Nugola

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Nugola
frazione
Nugola – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Livorno-Stemma.png Livorno
Comune Collesalvetti-Stemma.png Collesalvetti
Territorio
Coordinate 43°34′36″N 10°26′24″E / 43.576667°N 10.44°E43.576667; 10.44 (Nugola)Coordinate: 43°34′36″N 10°26′24″E / 43.576667°N 10.44°E43.576667; 10.44 (Nugola)
Altitudine 69 m s.l.m.
Abitanti 897
Altre informazioni
Cod. postale 57014
Prefisso 0586
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti nugolese, nugolesi[1]
Patrono santi Cosma e Damiano (martiri)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Nugola
Nugola

Nugola è una frazione del comune di Collesalvetti, in provincia di Livorno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Denominata in antichità Nuvola, Nuvila o Nubila, è attestata fin dal 910 in un documento notarile. È documentata invece l'esistenza di un castello circa un secolo dopo, intorno al 1039 , anche se risulterebbe poco più di un nucleo abitativo fortificato, di proprietà di Ranieri di Toscana della famiglia dei Bourbon del Monte Santa Maria, marchesi di Tuscia. Verso la metà dell'XI secolo, nel luglio del 1059, il castello insieme alla corte fu venduto dai nipoti di Ranieri a diversi privati, i quali lo girarono poi al Vescovo di Pisa Opizo, con tutte le relative pertinenze, compresa la chiesa dedicata a Santa Maria e ai santi Michele e Martino.

Dal XII secolo la località si sviluppa come centro rurale, ma anche giurisdizionale: infatti gli arcivescovi pisani riuscirono ad esercitare poteri signorili proprio per essere subentrati nell'esercizio di questi agli antichi proprietari pubblici, i marchesi di Tuscia. Fino al XIII secolo tale giurisdizione temporale risulta ancora conservata: all'Arcivescovo spettava giudicare le cause penali e punire i crimini ogni qualvolta il nunzio o il visconte riusciva ad intervenire prima dell'ufficiale del comune. La contesa giurisdizionale tra Comune di Pisa e gli arcivescovi continuò per tutto il XIII secolo, fino ai primi anni del successivo: ancora nel 1325 gli stessi abitanti della terra e comune di Nugola giuravano fedeltà all'arcivescovo Saltarelli nella chiesa di S. Andrea, situata nel borgo di Nugola.

Il primitivo abitato di Nugola, probabilmente situato alla sommità della collina attualmente denominata Nugola Vecchia, in corrispondenza della Villa Traxler, doveva essere poco più di qualche casa sparsa intorno a un nucleo fortificato. Oltre alla chiesa di Sant'Andrea vi erano in Nugola anticamente altre due chiese, o meglio cappelle, sotto la giurisdizione della pieve di San Lorenzo in Piazza: una, situata nel borgo vicino al castello, dedicata a San Fiorenzo, l'altra situata dentro le mura del castello, intitolata a Santa Maria e ai santi Michele e Martino. Il borgo ed il castello di Nugola si trovano menzionati per tutto il XIV secolo in concessioni a livello degli arcivescovi relative a beni ivi situati; ma nella metà del XV secolo essi appaiono abbandonati e diruti. Durante la visita pastorale del 1462 la chiesa di Sant'Andrea fu trovata priva di rettore e probabilmente già in rovina, così come la cappella di S.Maria insieme al castello, ormai diroccato. È probabile che questa località, come altre del contado pisano, avesse subito crisi e spopolamento in relazione alle rovinose guerre tra Pisa e Firenze conclusesi con la sconfitta di Pisa nel 1406, cui seguì un generale abbandono delle terre da parte degli antichi proprietari pisani.

Dalla metà del XV secolo iniziò la penetrazione delle grandi famiglie fiorentine, i Medici in primis, con grandi acquisti di terre e risanamento di terreni paludosi. Nel 1484 si costituì il primo nucleo della tenuta di Nugola vecchia mediante concessione dell'Arcivescovo di Pisa. Seguirono vari passaggi di proprietà fra diverse famiglie fiorentine, fino a quando il cardinale Ferdinando de' Medici, futuro terzo granduca di Toscana, il 20 febbraio 1576 condusse a livello dall'arcivescovo Giugni di Pisa per sé, i suoi figli e discendenti, il tenimento di Nugola e 13 parti delle 24 di Poggio Seghieri e Mortaiolo per annuo canone di scudi 200. L'antica badia di Nugola, divenuta commenda, fu ceduta dall'abate con i beni annessi al duca Cosimo I de' Medici nel 1553. Questi ed i successori la trasformano in un fattoria granducale con una vasta tenuta comprendente anche Collesalvetti. Nel 1571 il titolo abbaziale fu trasferito alla parrocchia di Collesalvetti, mentre l'antica chiesa, ormai in rovina, fu profanata nel 1594. A Nugola nuova il granduca Cosimo II de' Medici fece erigere la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, poi ingrandita nel 1820.

