Romeo Mancini

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«Ho ormai la convinzione che le vere ragioni dell'arte e della cultura si trovano dove c'è la vita e la lotta per conquistarla. Questo convincimento vi è sempre stato in me, anche se a volte ho sostenuto la necessità di dipingere “la natura morta” ovvero d'intender la pittura come fatto di “conoscenza” per la rivelazione di spazi forme, colori.»

(Romeo Mancini[1])
Romeo Mancini nel suo studio di Perugia in una foto di fine anni '40

Romeo Mancini (Perugia, 28 maggio 191719 marzo 2003) è stato un pittore e scultore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si forma all'Istituto d'arte di Perugia dove conosce Leoncillo ed Enzo Rossi, con i quali sarà legato da un'amicizia che li accompagnerà nel corso delle loro vite, condividendo con Rossi prima la Resistenza sulle montagne umbre come partigiano e poi, anche insieme a Leoncillo negli anni Cinquanta, l'esperienza romana a Villa Massimo, abitata da molti artisti umbri. Nel 1936 si iscrive al corso di pittura e scultura all'Accademia delle Belle Arti, esponendo nell'immediato dopoguerra nella Mostra del Disegno italiano dell'aprile del 1946 e con la sua opera I Suonatori ambulanti nella mostra sociale del giugno dello stesso anno, che si tennero nella nuova sede espositiva della Galleria Nuova di Perugia, in quella che un giorno di molti secoli fa era stata la Chiesa di Santa Maria del Popolo, ideata da Galeazzo Alessi intorno al 1545. Prima della guerra l'edificio di culto era stato soppresso e adibito a borsa merci e successivamente utilizzato come chiesa anglicana dagli Inglesi dopo la liberazione[2]. Fu proprio nel corso di queste mostre, che Perugia aprì i suoi confini alle ricerche artistiche di quel periodo e che i pittori e gli scultori umbri poterono entrare in contatto con gli artisti più importanti di quella fase storica così complessa, dove la politica di Togliatti dettava regole all'arte alle quali molti decisero di sottostare, altri di dimenticarle per sempre abbandonando il figurativo e voltando la propria ricerca all'astrazione. Proprio nel 1948, quando Togliatti affermava l'esigenza di una totale adesione al realismo socialista, Romeo Mancini sperimentava il neo cubismo e poi in Francia la pittura astratta, durante il suo soggiorno in Costa Azzurra e a Parigi del 1950, subito prima di stabilirsi a Roma. Si era reso conto “di non poter più vivere stabilmente in provincia”. Antibes, il suo porto le sue barche erano astrazioni mosse dal vento, dalle onde del mare. La stessa Antibes che rappresentarono Picasso e Monet prima di lui. In Costa Azzurra Romeo ha contatti[3] con il pittore, scultore e ceramista Édouard Pignon, figlio di minatore che sperimenterà la miniera lui stesso, poi rappresentata nei suoi dipinti nel corso della sua attività artistica. Mancini fu allo stesso modo profondamente legato all'arte figurativa e all'esigenza di rappresentare il lavoro, che lui stesso ritrarrà nelle miniere umbre del Bastardo e nelle valli di Comacchio dove nel '50 si recò su proposta del PCI insieme ai pittori Treccani, Turcato, Scarpitta e Paolo Ricci[4], per poter osservare la vita dei pescatori di frodo, che dipinse poi per moltissimi anni.

Villa Massimo[modifica | modifica wikitesto]

Artisti a Villa Massimo negli anni '50

Romeo Mancini nel 1950, appena tornato dal suo viaggio in Francia, decise di lasciare Perugia per Roma e vivere a Villa Massimo fino al 1956, quando la residenza fu restituita alla Germania; in quegli anni Cinquanta in cui astrattisti e realisti stavano vivendo una guerra ideologica e formale, quando quella mondiale si era appena conclusa e l'arte non poteva esimersi dal ricordarlo.

Mancini aderisce al realismo, tenendo fede alle sue esigenze più intime di rappresentare il lavoro, con uno sguardo che però non abbandonò mai l'astrazione. I suoi pescatori mostrano sulla pelle i segni del sole, del vento e della stanchezza siedono su barche che evocano elementi astratti, geometrie pure, echi di Malevich. Combattono contro onde rosse.

Villa Massimo, requisita dallo Stato italiano alla Germania, su proposta di Guttuso era stata assegnata agli artisti italiani da Togliatti. Era abitata da molti pittori e scultori già dal 1947 ed Emilio Greco, che fu l'ultimo ad abbandonarla, afferma: “ Non ricordo se fosse pomeriggio o sera quando nel gennaio del 1947 fui convocato dal sequestratario dell'Accademia tedesca, per l'assegnazione degli studi di Villa Massimo. […] Nello studio del vecchio avvocato Della Monica, a Via Nemorense, trovai Guttuso, Mazzacurati, Leoncillo e lo scultore Graziotti che non conoscevo: tutti candidati per l'assegnazione degli studi. Il sequestratario ci fece accomodare e cominciò a scrivere i nostri nomi su dei pezzettini di carta, e, arrotolatili, li pose dentro a un cappello per l'estrazione. […] Il primo nome estratto fu quello di Graziotti. Alla seconda estrazione venne fuori il mio nome. […] L'estrazione continuò. Il terzo nome fu quello di Leoncillo con lo studio n. 3, accanto al mio; il quarto risultò Mazzacurati e il quinto Guttuso insieme a Turcato, con il quale successivamente si accordò per avere lo studio tutto per sé […] Altro studio fu assegnato allo scultore Ciampolini ed altri due erano stati precedentemente occupati, rispettivamente dall'architetto Blattler e da due artigiani tedeschi che stampavano stoffe[5][…]".

