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Oedalechilus labeo

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Cefalo labbrone
Stato di conservazione
Specie non valutata
Classificazione scientifica
DominioEukarya
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
SottoclasseTeleostei
SuperordineAcanthopterygii
OrdineMugiliformes
FamigliaMugilidae
GenereOedalechilus
SpecieO. labeo
Nomenclatura binomiale
Oedalechilus labeo
Cuvier, 1829
Sinonimi

Mugil labeo

Nomi comuni

Cefalo schiumarolo

Particolare della testa

Il cefalo labbrone o cefalo schiumarolo (Oedalechilus labeo Cuvier, 1829) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Mugilidae[1], comune nel mar Mediterraneo.

Distribuzione e habitat

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L'areale di O. labeo è limitato al mar Mediterraneo ed alle coste atlantiche orientali tra il Marocco e lo stretto di Gibilterra, non è presente nel mar Nero[2]. Si tratta di una specie termofila[3] che in passato era diffusa prevalentemente sulle coste meridionali mediterranee[4] mentre, in seguito alla meridionalizzazione del mar Mediterraneo, si è poi diffusa nell'intero bacino[5].

Il suo habitat è essenzialmente marino[3] e legato alle coste rocciose[5], si ritrova molto raramente in acque salmastre[4] e mai in acqua dolce. Si incontra spesso vicinissimo alla costa, nella schiuma che la risacca forma attorno agli scogli[2] (donde il nome di "schiumarolo").

L'aspetto è quello classico dei Mugilidae, con corpo fusiforme a sezione quasi circolare, tranne che nel peduncolo caudale, dove è appiattito[4]. Questa specie ha una sagoma piuttosto tozza e panciuta a causa del ventre molto arrotondato[5]. Lo spazio giugulare è molto stretto, lineare[4]. La caratteristica più evidente di O. labeo è il labbro superiore molto spesso e carnoso, di altezza all'incirca uguale al diametro dell'occhio[5], con la parte inferiore percorsa da striature rilevate verticali[3]. Il profilo ventrale della testa presenta un angolo evidente a metà tra l'occhio e la bocca mentre negli altri Mugilidae mediterranei questa parte è più o meno liscia; questa caratteristica, facile da apprezzare anche in immersione, consente di riconoscere facilmente la specie[5].

Le pinne dorsali sono due, piccole: la prima è composta da 4 raggi spiniformi, la seconda da 1 raggio spinoso e 8 molli. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e 11 molli, nessun altro cefalo europeo ha così tanti raggi molli nell'anale. Le pinne pettorali sono lunghe e, se piegate in avanti, raggiungono più o meno il bordo anteriore dell'occhio[3]. Le scaglie del dorso non hanno alcuna fossetta[3].

La colorazione generale del corpo è simile a quella degli altri cefali: grigio scuro sul dorso e argentea sui fianchi, che sono percorsi da alcune linee longitudinali scure. Non è presente la macchia ascellare alle pinne pettorali[3].

Si tratta del più piccolo cefalo mediterraneo, infatti la taglia non supera i 25 cm[2] e comunemente non raggiunge i 20[3].

La longevità massima nota è di 10 anni[2].

Comportamento

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È una specie gregaria, si incontra in piccoli banchi[5].

Le uova vengono deposte in estate, sono pelagiche e dotate di una goccia oleosa di color dorato per migliorare il galleggiamento; il diametro è di 0,76 mm. La larva alla schiusa misura 2,2 mm[3].

Alimentazione

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Si nutre prevalentemente di fitoplancton, minori contributi alla dieta vengono da invertebrati bentonici e da zooplancton[6].

Si cattura con le tecniche utilizzate per gli altri membri della famiglia. Le sue carni sono buone ma, date le minime dimensioni, non ha nessun interesse commerciale[4].

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Egidio Trainito, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.

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Collegamenti esterni

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