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Maestro di Staffolo

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Trittico della Vergine col Bambino, l'Eterno e i Santi Giovanni Battista e Caterina d'Alessandria, 1450 ca, Pinacoteca civica Bruno Molajoli, Fabriano.

Maestro di Staffolo (fl. 1420 - 1460 circa) è stato un pittore italiano anonimo, esponente della scuola fabrianese.

Il Maestro di Staffolo è la denominazione convenzionale attribuita a un pittore anonimo attivo nelle Marche, in particolare a Staffolo (in provincia di Ancona), il cui stile pittorico si colloca nel contesto del tardo Gotico italiano, con influenze sia locali sia provenienti da correnti artistiche umbre e toscane[1]

Storia critica

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Il Maestro di Staffolo è la denominazione convenzionale attribuita a un pittore quattrocentesco rimasto anonimo, la cui identità non è mai stata accertata con certezza. Il nome convenzionale deriva dall'opera più rappresentativa a lui assegnata: il pentittico della chiesa di Sant'Egidio a Staffolo (AN), una piccola località del Fabrianese.

Pentittico della Madonna col Bambino in Trono fra Santi, Chiesa di Sant'Egidio, Staffolo.

La figura critica fu delineata per la prima volta da Antonino Santangelo nel 1947, che riconobbe la medesima mano nello stendardo di Palazzo Venezia a Roma, nel polittico di Staffolo e nel trittico di Albacina. L'anno successivo Federico Zeri (1948) ne confermò e ampliò il catalogo, configurando una personalità di rilievo nella pittura marchigiana a cavallo della metà del Quattrocento. A partire dagli anni Settanta gli studi di Giampiero Donnini (1971, 1974, 1976) e Giuseppe Vitalini Sacconi (1971, 1972) approfondirono ulteriormente il profilo dell'artista. Contributi successivi si devono ad Andrea De Marchi (1992, 2003, 2006), Bianca Cleri, Alessandro Delpriori e Matteo Mazzalupi (2015, 2019), che hanno meglio definito la cronologia e i rapporti stilistici dell'anonimo.

Ipotesi di identificazione

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Madonna con Bambino in trono, San Mariano, San Venanzio di Luni vescovo, Dio Padre benedicente, Angelo annunciante, Maria Vergine annunciata, Apostoli, 1425 - 1474, Chiesa di San Venanzo, Albacina, Fabriano.

Nonostante gli approfondimenti stilistici e cronologici compiuti a partire dagli anni Settanta, l'identità anagrafica del Maestro di Staffolo resta ad oggi non accertata con certezza documentaria. Nel corso del tempo sono state avanzate diverse proposte di identificazione con pittori noti da fonti d'archivio, nessuna delle quali è stata giudicata risolutiva dalla critica successiva[2].

Andrea De Marchi propose per primo di riconoscere nel Maestro di Staffolo il pittore documentato Costantino di Franceschino di Cecco[3], ipotesi che lo stesso studioso ritirò pochi anni dopo, ritenendola non sufficientemente fondata[4].

Una seconda proposta, formulata da Bonita Cleri in occasione della monografia dedicata al pittore, indicò come possibile identità quella di Castellano di Gioacchino da Fabriano[5]. L'ipotesi è stata ripresa da Matteo Mazzalupi nella scheda dedicata al pittore in occasione della mostra matelicese del 2015[6].

Una terza ipotesi, indipendente dalle precedenti, è stata proposta da Stefano L'Occaso, che ha suggerito il nome di Piermatteo di Antonio da Fabriano sulla base di fonti archivistiche mantovane[7].

In assenza di una conferma documentaria univoca, la critica più recente — compresi i contributi di Mazzalupi del 2015 e del 2019[8] — continua a preferire la denominazione convenzionale di "Maestro di Staffolo", pur riconoscendo in Castellano di Gioacchino da Fabriano l'ipotesi più accreditata.

Cristo crocifisso con san Giovanni Battista e san Francesco d'Assisi, 1430 - 1440, Museo d'arte, Ravenna.

Stile e formazione

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La formazione del Maestro di Staffolo converge su più filoni: il gotico cortese di Gentile da Fabriano, il linearismo prezioso dei fratelli Jacopo e Lorenzo Salimbeni da San Severino Marche, e il plasticismo di Bartolomeo di Tommaso da Foligno. Ne risulta uno stile tardo-gotico caratterizzato da raffinatezza nell'esecuzione dei volti, ricchezza decorativa nelle vesti e negli ori, e capacità di gestire formati diversi — dalla piccola tavola devozionale al grande stendardo processionale. La critica ha rilevato un'affinità stilistica con Pietro di Domenico da Montepulciano, con cui condivide alcune soluzioni compositive, in particolare nella decorazione à ramages delle vesti.

La sua parabola pittorica, ricostruita dagli studi, parte dagli anni Venti del Quattrocento con caratteri ancora pienamente gotici, raggiunge l'acme della qualità espressiva attorno alla metà del secolo, per poi adagiarsi in formule più ripetitive negli ultimi due decenni di attività documentata.

Il pittore lavorò prevalentemente nell'area di Fabriano e del suo contado, eseguendo polittici per chiese locali, stendardi processionali per confraternite e cicli di affreschi. Le sue committenze includono gonfaloni legati a eventi storici precisi, come lo stendardo di Palazzo Venezia, commissionato dalla confraternita fabrianese dei battuti della Misericordia in occasione di una pestilenza documentata nel 1449, anno in cui papa Niccolò V soggiornò a Fabriano da luglio a dicembre.

