Irredentismo italiano a Malta

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Mappa delle regioni considerate italiane dagli irredentisti italiani nel 1918. Nella mappa si nota in rosso l'isola di Malta

L'Irredentismo italiano a Malta fu un movimento politico maltese che, tra l'800 e la prima metà del '900 propugnava l'integrazione dell'arcipelago di Malta (possedimento britannico) nel Regno d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della conquista araba, l'arcipelago di Malta (già occupato da fenici, romani e bizantini) fu ripopolato dopo l'anno mille da popolazioni venute dalla vicina Sicilia che parlavano un dialetto semitico siculo-arabo, antenato della lingua maltese. Recenti studi hanno confermato che geneticamente i maltesi odierni sono simili agli italiani del Sud, specificamente ai siciliani e ai calabresi.[1] A seguito della conquista normanna, la popolazione dell'arcipelago passò lentamente alla fede cattolica. Nel 1530 Malta venne concessa in affitto perenne dal Regno di Sicilia ai Cavalieri Ospitalieri, che la governarono fino alle guerre napoleoniche. In tale periodo, la lingua italiana fu lingua franca dell'amministrazione nell'arcipelago.[2] Anche l'aristocrazia maltese, in questo periodo, utilizzava l'italiano come lingua colta.

Nel 1796 Mikiel Anton Vassalli pubblicò il primo dizionario maltese-latino-italiano, noto come il "Lessico"; Vassalli è noto come il padre e creatore della lingua maltese moderna e fu un riferimento per chi si opponeva all'anglicizzazione di Malta durante il periodo coloniale (1800-1964).

Il dominio britannico e il Partito Nazionalista[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle guerre napoleoniche, Malta passò sotto dominio britannico. A partire dalla prima meta dell'Ottocento si registrò anche una piccola corrente migratoria dall'Italia verso le isole maltesi, costituita in parte da esuli del Risorgimento. Alla fine di quel secolo si contavano circa 700 italiani a Malta, quasi tutti alla Valletta. Alcuni di loro aderirono alle organizzazioni che favorivano l'irredentismo, specialmente nei primi decenni del Novecento.[3]

Nel 1880, l'italo-maltese Fortunato Mizzi[4] fondò il Partito Anti-Riformista (Partit Anti-Riformista) per contrastare le politiche del governo coloniale britannico in materia fiscale e l'anglicizzazione del sistema giudiziario e scolastico. Il Partito aveva anche posizioni molto vicine a quelle degli esuli italiani risorgimentali, cosa che causò frizioni con la Chiesa cattolica locale. Il Partito Anti Riformista si sciolse nel 1905 per la stretta repressiva dei britannici sull'attività politica maltese.

Dopo la fine della Prima guerra mondiale, si formò una nuova coalizione più ampia e più moderata, che prese il nome di Unione Politica Maltese (Unjoni Politika Maltija, UPM). Da questa fuoriuscì la corrente più estremista e pro-italiana, guidata da Enrico Mizzi, che si costituì in Partito Democratico Nazionalista (Partit Demokratiku Nazzjonalista, PDN). I due movimenti parteciparono separati alle elezioni del 1921, ma adottarono una forma di desistenza per non danneggiarsi vicendevolmente. L'UPM, risultato primo partito nell'Assemblea legislativa, scelse di governare in coalizione con il Partito Laburista, esprimendo due Primi ministri: Joseph Howard e Francesco Buhagiar. UPM e PDN parteciparono ancora una volta separati, sebbene in coalizione, alle elezioni del 1924. Nel 1926, decisero di riunirsi e di adottare nuovamente il nome di Partito Nazionalista. Il nuovo partito unitario uscì però sconfitto dalle elezioni del 1927, a vantaggio del Compact, l'alleanza elettorale fra Partito Costituzionale Maltese e Partito Laburista.

Irredentismo italiano negli anni '20 e '30[modifica | modifica wikitesto]

Monumento al Sette Giugno, festa simbolo dell'irredentismo italiano a Malta.
Enrico Mizzi, già irredentista italiano incarcerato in Uganda nel 1940, e primo ministro maltese nel 1950

L'aspirazione di una notevole parte della popolazione maltese ad unirsi al Regno d'Italia rappresentò la maggiore preoccupazione politica dei britannici, specialmente dopo l'avvento del Fascismo che rivendicava apertamente l'italianità di Malta.