Si hanno successive notizie di Nugola nel 1737, sotto il governo lorenese, che per risolvere la perdurante crisi in cui versavano i possedimenti della Corona amministrati dallo Scrittoio delle Regie Possessioni, diede avvio alla politica del "grande affitto" che coinvolse anche le case ed i terreni posseduti a Nugola. Anche la fattoria granducale di Nugola Vecchia venne data in affitto nel 1740 e poi venduta da Pietro Leopoldo ai pisani Cesi, per poi essere nuovamente alienata nel 1802 a una società formata da ricche famiglie livornesi tra cui spiccavano Cristofano Despotti, Eustachio Monspignotti e Giuseppe Carega.

In seguito all'Unità d'Italia e fino al secondo dopoguerra Nugola rimase ai margini delle vicende del territorio; negli anni ottanta e anni novanta del XX secolo invece ha visto un notevole sviluppo demografico, col raddoppio di dimensioni di quella parte di abitato denominata Nugola Nuova, che adesso costituisce il vero nucleo di Nugola.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta del Novecento Nugola è stata oggetto di un progetto da parte del Comune di Collesalvetti: il disegno dell'allora amministrazione comunale era quello di costruire un cimitero unico per tutto il Comune, in sostituzione dei vari cimiteri paesani. Questo progetto è stato per molti decenni abbandonato, solo in questi ultimi anni si è riuscito ad attuarlo.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Campo da Calcio di Nugola, via degli Ontani

Di lunga tradizione è il torneo estivo di calcetto a 6 che riunisce i migliori giocatori del paese, attingendo però alcuni rinforzi anche all'esterno, che si disputa nel campetto (48x26 il campo e 4x2 le porte) adiacente alla scuola elementare. Purtroppo nei primi anni del nuovo millennio questa ricorrenza è venuta meno, a causa dell'assenza di un forte e costante gruppo di organizzazione, eccettuate alcune sporadiche edizioni allestite da piccoli nuclei di ragazzi desiderosi di ridare una scintilla di vita a un torneo da sempre molto sentito in questo Paese. La formula del torneo prevede che 6 squadre si affrontino le une con le altre in un tipico girone all'italiana; le prime quattro accedono alla fase successiva cioè le semifinali, così combinate: la prima classificata contro la quarta e la seconda contro la terza piazzata. Alla finale approdano, ovviamente, le vincenti delle due semifinali. Le squadre vengono solitamente così composte: dopo aver raccolto le iscrizioni dei partecipanti, questi ultimi vengono suddivisi dallo staff organizzante in sei categorie che racchiudono gruppi di giocatori simili per doti calcistiche. Si parte quindi dalla prima categoria o prima testa di serie in cui sono riuniti gli atleti più forti (che spesso ricoprono il ruolo di Capitano all'interno della propria squadra) e si arriva fino alla sesta categoria in cui vengono ordinati i calciatori meno esperti. I portieri sono esclusi da tale classificazione poiché in sede di estrazione sono sovente utilizzati come misure di bilanciamento. Una volta graduati tutti i partecipanti si procede con il sorteggio per la composizione di ogni squadra che avrà al proprio interno un esponente di ogni categoria, dalla prima alla sesta. Quindi si capisce che ogni compagine disporrà in totale di 7 giocatori. Le regole sono quelle del più famoso calcio a 11 con alcune modifiche che, invero, variano di edizione in edizione; ad esempio la scelta di estromettere o meno la norma del fuorigioco oppure se battere le rimesse laterali con le mani o con i piedi. Una regola da sempre adottata in questo torneo è quella della turnazione dei giocatori in campo: giocando, a partita, due tempi da 30 minuti tutti gli atleti (escluso il portiere) dovranno sostare dieci minuti in "panchina". In questo modo tutte le categorie giocano lo stesso ammontare di tempo mettendo su un piano di uguaglianza le squadre rivali. Vengono premiati, solitamente, oltre ai piazzati sul podio, il capocannoniere, il miglior portiere/difesa e il miglior giocatore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron Editore, 1981, p. 369.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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