Lucio Calpurnio Pisone Cesonino (console 58 a.C.)

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Lucio Calpurnio Pisone
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Lucius Calpurnius Piso Caesoninus
Nascita intorno al 100 a.C.
Morte 43 a.C.
Figli Calpurnia,
Lucio Calpurnio Pisone (detto il Pontefice)
Gens Calpurnii
Edilità 64 a.C.
Pretura 61 a.C.
Consolato 58 a.C.
Proconsolato 57 a.C. - 55 a.C. in Macedonia
Censura 50 a.C.

Lucio Calpurnio Pisone Cesonino (latino: Lucius Calpurnius Piso Caesoninus; intorno al 100 a.C.43 a.C.) è stato un politico romano, suocero di Giulio Cesare. Viene identificato come l'antico proprietario della Villa dei papiri a Ercolano, dove è stata ritrovata una biblioteca ricca di volumi di filosofia epicurea, di cui fu gran seguace.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ebbe due figli Lucio Calpurnio Pisone (detto il Pontefice) e Calpurnia che nel 59 a.C. divenne la terza ed ultima moglie di Giulio Cesare.

L'anno successivo al matrimonio della figlia con Giulio Cesare, divenne console, insieme ad Aulo Gabinio, succedendo appunto a Cesare.

Durante il suo consolato, grazie anche all'attività legislativa di Publio Clodio Pulcro (anche lui fedele alleato di Cesare e dei triumviri), vennero approvate numerose leggi. Fra queste una sulle province consolari che assegnava a Pisone e Gabinio le province in cui i consoli si sarebbero recati come proconsoli l'anno seguente (a Pisone fu affidata la Macedonia e a Gabinio la Cilicia poi mutata in Siria) ed una, detta Lex de capite civis Romani , che stabiliva, con valore retroattivo, la non liceità di condanne a morte eseguite per ordine del senato (Senatus consultum ultimum) senza la Provocatio ad populum, cioè senza l'appello al popolo. Questa era di fatto una legge contro Cicerone che nel 63 a.C. aveva fatto eseguire la condanna dei Catilinari senza appello al popolo. Per questa legge Cicerone fu costretto all'esilio fino al settembre del 57a.C.

Nel 57 a.C. Pisone si recò in Macedonia come proconsole ove restò fino al 55 a.C. quando venne richiamato a Roma, sostituito come proconsole da Quintus Ancharius. A questo rientro non fu estraneo Cicerone che nel maggio del 56 aveva pronunciato in senato il discorso De provinciis Consularibus in cui, fra l'altro, accusava esplicitamente Pisone di una scellerata gestione della Macedonia.

Al suo rientro a Roma nei primi mesi del 56, Pisone scrisse un attacco contro Cicerone, a cui Cicerone rispose con la celebre invettiva In Pisonem. In questa orazione Cicerone, oltre a ribadire le accuse a Pisone per il suo comportamento in Macedonia, ridicolizzò l'avversario, facendo uso magistrale della sua arte retorica e ricorrendo ad una colorita e caricaturale descrizione del suo aspetto fisico e dei suoi modi[1], e criticò aspramente le sue simpatie per l'Epicureismo e la frequentazione con il filosofo greco Filodemo di Gadara che godette dell'ospitalità e della protezione di Pisone nella sua casa di Ercolano (probabilmente in quella che oggi è nota come Villa dei Papiri). Cicerone tuttavia non ebbe il coraggio di portare Pisone in tribunale, forse per timore della reazione di Cesare.

Nel 50 a.C. Pisone venne nominato censore insieme ad Appio Claudio Pulcro. L'anno successivo, allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo, Pisone, che non aveva ancora restituito la sua carica, offrì i propri servigi come mediatore a Cesare, ma il partito aristocratico non accettò la mediazione. Quando Pompeo fuggì da Roma, Pisone dapprima lo seguì, ma poi tornò a Roma rimanendo neutrale per tutta la durata della guerra.

Nel 44 a.C. alla morte di Cesare, Pisone cercò di ottenere la conservazione delle leggi e delle istituzioni volute da Cesare e si batté inizialmente contro il comportamento di Marco Antonio. Successivamente diventò un fedele seguace di Antonio di cui difese la causa da Roma quando questo si reco in Gallia Cisalpina.

Nel 43 a.C. fece parte di una delegazione di ambasciatori inviati da Roma a Mutina presso il campo di Antonio per cercare una riconciliazione con Ottaviano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cicerone gli rimproverò anche la bassa origine della madre, e lo chiamò Caesonino Semipiacentino Calvenzio (Cicerone, In Pisonem, VI). Calvenzio era un mercante di Piacenza, suocero del padre del console Pisone (William Smith. Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol 1, p. 584, 1849).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Gaio Giulio CesareI
e
Marco Calpurnio Bibulo
58 a.C.
con
Aulo Gabinio
Publio Cornelio Lentulo Spintere
e
Quinto Cecilio Metello Nepote