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Pericope dell'adultera

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Tiziano, Cristo e l'adultera (1512/1515, Kunsthistorisches Museum, Vienna)

La Pericope dell'adultera (popolarmente detta episodio di Gesù e l'adultera) è un passo del Vangelo secondo Giovanni (8,1-11) in cui una donna colta in adulterio è portata dinanzi a Gesù da scribi e Farisei per conoscere il suo parere circa la sua condanna a lapidazione. Si tratta dell'episodio da cui ha origine il detto «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

Il brano non compare nei manoscritti più antichi e affidabili del Vangelo secondo Giovanni e questo ha portato la quasi unanimità della critica moderna a non riconoscerlo come facente parte del testo originale di Giovanni.[1][2] La pericope

« non presenta infatti il caratteristico stile giovanneo e rompe i discorsi tenuti da Gesù durante la festa delle capanne. Lo stile e la sensibilità che presenta la farebbero avvicinare a Luca (in alcuni codici importanti viene infatti inserita subito dopo Luca 21,28, anche se non sembra sia sua (Becker). »

(Giuseppe Segalla, Introduzione al Vangelo di Giovanni, in La Bibbia. nuovissima versione dai testi originali, Edizioni San Paolo, 1991, p. 641.)

Lo stesso Segalla afferma che "sulla storicità la risposta è in genere positiva: l'episodio corrisponde perfettamente alla persona di Gesù come la conosciamo dai sinottici; infatti questo racconto ha i caratteri della tradizione sinottica" (p. 642).

Comunque, la pericope dell'adultera - dagli studiosi riconosciuta pressoché unanimemente come un'aggiunta posteriore - inizia a comparire regolarmente nei manoscritti attorno al IX secolo d.C., circa 800 anni dopo la stesura del Vangelo secondo Giovanni e, inoltre, non era originariamente presente neppure in nessuno degli altri vangeli canonici. Il racconto è anche ritenuto poco preciso in alcuni dettagli storici: se la donna adultera era stata sorpresa in flagrante, pare strano che non si accenni all'uomo che era con lei nel frangente; la legge mosaica - in Lv20,10 - prescriveva infatti che fossero entrambi colpevoli e quindi da lapidare insieme.[3][4][5][6]

Critica testuale[modifica | modifica wikitesto]

Questa pericope non è presente nel suo posto canonico in nessuno dei più antichi manoscritti evangelici in greco conservatisi; né nei due papiri del III secolo che contengono il Vangelo secondo Giovanni (66 e 75), né nei due codici risalenti al IV secolo, il Codex Sinaiticus e il Codex Vaticanus. Il manoscritto greco più antico che contiene questo brano è il Codex Bezae, un testo in greco e latino del V secolo.

Papia di Ierapoli riferisce, intorno al 125, di una storia di Gesù e di una donna "accusata di molti peccati" contenuta nel Vangelo degli Ebrei, forse un riferimento a questo brano. Un riferimento più certo alla pericope è invece contenuta nella Didascalia apostolorum, un'opera in lingua siriaca del III secolo, che però non indica se il brano proveniva da un vangelo ed eventualmente da quale.

In un'opera ritrovata nel 1941 e composta da Didimo il Cieco (seconda metà del IV secolo), si fa riferimento alla pericope adulterae, affermando che si trova in "molti vangeli". Oggi si ritiene che il brano fosse presente in un numero ristretto di manoscritti greci del IV secolo copiati ad Alessandria d'Egitto: a favore di questa ricostruzione è anche la presenza di un segno alla fine del capitolo 7 del Vangelo secondo Giovanni del Codex Vaticanus, copiato in Egitto, che indica che una versione alternativa in quel punto era nota allo scriba. Girolamo racconta che la pericope era presente in molti manoscritti greci e latini, alla fine del IV secolo; le sue parole sono confermate da Ambrogio e Agostino, il quale riferisce che il brano sarebbe stato rimosso volontariamente da alcune copie per evitare l'impressione che Gesù avesse giustificato l'adulterio.[7]
In ogni caso, nessun Padre della Chiesa del primo millennio accenna a tale pericope nel quarto vangelo, inclusi anche coloro che dedicarono un'analisi accurata al Vangelo secondo Giovanni, come Origene, Giovanni Crisostomo e Nonno di Panopoli, mentre Didimo il Cieco nel IV secolo, quando parla del racconto di un'adultera, non fa riferimento ad alcun vangelo canonico e si riferisce ad un racconto simile. Il primo autore greco a menzionare la pericope dell'adultera è, nel XII secolo, Eutimio Zigabeno, il quale commenta comunque che le copie più affidabili del quarto vangelo non contenevano tale brano. Anche le chiese copte antiche non lo inserirono nella loro Bibbia. Attualmente, in molte bibbie - ritenendo la quasi unanimità degli studiosi, anche cristiani, che tale brano non fosse presente originariamente né in Giovanni, né in nessuno degli altri vangeli canonici - questo brano viene racchiuso tra parentesi o segnalato in nota come estraneo al testo originale.[8][9]

