Marlena Shaw

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Marlena Shaw
Marlena Shaw.png
Marlena Shaw in 1967
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
(New Rochelle, New York, U.S.A.)
GenereJazz
Blues
Soul
Disco
Periodo di attività musicale1967 – in attività
Strumentovoce, pianoforte
Etichetta
Sito ufficiale

Marlena Shaw (New Rochelle, 22 settembre 1942) è una cantante statunitense[1]. La Shaw ha iniziato la sua carriera di cantante negli anni '60 e canta ancora oggi. La sua musica è stata spesso campionata nella musica hip hop e utilizzata negli spot televisivi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marlena Shaw è nata il 22 settembre 1942 a New Rochelle, New York. È stata accostata per la prima volta alla musica da suo zio Jimmy Burgess, un trombettista jazz. In un'intervista con il New York Times, ha detto al giornalista "Lui [Jimmy Burgess] mi ha introdotto alla buona musica attraverso i dischi - Dizzy [Gillespie], Miles [Davis], un mucchio di pezzi gospel, e da Al Hibbler, che sa davvero come esprimere una canzone." Nel 1952 Burgess la portò sul palco dell'Apollo Theatre di Harlem per cantare con la sua band. La madre della Shaw non voleva che Marlena andasse in tour con suo zio in così giovane età. Shaw si iscrisse al New York State Teachers College di Potsdam (ora conosciuta come la State University di New York a Potsdam) per studiare musica, ma in seguito abbandonò.[2]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Marlena Shaw iniziò a fare apparizioni di canto nei jazz club ogni volta che riusciva a trovare tempo. La più notevole di queste apparizioni fu nel 1963, quando lavorò con il trombettista jazz Howard McGhee. Avrebbe dovuto suonare al Newport Jazz Festival con McGhee e la sua band, ma lasciò il gruppo dopo aver litigato con uno dei membri della band. Nello stesso anno ottenne un'audizione con il talent scout dell'etichetta Columbia John Hammond. La Shaw non si esibì bene durante l'audizione perché era troppo nervosa. Imperterrita continuò a cantare in piccoli club fino al 1966. La sua carriera decollò nel 1966 quando ottenne un concerto con la catena Playboy Club di Chicago. Fu attraverso questo concerto che incontrò i rappresentanti dell'etichetta musicale Chess Records e presto firmò con loro. Pubblicò i suoi primi due album sulla loro controllata Cadet Records. Una traccia dell'album del 1969 "California Soul", una melodia funk-soul scritta da Ashford & Simpson e originariamente pubblicata come singolo dal quintetto pop americano The 5th Dimension, in seguito divenne un punto fermo nella scena rare groove[3][4] del Regno Unito. Questa canzone apparve in spot televisivi per i camion Dockers, KFC[5] e Dodge Ram.[6] Incapace di trovare il proprio stile con la Chess, nel 1972 si trasferì alla Blue Note Records, orientata al jazz.

Nel 1977 ha pubblicato un LP Sweet Beginnings sulla Columbia che conteneva, probabilmente, il momento più bello della Shaw: Yu Ma/Go Away Little Boy, un medley contenente il vecchio standard di Goffin e Carole King, originariamente registrato da Nancy Wilson. L'album conteneva anche la traccia Look At Me, Look At You, popolare nella rara scena groove del Regno Unito. Canta la sigla "Don't ask to stay until tomorrow" dal film del 1977 Looking for Mister Goodbar. Ha anche registrato uno dei più grandi successi dell'era disco, un remake di "Touch Me in the Morning", anch'esso per la Columbia Records.

Nel 1982 Marlena registrò la ballata di Gary Taylor dal titolo "Without You In My Life" dall'LP Let Me In Your Life che fu prodotto congiuntamente da Johnny Bristol e Webster Lewis su South Bay Records. Ciò ebbe un discreto successo nelle classifiche negli Stati Uniti. Nel 1983 registrò la parte vocale di "Could It Be You", un brano di Phil Upchurch nel suo album Name Of The Game.

La Shaw si esibisce e registra ancora oggi. Nel 1999, nel 2001 e di nuovo nel 2007, è stata una degli interpreti al North Sea Jazz Festival nei Paesi Bassi.[7][8][9]

Il 25 giugno 2019 il The New York Times Magazine ha elencato Marlena Shaw tra centinaia di artisti il cui materiale andò probabilmente distrutto nell'incendio della Universal Studios di Hollywood del 2008.[10][11]

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Elenco scelto[12]

  • Out of Different Bags (Cadet, 1967)
  • The Spice of Life (Cadet, 1969)
  • Marlena (Blue Note, 1972)
  • From the Depths of My Soul (Blue Note, 1973)
  • Marlena Shaw Live at Montreux (Blue Note, 1974)
  • Who Is This Bitch, Anyway? (Blue Note, 1975)
  • Just a Matter of Time (Blue Note, 1976)
  • Sweet Beginnings (Columbia, 1977)
  • Acting Up (Columbia, 1978)
  • Take a Bite (Columbia, 1979)
  • Let Me in Your Life (South Bay, 1982)
  • It Is Love (Verve, 1987)
  • Love Is in Flight (Polydor/Verve, 1988)
  • Dangerous (Concord Jazz, 1996)
  • Elemental Soul (Concord Jazz, 1997)
  • Live in Tokyo (441 Records, 2002)
  • Lookin' for Love (441 Records, 2004)

Come ospite[modifica | modifica wikitesto]

Con Benny Carter

  • Benny Carter Songbook (MusicMasters, 1996)
  • Benny Carter Songbook Volume II (MusicMasters, 1997)

Con Buddy Montgomery

  • Ties of Love (Landmark, 1987)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marlena Shaw Discography, su Discogs. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  2. ^ (EN) Marlena Shaw | Biography & History, su AllMusic. URL consultato il 16 agosto 2020.
  3. ^ (EN) Guardian Staff, Dorian Lynskey meets the vinyl collectors, su the Guardian, 7 aprile 2006. URL consultato il 18 dicembre 2020.
  4. ^ (EN) Rare groove, in Wikipedia, 4 novembre 2020. URL consultato il 18 dicembre 2020.
  5. ^ Upstairs Post, KFC "Soul Food", su youtube.com. URL consultato il 20 gennaio 2019. Ospitato su YouTube.
  6. ^ 2014 Dodge Ram 1500 Ad - YouTube Video
  7. ^ (EN) Marlena Shaw | NN North Sea Jazz Festival, su www.northseajazz.com. URL consultato il 16 agosto 2020.
  8. ^ (EN) | NN North Sea Jazz Festival, su www.northseajazz.com. URL consultato il 16 agosto 2020.
  9. ^ (EN) | NN North Sea Jazz Festival, su www.northseajazz.com. URL consultato il 16 agosto 2020.
  10. ^ Redazione, Nel 2008 in un devastante incendio alla Universal andarono distrutti oltre 500.000 master ma ce lo dicono solo oggi, su www.ondamusicale.it. URL consultato il 18 dicembre 2020.
  11. ^ Jody Rosen, Here Are Hundreds More Artists Whose Tapes Were Destroyed in the UMG Fire, su The New York Times, 25 giugno 2019. URL consultato il 28 giugno 2019.
  12. ^ (EN) Marlena Shaw | Album Discography, su AllMusic. URL consultato il 16 agosto 2020.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN51879101 · ISNI (EN0000 0000 5514 5080 · Europeana agent/base/91307 · LCCN (ENn92016991 · GND (DE13457298X · BNF (FRcb13937042c (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n92016991