Robert Enrico

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Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior cortometraggio 1964

Gino Robert Enrico (Liévin, 13 aprile 1931Parigi, 23 febbraio 2001) è stato un regista e sceneggiatore francese, di origine italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di immigrati italiani venuti in Francia negli anni venti[1], si laureò nel 1951 all'IDHEC (Institut des hautes études cinématographiques), e si dedicò principalmente alla redazione e produzione di cortometraggi commissionati dalle case cinematografiche, come Thaumetopoea e Il fiume del gufo, per i quali fu premiato rispettivamente alle mostre cinematografiche di Venezia e di Cannes.

Nel 1957 partecipò alla realizzazione del film Paradiso terrestre di Luciano Emmer, ma il suo esordio come regista di un lungometraggio avvenne nel 1963 con il film La bella vita.

Diresse film di vario genere nel corso degli anni sessanta e settanta, prevalentemente noir, polizieschi e di avventura.

Pellicole di gran successo in quegli anni furono, Una vampata di violenza, Tre avventurieri, La via del rum, Il clan dei francesi, Frau Marlene e Sovegliate il vedovo. Inoltre in questi film diresse attori di grande importanza come Lino Ventura, Brigitte Bardot, Philippe Noiret, Catherine Deneuve, Serge Reggiani e tanti altri.

Nel 1989, in occasione del bicentenrio della Rivoluzione francese, fu incaricato dal governo francese di realizzare una serie televisiva, e sarà autore della prima parte, Les années lumière.

Il suo ultimo film nel 1999, Fait d'Hiver.

Ha presieduto l'Académie des arts et techniques du Cinéma, la Société des réalisateurs de films, la Commission SACD du cinéma et la Fédération européenne des réalisateurs audiovisuels.

Muore nel 2001, a 69 anni di cancro ai polmoni[2]. La sua tomba è locata presso il Cimitero di Montparnasse, a Parigi.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) dal sito de l'Institut Jean Vigo
  2. ^ (FR) "Finis les héros d'Enrico.", articolo di Libération del 24 febbraio 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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