Romeo Mancini, I marinai di Porto Garibaldi, 1950, collezione privata. Foto in alto, Romeo Mancini, I Minatori, 1950. Esposto alla VI Quadriennale di Roma, collocazione ignota.

Mancini in un'intervista rilasciata nel 1994 descrive l'ambiente di Villa Massimo: “Estremamente vivace e, per molti versi, divertente, pieno di personaggi significativi. La vita era molto movimentata all'interno della Villa, piena di episodi dai quali emergevano le intelligenze, le simpatie, le invidie e gli odi che il mondo dell'arte sa esprimere. L'intera Villa era divisa in studi-abitazioni per gli artisti. […] Là c'erano i miei amici Brunori, Leoncillo, Rossi, con i quali avevo fatto gli studi a Perugia. Oltre ai miei amici umbri, c'erano Guttuso, Greco, Scarpitta, Mazzacurati e altri. […] Un mondo pieno di esperienze di vita, le più diverse. In uno degli studi viveva Ciampolini, un pittore e scultore che aveva fatto nudi di donna, in gesso, alti due-tre metri e li aveva collocati nel parco della villa. Del suo lavoro conoscevamo solo quelle opere, non faceva entrare nessuno nel suo studio. Che personaggio incredibile! Un giorno gli venne chiesto se era contento che la Magnani e Visconti facessero una festa pro-qualcosa. Lui, che viveva così isolato, si impegnò moltissimo nell'organizzazione: spostò le palle che erano nel parco, quelle di uno-due quintali che venivano messe sui pinnacoli delle ville barocche, rubò un riflettore e realizzò un arco voltaico con il quale produsse effetti che si vedevano dal Pincio[6].”

Mancini inoltre afferma “Di giorno si lavorava ciascuno nel chiuso del proprio studio, era di notte che si stava tutti insieme, e non solo noi di Villa Massimo, ma anche Mafai, Scarpitta, Turcato, Attardi, Consagra, Vedova e tanti altri. Ci si incontrava dal Menghi, la trattoria di Via Flaminia dove il malcapitato oste aspetta ancora di riscuotere i nostri crediti. Sarebbe ricco se avesse accettato di farsi pagare con le opere. E poi tutti in giro a bighellonare per una Roma deserta, a tirar mattina discutendo d'arte[7]

Prospetto de complesso degli studi degli artisti di Villa Massimo durante gli anni '50

Villino piano Terra:

Romeo Mancini, pittore e scultore. Entrato nel 1950[8].

Enzo Brunori, pittore. Entrato nel 1949.

Vittoria Lippi, pittrice. Entrata nel 1950.

Villino primo piano:

Enzo Rossi, pittore. Entrato a Villa Massimo nel 1948, nel Villino dal 1950.

Tina Fiori, pittrice. Entrata nel 1950.

Studio 1: Ugo Adriano Graziotti, scultore. Entrato nel 1947.

Studio 2: Emilio Greco, scultore. Entrato nel 1947.

Studio 3: Leoncillo, scultore. Entrato nel 1947.

Studio 4: Marino Mazzacurati, scultore. Entrato nel 1947

Studio 5: Renato Guttuso, pittore (studio inizialmente condiviso con Giulio Turcato) Entrati nel 1947.

Studio 6: Aldo Caron, pittore. Entrato nel 1952.

Studio 7 (?): Italo Rossi Ciampolini, scultore. Entrato nel 1947.

Studio 8 (?): Architetto Blattler. Già a Villa Massimo prima del 1947.

Studio 9 (?): Artigiani svizzeri stampatori di stoffe. Già a Villa Massimo prima del 1947.

Studio 10: Guido La Regina, pittore. Entrato nel 1950.

Durante gli anni '50 abitavano gli studi di Villa Massimo anche gli artisti Raffaele Leomporri e Aldo Turchiaro aiuti di Guttuso, Ugo Marinangeli scultore, Salvatore Meli ceramista, Ugo Rambaldi, pittore (dal 1953).

“Visitavano assiduamente la villa, sia per incontri e discussioni che, a volte, in occasioni di feste […] i più vivaci protagonisti del panorama culturale della capitale e non solo. Per cominciare dai critici d'arte, ricordo Palma Bucarelli, Argan, Lionello Venturi e i più giovani Enrico Crispolti, Antonello Trombadori, Corrado Maltese, Nello Ponente, Maurizio Calvesi, e ancora Marcello Venturoli […] Ma la villa non era un luogo di attrazione solo per molti critici, a maggior ragione lo era per altri artisti come Corpora, Consagra, Carla Accardi, Sanfilippo, Dorazio, Perilli, Guerrini, Turcato, Mafai, Franchina, Savelli e naturalmente Severini amico di Rossi da prima della guerra e quindi anche di Leoncillo. […] fino a personaggi ormai celebri, coinvolti dalla capacità di Guttuso di tessere relazioni internazionali, come Picasso nel 1948 e Neruda nel 1950. Greco vi attrasse, in qualità di committenti, anche attrici del cinema da Sofia Loren a, credo, Ingrid Bergmann, Caron vi fece il ritratto di Gina Lollobrigida[9]

