La scomparsa dei fatti

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La scomparsa dei fatti
Autore Marco Travaglio
1ª ed. originale 2006
Genere saggio
Lingua originale italiano
« C'è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c'è gente che pagherebbe per vendersi». »
(Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti)

La scomparsa dei fatti. Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni (2006) è un libro scritto da Marco Travaglio, pubblicato da il Saggiatore.

In questa opera Travaglio analizza il sistema dell'informazione in Italia: «programmaticamente svuotata di contenuti, malata di revisionismo, corrotta, mercenaria, sostanzialmente menzognera.» Da questo libro nel 2011 è tratto lo spettacolo teatrale "Anestesia totale" sempre di Travaglio e con la partecipazione dell'attrice Isabella Ferrari.

Indice del libro[modifica | modifica wikitesto]

Il libro è suddiviso in nove capitoli, più un'iniziale premessa e un finale post scriptum. Ecco l'elenco dei capitoli:

  • 1. L'arte del parlar d'altro
  • 2. Senti questo, senti quello
  • 3. Tangentopoli senza tangenti
  • 4. Armi di distrazione di massa
  • 5. Il giornalismo dei polli
  • 6. Premiato Bufalificio Italia
  • 7. La matematica è un'opinione
  • 8. Le notizie col preservativo
  • 9. Giornalismo transgenico

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo capitolo l'autore analizza quella che ritiene essere la principale tecnica della disinformazione operata dai media in Italia: l'arte del parlar d'altro consiste nella scomparsa delle notizie scomode al potere (evitate e sostituite da altre notizie usate come diversivi), e nel concentrarsi su aspetti marginali e fuorvianti della notizia stessa, così da oscurarne il ben più importante contenuto. L'autore fa diversi esempi, tra cui Bruno Vespa, considerato il «maestro ineguagliato nell'arte del parlar d'altro», e cita, a titolo esemplificativo, diverse puntate della trasmissione Porta a Porta (di cui Vespa è conduttore) nelle quali, in seguito a notizie gravi e scomode, l'argomento della serata riguardava tutt'altro.

Nel secondo capitolo viene analizzata un'altra importante tecnica di disinformazione: la trasformazione delle opinioni in fatti. Ossia, per evitare di raccontare dei fatti, molte volte scomodi al potere, si lascia la cronaca dei fatti agli opinionisti, in modo da sostituire i fatti con le loro opinioni. Anche in questo capitolo sono presenti diversi esempi, tra i quali la cosiddetta “intervista senza domande”, (in particolare la “seconda domanda”, quella che dovrebbe incalzare l'intervistato e inchiodarlo ai fatti).

Nel terzo capitolo viene analizzato il problema del revisionismo, legato all'inchiesta di Mani pulite. Buona parte del presente capitolo è dedicata al racconto dell'inchiesta: tutte le prove che portarono all'arresto di centinaia di persone. Poi l'autore si fa un domanda: cos'è tangentopoli senza tangenti? È un enorme errore giudiziario: se veramente non ci furono tangenti perché tutti quegli arresti? Ecco, tangentopoli senza tangenti è l'inchiesta che viene raccontata attualmente. Nelle cronache attuali vengono fatte “sparire” le tangenti nel tentativo di rivalutare negativamente l'operato delle indagini e dei giudici che le svolsero, e di riabilitare corrotti e corruttori.

Il quarto e quinto capitolo analizzano problemi che potrebbero essere definiti “mondiali” e non solo italiani, in quanto riguardano due casi di disinformazione che hanno colpito non solo in Italia ma in tutto il mondo. “Armi di distrazione di massa” sono le presunte armi di distruzione di massa in mano al governo di Saddam Hussein, che l'ex presidente statunitense George W. Bush utilizzò per giustificare nei confronti dell'opinione pubblica la guerra in Iraq. Il problema in questo caso consiste nel fatto che di armi di distruzione di massa non ne furono trovate, ma molti media americani e mondiali si erano dichiarati sicuri della loro esistenza. Pur trattandosi di una disinformazione di tipo mondiale, anche qui l'autore scorge un'anomalia tutta italiana: in ogni Paese del mondo i governi che si erano dichiarati a favore della guerra persero consensi perché, seppure in ritardo, la stampa sbugiardò i governi stessi vista la mancanza delle presunte armi di distruzione di massa. In Italia questo non avvenne in quanto, secondo l'autore, Berlusconi non perse consensi a causa della guerra in Iraq. Nel “giornalismo dei polli” Travaglio accusa i media di aver fomentato la paura nei confronti del virus H5N1, facendo fare affari d'oro ad alcune case farmaceutiche, per lo più straniere.

Nel sesto capitolo vengono analizzate alcune false notizie, cosiddette “bufale”. Casi in cui i media hanno letteralmente inventato o stravolto delle notizie vere a proprio piacimento. L'autore pone l'accento sulla differenza tra errore in buona fede, facilmente rimediabile con delle scuse, e quelle che sono delle vere e proprie campagne diffamatorie, basate sul falso.

Nel settimo capitolo Travaglio mostra come si riesca a fare confusione, e quindi a distorcere a vantaggio dell'una o dell'altra parte politica, anche dei dati ben precisi, anche dei numeri. Inizia con un caso di poca memoria: pochi infatti ricordano che il contratto con gli italiani siglato da Berlusconi nello studio di Porta a Porta non venne rispettato appieno in nessuno dei suoi punti. Poi vengono fatti altri esempi, come quello delle elezioni politiche del 2006, in cui diversi personaggi del centrodestra dichiararono di avere avuto un certo numero di voti, e “spararono” cifre del tutto false.

L'ottavo capitolo riguarda il modo in cui vengono presentate certe notizie, soprattutto alla televisione. E in particolare la scelta delle parole e il modo di presentare la notizia, spesso volti ad addolcire la pillola di una notizia scomoda.

Il nono capitolo consiste in una critica alle stilizzazioni ironiche di diverse tipologie di giornalisti. Il giornalista-cartomante è colui che “prevede il futuro”, dando notizie che non si sono ancora verificate. La giornalista-first lady Barbara Palombelli è quella che ha un conflitto d'interessi, essendo contemporaneamente giornalista e moglie di Francesco Rutelli. Il giornalista-sarto è Bruno Vespa, il quale in un'intercettazione telefonica con Salvatore Sottile, portaborse di Gianfranco Fini, afferma che confezionerà la puntata di Porta a Porta addosso a Fini.[1] E poi il giornalista-portavoce, il giornalista-spione, il giornalista-tifoso e altri.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ youtube.com, Intercettazione telefonica tra Bruno Vespa e Salvatore sottile (recitata da attori)

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Video[modifica | modifica wikitesto]