Pietro Maria Bardi

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Pietro Maria Bardi

Pietro Maria Bardi (La Spezia, 21 febbraio 1900San Paolo del Brasile, 1º ottobre 1999) è stato un giornalista, critico d'arte, gallerista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '20 iniziò la carriera giornalistica, scrivendo d'arte per la Gazzetta di Genova e il Corriere della Sera e nel 1929 fondò la rivista Il Belvedere. Iniziò la sua attività galleristica a Milano nel 1924 con la Galleria dell'Esame, e nel 1929 divenne direttore della Galleria di Roma, in via Vittorio Veneto 7, a Palazzo Coppedè.[1]

Di fede fascista, egli fu autore nel 1931 della "Tavola degli orrori", esposta alla Seconda Esposizione di Architettura Razionale[2]: la provocatoria opera - un collage con opere 'passatiste' di Marcello Piacentini, Armando Brasini, Cesare Bazzani ed altri affermati architetti ostili al Movimento moderno - provocò tensioni politiche tali da provocare lo scioglimento del MIAR.

Nel 1933 fondò e diresse, assieme a Massimo Bontempelli, la cosmopolita rivista "Quadrante"[3], "mensile di arte, lettere e vita" - con l'appoggio anche finanziario di Mario Radice, Giuseppe Terragni, Virginio Ghiringhelli, configurandola come organo della cultura architettonica razionalista e di matrice astrattista, stabilendo una vasta rete di rapporti internazionali, ospitando gli interventi di Le Corbusier, Gropius, Breuer, Léger.

Nel 1933 organizzò l'esposizione "l'Architettura Italiana d'oggi" a Buenos Aires, presentando un approccio alternativo a quei movimenti concorrenti, offrendo un bilanciamento tra modernità e nazionalismo. Un elemento importante è sicuramente la sua vicinanza al regime fascista, infatti la mostra rispondeva anche a quella politica propagandistica messa in atto dal regime al fine di "agganciare" gli espatriati Italiani in America Latina. Gli effetti però non furono quelli desiderati.

Nel 1938 realizzò con Pier Luigi Nervi il, Progetto per il padiglione della Civiltà Italiana dell'Esposizione Universale di Roma.[4].

Emigrato alla fine della seconda guerra mondiale in Sudamerica - come altre personalità di rilievo legate al regime fascista - istituì nel 1947 con la seconda moglie, l'architetta Lina Bo Bardi, il MASP (Museu de Arte de São Paulo), in Brasile[5], del quale fu curatore per 45 anni.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Carrà e Soffici: 102 tavole e referenze, 1930
  • Un fascista al paese dei Soviet, 1933
  • La strada e il volante, 1936 (romanzo)
  • New Brazilian Art, 1970
  • Viaggio nell'architettura, 1971
  • L'architettura in Italia (1919-1943), 1972
  • Arte brasileira, 1980

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Tentori, Pietro Maria Bardi: primo attore del Razionalismo, Testo & immagine, Torino, 2002
  • R. Martinis, Pier Luigi Nervi e Pier Maria Bardi: un'amicizia, due continenti, in Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida, a cura di S. Pace, Silvana editoriale, Milano 2011
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