Il 1950 fu anche l'anno in cui Romeo tenne la sua prima mostra personale a Roma, presso la Galleria Lo Zodiaco. Nel 1952 partecipa alla VI Quadriennale Nazionale di arte contemporanea di Roma esponendo I Minatori. Quei minatori che Romeo aveva visto nel marzo del 1951 nelle miniere della zona del Bastardo, vicino Perugia, dove si era recato insieme ad altri pittori umbri. L'esperienza in miniera aveva profondamente toccato l'artista, descritta in un articolo pubblicato nell'aprile di quello stesso anno:“Lo scuro non è nero per noi pittori e credo che nella miniera, questa opinione sia condivisa dagli stessi minatori. Ricordo trovai giusta la intuizione di certi viola, bleu, e rossi che avevo introdotto nel mio dipinto “Il minatore”; la mia immaginazione mi aveva assistito. La sensazione però che andavo ricevendo spingendomi nelle gallerie superava ogni preconcetta visione. Entrammo in una galleria di avanzamento e vi trovammo due operai che stavano armando un traforo di fresco scavato. Fu lì che ci accorgemmo del pericolo che di continuo incorre il minatore. La lignite in quel punto si presentava ancor più lucente ed era tagliata anche dalla luce della lucerna. Analizzai il rapporto che c'è tra il minatore e la miniera. Era molto difficile stabilire chi dei due avrebbe vinto. L'uomo nella casa è più forte di essa; è più forte dell'ambiente, lì invece vi era un continuo contrasto di forze, il minatore diveniva piccolo la miniera sembrava volerlo schiacciare poi a colpi di piccone ingigantiva per divenire elemento di dominio il prezioso contenuto della miniera.”.[10]

Il 1950 è anche l'anno in cui nelle valli di Comacchio può osservare e ritrarre i pescatori di frodo che verranno dipinti da Mancini in moltissime delle sue opere. Nel 1956 partecipa alla VII Quadriennale d' Arte di Roma e alla XXVIII Biennale di Venezia presentando due sculture in ceramica: Fiocinatori n. 2 e Fiocinatori n. 3 realizzate nello stesso anno. Dall'inizio degli anni Cinquanta collabora alla rivista “Realismo” di Raffaele De Grada.

Roemo Mancini, Scenografia lignea realizzata per il concerto tenuto al Teatro Morlacchi di Perugia il 10 agosto del 1958. È andata distrutta agli inizi del 2000

La serie di dipinti astratti raffiguranti la città di Antibes il suo porto e le sue barche, realizzata nel 1950, darà poi vita nel 1958 alla scenografia di un concerto tenuto al Teatro Morlacchi di Perugia dalla Juilliard Symphony Orchestra di New York, diretta da Jean Morel; le Suites di due partiture destinate ai balletti, Daphnis et Chloé di Ravel e L'Uccello di fuoco di Stravinsky. Nello stesso anno in cui, il 1950, Mancini aveva rappresentato Antibes, toccando le vette più elevate dell'astrazione, realizza anche uno dei suoi quadri realisti più belli Il Mangiatore.

Negli anni Sessanta espone negli Stati Uniti e dopo aver tenuto altre mostre personali a Roma nelle Gallerie La Salita e Penelope è nuovamente invitato a partecipare nel 1966 alla IX Quadriennale Nazionale d'Arte romana.

I Lavoratori del mare[modifica | modifica wikitesto]

Romeo Mancini, Pescatore notturno con lampara, 1964, olio su tela, cm 70x100

Affrontare la tematica dei pescatori di Mancini è molto complesso. Non si tratta solo di un soggetto scelto, ma di una poetica che muta negli anni, nel corso della sua ricerca. Il pescatore e il suo lavoro, è indubbiamente il soggetto che più rappresentò e che più fu distintivo nel suo tratto, nei suoi elementi scultorei. E se il pescatore non è apparentemente tangibile in alcune opere, spesso se ne rintraccia lo scalmo, l'elemento cardine dove il remo poggia e permette alla barca di avanzare. Nelle Cattedrali, opere realizzate a partire dagli anni Settanta, appaiono scalmi come ingranaggi inseriti in un nuovo contesto, inghiottiti dal macchinario, dal lavoro industriale.

I pescatori vivono, negli anni, in un ambito più prettamente reale, quello informale, quello rarefatto, quello astratto, quello dell'evocazione simbolica. La loro essenza risolta in uno scalmo. Vivono tra i colori della realtà osservabile, tra toni più decisi e rappresentativi di un'emozione, compiono gesti violenti con le loro fiocine, sopravvivono al loro lavoro e alla loro fatica. Sono piegati dallo sforzo, mostrano la loro schiena mentre sono intenti a pescare, rispettano i tempi e gli strumenti che scandiscono le loro azioni, senza i quali non riuscirebbero a compiere il loro dovere. Nel 1950 Mancini si reca a Comacchio insieme ad altri artisti mandati dal Partito Comunista. Fu lì che vide i pescatori di frodo che dovevano attendere la notte per poter pescare. Tornato a Villa Massimo partecipa poi al Premio Vignola[11] nel 1951, con Mazzacurati tra la giuria, dove espone i disegni eseguiti durante quell'esperienza. Vinse il terzo premio, una forma di parmigiano che fu condivisa tra tutti gli artisti esultanti di Villa Massimo a Roma. Solo cinque anni prima, nel 1946, Rossellini nell'ultimo episodio di Paisà, aveva mostrato le barche di Porto Tolle, non lontano da Comacchio, delle quali i partigiani si servirono durante la resistenza. Sono visibili gli stessi scalmi delle barche che come elementi scultorei, ricordano quelli che Mancini così a lungo rappresentò.

