Little Orphan Annie

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Little Orphan Annie
serie regolare a fumetti
Lingua orig.inglese
PaeseStati Uniti
AutoreHarold Gray
Collana 1ª ed.New York Daily News
1ª edizione5 agosto 1924 – 13 giugno 2010
Periodicitàgiornaliera

Little Orphan Annie è una serie a fumetti a strisce giornaliere creata da Harold Gray (1894-1968), esordita negli Stati Uniti il 5 agosto 1924. La striscia venne realizzata dal suo autore per oltre quaranta anni per poi essere continuata dal 1968 da altri[1] fino alla conclusione, dopo oltre ottanta anni, nel 2010.[2][3] Raggiunse presto il successo e ne furono tratti un lungo serial radiofonico, una commedia musicale nel 1977 e tre lungometraggi negli anni trenta e nel 1981[1][4]. Il successo della serie fece nascere degli epigoni altrettanto famosi ma di vita più breve come Ella Cinders nel 1925 e Little Annie Rooney nel 1930.[3][5] Ne venne realizzata anche una parodia negli anni sessanta, Little Annie Fanny, da Harvey Kurtzman.[3] Fu una delle venti serie a fumetti incluse nella emissione commemorativa di francobolli statunitensi Comic Strip Classics del 1995.[6][7][8]

Annie
Lingua orig.Inglese
AutoreHarold Gray
1ª app.5 agosto 1924 – 13 giugno 2010
SessoFemmina

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Annie è una bambina orfana con caratteristici capelli ricci rossi e gli occhi privi di pupille, come tutti i personaggi della striscia, sempre accompagnata dal cagnolino Sandy e protetta dal ricco magnate Oliver "Daddy" Warbucks,[9] un tipico capitalista di ricchezza e influenza quasi illimitate che insieme al suo braccio destro e servitore Punjab[10] e ad Asp[11], combatte i frequenti intrighi internazionali e i complotti per rapire o nuocere ad Annie.[9] La striscia esalta l'etica capitalistica americana dove i ricchi sono sempre buoni, sebbene gli uomini d'affari corrotti siano descritti come furfanti, mentre i cattivi sono sempre di estrazione sociale inferiore, secondo la morale conservatrice di quell'epoca, difende l'ordine e l'ideologia borghese, paternalistico e conservatore se non reazionario.[4] Warbucks più volte sembra morire per mano dei suoi nemici, lasciando Annie a difendersi da sola, fino a che non ricompare di nuovo. Una volta l'autore ha fatto morire Warbucks durante la protesta contro la nuova politica economica liberale, per poi riportarlo in vita alla morte del presidente Franklin Delano Roosevelt.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 Harold Gray creò la striscia Little Orphan Otto che sottopose a Patterson, direttore del distributore Chicago Tribune Syndicate, il quale propose di sostituire il bambino con una bambina, dato che a quel tempo vi erano molte serie a strisce con un bambino come protagonista, e il titolo della serie divenne Little Orphan Annie ed esordì il 5 agosto 1924 nel formato a strisce giornaliere[4][9][12] e dal 2 novembre 1924 anche nel formato a tavole domenicali.[9] L'esordio avvenne sul quotidiano New York Daily News[1] ma altre fonti riferiscono che sia esordita sul Chicago Tribune[8][13]. La striscia venne realizzata dal suo autore per oltre quaranta anni per poi essere continuata dal 1968 da altri[1] fino alla conclusione, dopo oltre ottanta anni, nel 2010, pubblicando l'ultima striscia il 13 giugno.[2][3] La protagonista era orfana anche perché, come spiegherà Grey: «non avrebbe avuto parenti inutili o fastidiosi legami e sarebbe stata libera di andare dove voleva».[4] Il Chicago Tribune interruppe la distribuzione della striscia dal 27 ottobre 1925 ma la redazione fu assediata da telefonate e lettere di protesta dal pubblico, e la pubblicazione riprese.[senza fonte]