Il sette giugno (così, in italiano) è una delle feste nazionali di Malta. Essa commemora gli avvenimenti del 7 giugno 1919, quando le truppe britanniche spararono sulla folla disarmata che manifestava contro l'aumento del prezzo del pane in seguito a nuove tasse introdotte dall'autorità britannica. Questo avvenimento rafforzò i sentimenti irredentisti della popolazione maltese.

Gli irredentisti maltesi negli anni venti e trenta, riuniti nel Partito Nazionalista vicino alle posizioni fasciste, avevano nell'avvocato Carlo Mallia il loro ideologo e si esprimevano tramite il giornale Gazzetta Maltese, diretto da Enrico Mizzi (che successivamente fu primo ministro maltese nel 1950). Vi si opponeva il Partito Costituzionale Maltese, su posizioni filo-britanniche.

In seguito ad una crisi costituzionale, derivante da una disputa fra la Chiesa cattolica e il Partito Costituzionale, le elezioni politiche inizialmente programmate per il 1930 slittarono al 1932: il Partito Nazionalista emerse indiscusso vincitore di queste elezioni, conquistando 21 seggi su 32. La loro stagione di Governo non durò però a lungo: preoccupate dall'ascesa dell'Italia fascista nel Mar mediterraneo e in Africa, le autorità coloniali britanniche presero come pretesto le misure a sostegno dell'insegnamento della lingua italiana nelle scuole per sospendere sia il Governo che la Costituzione maltese.

Nel 1934 la lingua italiana fu abolita come lingua ufficiale a Malta a favore dell'inglese e del maltese.[5] Nello stesso anno circa il 66% della popolazione maltese si considerava "maltese italiana" secondo Mallia (ma il dato potrebbe essere stato gonfiato a fini propagandistici). In quel periodo l'italiano era lingua esclusiva della nobiltà, ed era parlato solo dal 14% della popolazione maltese (all'epoca circa 35.400 abitanti).

Alcuni antifascisti italiani si trasferirono a Malta in quegli anni, sostenuti dal governo inglese,[6] mentre alcuni fascisti maltesi come Carmelo Borg Pisani presero la cittadinanza italiana poiché consideravano Malta italiana.

I rapporti con il fascismo e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione degli irredentisti fascisti era molto articolata e prevedeva anche sezioni dell'OGIE (Organizzazioni giovanili italiane all'estero), i cui elementi più promettenti e dotati erano inviati in Italia per migliorare la loro formazione dottrinale. Per accogliere gli studenti maltesi, inoltre, il governo fascista aprì a Roma la "Casa della redenzione maltese".[7] Le loro attività erano però fortemente ostacolate dai britannici, tanto che alcuni, man mano che i rapporti italo-britannici andavano deteriorandosi, furono costretti all'esilio. Fra questi c'era anche Carlo Mallia, che a Roma fondò il Comitato di azione maltese, e venne in seguito nominato "consigliere nazionale" della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, proprio in rappresentanza dell'arcipelago maltese.

Su sua iniziativa, sempre a Roma, riprese anche la pubblicazione della Gazzetta maltese chiuso dagli inglesi all'indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale. Con l'inizio delle ostilità, inoltre, numerosi attivisti ancora residenti sull'arcipelago - incluso il leader nazionalista Enrico Mizzi (figlio del fondatore Fortunato) - furono fatti arrestare dal governo britannico e deportati in campi di prigionia in Uganda. In Italia i fuoriusciti maltesi aderirono per la gran parte al fascismo, ed in molti si arruolarono volontari nel Regio Esercito o, se non in possesso della cittadinanza italiana, nella MILMART della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale per combattere contro gli inglesi. Come estremo atto di protesta, rinunciarono anche alla cittadinanza britannica acquisendo quella italiana.[8]

Alcune decine di loro, inoltre, furono addestrati nel Centro militare G di Soriano nel Cimino (Viterbo), per diventare "guide da sbarco" in vista dell'invasione dell'isola. Uno di loro, Carmelo Borg Pisani, nella notte tra il 17 ed il 18 maggio 1942, su propria iniziativa, fu condotto sull'isola in segreto a bordo di un MTSM della Xª flottiglia MAS. Scoperto da una motovedetta in ricognizione, venne sommariamente processato per spionaggio e tradimento. Nonostante avesse rinunciato alla cittadinanza britannica in favore di quella italiana, non gli venne riconosciuto lo stato di prigioniero di guerra, e fu quindi condannato a morte per impiccagione da una giuria priva di giurati popolari, durante un dibattimento celebrato a porte chiuse. Vittorio Emanuele III gli conferì motu proprio la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Gli irredentisti maltesi continuarono a combattere aderendo anche alla Repubblica Sociale Italiana, la quale allo scopo di raccogliere i combattenti provenienti dall'estero, costituì nel novembre 1943, il battaglione Borg Pisani forte di duemila uomini. Nel dopoguerra il governo britannico ottenne l'estradizione di alcuni degli irredentisti maltesi portandoli in giudizio sull'isola, ma questa volta una giuria popolare li prosciolse tutti.