Dopo aver attraversato le vie del realismo, del figurativo e dell'astrazione, una delle ultime opere realizzate dall'artista nel 1994 per il cinquantenario della liberazione dell'Umbria, torna a richiamare proprio uno scalmo, evocando i contorni di una barca. Cinquanta anni della Liberazione dell'Umbria, gli stessi durante i quali Mancini aveva sotto vari aspetti e differenti approcci stilistici rappresentato i suoi pescatori.

(foto) Romeo Mancini, Bozzetti per il Manifesto per il cinquantenario della Liberazione dell'Umbria, 1994, cm 70 x 50, tempera e collage di ritagli di giornale su cartone telato.

Nel febbraio del 1965 l'artista espone a Roma con una personale presentata da Nello Ponente presso la Galleria Penelope dove la sua opera I pescatori con lampare realizzata nel 1964, viene venduta e acquisita presso le collezioni della Camera dei Deputati. Nel 1966 espone alla IX Quadriennale Nazionale d'Arte Romana le opere I tempi dei lavoratori del mare I e II.

Nello stesso anno si tiene a Perugia un'altra personale presentata sempre da Nello Ponente presso la Galleria Le Muse: I pescatori Notturni, le litografie. Sempre nel 1966, la Galleria Penelope allestisce la mostra “Arte Oggi”[12] a Bratislava e un'opera di Mancini Pescatori Notturni, verrà acquisita nella collezione permanente del Museo Nazionale slovacco.

Tra il 1963 e il 1964 Mancini espone i pescatori anche negli Stati Uniti, tenendo delle mostre personali in Ohio, Indiana e Michigan. Una sua opera realizzata a inchiostro e tempera su carta, Due pescatori con lampara realizzata del 1964, è conservata presso il Columbus Museum of Art, Columbus, Ohio.

I monumenti alla Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Romeo Mancini, Monumento Al Partigiano, 1958, Montebuono (PG) Iscrizione: Qui caddero con le armi in pugno l'8-6-1944 10 contadini partigiani che si opposero all'invasore tedesco per la giustizia e per la libertà.

Una parte molto consistente della produzione artistica di Mancini riguarda le sue opere in scultura e i monumenti che dal 1948 in poi gli furono commissionati in moltissimi comuni dell'Umbria, ma una sua opera si trova anche in Spagna, a Flix in Catalogna, a memoria delle Brigate Internazionali che combatterono sull'Ebro contro il regime franchista. Il monumento è rivolto verso il fiume, verso il ponte di ferro che lì si trovava e nel 1938 fu fatto saltare in aria. Riporta un'iscrizione: "1938: Qui nell'Ebro, volontari antifascisti italiani e di tutto il mondo lottarono insieme al popolo spagnolo per la giustizia, la libertà e la democrazia, nell'ultima grande battaglia dell'esercito repubblicano”. Nel 1956 l'artista torna a vivere a Perugia, avendo dovuto, come gli altri artisti, abbandonare definitivamente Villa Massimo restituita alla Germania. L'anno seguente diviene docente di scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia. Negli anni Sessanta continua ad affrontare il tema “dell'uomo al lavoro, l'uomo e lo strumento, l'uomo e la macchina… dai Pescatori di Porto Garibaldi del '53 fino ai Fiocinatori protesi sul mare, dalla grande Apocalisse del 1964 (quadro riassuntivo, emblematico) ai dipinti posteriori sempre dello stesso soggetto, quello che ci colpisce è questa continua metamorfosi della forma, realizzata però in un repertorio iconografico abbastanza ristretto: l'arco di una schiena, la struttura ossea di un dorso, la prominenza di un cranio, il pugno chiuso che stringe, e poi la lampada, la lancia […] in questo lavoro incessante...”[13] nel quale Mancini rappresenta i suoi soggetti cogliendoli nel momento più intimo, concentrati e intenti nel loro lavoro, senza alcuna retorica. Il loro impegno, la loro forza e la loro fatica si confronta con raffinatissime astrazioni. Le barche, le lampade, le fiocine, le onde del mare astraggono un lavoro che non potrebbe essere espresso in modo più veritiero. Nel 1956 realizza il Monumento ai Caduti di Passignano sul Trasimeno (Perugia), in ceramica colorata. Il fregio policromo è incastonato nella pietra, dove alle scene di morte e si susseguono quelle del lavoro e del primo maggio. Una narrazione che si sviluppa longitudinalmente, rendendo lo spettatore memore degli eventi drammatici della guerra e il ritorno ai ritmi ciclici della vita. Sempre per Passignano, realizzerà nel 1967 il Monumento agli aviatori caduti nel Trasimeno, su un basamento che emerge dalle acque del lago. Nel 1958 esegue il Monumento al Partigiano di Montebuono. Nel 1973 Mancini diviene direttore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia, carica che ricoprirà fino al 1979.

Le Cattedrali[modifica | modifica wikitesto]

Romeo Mancini, Cattedrale blu, 1980, olio su tela, cm 120 x 140, collezione privata

Dagli anni Settanta l'artista si dedica allo studio e alla costruzione pittorica delle Cattedrali, dei meccanismi tecnologici e industriali che alienano la società e vengono venerati come se rappresentassero una nuova forma di culto, un luogo sacro. L'industria, nuova cattedrale dove viene riposta la fede, espressa in un rito formale. Luoghi senza atmosfera e senza umanità, alla quale si è sostituito il meccano. Nel 1984 Mancini tiene una mostra personale “Le Cattedrali” nella Rocca Paolina di Perugia dove nell'anno seguente verrà installato il suo monumento bronzeo Ai Democratici Umbri Vittime dello squadrismo fascista 1921-1922.

