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Pagrus pagrus

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Pagro
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
RamoBilateria
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
SuperclasseGnathostomata
ClasseActinopterygii
SottoclasseOsteichthyes
SuperordineAcanthopterygii
OrdineAcanthuriformes
FamigliaSparidae
GenerePagrus
SpecieP. pagrus
Nomenclatura binomiale
Pagrus pagrus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Pagrus pagrus pagrus
(Linnaeus, 1758)
Pagrus sedecim Ginsburg, 1952
Pagrus vulgaris Valenciennes, 1830
Pargus sedecim Ginsburg, 1952
(errore ortografico)
Sparus pagrus Linnaeus, 1758
[2][3]

Il pagro[4] (Pagrus pagrus, (Linnaeus, 1758)), noto anche come praio, è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Sparidae.

Distribuzione e habitat

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La specie è diffusa su entrambi i lati dell'oceano Atlantico. Sul lato americano è presente da New York all'Argentina, compreso il golfo del Messico[1] e il mar dei Caraibi, ma solo lungo le coste continentali, risultando assente dalle isole[5]. Sul lato orientale è distribuito dall'estremo sud dell'Inghilterra al Sahara Occidentale, comprese le Canarie e Madera. È presente in tutto il mar Mediterraneo, ma non nel mar Nero[1].

Vive su fondali rocciosi o ciottolosi, più raramente sabbiosi[6]; i giovanili frequentano anche praterie di Posidonia o di altre fanerogame marine[1]. Si incontra in genere tra 10 e 80 m di profondità, eccezionalmente tra 0 e 250 m[5]. In inverno tende a spostarsi a profondità maggiori[7].

Il pagro ha corpo ovale e compresso lateralmente, simile per forma a quello dell'orata o del dentice[6]. La fronte ha profilo convesso all'altezza dell'occhio[8] e il muso è piuttosto breve e ottuso, carattere che lo distingue dal fragolino, con cui può essere confuso per la colorazione talvolta simile[6].

La dentatura è costituita da forti denti caniniformi anteriori (4 sulla mascella superiore e 4-6 sulla mandibola), seguiti da due-tre serie di denti molariformi. La pinna dorsale è unica, con 12 raggi spinosi e 10-11 molli; la pinna anale ha 3 raggi spinosi e 8 molli. Le pinne pettorali sono lunghe, mentre le ventrali sono più brevi[7]. Le scaglie sono relativamente grandi: lungo la linea laterale se ne contano 55-60[6].

La colorazione è fondamentalmente roseo-argentea, più chiara sul ventre[7] e talvolta brunastra con riflessi rosati sul dorso. Una fascia più scura decorre tra gli occhi e quindi verso l'angolo della bocca[8]. Sul dorso e sulla parte superiore dei fianchi compaiono spesso macchioline azzurre, mentre una macchia rossa può essere presente in corrispondenza della parte posteriore della dorsale. La parte superiore dell'opercolo ha il bordo rosso. La pinna anale è trasparente; le ventrali sono rosate o biancastre, le altre pinne rosse, con i lobi della caudale bianchi[7]. Tutte le pinne possono presentare riflessi bluastri[8].

La taglia massima raggiunge 91 cm e 7,7 kg, ma comunemente misura intorno a 35 cm[5].

La durata massima della vita conosciuta è di 26 anni[5].

Comportamento

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Il pagro è una specie fedele al sito: una volta insediatosi da giovane in un determinato luogo tende a non abbandonarlo[1].

Nel Mediterraneo la riproduzione avviene in primavera-estate[7], mentre nel golfo del Messico ha luogo in inverno[1]. Le uova misurano circa 1 mm di diametro. Le larve fino a 26 mm sono molto diverse dall'adulto: presentano opercolo dentellato e colorazione giallo-nera. Nei giovanili fino a 15 cm è caratteristica una banda azzurra tra gli occhi[7].

Si tratta di una specie parzialmente ermafrodita proterogina: non tutte le femmine diventano maschi, ma gli individui più grandi sono quasi sempre maschi. La maturità sessuale viene raggiunta attorno ai 3 anni di età[1].

Alimentazione

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La dieta si basa su pesci e invertebrati, sia bentonici (crostacei, vermi marini) sia nectonici (cefalopodi)[9].

Tra i predatori documentati vi sono la ricciola, la canesca e il delfino comune[10].

Si cattura con reti a strascico, reti da posta, nasse e palamiti; abbocca anche alle lenze, comprese quelle a traina. Le carni, di colore rosato, sono molto apprezzate e richieste[6], sebbene alcuni autori le ritengano di qualità inferiore a quelle dell'orata, specie con cui condivide numerose preparazioni culinarie[11].

Conservazione

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È una specie ad ampia distribuzione e generalmente comune. In alcune aree, soprattutto lungo le coste americane, la pressione di pesca è intensa, ma i casi di sovrasfruttamento noti sono stati limitati e si sono risolti. La IUCN classifica Pagrus pagrus come "a rischio minimo"[1].

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Alan Davidson, Il mare in pentola, collana Oscar Mondadori, Milano, Mondadori, 1972.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.

Voci correlate

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Altri progetti

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