Modesto Della Porta

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La casa natale in via Modesto Della Porta 25, Guardiagrele

Modesto Della Porta (Guardiagrele, 21 marzo 1885Guardiagrele, 23 luglio 1938) è stato un poeta italiano.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

La pietra tomba nella tomba di famiglia in un cimitero a Guardiagrele

Nato a Guardiagrele, da Donato e Maria Vitacolonna, frequentò la scuola elementare e in parte la scuola media.

Divenne un sarto ed esercitò il mestiere nel suo paese e a Roma, ma amava comporre poesie che era solito recitare agli amici. Nel 1933 l'editore lancianese Gino Carabba pubblicò le sue poesie in un volume intitolato Ta-pù, dal nome di uno dei suoi più noti componimenti.

Il nostro non si sposò e morì a Guardiagrele il 23 luglio 1938, a 53 anni.

Nel 1954 alcuni amici del poeta fecero pubblicare delle sue poesie inedite dalla casa editrice Marchionne di Chieti.

La sua cultura quindi, più che nascere dai libri scolastici, derivava dalla conoscenza dei proverbi e delle tradizioni abruzzesi.

Non potendosi considerare propriamente un letterato, in passato, nonostante il grande successo riscosso dalle sue poesie e la conseguente notorietà, non fu mai molto apprezzato dai critici letterari. Solo di recente si è iniziato ad apprezzarne la icasticità espressiva e a dargli il merito di far conoscere la vita delle genti abruzzesi di un tempo: una vita povera, umile e fatta di immani sacrifici.

Le poesie[modifica | modifica wikitesto]

Con le sue opere Modesto Della Porta rappresenta in chiave umoristica la realtà del suo tempo, in maniera molto spesso cruda, con la semplicità e la genuinità di un uomo del popolo, che evita ragionamenti e spiegazioni filosofiche. Egli riesce a far riflettere sul dolore umano, ma lo fa sempre servendosi del riso.

Le più note sono Serenate a mamme - Lu carusille (la giostra) - La coccia de San Donate (la testa di San Donato) - La nuvene de Natale - Ta-pù: la cumparse, espressione di una vitalità tipica del popolo di Guardiagrele, dove si mescolano riflessioni personali del poeta sulla condizione precaria della vita di chi non nasce ricco, e di tradizioni tipiche del suo paese, come la cantata dei pastori e degli zampognari sotto Natale, o la festa patronale di San Donato.

Pensiero e poetica[modifica | modifica wikitesto]

Della Porta si definiva un "poeta senza lettera", cioè senza parole, in quanto non completò mai gli studi elementari, dedicandosi subito al lavoro di sarto, e saltuariamente compose poesie, agli iniziò dedicandosi anche a partecipare come suonatore di trombone alla banda civica. I suoi interessi erano tuttavia letterari, tuttavia non avendo il bagaglio culturale necessario per comporre in italiano (lo dichiara in fatti nel componimento Serenate a mamme) , decise di affrontare la materia nel dialetto schietto, da sempre parlato.

Le prime composizioni sono del 1912, poesie d'occasione ed epigrammi indirizzati agli amici per cerimonie e feste, rievocando anche le serate passate all'osteria con i compagni di gozzoviglio. Compose ad esempio La pescherella in occasione dell'inaugurazione della fontana pubblica nella villa comunale di Guardiagrele (4 agosto 1912). Pubblicò anche per periodici regionali come "L'Abruzzo" di Lanciano, "L'idea abruzzese" di Pescara, riscuotendo pian piano successo. Fu il poeta laureato frentano Cesare De Titta, anche lui esperto di componimenti in dialetto, ma anche in latino e italiano, a notare Modesto Della Porta ed a incoraggiarlo nella pubblicazione di componimenti, tanto che nel 1922 Della Porta vinse il primo premio per il Concorso "Canzoni Abruzzesi" di Lanciano.[senza fonte]

Nei bozzetti si evince un carattere patriottico, fortemente attaccato alla terra di Guardiagrele, in parte socialista, come scrive Mario Palmerio, e vagamente fascista[senza fonte], anche se Della Porta dovette adeguarsi alle nuove leggi del regime. Oltre a ciò, Modesto continuò a partecipare a incontri di poesia, come al Caffè Vittoria di Chieti, alla Piedigrotta Frentana di Lanciano nel 1922, conoscendo anche versificatori di fama quali Luigi Dommarco e Luigi Sigismondo di Ortona, i mattatori del festival della Maggiolata ortonese. La sua lirica Vuje pijjà na moglie fu musicata anche da Guido Albanese.