Dopo la morte di Harold Gray nel 1968, la serie venne continuata da Elliot Caplin (testi) e Tex Blaisdell (disegni) fino al 1973 quando venne incaricato David Lettick che realizzò la striscia per pochi mesi; successivamente, fino al 1979 vennero riproposte vecchie strisce di Gray fino a quando non venne incaricato Leonard Starr fino al 2000 e poi da Jay Maeder (testi) e Alan Kupperberg (disegni)[4][9] fino al 2004, sostituito da Ted Slampyak fino alla conclusione della serie il 13 giugno 2010[2][3][12][14].

Il titolo della serie fu ispirato dal poema di James Whitcomb Riley dal titolo Little Orphant Annie, che inizia così:

«Little Orphant Annie's come to our house to stay,
An' wash the cups an' saucers up, an' brush the crumbs away,
An' shoo the chickens off the porch, an' dust the hearth, an' sweep,
An' make the fire, an' bake the bread, an' earn her board-an'-keep;
An' all us other childern, when the supper-things is done,
We set around the kitchen fire an' has the mostest fun
A-list'nin' to the witch-tales 'at Annie tells about,
An' the Gobble-uns 'at gits you
Ef you
Don't
Watch
Out!»

(Little Orphant Annie in AA.VV., Poems That Every Child Should Know, New York, Grosset & Dunlap 1904)

In Italia il personaggio non ha mai riscosso un grande seguito.[senza fonte] Sono state pubblicate due raccolte di strisce di Gray e di Starr, edite dall'Editoriale Corno nella serie Eureka Pocket e sulle riviste Linus e Eureka.[9]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La particolare caratteristica morfologica degli occhi di Annie (occhi privi di pupille) è utilizzata in ambito anatomo-patologico per indicare l'aspetto otticamente vuoto dei nuclei delle cellule del carcinoma papillare della tiroide.[15].

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Musical Annie: prodotto tra gli altri da Mike Nichols, lo spettacolo - scritto da Thomas Meehan - debuttò a Broadway l'8 aprile 1977 e restò in scena per un totale di 2.377 recite[16].

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Harold Gray, su lambiek.net. URL consultato il 21 giugno 2017.
  2. ^ a b c (EN) 'Little Orphan Annie' comic canceled, in NY Daily News. URL consultato il 21 giugno 2017.
  3. ^ a b c d e Finisce la lunga storia dell’orfanella Annie - afnews.info, in afnews.info, 7 giugno 2010. URL consultato il 21 giugno 2017.
  4. ^ a b c d e FFF - Fumetto, ANNIE, su www.lfb.it. URL consultato il 21 giugno 2017.
  5. ^ Little Annie Rooney, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 21 giugno 2017.
  6. ^ Comic Strip Classics
  7. ^ Cronaca Filatelica, n. 213, dicembre 1995.
  8. ^ a b http://www.afnews.info/fumetti.org/gif/Usastamp.gif Comic Strip Classics
  9. ^ a b c d e f Little Orphan Annie, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 21 giugno 2017.
  10. ^ (un misterioso nativo dell'India che fa la sua apparizione nel 1935)
  11. ^ (un asiatico che compare nel 1937)
  12. ^ a b Carlo Coratelli, Addio, piccola Annie[collegamento interrotto], ComicUS.it, 20-10-2010.
  13. ^ Gaetano Strazzulla, I fumetti, Vol. II, I personaggi, Enciclopedie Pratiche Sansoni, Firenze 1980
  14. ^ (EN) Phil Rosenthal, Annie left a homeless orphan in newspaper world, The Chicago Tribune, 13-05-2010 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2012).
  15. ^ Robbins e Cotran - "Le basi patologiche delle malattie".8/E. Editore Elsevier. Pag 1107
  16. ^ The Broadway League, Annie – Broadway Musical – Original | IBDB, su www.ibdb.com. URL consultato il 20 giugno 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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