Lo storico dell'arte Pietro Scarpellini, in occasione della personale di Mancini del 1978, tenutasi al Salone delle Pietre di Todi, a cura di Nello Ponente, riguardo alle Cattedrali scrive: “[…]. In queste officine vuote si respira difatti un'aria magica, come un mondo silente, dove la grandiosità del prodotto umano resta immobile nella sua impressionante presenza. Mi riferisco in particolar modo alle due grandi tele segnate “Cattedrali”, dipinte in questi ultimi mesi, ed a tutto il contorno di studi e disegni che le incornicia nella mostra todina. Sono due quadri misteriosi, quasi lunari, dove il titolo potrebbe offrirci una chiave di comprensione nel verso dell'ironia polemica, oppure un'evasione nel surreale. Non credo però che né l'una né l'altra debba risultare l'interpretazione giusta. Secondo me queste officine sono veramente cattedrali, sono costruite in tutta la loro monumentale imponenza e, direi addirittura, nella loro paurosa bellezza. L'intonazione drammatica nasce allora dall'emozione, dalla meraviglia dell'uomo che si trova ad aggirarvisi dentro come un estraneo, che si ritrova solo, sperduto nel mondo da lui stesso costruito. In conclusione Mancini non ha, secondo me, mutato rotta: ha solo prese le distanze da quel tema del lavoro che ispira tutta la sua opera per vederlo dal di fuori, nelle sue conseguenze più abnormi e minacciose. Le cattedrali costituiscono solo un capitolo del lungo, unitario e pur vario discorso che l'artista è ben lungi dall'aver concluso.”

La Cattedrale

Albero cresciuto nel secolo deforme della tecnologia, in terra senza “humus”

Modello del genio della macchina

Chiosco delle costellazioni dove tutto è consumato

Idolo per chi sogna le margherite

Trono di re goto che si è arreso lasciando tutti i suoi cani

Fortezza del 2004 di coloro che uccisero lui e l'ideologia

Trofeo perverso, ambiguo, surreale

Icona per chi non vuole pregare

Cattedra senza angeli sui pinnacoli di un potere impazzito rimasto occulto in un cielo riarso

Totem dove Cristo è fuggito per compiere il miracolo

Robot in una riunione est-ovest

Vittoria della collera del pittore

Amica senza anima, effigie bella immobile e orribilmente sola in un'alba radiosa

Ma guardiamo alla pittura

Romeo Mancini

Mostre personali e collettive[modifica | modifica wikitesto]

1934 Mostra d'Arte del GUF, Perugia

1935 Mostra d'Arte del GUF, Perugia

1936 Littoriali dell'Arte, Perugia

1946 Mostra del disegno Italiano contemporaneo, Galleria Nuova, Perugia

1947 Mostra Personale, Galleria Nuova, Perugia

        I Mostra Nazionale di Pittura “Premio Perugia”, Perugia
        I Mostra Regionale di Arte Contemporanea, Spoleto

1948 Mostra U.C.A.I., Galleria Nuova, Perugia

        I Mostra Nazionale di Bianco e Nero, Circolo Artistico I.A.T.E. , Catania 
        104ª Esposizione, Società promotrice Belle Arti, Torino
        Mostra d'Arte Umbria Contemporanea, Circolo del Drago, Terni
        Concorso Nazionale per la Sagra Musicale Umbra, Perugia - I Premio
        VIII Premio di Pittura “Città di Orvieto 1948”, Orvieto

1949 Mostra del Sindacato Artisti, Rocca Paolina, Perugia

        Mostra del Ritratto, Palazzo Comunale, Perugia
        Mostra di artisti e artigiani, Sale della Leva, Perugia

1950 Mostra Personale, Galleria Lo Zodiaco, Roma

        Mostra degli artisti perugini, Galleria Po, Roma
        Mostra Nazionale “Il Lavoro”, Galleria La Conchiglia, Roma – Premiato

1951 Festival Internazionale d'Arte, Varsavia

        Premio per la Pace, Galleria La Conchiglia, Roma
        Premio Vignola, Vignola, III premio
        Mostra “L'Arte contro la Barbarie”, Roma

1951-52 VI Quadriennale Nazionale d'Arte, Roma

1952 Premio “Per un Umbria Nuova”, Palazzo Comunale, Perugia, I Premio

1953 Mostra Personale, Saletta Brufani, Perugia

        V Mostra del Sindacato Artisti Umbri, Perugia,  I Premio
        Mostra della Solidarietà, Terni
        Mostra di Arti Figurative all'Esposizione dell'Agricoltura, Roma
        I Mostra Internazionale “Città di Messina”, Messina
        I Mostra Nazionale di Arti Figurative, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto
        Festival Internazionale d'Arte, Varsavia

1954 Mostra Internazionale della Resistenza, “Ausstellung Kunst und widerstand Internationales”,Vienna

        Mostra Regionale d'Arte “Venanzio Gabriotti”, Foligno
        II Mostra Nazionale di Arti Figurative, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto
        Mostra Nazionale di Pittura “La Donna”, Perugia, I premio.
        Mostra di pittura “Accademia dei Filedoni”, Perugia, II premio
        Mostra viaggiante del Paesaggio Umbro, Perugia-Terni
        VI Mostra Nazionale di Arte Contemporanea, Alessandria
        Mostra Regionale d'Arte “Venanzio Gabriotti”, Foligno

