Miopia

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Miopia
Myopia.gif
Nella miopia i raggi luminosi non si focalizzano sulla retina bensì davanti ad essa.
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 367.1
ICD-10 H52.1
MedlinePlus 001023

La miopia è un'ametropia o un'anomalia refrattiva, a causa della quale i raggi luminosi provenienti da un oggetto distante non si focalizzano correttamente sulla retina, ma davanti ad essa.
La conseguenza è che gli oggetti osservati tendono ad apparire sfocati e la visione migliora con la riduzione della distanza a cui si guarda.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

I raggi luminosi che passano attraverso i mezzi ottici oculari (cornea, cristallino, ecc.) vengono messi a fuoco all'interno del bulbo oculare, ma davanti alla retina anziché sulla retina. La conseguenza è che il punto remoto, cioè il punto più lontano dell'occhio a cui vi è una visione nitida senza l'utilizzo di accomodazione, è posto ad una distanza finita rispetto all'infinito come invece avviene in un occhio senza difetti di vista, detto emmetrope.

La distanza massima a cui un soggetto riesce a vedere nitidamente è inversamente proporzionale al grado della miopia. Per esempio, un miope di -2.00 diottrie riesce a vedere nitidamente al massimo a 50 centimetri (ossia 1/2 metro) e non oltre. Invece, il soggetto miope sarà in grado di ottenere una messa a fuoco per punti ancora più vicini rispetto ad un soggetto emmetrope.

Etimologia della parola[modifica | modifica wikitesto]

La radice di miopia è di origine greca e significa “socchiudere gli occhi”, un espediente comune per migliorare la nitidezza dell’immagine visiva; le palpebre se “strizzate” funzionano come un diaframma naturale permettendo un aumento della profondità di fuoco.

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

La miopia è dovuta generalmente ad una lunghezza eccessiva del bulbo oculare. Un'altra causa può essere un'alterata curvatura delle superfici rifrattive dell'occhio. Nelle fasi iniziali e intermedie della cataratta oppure a seguito di alterazioni metaboliche si può manifestare miopia a seguito di alterazione dell'indice di rifrazione dei mezzi oculari, in particolare del cristallino.

Oltre a questa classificazione prevalentemente ottica possiamo citarne altre in base alla causa ereditaria oppure evolutiva: l'eccessivo sforzo e protrarsi del lavoro prossimale provoca o concorre a sviluppare miopia; in particolare un defocus di tipo ipermetropico (dove il fuoco cade dietro la retina) stimola il bulbo oculare ad allungarsi causando miopia, in modo tale da far cadere il fuoco sulla retina.[1].

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

La gravità della miopia, come tutte le ametropie, si misura in diottrie. (indicano il potere delle lenti correttive necessario a compensare il difetto).

A fino a -3.00 diottrie si tratta di miopia lieve e si considera un difetto visivo in un occhio altrimenti sano, da -3.00 a -6.00 diottrie si tratta di miopia media, mentre una miopia maggiore di -6.00 diottrie è considerata di grado elevato. La miopia è definita patologica, quando si associa a patologie corio-retiniche o oculari quali distacco della retina o glaucoma. Vi sono però molti criteri e le classificazioni possono variare anche notevolmente.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Eziologica[modifica | modifica wikitesto]

  • Miopia assiale: è attribuita ad un aumento della lunghezza assiale dell'occhio.
  • Miopia refrattiva: è attribuita agli elementi rifrangenti dell'occhio.
    • Miopia di curvatura: eccessivo, o maggiore, curvatura di una o più delle superfici rifrangenti dell'occhio, soprattutto la cornea. In soggetti con la sindrome di Cohen, la miopia sembra derivare dall'alto potere corneale e lenticolare.
    • Miopia d'indice: variazione dell'indice di rifrazione di uno o più dei mezzi oculari.

