Oleg Supereko

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Oleg Supereco (Mosca, 1974) è un pittore russo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È oggi conosciuto come l'artista che ha recuperato, restituendole attualità e modernità, la vecchia tecnica dell'affresco, non più in uso dal XVIII secolo, per dipingere grandi superfici archivoltate. Fin da bambino si innamora dell'arte classica: rimane particolarmente colpito dai volti delle icone e dai Maestri del Rinascimento italiano (soprattutto Michelangelo e Raffaello). Frequenta il Liceo artistico e l'Accademia di belle arti di Mosca, dove segue il corso di pittura del famoso maestro Ilja Glasunov, attuale rettore della prestigiosa istituzione. Consegue la laurea nel 1999[1]. Grazie alla borsa di studio, lo stesso anno viene in Italia dove si iscrive all'Accademia di belle arti di Venezia e nel 2004 consegue nuovamente la laurea con il massimo dei voti, avendo come correlatore il Rev. Carlo Chenis.

Opere e mostre[modifica | modifica wikitesto]

Le sue opere si ispirano ad un realismo classico e simbolico, dove affiora una evidente ieraticità che fa pensare ad una sintesi della tradizione orientale con quella occidentale. I soggetti preferiti sono le scene di ispirazione sacra, i ritratti e i paesaggi della Russia e dell'Italia, in particolare di Venezia. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia e in Russia ed è presente su cataloghi e riviste d'arte contemporanea. La prima esposizione personale in Italia è nel 2000. Con il maestro Prof. Maurizio Martelli realizza un affresco in una cappella a Bolgheri. Esegue inoltre due pale d'altare per la chiesa di Sant'Elena a Zerman (TV). È stato invitato alle seguenti manifestazioni: "Giovani Artisti di-segnano il sacro" Museo Stauròs San Gabriele (2004), "Venite Adoremus" I e IV ed. Chiesa degli Artisti di Roma (2004 - 2007), 51ª Biennale di Venezia, padiglione dell'Arcidiocesi (2005). La sua opera "Trittico dell'Uomo Perfetto" è stata presentata a Roma al Museo Canonica. Una bella monografia gli è stata sponsorizzata dal Principe Sebastiano Von Fürstenberg, suo committente. Dal 25 aprile al 25 maggio 2013 espone alcune sue opere tra le più significative presso il Museo Diocesano di Catania. Il 10 maggio 2014 (visitabile fino a settembre) viene inaugurata a Noto, Collegio dei Gesuiti, la Personale dal titolo "Ars imago mundi", con il patrocinio del Consolato russo in Italia.

La cupola di San Nicolò a Noto[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi della cupola,del russo Oleg Supereko

Nel 2007, su suggerimento di Mons. Carlo Chenis, allora vescovo di Civitavecchia-Tarquinia (segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra) riceve l'incarico di eseguire con la tecnica dell'affresco le decorazioni della ricostruita cupola della cattedrale di Noto[2], andata distrutta con il crollo del 13 marzo 1996, per i danni strutturali riportati in seguito al terremoto di Santa Lucia del 1990. I quattro evangelisti sui pennacchi e gli apostoli con Maria, nella Pentecoste rappresentata sulla cupola, sono raffigurati con corpi possenti e con fattezze che, pur rispecchiando l'iconografia tradizionale, sono attuali. Il volere dell'artista è di farsi interprete della tradizione italiana del Rinascimento, da Michelangelo a Raffaello, ma l'esecuzione pittorica si traduce di fatto in un linguaggio pittorico che la critica ufficiale, con in testa Vittorio Sgarbi, associa piuttosto alla lezione ottocentesca dei Nazareni. Di contro Francesco Buranelli scrive: "La composizione risente di evidenti richiami agli stilemi cinquecenteschi, dai quali emerge, tuttavia, il forte carisma dell'artista e traspare il suo bagaglio pittorico nordico nella sacra austerità delle figure ammorbidite dai colori più propri di una tavolozza “mediterranea”".

Recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Il suo lavoro, scrive Chenis, è "disattento alle stagioni dell'arte contemporanea o, forse, attento all'attuale fluire di correnti in cui balugina la riconversione alla forma e alla tradizione". I quattro Evangelisti, l'Assunta e gli Apostoli sono i soggetti che affronta nel grande affresco della cupola (oltre 350 m² di superficie pittorica) "con uno sforzo anacronistico ed esemplare, con pulizia e misura e un impeccabile mestiere" (Vittorio Sgarbi, "Noto ritorna splendida", Panorama 17/2/2011).[3] "Le sue elaborazioni figurative ispirate ad un realismo classico con prestiti che si presentano come fenomeno di cultura, di apprendimento tecnico e di nuova estetica, collegano la pittura alla narrazione e alla storia sacra con una serie di variazioni sul tema in grado di richiamare lo spessore della storia e del tempo, il valore simbolico, l'armonia e l'integrità dell'immagine, la sua tradizione e gli ideali espressivi. ...a volte si scopre il disegno di Michelangelo, il colore di Tintoretto, la tornitura dei corpi di Caravaggio e la fusione della realtà del sacro con l'illusione del reale" (Giulio Gasparotti).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]