Riccardo Tommasi Ferroni

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Riccardo Tommasi Ferroni (Pietrasanta, 4 dicembre 1934Pieve di Camaiore, 19 febbraio 2000) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in una famiglia di artisti: il padre Leone Tommasi, studiò scultura dapprima a Roma e poi all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, così come scultore era suo fratello, Marcello Tommasi. A Viareggio, Riccardo si formò al liceo classico, dove si diplomò iscrivendosi poi alla facoltà di Lettere e Filosofia di dell'Università di Firenze frequentando allo stesso tempo l'Accademia di Belle Arti. Successivamente si trasferì a Roma.

Al 1965 risale l'opera Gli indemoniati di Gerasa, a cui seguono Interno (1971), Allegoria romana e Venere, Marte e Amore (1972), Ripresa televisiva (1973), Ratto d'Europa (1975), Concilio degli Dei (1977) e L'Accademia degli Smarriti (1979).

Nei decenni sessanta e ottanta espose in diverse città italiane e straniere. Nel 1965 partecipò alla IX Mostra Quadriennale di Roma e alla IV Biennale d'Arte Contemporanea di Parigi. Oltre all'esperienza di Parigi (dove sarebbe tornato in altre cinque occasioni).

Nel 1982 Tommasi Ferroni venne ammesso all'Accademia nazionale di San Luca. In quello stesso anno, alla Biennale di Venezia fu coinvolto in un diverbio con Jean Clair e Antoni Tàpies.

Negli anni ottanta realizzò Un bacio ancora (1980), Cena in Emmaus (1982), Abramo e Isacco (1983), Incredulità di San Tommaso (1983), Grande battaglia romana (1984), Una partita a scacchi (1986), Per la vittoria di Lepanto (1988), Desinare al Gianicolo (1989).

Il pittore ritornò nella nativa Versilia metà degli anni ottanta. Là realizzò Apollo e Dafne (1990-91), Marsia e Apollo (1992), San Giorgio e il drago e Mercoledì delle ceneri (1995), Non son Geni mentiti (1996).

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Esponente della corrente dei neofigurativi, già alla fine degli anni cinquanta era riconosciuto da una parte della critica come un pittore moderno allevato alla scuola caravaggesca, vista la sua tendenza a rifarsi a moduli pittorici del passato, in particolare al Manierismo e al Barocco. Questo gli attirò la stroncatura di chi lo considerava soltanto un emulo dei pittori rinascimentali; mentre da altri venne visto come continuatore di Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian[senza fonte]. Col passare degli anni la critica sviluppò interesse per le sue opere. Un curioso episodio lo vide involontario protagonista nel 1998: un suo disegno giovanile eseguito su carta del XVI secolo, Cavallo impennato con cavaliere nudo, venne scambiato da Carlo Pedretti per uno studio in preparazione della Battaglia d'Anghiari, opera di Leonardo Da Vinci di cui rimangono solo gli studi preparatori.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Budassi, Giancarlo Pauletto, Ferroni: acqueforti dal 1958 al 1997, Udine, Stamperia d'arte Albicocco, 1999

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Opere, su artedimensione.it.
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