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

  • Miopia semplice: più comune rispetto ad altri tipi di miopia, è caratterizzata da un occhio troppo lungo per la sua potenza ottica (determinata dalla cornea e cristallino) o otticamente troppo potente per la sua lunghezza assiale. Si ritiene contribuiscano allo sviluppo della miopia semplice fattori genetici e fattori ambientali, in particolare significative quantità di lavoro (o lettura) di oggetti vicini.
  • Acquisita o funzionale.
  • Ereditaria: riferita al fatto che si erediti la tendenza a diventare miopi.
  • Evolutiva: legata allo sviluppo del bambino.
  • Congenita: miopie già presenti alla nascita, nei primi giorni di vita o rilevate prima dei sei anni. L’entità della miopia congenita è piuttosto variabile con oscillazioni da 4 a 10D.
  • Patologica o degenerativa: con “miopia patologica” si designa quella condizione refrattiva miopica caratterizzata da un eccessivo allungamento del globo oculare associata a complicanze evolutive del fondo oculare, a volte gravi. Dà origine ad alterazioni degenerative a carico del vitreo, della coroide e della retina capaci di produrre gravi deficit permanenti dell’acutezza visiva.
  • Notturna: si manifesta in condizioni di ridotto illuminamento ed è presente in tutti i soggetti, pur di entità differente. È frutto di diverse condizioni; per esempio può essere dovuta ad aberrazione sferica e aberrazione cromatica.
  • Da campo vuoto: si manifesta quando siamo in assenza di stimoli ma non al buio. Per esempio la osserviamo in condizioni di nebbia o di maltempo.
  • Pseudomiopia: offuscamento della visione a distanza causato da spasmo del muscolo ciliare; consiste in una insorgenza improvvisa di miopia, o in un improvviso peggioramento della condizione miopica preesistente, con riduzione di acutezza visiva. Si può trattare di un fenomeno passeggero e di breve durata come di una condizione di tipo pressoché permanente.

Patologica[modifica | modifica wikitesto]

Le alterazioni che possono interessare il polo posteriore sono essenzialmente di due tipi: distrofiche (stafiloma miopico, rotture della membrana di Bruch, atrofia corioretinica, distacco di retina) ed essudative (neovascolarizzazione coroideale); è inoltre frequente la comparsa del glaucoma nei pazienti affetti da miopia patologica.

Transitorie[modifica | modifica wikitesto]

  • Da farmaci:alcuni farmaci tendono a indurre una condizione miopica a rapida insorgenza e con durata di alcuni giorni, la cui entità può arrivare fino a 7D.
  • Da iperglicemia: variazioni nel tasso glicemico possono provocare l’insorgenza di miopia bilaterale di alcune diottrie. La causa più comune è il diabete.
  • Traumatica:alcuni traumi al bulbo oculare possono indurre una miopia fino a circa 6D che si risolve mediamente in una decina di giorni.
  • Senile:tendenza delle persone anziane a diventare miopi.

Stafiloma e atrofia corioretinica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stafiloma miopico è uno sfiancamento del bulbo oculare, accompagnato da una serie di alterazioni degenerative della coroide e della retina; è presente già da giovani e peggiora con l'età, per evolvere - in taluni casi - fino alla cecità legale.

Distrofia e atrofia corioretinica[modifica | modifica wikitesto]

La retina, in corrispondenza dello stafiloma, presenta vasi stirati e la macula lutea diventa indistinguibile: spesso queste aree di assottigliamento evolvono verso la completa atrofia corioretinica.

Distacco della retina[modifica | modifica wikitesto]

Il distacco di retina in presenza di miopia patologica può avvenire "spontaneamente", ovvero senza cause di origine traumatica, ma in realtà è determinato da lacerazioni del tessuto retinico assottigliato indotte dalla trazione del corpo vitreo (il liquido gelatinoso che riempie il bulbo). La terapia è chirurgica, ma un'efficace prevenzione può essere fatta mediante trattamenti laser.

Neovascolarizzazione coroideale[modifica | modifica wikitesto]

È una delle complicanze più gravi per la prognosi visiva per questa forma di malattia. Colpisce circa il 10% degli occhi affetti da miopia patologica e spesso compare in corrispondenza di una rottura della membrana di Bruch. I sintomi sono: visione distorta e annebbiata o scotoma assoluto centrale (in caso di emorragie sottoretiniche).

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

I metodi di correzione possono essere svariati. Solitamente, il primo approccio, è quello di compensarla con lenti negative che permettono di spostare il fuoco sulla retina e quindi vedere le immagini a fuoco. La correzione non è solo oftalmica, quindi mediante occhiali, ma può anche avvenire attraverso lenti a contatto (morbide, rigide, ortocheratologia), approcci rieducativi (visual training) ed infine approcci chirurgici. In base al grado di miopia e alle esigenze del soggetto si preferirà un metodo correttivo piuttosto che un altro.

Per la correzione chiururgica si usa il termine chirurgia refrattiva, solitamente tramite laser, che modificano la curvatura della cornea, diminuendo il potere rifrattivo della cornea, compensando la miopia. Le tecniche più utilizzate sono la PRK e la LASIK. Altri trattamenti chirurgici in uso sono gli impianti di lenti fachiche, la sostituzione del cristallino e la cheratotomia radiale, tecnica chirurgica ideata dal medico russo Fëdorov[2][3].


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Defocus retinico
  2. ^ Svyatoslav Fyodorov, 72, Eye Surgery Pioneer - New York Times
  3. ^ Muore con l' elicottero Fyodorov, «mago» russo della miopia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Paolo Pagliaga, Vizi di Refrazione, Torino, Minerva medica, 2002.
  • William J. Benjamin, Borish's clinical refraction.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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