Testimonianze manoscritte[modifica | modifica wikitesto]

Sia l'dizione del Novum Testamentum Graece (NA27) che quella della United Bible Societies (UBS4) forniscono un apparato critico per la pericope, ma la segnano tra doppie parentesi quadre, ad indicare che si tratta di un'aggiunta posteriore al testo.[10] L'USB4 giudica la propria ricostruzione delle parole della pericope come 'A', in quanto gli autori sono virtualmente certi che queste parole sono quelle originali dell'aggiunta.

  1. Testimonianze che escludono la pericope:
  2. Testimonianze che escludono la seconda parte (solo 7,53-8,2, non 8,3-11)
  3. Testimonianze che escludono la prima parte (solo 8,3-11)
  4. Testimonianze che includono la pericope,
  5. Testimonianze che mettono in dubbio la pericope segnandola con un asterisco o un obelo:
    • Codex Vaticanus 354 (S) e i Minuscoli 4, 8, 35, 83, 161, 164, 165, 166, 167, 168, 200, 202, 285, 338, 348, 363, 367, 376, 386, 407, 443, 478, 479, 532, 547, 553, 656, 662, 685, 757, 758, 769, 781, 797, 801, 824, 825, 829, 844, 845, 873, 897, 922, 1073, 1077, 1092, 1099, 1187, 1189, 1443 e 1445 includono tutta la pericope da 7,53;
    • il martirologio del Lezionario 185 include 8,1 e seguenti;
    • Codex Basilensis (E) include 8,2 e seguenti; Codex Tischendorfianus III (Λ) e Petropolitanus (П) oltre ai martirologi dei Lezionari 86, ℓ 211, ℓ 1579 e ℓ 1761 includono 8,3 e seguenti. Minuscolo 807 è un manoscritto con una catena, ma solo in Giovanni 7,53-8,11 è senza catena. Si tratta di una caratteristica dei manoscritti tardo-bizantini simili alla Famiglia Kr, che segnano questa pericope con obeli; secondo Maurice Robinson questi segni servono a ricordare ai lettore che questi versetti devono essere omessi dalla lettura del vangelo per Pentecoste, non per mettere in discussione l'autenticità del passaggio.
  6. Testimonianze che collocano la pericope altrove:
  7. Testimonianze con aggiunte successive:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Petersen, p. 192; Bruce Metzeger, A Textual Commentary on the Greek New Testament, (London: United Bible Societies, 1971), p. 220; Paul Copan, William Lane Craig, Contending with Christianity's Critics: Anwering New Atheists and Other Objectors, B&H Publishing Group, 2009, ISBN 0-8054-4936-1, pp. 154-155.
  2. ^ "Pericope adulterae", in FL Cross (ed.), The Oxford Dictionary of the Christian Church, (New York: Oxford University Press, 2005).
  3. ^ Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 180, ISBN 978-88-430-7821-9.
  4. ^ Bart Ehrman, Gesù non l'ha mai detto - Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei vangeli, Mondadori, 2007, pp.74-76,95, ISBN 978-88-04-57996-0.
  5. ^ Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti, Carocci Editore, 2005, p. 279, ISBN 978-88-430-6688-9.
  6. ^ Bart Ehrman, Sotto falso nome, Carocci Editore, 2012, p. 225, ISBN 978-88-430-6627-8.
  7. ^ Agostino, De adulterinis conjugiis, ii.6–7. Citato in Wieland Willker, A Textual Commentary on the Greek Gospels, Vol. 4b, p. 10.
  8. ^ Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, pp. 41-42, ISBN 978-88-430-8869-0.
  9. ^ Bruce Metzger e Bart Ehrman, Il testo del Nuovo Testamento, Paideia Editrice, 2013, pp. 276-277, ISBN 978-88-394-0853-2.
  10. ^ Riguardo all'uso delle doppie parentesi quadre, UBS4 scrive che queste «racchiudono passaggi che sono considerati aggiunte posteriori al testo, ma che sono di chiara antichità e importanza».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jurgen Becker, Das Evengelium nach Johannes, Würzburg, Gerd Mohn, 1979 e 1981 (due volumi).
  • William Lawrence Petersen, "John 8:11, the Protoevangelium Iacobi, and the History of the Pericope Adulterae", in Tjitze Baarda, William Lawrence Petersen, J. S. Vos, H. J. de Jonge, Sayings of Jesus: canonical and non-canonical : essays in honour of Tjitze Baarda, Brill, 1997, ISBN 90-04-10380-5
  • Alberto Maggi, "Versetti pericolosi. Gesù e lo scandalo della misericordia", Roma, Fazi, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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