Luigi da Porto

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Lapide commemorativa di Luigi da Porto, Contrà Porti, Vicenza

Luigi da Porto (Vicenza, 1485Vicenza, 10 maggio 1529) è stato uno scrittore e storiografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rampollo di una nobile famiglia vicentina, rimase orfano molto presto e venne allevato da diversi familiari. Completò l'educazione presso un parente di Urbino[1] e frequentò numerosi letterati tra cui Pietro Bembo. Di indole ambiziosa, nel 1509 fu messo al comando di 50 cavalleggeri dalla Repubblica di Venezia, quindi nel 1510 venne assegnato alle operazioni di frontiera in Friuli, lontano dai campi di battaglia che riteneva importanti[2]. Affrontò diverse scaramucce con i reggimenti tedeschi, fino alla battaglia del 20 giugno 1511[3] vicino al fiume Natisone, in cui fu ferito al collo da una stoccata e rimase paralizzato[4]. Si ritirò così dalla vita militare, vivendo prima a Venezia e poi a Vicenza. Morì a Vicenza il 10 maggio 1529 per una non precisata malattia.

Letterato fine e poco conosciuto, scrisse delle Rime, pubblicate nel 1539, e una settantina di Lettere storiche, pubblicate nel 1857, sugli avvenimenti politici e bellici seguiti alla lega di Cambrai.

Della sua opera si ricorda soprattutto la novella che per prima narra il tormentato amore di Romeo e Giulietta.

Romeo e Giulietta[modifica | modifica wikitesto]

I cosiddetti castelli di Romeo e Giulietta a Montecchio Maggiore, che in realtà furono due rocche scaligere.

L'Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti fu scritta tra il 1512 e il 1524[5]nella villa Da Porto di Montorso Vicentino[senza fonte]. Di questa novella esistono attualmente due copie manoscritte non autografe[6]. Dopo la morte di Da Porto, la novella fu stampata anonima a Venezia nel 1530 circa e nel 1535. Successivamente fu ristampata, con la revisione linguistica di Pietro Bembo[7], insieme alle Rime nel 1539. Nei decenni successivi fu trasposta in diverse versioni (da Matteo Bandello, Gerardo Boldieri e Luigi Groto) e liberamente tradotta (da Pierre Boaistuau, Arthur Brooke e William Painter), e venne alla fine drammatizzata per il teatro da William Shakespeare attorno al 1595 e da Lope De Vega attorno al 1610.[8]

Gli elementi tipici della storia (l'amore contrastato, il matrimonio clandestino, la finta morte) si ritrovano sparsi in numerose opere precedenti; un racconto di Masuccio Salernitano, Mariotto e Ganozza del 1476, è quello che più si avvicina alla versione che scriverà Da Porto.[9]

La particolarità di questa novella rispetto alle precedenti è l'abilità nell'inserirne i fatti in una cornice verosimilmente storica. Da Porto racconta che, durante una pausa nei combattimenti in Friuli, in una marcia di trasferimento da Gradisca a Udine, l'arciere Pellegrino si assume il compito di consolarlo da una delusione amorosa, narrando una vicenda da cui si comprenda come «lo star molto nella prigion d'amore si disdica, sì tristi son quasi tutti è fini a' quali egli ci conduce, ch'è uno pericolo il seguirlo». Detta vicenda sarebbe un racconto assai diffuso nella sua città di origine, Verona, su due giovani amanti. Il conferire al racconto il carattere di una leggenda locale, ascoltata in un preciso momento della vita dello scrittore, serve a dare alla storia un'aria di realismo. La vicenda è opportunamente ambientata ai tempi di Bartolomeo della Scala, nel 1301-1304, a Verona, città che ai tempi di Da Porto era strategicamente importante per Venezia. I nomi delle due famiglie ostili, Cappelletti e Montecchi, si ritrovano nel canto VI, v.106, del Purgatorio, e ancora da Dante è probabile che derivi il nome di Romeo, da Romeo di Villanova in Paradiso, canto VI, v.127.