1955 VII Mostra Nazionale di Arte Contemporanea, Alessandria, premiato

        V Festival Mondiale della Gioventù, Varsavia, premiato
        III Premio Genazzano, Genazzano
        Rassegna di giovani artisti, Hotel Brufani, Perugia
        VI Mostra Regionale d'Arte, Perugia, premiato
        III Mostra di Arti Figurative, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto

1955- 56 VII Quadriennale Nazionale d'Arte, Roma

1956 Mostra Personale, Hotel Brufani, Perugia

XXVIII Biennale di Venezia, Venezia

        Mostra patrocinata dall'Ente del Turismo, Gubbio, premiato
        IV Mostra Nazionale di Arti Figurative, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto
        VI Concorso della Ceramica, Faenza
        XIV Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza
        I Premio Titano, Repubblica di San Marino. III premio

1957 IV Mostra della Ceramica, Galleria Il Camino, Roma

        Mostra concorso “Il Mondo della Scuola”, Palazzo Venezia, Roma
        Mostra di Arti Figurative del Circolo di Cultura, Terni
        Mostra concorso “Il Mondo della Scuola”, Perugia, I premio
        III Mostra dell'Artigianato Provinciale, Città di Castello, premiato
        VIII Mostra Nazionale di Arte Contemporanea, Alessandria, premiato
        Mostra “Il Trasimeno muore”, Perugia
        Mostra “Il Trasimeno muore”, Roma
        Mostra dell'Archivio e Museo Storico dei Combattenti dei Ghetti, Israele

1958 Mostra Personale, Galleria La Salita, Roma

1959 I Premio “Perugia”, Perugia

        X Premio Nazionale di Pittura, Golfo della Spezia
        IX Premio G.B. Salvi, Palazzo Oliva, Sassoferrato (Ancona)
        VII Mostra Nazionale di Arte Figurativa, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto

1960 Premio Amedeo Modigliani, Livorno

        VIII Mostra Nazionale di Arti Figurative, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto

1961 Mostra Personale, Atrio Palazzo dei Priori, Perugia

        VI Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea, Premio Nazionale di Pittura “Castello Svevo”,
        Termoli
        Arte Italiana e Straniera, Galleria Penelope, Roma
        Mostra Italia '61, Torino

1962 Mostra Collettiva, Spoleto

        Biennale d'Arte della Ceramica, VII Premio Gubbio “Mastro Giorgio”, Gubbio, Palazzo 
        Ducale, premiato
        Biennale d'Arte della Ceramica, Gubbio
        IV Concorso Internazionale della Ceramica, Gualdo Tadino, I premio tra gli umbri
        Arte Italiana e Straniera, Galleria Penelope, Roma
        VII Premio Castello Svevo, Termoli
        IV Mostra Internazionale d'Arte, Maratea
        X Mostra Nazionale di Arte Figurativa, Premio Spoleto, Palazzo Collicola, Spoleto

1963 Mostra Personale, Ohio Wesleyan University, Delaware, Ohio

        Premio Città di Orvieto, II premio
        VIII Premio Castello Svevo, Palazzo del Comune, Termoli
        III Edizione del “Premio Deruta”  Mostra Internazionale della Ceramica, Deruta, I premio
        XIII Premio “G.B. Salvi” e “Piccola Europa”, Palazzo Oliva, Sassoferrato (Ancona)

1964 Mostra Personale, Columbus Gallery of Fine Arts, Ohio

        Mostra Personale, De Pauw University. Greencastle, Indiana
        Mostra Personale, Earlham College, Richmond, Indiana
        Mostra Personale, Albion College, Albion, Michigan
        Premio Venanzio Gabriotti, Città di Castello, I premio
        Disegni e Incisioni per Natale, Galleria Penelope, Roma
        IX Premio Castello Svevo, Palazzo del Comune Termoli

1965 Mostra Personale, Galleria Penelope, Roma

        Mostra Collettiva, Galleria L'Angolo, Sassari
        “Premio Villa San Giovanni” di pittura, Lido di Villa San Giovanni, Reggio Calabria
        XVI Mostra Nazionale di Pittura e Scultura, Premio del Fiorino, Palazzo Strozzi, Firenze
        Natale d'Arte, Galleria Penelope, Roma

1965-66 IX Quadriennale Nazionale d'Arte, Roma

1966 Mostra Personale, Antologia Grafica, Galleria Penelope, Roma

        Mostra Personale, Galleria La Molla, Pisa
        Mostra Personale, Galleria Le Muse, Perugia
        Arte e Sport, Spoleto,
        Mostra della pittura italiana, Bratislava
        “Premio Villa San Giovanni” di pittura, Lido di Villa San Giovanni, Reggio Calabria
        Arte Italiana e Straniera, Galleria Penelope, Roma

1967 VI Biennale Mediterraneo, Alessandria d'Egitto

1968 XIII Premio Villa San Giovanni, Roma

1969 V Biennale d'Arte del Metallo, Gubbio

        III Mostra di Arte Figurativa, Terni

1970 Mostra per la Grecia Libera, Galleria Ciak, Roma

1972 Mostra Personale antologica a cura del comune, Palazzo dei Priori, Perugia

1973 Mostra Personale, Galleria L'Approdo, Marsciano (PG)

        Mostra Personale, Galleria Il Perugino, Perugia
        Mostra “ 9 from Perugia Accademia di Belle Arti Piero Vannucci”, De Andreis Gallery, New
        York