La fine dell'irredentismo italiano a Malta[modifica | modifica wikitesto]

L'irredentismo italiano subì contraccolpi irrecuperabili con la Seconda guerra mondiale: l'assimilazione del Partito Nazionalista all'Italia fascista gli alienò il sostegno dell'elettorato e il suo leader Enrico Mizzi (figlio del fondatore Fortunato) fu esiliato in Uganda, al pari di molti altri membri di rilievo degli irredentisti maltesi. Ancora nel 1948 vi erano circa mille cittadini italiani a Malta, concentrati nel capoluogo.

Il Partito Nazionalista si riorganizzò negli anni successivi ed arrivò al governo dell'arcipelago nel 1950, ma ormai ogni velleità irredentista italiana era abbandonata. Il Partito Nazionalista si oppose al progetto laburista di integrazione con il Regno Unito negli anni '50, passando a sostenere l'opzione per l'indipendenza di Malta, che fu concessa dal Regno Unito nel 1964.

Legami odierni con l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Relazioni bilaterali tra Italia e Malta.

Malta rimane ancora oggi molto legata all'Italia, oltre che all'ex matrepatria coloniale britannica. I legami sono principalmente di tipo culturale: la lingua italiana a Malta - benché senza alcuno status ufficiale - resta molto diffusa e parlata correntemente da circa due terzi dei maltesi, anche grazie all'influenza delle radio e televisioni italiane, fino agli anni '90 tra le poche direttamente ricevibili nell'arcipelago.

La Chiesa cattolica, fondamento dell'identità nazionale maltese, è un altro importante elemento delle relazioni italo-maltesi. Ancora oggi la vulgata popolare maltese tende a rigettare le proprie origini arabo-musulmane, per sottolineare invece la continuità cattolica dell'arcipelago (ed eventualmente le sue radici "semitico-fenicie"), e di conseguenza i legami con l'Italia attraveso la Chiesa cattolica.

Per contro, la lingua maltese - lingua semitica di derivazione sicula-araba - ancora oggi accoglie un'importante quantità di lessico italiano e neo-latino, lascito del tempo della lingua franca italiana all'epoca dei cavalieri, anche se la tendenza odierna è verso una sempre maggiore anglicizzazione lessicale. [9].

Altro legame dell'isola con l'Italia è data dalla presenza a Malta di molti cognomi di chiare origini italiane, dovuta al progressivo popolamento da parte di siculo-arabi dall'anno 1000 e alle successive ondate di immigrazione.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attard, Joseph. Britain and Malta. PEG Ltd. Malta, 1988.
  • Brincat, Giuseppe. Malta. Una storia linguistica. Ed. Le Mani. Recco, 2004
  • Fabei, Stefano. Carmelo Borg Pisani (1915-1942) - eroe o traditore?. Lo Scarabeo Ed. Bologna, 2006
  • Cassola, Arnold. L'Italiano di Malta. Malta University Press. Malta, 1998
  • Hull, Geoffrey. The Malta Language Question: A Case Study in Cultural Imperialism. Ed. Said International. Valletta, 1993.
  • Mack Smith, Denis. Mussolini's Roman Empire. Fromm Ed. London, 1976.
  • Thake, Robert. The importance of lapel badges in Maltese Politics - 1921 to present day. Treasures of Malta, Vol XV No.3, (Summer, 2009).
  • Seton-Watson, Christopher. Italy from Liberalism to Fascism, 1870-1925. John Murray Publishers. London, 1967.
  • Stephenson, Charles. The Fortifications of Malta 1530-1945. Osprey Publishing London, 2004.
  • Tagliavini, Carlo. Le origini delle lingue neolatine. Patron Ed. Bologna 1982.
  • Vignoli, Giulio. I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • Vignoli, Giulio. Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Giuffrè, Milano, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]