La Ruota (rivista)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
La Ruota
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàmensile; bimestrale
Genererivista letteraria
Fondazione1937
Chiusura1943
DirettoreMario Alberto Meschini
 
Il critico e storico dell'arte Carlo Ludovico Ragghianti

La Ruota è stata una rivista letteraria fondata Roma nel 1937, diretta dall'intellettuale fascista Mario Alberto Meschini, che cessò le pubblicazioni nel 1943.[1] La rivista, nata contemporaneamente - il primo numero è del gennaio 1937 - alla fiorentina Letteratura di Bonsanti, sorse nel clima di collaborazione tra fascismo e cultura che aveva il suo ispiratore in Giuseppe Bottai, esponente di primo piano del regime, ministro delle Corporazioni e dell'Educazione Nazionale.

Prima serie (1937)[modifica | modifica wikitesto]

Un comitato composto da quattro giovani giornalisti L. Bianconi, F. Brunelli, G. Isani e L. Saporito, affiancava il direttore Meschini. Tra i collaboratori più noti della prima serie si possono citare Carlo Cassola, Carlo Ludovico Ragghianti e Giuseppe Dessì.[1] I numeri pubblicati nel primo anno di diffusione, a cadenza mensile, erano corredati da tavole fuori testo di artisti, tra i quali alcuni esponenti della scuola di via Cavour (definita anche scuola romana) come Mafai, Scipione, Cagli e Afro.[1] Il periodico, specie nell'anno di esordio, aderiva totalmente alla ideologia fascista.[2] Sin dal primo numero (gennaio 1937) si citava un pensiero di Mussolini: «La letteratura e la vita sono inseparabili nel pensiero delle classi intelligenti italiane» e La Ruota aggiungeva «Noi partiamo da questo postulato». Si esaltava la persona del duce: «Quell’uomo dal volto penetrante [...] solitario Atlante della vita italiana». [2]

Seconda serie (1938)[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo anno di pubblicazione, 1938, furono eliminate le tavole fuori testo e aumentate le pagine,[1] la periodicità divenne bimestrale e la linea politica, nonostante l'ingresso di nuovi collaboratori, rimase immutata: un articolo celebrava la fondazione dell'Impero «verso cui Mussolini convogliò per quattordici anni le energia e le ansie del popolo italiano».[2] La rivista - con la pubblicazione di tre successivi fascicoli di carattere monografico (dedicati rispettivamente al Giappone, al mondo arabo e alla Jugoslavia[2][3] - fu sospesa con il terzo numero di maggio-agosto.[1]

Terza serie (1940-43)[modifica | modifica wikitesto]

Antonello Trombadori, membro del comitato di redazione nel 1940

Le pubblicazioni ripresero nell'aprile del 1940, sempre con Meschini direttore ma con una diversa composizione del comitato di redazione: M. Alicata, Giuliano Briganti, Guglielmo Petroni, Antonello Trombadori, Carlo Muscetta. Elementi certo di maggiore spessore culturale dei precedenti[2] e, tra i quali, Alicata e Trombadori destinati a divenire dirigenti e intellettuali di rilievo nel Partito Comunista del dopoguerra. L'avvicendamento testimoniava un cambiamento nell'ispirazione politica del periodico con un'apertura alla critica marxista sull'impostazione crociana e desanctisiana.[1]

Alla nuova serie della rivista, collaborarono, oltre ai redattori citati, anche Antonio Baldini, Eugenio Montale, Mario Soldati, Mario Praz, Bonaventura Tecchi, Alfonso Gatto, Manara Valgimigli.[1] Negli anni successivi, fino alla cessazione delle pubblicazioni nel 1943, si aggiunsero Franco Fortini, Concetto Marchesi, Giaime Pintor, Leonardo Sinisgalli e Mario Luzi.[1]

Il direttore Meschini[4] dopo l'arresto di Mussolini il 25 luglio 1943 e la conseguente caduta del regime, abbandonò il suo incarico ed entrò in clandestinità. L'anno successivo, dopo la liberazione di Roma del 4 giugno ad opera delle truppe angloamericane, iniziò l'attività editoriale con la Casa Editrice Astrolabio.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Dizionario della letteratura italiana contemporanea, vol.1, pp. 675, riferimenti in Bibliografia.
  2. ^ a b c d e G. Manacorda, Riviste degli anni di guerra, riferimenti e link in Collegamenti esterni.
  3. ^ Questo è quanto indicato nell'articolo di Manacorda (Collegamenti esterni). Nel sito "Ferraguti - Libreria e rivisteria" gli argomenti dei tre numeri sono invece: Giappone, Romania e Jugoslavia.
  4. ^ Mario Alberto Meschini (1908-1984) è a volte indicato con il nome completo di Mario Alberto Meschini Ubaldini o, in forma abbreviata, come Mario Ubaldini.
  5. ^ Sito della Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Ronconi (a cura di), Dizionario della letteratura italiana contemporanea, 2 voll., Firenze, Vallecchi, 1973.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]