Montorso Vicentino, una delle dimore dell'autore dopo le gravi ferite del Friuli, dista solo pochi chilometri da Montecchio Maggiore. Dalle finestre di villa Da Porto a Montorso la vista sulle maestose rocche scaligere di Montecchio, doveva apparire davvero suggestiva: è verosimile che tale immagine, di due castelli (ora chiamati Castelli di Romeo e Giulietta) quasi in contrapposizione tra loro, sia stata di ispirazione all'ideazione della novella, non fosse altro che per l'accostamento tra il nome di Montecchio e quello di Montecchi attribuito proprio dal Da Porto alla famiglia di Romeo, sebbene l'ambientazione letteraria sia stata comunque da sempre collocata nella città di Verona.

Altre teorie più recenti e documentate[10] danno invece al racconto un carattere più autobiografico, per cui dietro Romeo e Giulietta si celerebbero le figure di Luigi stesso e di sua cugina Lucina Savorgnan, implicati entrambi nelle vicende di faide tra Strumieri e Zamberlani che infiammavano il Friuli nel primo Cinquecento e che culminarono con la rivolta della Crudel Zobia Grassa. Ad avvalorare queste teorie ci sarebbero corrispondenze tra le cronache friulane e i particolari del racconto di Da Porto e alcuni dettagli che rispecchiano più la situazione urbanistica di Udine che non quella di Verona.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Patrizi, "DA PORTO, Luigi", in Dizionario Biografico degli Italiani, 32 (1986).
  2. ^ «Non di meno a me duole assai l'andarvi [nel Friuli], per dover lasciare così bella guerra, com'è questa del veronese»: Luigi Da Porto, Lettere storiche dall'anno 1509 al 1528, ridotte a castigata lezione e corredate di note per cura di Bartolommeo Bressan, Firenze, F. Le Monnier, 1857, lettera 43, p. 176.
  3. ^ Marino Sanuto, I diarii, vol. XII, Venezia, Visentini, 1886, p. 261.
  4. ^ Egli stesso narra l'episodio in una lettera fatta scrivere a Pietro Bembo il 15 luglio 1511: Luigi Da Porto, op. cit., lettera 59, pp. 243-246.
  5. ^ Si veda la lettera di Pietro Bembo a Luigi Da Porto, datata 9 giugno 1524, in cui si parla della «vostra bella novella»: Pietro Bembo, Lettere a' prencipi e signori e suoi famigliari amici scritte, vol. 3, Milano, Società tipografica de’ classici italiani, 1810, p. 139.
  6. ^ Daria Perocco, La prima Giulietta, Edizione critica e commentata delle novelle «Giulietta e Romeo» di Luigi Da Porto e di Matteo Maria Bandello, Milano, Franco Angeli, 2017.
  7. ^ Carlo Pulsoni, Bembo correttore di Luigi Da Porto?, in Aevum, 67 (1993), fasc. 3, pp. 501-518.
  8. ^ Peter Brand, Lino Pertile, The Cambridge History of Italian Literature, Cambridge University Press, 1996, p. 227, ISBN 0-521-43492-0.
  9. ^ Nicole Prunster (traduzione e cura di), Romeo and Juliet Before Shakespeare: Four Early Stories of Star-crossed Love (Renaissance and Reformation Texts in Translation, No. 8), Toronto, Centre for Reformation and Renaissance Studies, 2000, pp. 6 e segg., ISBN 0-7727-2015-0.
  10. ^ (EN) Cecil H. Clough, Love and war in the Veneto: Luigi da Porto and the True Story of Giulietta e Romeo, in John Rigby Hale, David Chambers, Cecil H. Clough, Michael Mallett (a cura di), War, Culture and Society in Renaissance Venice: Essays in Honour of John Hale, Londra, A&C Black, 1993, pp. 99-128, ISBN 1852850906.
  11. ^ Albino Comelli e Francesca Tesei, Giulietta e Romeo: l’origine friulana del mito, 3ª ed., Scandicci, L’Autore Libri Firenze, 2012, ISBN 978-88-517-2544-0.

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