Pomodoro di Pachino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pomodoro di Pachino (IGP)
Cherry Tomato on Vine.JPG
Origini
Luogo d'origine Italia Italia
Regione Sicilia
Dettagli
Categoria ortofrutticolo
Riconoscimento I.G.P.
Settore Ortofrutticoli e cereali
Consorzio di tutela Sito del Consorzio di tutela
Altre informazioni Reg.CE n. 617/03 (GUCE L. 89 del 05.04.2003)
 

Pomodoro di Pachino (IGP) è un prodotto ortofrutticolo italiano a Indicazione geografica protetta. In certe aree d'Italia l'ortaggio è noto anche con il nome di pendolino.

L'ortaggio non appartiene all'agricoltura tradizionale dell'isola, essendo una varietà introdotta nel 1989 dalla multinazionale sementiera israeliana HaZera Genetics, che l'aveva ottenuta attraverso selezione assistita da marcatori[1].

Zona di produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il disciplinare IGP prevede, per la produzione del "Pomodoro di Pachino", una zona di coltivazione che comprende l'intero territorio comunale di Pachino e Portopalo di Capo Passero, oltre a parte dei territori comunali di Noto (SR) ed Ispica (RG), ricadenti nella parte sud orientale della Sicilia.

Cultivar[modifica | modifica wikitesto]

Il disciplinare del Pomodoro di Pachino IGP classifica e tutela ben quattro varietà di pomodoro, tutte con peculiarità diverse e destinate a diversi segmenti di mercato. Sono tipologie accomunate da un elevato grado brix, da una straordinaria resistenza post raccolta e da un colore brillante e attraente.

Ciliegino
Caratteristico per l’aspetto “a ciliegia” su un grappolo a spina di pesce con frutti tondi, piccoli, dal colore eccellente e il grado brix elevato.
Costoluto
Frutto di grandi dimensioni, esteticamente molto attraente, dalle coste marcate, di colore verde molto scuro e brillante. È la varietà più antica. È prodotto tutto l'anno, e per questo ha conquistato il favore del consumo nazionale sostituendo nel periodo invernale il tondo insalataro. Il pomodoro costoluto evidenzia le migliori caratteristiche se coltivato in terreni la cui salinità è molto alta.
Tondo liscio
Piccolo e rotondo, di colore verde scuro, inconfondibile per il gusto molto marcato.
Grappolo
A grappolo o snocciolato, può essere verde o rosso. Tondo, liscio, dal colore brillante e attraente, con il colletto verde molto scuro. Il suo peso varia in base alla salinità del terreno di coltivazione.

Semi[modifica | modifica wikitesto]

I semi del pomodoro di Pachino sono ibridi F1, il che vale a dire che i caratteri desiderati della pianta non si trasmettono alle generazioni successive[2] (F2, F3, ecc.). Non è possibile, quindi, la produzione del seme da parte degli stessi agricoltori, i quali, pertanto, devono riacquistare le sementi ogni anno dalle case produttrici, o, in alternativa, procurarsi direttamente le piantine dai vivai[2].

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Pomodoro ciliegino.jpg

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il cosiddetto "pomodoro di Pachino" non è nato nella zona di Pachino (in particolare le varianti note come "ciliegino" e quella "a grappolo"): qui le coltivazioni di pomodori risalgono al 1925,[3] ma si trattava di normali pomodori da insalata dalle dimensioni ordinarie e variabili.

Pomodori simili a quello di Pachino, di forma rotonda e taglia abbastanza ridotta, a volte di caratteristico colore giallo-rossastro, erano invece coltivati a livello familiare in tutto il Meridione d'Italia, senza alcun sbocco commerciale[1]: erano pomodori «da serbo», destinati all'autoconsumo durante il periodo invernale proprio perché dotati di particolari doti di serbevolezza: a tal fine, si conservavano uniti in grappoli tenuti al riparo dalle intemperie stagionali, appesi all'interno o all'esterno delle abitazioni[1], in quest'ultimo caso protetti dalle precipitazioni grazie allo spiovente dei tetti.

Fu solo nel 1989 che un'azienda israeliana produttrice di sementi, la HaZera Genetics, agendo tramite una sua società controllata, produsse in Sicilia due nuove varietà dette Noemi e Rita, quest'ultima "a grappolo".[4]

La prima accoglienza della nuova variante fu di diffidenza, ma poco a poco essa si affermò ed ebbe un grosso successo. Poiché il territorio agricolo di Pachino e dintorni è particolarmente adatto alla coltivazione di questa variante, essa ha assunto il nome commerciale di "pomodoro di Pachino".[4] Da tenere presente che il primo seme denominato Noemi non è più in produzione da tempo, soppiantato da altre varianti che nel frattempo sono state da esso derivate.[4]

È importante osservare che le varianti Noemi e Rita, e le successive varianti migliorative, oggi coltivate a Pachino e dintorni, sono state ottenute con la cosiddetta tecnica selettiva MAS[5] (MAS è l'acronimo di Marker Assisted Selection, cioè selezione assistita da un marcatore. Essa parte dal classico incrocio tra piante con caratteristiche diverse al fine di produrre gli effetti sperati sulla generazione successiva: la verifica dei risultati desiderati, tuttavia, viene fatta con un'analisi genetica sulle piante figlie, senza dover attendere la crescita delle piante e la maturazione dei frutti; questo permette una notevole velocizzazione del processo di selezione artificiale[6]).

La registrazione IGP del "pomodoro di Pachino" non entra naturalmente nel merito, ma si limita a garantire il consumatore che con tale nome sia possibile commercializzare solo quel tipo di pomodori e che la coltivazione avvenga nella zona geografica indicata dall'IGP.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Dario Bressanini, Il pomodoro di Pachino? È israeliano, Corriere della sera, 6 settembre 2010
  2. ^ a b Dario Bressanini, L'invenzione della tradizione: il pomodoro di Pachino in QUERY. La scienza indaga i misteri, nº 14, CICAP, estate 2013. URL consultato il 2 settembre 2015.
  3. ^ Dario Bressanini, Le bugie nel carrello, p. 48
  4. ^ a b c Dario Bressanini, Le bugie nel carrello, p. 49
  5. ^ Dario Bressanini, Le bugie nel carrello, p. 51
  6. ^ Dario Bressanini, L'invenzione della tradizione: il pomodoro di Pachino in QUERY. La scienza indaga i misteri, nº 14, CICAP, estate 2013, nota 10. URL consultato il 2 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]