Nei primi anni Trenta, Della Porta aveva raccolto abbastanza componimenti per la pubblicazione di un'antologia, che verrà pubblicata nel 1933 dalla casa editrice "Rocco Carabba" di Lanciano, con il titolo di Ta-pù (il rumore del trombone, che Modesto amava suonare), con il sottotitolo "Lu trumbone d'accumpagnamente". Con questa copia, Modesto Della Porta si recò anche a Gardone Riviera per conoscere Gabriele d'Annunzio, tuttavia per modestia non volle farsi riconoscere, sicché fu trattato come una sorta di suonatore ambulante. La copia è ancora oggi conservata nel mausoleo del Vittoriale degli italiani

Dopo un viaggio fallimentare a Roma, cercando fortuna, Modesto si accorse dell'inadeguatezza della sua personalità ad adattarsi alla vita della grande città, e preferì tornare nel piccolo paese natio di Guardiagrele, continuando a fare il sarto, e a spendere il denaro le sere nelle osterie con gli amici di vecchia data. Ammalatosi di cancro, prima di spirare, confidò: "So' fatt' la fine della pall'allumàt", ossia "ho fatto la fine del botto inesploso"

Sepolto nel cimitero comunale di Guardiagrele, la sua casa natale, ancora adibita a museo, si trova su Via Modesto Della Porta, dopo la chiesa del Carmine in direzione della villa. Presso la villa pubblica è stato costruito un monumento a lui dedicato, con busto di bronzo sopra piedistallo con incisi alcuni versi di Serenate a mamme.

Ta-pù[modifica | modifica wikitesto]

"Ta-pù" (sottotitolo: "Lu trumbone d'accinpagnamente") è un lavoro composto nel 1920, che dà il titolo alla raccolta di poesie pubblicate dall'editore Carabba di Lanciano (Ch) nel 1933. L'opera evve successive edizioni postume, con integrazioni di poesie inedite, l 'ultima più aggiornata è l'edizione del 2009, pubblicata a Guardiagrele, a cura di Mario Palmerio.

Nell'opera Modesto Della Porta rappresenta un calzolaio, suonatore del trombone d'accompagnamento, strumento musicale presente nelle bande paesane, il cui unico suono è, appunto, "Ta-pù". La dichiarazione di poetica è nella lirica aprente "Serenate a Mamma", riportata anche nel monumento che sarà dedicato a Della Porta, nella villa comunale di Guardiagrele. Nel prologo Modesto dichiara che il suo stile sarà semplice, rozzo in quanto non ha studiato abbastanza, creando dunque un forte nesso con la povertà di note di un trombone da accompagnamento. Tuttavia per la sincerità del suo sentimento, il poeta riuscirà magari a indovinare qualche nota/parola nei versi.

Serenate a Mamma

O Ma', se quacche notte mi ve ‘nmente,
ti vujje fa' na bella 'mpruvisate
t'aja minì a purtà na serenate
'nche stu trombone d'accumpagnamente.

Né ride, Ma', le sacce: lu strumente
è ruzze e chi le sone nen te fiate,
ma zitte, ca se cojje lu mumente,
capace ca l'accucchie na sunate.

Quande lu vicinate s'arisbejje,
sentenneme suna', forse pu' dire:
“vijat'a jsse coma sta cuntente”!

Ma tu che mi cunusce nen ti sbejje:
li si ca ugne suffiate è nu suspire,
li si ca ugne mutive è nu lamente![1]

Questo sarto, come tanti altri artigiani dell'epoca, suonava nella banda durante il periodo delle feste, girando di città in città, non soltanto spinto da ragioni economiche, ma per passione, ed in questo lavoro sono espresse le sue amare riflessioni sulla vita. Infatti Modesto ne da testimonianza con il personaggio di Mastre Cicche nelle 5 liriche finali della prima edizione dell'opera, raccontando ormai anziano le sue peregrinazioni nelle feste e i bocconi amari di questo umile lavoro.

Nelle poesie si percepisce il sentimento genuino, Modesto inerisce come un copione teatrale molti discorsi e commenti diretti dei paesani riguardo una situazione in svolgimento, come a riprodurre fedelmente nella lirica una scena di vita paesana. Il racconto spesso, alternato in capitoli poetici, ha dei bruschi cambiamenti di scena, come fossero ricordi che affiorano nella mente del poeta, quasi di "voli pindarici", in cui Della Porta, descrivendo situazioni comuni di quotidiane di Guardiagrele, esprime il suo punto di vista, ora in metro endecasillabo sciolto ora a rima incatenata. Le liriche più note sono "Lu meraqule di San Donato - La cocce di San Donato - Lu cavallucce - La bande - Lu cecate - La Novena di Natale". Opere in cui Modesto esprime i suoi ideali di fratellanza paesana, con sferzate alla politica e alla giustizia, sono "La famije - Lu zinchere -L'elettore comunale".

Della Porta inizia col raccontare il fatto, salvo poi soffermarsi con giudizi, anche lunghi, sul senso della vita, tradendo spunto da fatti realmente accaduti a lui, oppure seguendo il suo pensiero. Spesso compaiono i tipi di Guardiagrele, le figure di giovani scapestrati attaccati però alla vita, che passano la serata in un'osteria , e poi riflettono sul senso della vita, lungo il tragitto verso casa, per smaltire la sbronza.

