovane Romani realizza dipinti e disegni ritenuti di grande originalità per la sua epoca, che sanno sviluppare suggestioni esoteriche e spiritualistiche. Alcune opere appaiono come fantasie psichico-oniriche sulla linea di Edvard Munch e Odilon Redon. Da un lato Romani resta legato alla figurazione e a un'esasperata crudezza che influenzerà molto Luigi Russolo, dall'altra parte, con opere come Immagine e Prismi, produce alcuni dei più precoci esempi europei di astrattismo in pittura, precedendo di alcuni anni il famoso acquerello astratto di Vasilij Vasil'evič Kandinskij. I disegni a matita del giovane Romani, che raffigurano il diffondersi delle onde acustiche e delle scie d'acqua, si posizionano al di là del sensibile e riecheggiano movimenti e suoni interiori, arrivando a esplorare una realtà altra e introspettiva.[2]

La rivista Poesia e l'avanguardia futurista[modifica | modifica wikitesto]

Casa Marinetti, lapide che ricorda la sede della rivista Poesia in via Senato 2 a Milano

A partire dal luglio 1906 e fino alla metà del 1908 Romolo Romani collabora come illustratore con la rivista Poesia, diretta da Filippo Tommaso Marinetti e Sem Benelli. Frequenta a Milano l'ambiente dei giovani artisti legando con Aroldo Bonzagni, Carlo Erba, Giuseppe Camona, Ugo Martelli. Incontra successivamente Carlo Carrà e intorno al 1909 conosce Antonio Sant'Elia, Mario Chiattone, Leonardo Dudreville e Umberto Boccioni. Il sodalizio con i primi artisti futuristi lo porta a sottoscrivere il Manifesto dei Pittori Futuristi, scritto tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio del 1910, diffuso in forma di volantino per Poesia e firmato, oltre che da Romani, anche da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Aroldo Bonzagni. Filippo Tommaso Marinetti affermava che Romani entrava […] nel movimento nostro portandovi l'acceso spirito novatore, e che le gigantesche anatomie liriche e i suoi ossessionanti paesaggi d'incubo rivelarono un autentico futurista. Nonostante questo riconoscimento del fondatore del movimento, nel Manifesto pubblicato ufficialmente l'11 febbraio 1910 i nomi di Bonzagni e Romani scompaiono, sostituiti da quelli di Gino Severini da Parigi e di Giacomo Balla da Roma.[3] Nel 1910 partecipa per la seconda volta alla Biennale di Venezia. Oltre al ruolo di precursore di un astrattismo di matrice mistica e teosofica, è fondamentale l'influsso di Romolo Romani sull'orientamento visionario ed espressionista del primo Futurismo. Di questo suo modo di rappresentare troviamo evidente traccia nel 1911 negli Stati d'animo serie I. Gli addii di Umberto Boccioni.

Gli ultimi anni e la riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1911 la sua produzione perde di forza onirica, anzi cerca di recuperare una solidità della figura e della luce. Si trasferisce a Brescia e prosegue l'attività di illustratore e di cartellonista, fino alla precoce morte avvenuta nel 1916. Le opere di Romolo Romani, in buona parte andate distrutte nel 1945 a causa dei bombardamenti di Brescia e di Milano, restano nelle Gallerie d'Arte Moderna di Milano, di Novara, presso i Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia e in collezioni private. Dopo le prime retrospettive postume del 1919 a Brescia, del 1920 a Milano e nel 1932 alla Biennale di Venezia, per Romani è iniziato un lungo oblio.[4] La sua opera è stata al centro dell'attenzione degli storici dell'arte negli ultimi anni in particolare grazie all'esposizione al pubblico delle opere nuovamente a Milano (Permanente) e a Brescia (Chiesa di Santa Giulia) nel 1982, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia nel 1997-1998 e presso il Museo di Santa Giulia di Brescia nel percorso della mostra Novecento mai visto nel 2013.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Barilli, Silvia Evangelisti, Bruno Passamani, Romolo Romani (catalogo della mostra tenuta a Brescia), Mazzotta, Milano, 1982
  2. ^ Paolo Bolpagni, http://www.serviziculturali.it/images/edizioni/2014/Romolo-Romani.pdf
  3. ^ Luciano Caramel, Romolo Romani. Al di là del visibile. Opere dei Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia (catalogo della mostra), Brescia, 1998
  4. ^ www.dizionariopittoribresciani.it Giorgio Zanolli Editore GZE
  5. ^ Elena Lucchesi Ragni, Paolo Bolpagni, Enrico De Pascale, Novecento mai visto. Opere dalle collezioni bresciane. Da de Chirico a Cattelan e oltre, Brescia, Museo di Santa Giulia, 8 marzo - 30 giugno 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Barilli, Silvia Evangelisti, Bruno Passamani, Romolo Romani (catalogo della mostra tenuta a Brescia), Mazzotta, Milano, 1982.
  • Luciano Caramel, Romolo Romani. Al di là del visibile. Opere dei Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia (catalogo della mostra), Brescia, 1998.

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