Dipinti su tavola

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Stendardi processionali

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  1. ↑ Pietro Zampetti, Pittura nelle Marche, I, Firenze, Nardini, 1991 [1988], pp. 92, ISBN 978-88-404-1107-1.
  2. ↑ Scheda Madonna della Misericordia, Dio Padre che scaglia le frecce (recto); San Giovanni Battista, san Sebastiano e Cristo risorto (verso), Museo Nazionale di Palazzo Venezia, a cura di Mariaceleste Di Meo, pubblicata il 27 marzo 2025, sito ufficiale VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia.
  3. ↑ A. De Marchi, in Gentile da Fabriano. Un viaggio nella pittura italiana alla fine del gotico (1992), Milano, 2006, p. 155, nota 7.
  4. ↑ A. De Marchi, Dal Maestro di Staffolo a Bartolomeo di Tommaso, in «Nuovi Studi», VIII, 10, 2003 (2004), pp. 13-23, nota 15.
  5. ↑ B. Cleri, La personalità del Maestro di Staffolo. Guida al catalogo, in B. Cleri e G. Donnini (a cura di), Il Maestro di Staffolo nella cultura artistica fabrianese del Quattrocento, Camerano, 2002, pp. 59-69.
  6. ↑ M. Mazzalupi, in A. Delpriori e M. Mazzalupi (a cura di), Luca di Paolo e il Rinascimento nelle Marche, catalogo della mostra (Matelica, Museo Piersanti, 6 agosto - 1 novembre 2015), Perugia, 2015, pp. 50-52, cat. 2.
  7. ↑ S. L'Occaso, Fonti archivistiche per le arti a Mantova tra Medioevo e Rinascimento (1382-1459), Mantova, 2005, p. 142.
  8. ↑ M. Mazzalupi, Giovanni di Tommasino Crivelli. Pittori a Perugia alla metà del Quattrocento e un'ipotesi per il Maestro dell'Annunciazione Campana, in A. De Marchi e M. Mazzalupi (a cura di), L'autunno del Medioevo in Umbria. Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata, Cinisello Balsamo, 2019, pp. 56-79, nota 62.
  9. ↑ Sito ufficiale del museo di Filadelfia, su philamuseum.org.
  10. 1 2 Barbara Bosi e Gianni Bianco Prevot, Pinacoteca comunale di Ravenna. Opere dal XIV al XVIII secolo. Catalogo, Ravenna, Essegi, 1º gennaio 1988, pp. 110-111, ISBN 887189085X.
  11. 1 2 Pinacoteca Comunale, Pinacoteca Comunale di Ravenna: Museo d'Arte della Città; la Collezione Antica, collana Arte e cataloghi, Longo, 2001, p. 34, ISBN 978-88-8063-285-6.
  12. ↑ Alberto Martini, La Galleria dell'Accademia di Ravenna, collana Cataloghi di raccolte d’arte, n. 5, Venezia, Neri Pozza Editore, 1959, pp. 116-117.
  13. 1 2 3 4 Federico zeri, Giovanni Antonio da Pesaro, in Proporzioni, 1948, p. 156, nota 2.
  14. ↑ Sito santegidio.info, su santegidio.info.
  15. 1 2 Federico Zeri, Giovanni Antonio da Pesaro, in Proporzioni, 1948, p. 166 nota 2.
  16. ↑ Umberto Gnoli, L'arte umbra alla mostra di Perugia, Silvana Editoriale, 2018, p. 28, ISBN 978-88-366-3966-3.
  17. ↑ Raimond Van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting: Volume VIII, Springer Netherlands, 1927, p. 286 e fig. 185, ISBN 978-94-015-1657-0.
  18. ↑ Fabio Marcelli e Alessandro Marabottini, Pinacoteca civica Bruno Molajoli, 1997, pp. 75-76.
  19. ↑ Delpriori e Mazzalupi, pp. 50-51
  20. 1 2 Fredericksen e Zeri, p. 137.
  21. ↑ Fredericksen e Zeri, p. 87.
  22. ↑ Giampiero Donnini, Due aggiunte al Maestro di Staffolo, in Notizie da Palazzo Albani, 3(2/3), Urbino, Argalia Editore, pp. 31-35.
  23. 1 2 Sito ufficiale della Pinacoteca di fabriano, su pinacotecafabriano.it.
  24. ↑ Delpriori e Mazzalupi
  25. ↑ Italian paintings, Bob Jones University, 1984, pp. 23-24, ISBN 978-0-89084-263-8.
  26. ↑ Laura Cavazzini e Andrea De Marchi, La collezione Giovanni Arvedi e Luciana Buschini al Museo Diocesano di Cremona, Mandragora, 2021, pp. 98-103, ISBN 978-88-7461-564-3.
  27. ↑ Sito Restituzioni.com (PDF), su restituzioni.com.
  28. ↑ Sito della Fondazione Zeri, su catalogo.fondazionezeri.unibo.it.
  • Antonino Santangelo, Catalogo delle sculture e dei dipinti, Museo di Palazzo Venezia, Roma, 1947.
  • Federico Zeri, Il Maestro di Staffolo, in "Proporzioni", II, 1948, pp. 163-167.
  • Giampiero Donnini, Nuove osservazioni sul Maestro di Staffolo, in "Antichità viva", X, 1971.
  • Andrea De Marchi, Gentile da Fabriano, Milano, 1992.
  • Alessandro Delpriori, La pittura del Quattrocento a Fabriano e nell'Appennino, 2015.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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