Della Porta si sofferma anche sulle ipocrisie della gente, tratteggiando la falsa carità verso i disgraziati e i reietti che si arrangiano per elemosinare ("Lu cecate"), o sul fatto tragicomico della statua di San Donato patrono ("La cocce de san Donate"), che viene accidentalmente decapitata sbattendo al portone della cattedrale, venendo astutamente sostituita, in accordo tra sindaco, priore e organizzatore della festa, con un'altra, al fine di far continuare la festa, in modo che ciascuno ne tragga guadagno. Esemplare, tanto da diventare proverbiale, è la poesia in cui si parla della velocità con cui improvvisamente cambia la sorte per ciascuno, ossia "Lu destine", da cui il proverbio "Lu destine me se l'ha magnate la hatte" (il mio destino se l'è mangiato il gatto).

La poeticità di Della Porta si estende anche in epigrammi della silloge curata nel 2009 da Mario Palmerio, in componimenti ora brevi, quasi delle massime di vita, ora in descrizioni in strofe, contrapposte a riflessioni personali; ora le liriche sono encomi e poesie d'occasione, come "La pescherella", composta per l'inaugurazione nel 1914 della fontana della villa comunale, con tanto sentimento di auguri da parte di Modesto, prevedendo quasi il fatto che il luogo sarebbe divenuto il punto di aggregazione per i guardiesi.

Una delle liriche più poetiche e malinconiche, in cui la critica, soprattutto il "dellaportista" Mario Palmerio, ha riconosciuto il prodotto più felice del poeta, è "Novena di Natale", in cui Della Porta parla della tradizionale figura dello zampognaro che va di casa in casa a raccontare la nascita di Gesù, accompagnato dalla ciaramella. Della Porta incontra suo zio per strada, durante la nevicata, nella lirica riesce a raccogliere un momento di innocenza e sublimità, simbolo del Natale, bruscamente interrotto dalle richieste degli spettatori di suonare una mazurketta allegra.

Della Porta compose anche una canzone "Carrufine" (I garofani), che vinse il primo premio al concorso della Piedigrotta Frentana a Lanciano nel 1922, sorpassando perfino il poeta locale Cesare De Titta.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Ta-pù, lu trumbone d'accumpagnamente, prefazione di L. De Giorgio (Lanciano, G. Carabba, 1947, e successive edizioni);
  • Poesie (inedite) (Chieti, C. Marchionne, 1954);
  • Inediti (e non) di Modesto Della Porta, a cura di Raffaele Tiboni (Roma, Visigalli-Pasetti, 1968; estratto da Abruzzo-supplemento, a. 1, n.3, 1967);
  • Ta-pù, lu trumbone d'accumpagnamente (Lanciano, Editr. Itinerari, 1971);
  • La nuvene de Natale (Guardiagrele, 2002)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Della Porta, Modesto (1947): Ta-pù, lu trumbone d'accumpagnamente, Lanciano: G. Carabba, p. 5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Mola, Poeti d'Abruzzo. Modesto della Porta, in "La Tribuna", 3 settembre, 1938;
  • Luigi Polacchi, La poesia di Modesto della Porta (Pescara, Stracca editore, 1948);
  • Francesco Brasile, La novena di Natale di Modesto della Porta, in "Attraverso l'Abruzzo", a.III (1955), n.10, pp. 14–16;
  • F. Brasile, La Velàngele di San Michele, in "Attraverso l'Abruzzo", a. IV, n.2, p. 4, 1956 (su una composizione di Della Porta);
  • Ottaviano Giannangeli, Quattro sonetti di Modesto della Porta, in Dimensioni, a. II, n. 3-4-5, maggio-ott. 1958;
  • Giuseppe Profeta, Letteratura popolare e letteratura dialettale: con un saggio sulla poesia di Modesto della Porta (Teramo, Ars et Labor, 1962);
  • G. Profeta, Poesie e popolo nell'opera di Modesto Della Porta (Teramo, CETI, 1964);
  • O. Giannangeli, Il dolore di vivere in Modesto della Porta, in Atti del V Convegno regionale dei poeti dialettali d'Abruzzo e Molise (Montesilvano, Grafica Siva, 1966);
  • Francesco Amoroso, Modesto Della Porta, il poeta della gente d'Abruzzo, prefazione di O. Giannangeli (Pescara, Attraverso l'Abruzzo, 1966);
  • Ottaviano Giannangeli, Operatori letterari abruzzesi (Lanciano, Editr. Quadrivio, 1970);
  • F. Amoroso, Modesto Della Porta: ricostruzione dell'uomo e del poeta, introduzione di Vittorio Clemente (Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1971);
  • Vito Moretti, Saggi di lettura e di bibliografia dellaportiana: con alcuni inediti (Lanciano, Quaderni di "Rivista Aruzzese", 1985);
  • Gianni Oliva e Carlo De Matteis, Letteratura delle regioni d’Italia. Storia e Testi (Brescia, Edizioni La Scuola, 1986);
  • Giacinto Spagnoletti e Cesare Vivaldi, Poesia dialettale dal Rinascimento ad oggi (Milano, Garzanti, 1991);
  • V. Moretti, Per Modesto Della Porta, inediti e apparati critici (Comune di Guardiagrele, Assessorato alla Cultura, 1999);
  • O. Giannangeli, Scrittura e radici: saggi 1969-2000 (Lanciano, Casa Editrice Rocco Carabba, 2002)

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