1976 Mostra Personale, Centro d'Arte Studio, Bologna

        Mostra Personale, Palazzo comunale, Perugia
“Artisti Italiani per il tribunale Russell e per la Lega Internazionale dei Diritti dei   Popoli”,Palazzo dei Priori, Perugia

1977 Mostra Personale, Galleria A3, San Galigano (PG)

        Mostra Personale, Galleria Il Pozzo, Città di Castello

1978 Mostra Personale, Salone delle Pietre, Todi

1979 Mostra Personale, Galleria Il Sagittario, Perugia

        Mostra Personale, Palazzo dei Priori, Perugia

1981 Mostra Personale, Pinacoteca, Repubblica di San Marino

        Mostra d'Arte Contemporanea delle Collezioni dello Stato, Repubblica di San Marino

1982 Mostra Collettiva, Palazzo Eroli, Narni

1983 Mostra Personale, Galleria Artmessage, Roma

1984 Mostra Personale, “Le Cattedrali”, Rocca Paolina, Perugia

        Mostra Collettiva degli Artisti Umbri, Galleria Il Gianicolo, Perugia
        Mostra “Gli Umbri a Villa Massimo”, Acquasparta

1986 Mostra Personale, Mostra a Mugnano (PG)

        Mostra “Dallo Spagna a Burri” Acquasparta

1989 Mostra Storica della Guerra di Spagna 1936-1939, Rocca Paolina, Perugia, ANPI- ANPPIA

        Estate Corcianese, Corciano

1989-90 Mostra Personale, Palazzo della Penna, Perugia

1990 Mostra Personale, “Percezione della realtà”, Rocca, Umbertide (PG)

        Inaugurazione del Monumento dedicato alla Battaglia dell'Ebro, Flix, Spagna
        XXII Premio Internazionale San Valentino d'oro, Terni

1992 Mostra Personale, Palazzo Bonucci, Perugia

1993 Mostra Personale, Il Gianicolo centro d'arte, Galleria d'arte contemporanea, Perugia

1996 “Arte in Lotta” Mostra della Raccolta della CGIL, Sale delle Colonne, Rimini

1997 Mostra Personale, “Dalla realtà all'astrazione alla realtà”, Complesso di Santa Giuliana, Perugia

2003 “Terra di Maestri II. 1923-1945” Villa Fidelia, Spello

2004 “Terra di Maestri III. 1946-1959” Villa Fidelia, Spello

2006 “Arte all'opera” Palazzo Cesaroni, Perugia

2011 “Arte e Patriottismo nell'Umbria del Risorgimento” Palazzo Cesaroni, Perugia

2015 Mostra “Maestri del Novecento. Cinquanta anni di presenze a Corciano”, Corciano (PG)

Le Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romeo Mancini nei Musei, Istituzioni pubbliche e alcuni enti privati[modifica | modifica wikitesto]

Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia, Scultura dedicata ad Aldo Capitini, 1982

Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, Roma, Due pescatori con lampare, olio su tela, 1964

Spagna, Flix, Monumento alle Brigate Internazionali, 1990, ferro,

http://www.diarideguerra.com/fitxa-3-24-72-46-f211/guerra-civil-a-catalunya/batalla-de-lebre/ribera-debre/flix/el-monument-dels-brigadistes-a-flix.html#.VgKIIZeU8yO

Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, I pescatori notturni, olio su tela, 1965, http://www.webumenia.sk/dielo/SVK:SNG.O_3200

Columbus Museum of Art, Columbus Ohio, Due pescatori con lampara, inchiostro e tempera su carta, 1964,

https://www.columbusmuseum.org/

Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, Repubblica di San Marino, Pesca Notturna, olio su tela, 1956

Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, Repubblica di San Marino, Composizione senza titolo acrilico su tela, 1976

Ex Ente Autonomo per il soggiorno dell'Umbria, Regione Umbria, Perugia, Pescatore Notturno, olio su tela, anni '60.

Palazzo della Provincia di Perugia, Apocalisse, olio su tela, 1964

Museo di Palazzo della Penna di Perugia, Buoi, olio su tela, 1952

Collezioni del Comune di Perugia, Il Picconiere, olio su tela, 1950

Museo Regionale della Ceramica, Deruta (Perugia), scultura in ceramica smaltata, 1963 e un rilievo plastico rappresentante Perugia per “Italia '61 a Torino”, 1961, ceramica.

Fondazione Ceramica Contemporanea d'Autore Alviero Moretti, Deruta, (Perugia), ceramiche

http://www.fondazionemoretti.it/artisti/mancini-romeo/

Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia, Composizione di figure (senza titolo), olio su compensato, datata tra gli anni '50 e '60 del '900

http://www.culturaitalia.it/opencms/museid/viewItem.jsp?language=it&id=oai%3Aculturaitalia.it%3Amuseiditalia-work_14562

Rocca Paolina, Perugia, Monumento Ai Democratici Umbri Vittime dello squadrismo fascista 1921-1922, 1985, bronzo

Complesso di Santa Giuliana, Perugia, Fontana dedicata al lavoratore, 1962

Perugia, Via Cortonese (già in Piazza Partigiani), Scultura dedicata all'infanzia, per l'anno internazionale del bambino, 1980, acciaio

Pietralunga (Perugia), Monumento ai Caduti, 1948, travertino e bronzo

Perugia, Sede del PD, ex PCI, Monumento ai Caduti di Pietralunga, Modello in gesso satinato, 1948.

Passignano (Perugia), Monumento ai Caduti di tutte le guerre, 1955-56, pietra e ceramica policroma

Castiglione del lago (Perugia), Monumento ai Caduti di tutte le guerre, 1956, bronzo e pietra

Montebuono (Perugia), Monumento al Partigiano, 1958, pietra

Agello (Perugia), Monumento ai Caduti Partigiani di Agello, 1958, acciaio

Passignano sul Trasimeno (Perugia), Scultura Istituto Comprensivo Dalmazio Birago, 1964-66 c., ceramica policroma

Bova Marina (Reggio Calabria), Scultura in metallo, 1965, conservata all'interno di una scuola media.

Città della Pieve (Perugia), scultura in acciaio, 1967, andata distrutta.

Passignano sul Trasimeno (Perugia), Monumento agli Aviatori Caduti nel Trasimeno, 1967, acciaio

Pozzuolo (Perugia), Scuola Media Gino Galeotti, Cattedrali per la conquista dello spazio, 1968, ceramica

Umbertide (Perugia), scultura,1970, acciaio. Conservata presso lo spazio verde della Scuola Media di Umbertide.

Mugnano (Perugia), Monumento al Lavoro, 1986, bronzo

Mugnano (Perugia)', Elementi nell'artigianato, 1987

Castiglione del Lago (Perugia), Monumento alla Vita, 1989, bronzo

Foligno, Palio per la Giostra della Quintana, cm 200 x 104, 1990, conservato presso il Rione Pugilli che vinse la giostra in quell'anno.

Roma, Collezione CGIL, Minatori del Bastardo, 1950, olio su tela, cm 100 x 70

http://www.cgil.it/arte/Artista.aspx?COD=ROMEO_MANCINI

Roma, Collezione CGIL, Pescatore, (senza titolo) 1951, olio su masonite, cm 70,4 x 50

Perugia, Unicredit Banca, ex Cassa di Risparmio di Perugia, Onda Rossa, 1974, olio su tela, cm 149 x 129

Perugia, Corso Vannucci, ex sede Olivetti, ora divenuta sede di un negozio della Perugina, affresco scialbato e allo stato attuale non visibile, Operaie, 1950 circa.

Perugia, Società del Mutuo Soccorso fra gli artisti e gli operai di Perugia, sede di Corso Garibaldi, Bassorilievo per lapide dedicata a Guglielmo Miliocchi, 1987

http://rete.comuni-italiani.it/w/images/Perugia_-_GUGLIELMO_MILIOCCHI_-_MAZZINIANO_COMBATTENTE_GARIBALDINO_-_ABITAZIONE_-_CORSO_GARIBALDI.jpg

Perugia, Manifesto per UmbriaJazz, 1990, http://www.umbriajazz.com/pagine/storia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Mancini, articolo pubblicato il 6 Aprile 1951, Un gruppo di pittori democratici tra i minatori del Bastardo in lotta, in “La nostra lotta”
  2. ^ B. Pedace, Perugia Liberata, Rubbettino editore, 2012
  3. ^ C. Zappia, Romeo Mancini, 1989, p. 16
  4. ^ C. Zappia, op. cit., 1989, p. 20
  5. ^ E. Greco, Memoria dell'estate, Capitol, Bologna, 1980 in B. Pedace, Perugia liberata, Rubbettino editore, 2012
  6. ^ Intervista a Romeo Mancini in L. Martini, Arte in lotta: pittori e scultori del '900 nella raccolta della Cgil, Ediesse, 1996
  7. ^ C. Zappia, op. cit. , 1989, pag. 25
  8. ^ La ricostruzione della disposizione degli studi degli artisti nel villino è stata possibile grazie alla testimonianza della prof.ssa Orietta Rossi Pinelli, che trascorse alcuni anni della sua infanzia a Villa Massimo.
  9. ^ O. Rossi Pinelli, Villa Massimo, 1948-1956: un laboratorio di ricerca per un nutrito gruppo di artisti italiani, in Brunori. Una poetica del colore nel secondo Novecento, catalogo della mostra a cura di E. Crispolti, in B. Pedace, Perugia liberata, Rubbettino editore, 2012.
  10. ^ R. Mancini, articolo pubblicato il 6 Aprile del 1951, Un gruppo di pittori democratici tra i minatori del Bastardo in lotta, in “La nostra lotta”
  11. ^ C. Zappia, op. cit., 1989, pag. 20.
  12. ^ “L'Unità” 11 settembre 1966
  13. ^ P. Scarpellini, Tutta la pittura di Romeo Mancini, articolo sulla mostra del 1978 tenutasi presso il Salone delle Pietre di Todi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Blog sull'artista: https://romeomancini.wordpress.com/

Blog La tramontana nel quale viene pubblicato un articolo relativo alla ricollocazione nella posizione originaria del Monumento dedicato ai Democratici Umbri Vittime dello squadrismo fascista 1921-1922 realizzato nel 1985, all'interno della Rocca Paolina di Perugia. http://www.latramontanaperugia.it/articolo.asp?id=5314

Blog che parla della scomparsa della scultura di Mancini a Città della Pieve: http://ilmoggiocdp.wix.com/moggioblog#!romeo-mancini/c80b