L'occhio di Osiride

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L'occhio di Osiride
Titolo originaleThe Eye of Osiris
AutoreRichard Austin Freeman
1ª ed. originale1911
1ª ed. italiana1935[1]
Genereromanzo
Sottogenerepoliziesco
Lingua originaleinglese
AmbientazioneLondra
ProtagonistiJohn Thorndyke
Coprotagonistidottor Berkeley
SerieDottor Thorndyke
Preceduto daL'impronta scarlatta
Seguito daIl mistero di New Inn 31

L'occhio di Osiride (titolo originale The Eye of Osiris nell'edizione inglese o The Vanishing Man nell'edizione americana) è un romanzo poliziesco del 1911 di Richard Austin Freeman. È il secondo romanzo che ha come protagonista l'investigatore scientifico dottor John Thorndyke.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il collezionista ed egittologo John Bellingham scompare in circostanze misteriose, dopo essere stato visto per l'ultima volta dai domestici in casa del signor Hurst, suo cugino, dalla quale si è allontanato senza dare spiegazioni. Circa due anni dopo, i termini del suo testamento stanno causando tensioni tra i familiari. John ha infatti designato come erede suo fratello Godfrey Bellingham, ma solo a condizione che provveda a farlo seppellire nel luogo da lui desiderato; cosa impossibile se verrà dichiarata la morte presunta dello scomparso in una località sconosciuta. In caso Godfrey non riesca ad ottemperare ai termini del testamento, l'erede sarà Hurst. Il dottor Paul Berkeley fa la conoscenza di Godfrey e si innamora di sua figlia; pensa quindi di interessare il suo amico dottor John Thorndyke a questa vertenza familiare, chiedendogli di rintracciare, se possibile, John Bellingham, o almeno di individuare il luogo dove si trova il suo cadavere. Thorndyke scopre diverse circostanze sospette, tra le quali il macabro ritrovamento di ossa umane in terreni appartenenti al collezionista scomparso. Solo i metodi scientifici all'avanguardia applicati da Thorndyke permetteranno di stabilire se si tratti dei resti di John Bellingham o se qualcuno stia creando una complessa falsa pista per uno scopo insospettabile.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

"Il capolavoro di R. Austin Freeman L'occhio di Osiride, pubblicato nel 1911 ma forse scritto precedentemente, è paradigmatico per l'età d'oro del giallo classico. [...] Il libro di Freeman ha una trama con un'engima, ben costruito, è ambientato nella upper middle class inglese, e sebbene la storia d'amore sia forse un po' più esplicita che nella maggior parte dei libri del giallo classico, è priva di quel melodramnma che si trova in molti dei romanzi polizieschi precedenti, essendo scritta in uno stile naturalistico. [...] Si dice spesso che gli scritti di Freeman non rispettano il "fair play" verso il lettore, perché il lettore non ha l'esperienza scientifica di Thorndyke e quindi non ha la possibilità di anticipare le sue deduzioni e svelare il mistero. Questa affermazione [...] non è vera per L'occhio di Osiride. In questo romanzo, il mistero è un enigma tradizionale e può essere risolto dal lettore.
Il libro di Freeman appare anche un'anticipazione di molti scrittori successivi. Le tecniche di L'occhio di Osiride si ritrovano in diversi romanzi dell'epoca del giallo classico. [...] Il riassunto del caso da parte di Thorndyke nel penultimo capitolo è pieno di lunghe catene di deduzione logica, del genere che si associa comunemente a Ellery Queen. (La deduzione è importante anche nei lavori di Ronald Knox, e si può sospettare che Freeman sia stato un modello anche per Knox). Il protagonista e narratore è un uomo giovane, corretto e simpatico, che cerca di tirare l'eroina fuori dai guai e di sposarla. È aiutato dal paterno Dr. Thorndyke, più anziano e saggio, che risolve effettivamente il mistero. Questo è esattamente lo schema delle dramatis personae di molti romanzi di John Dickson Carr."[2]
Diverse scene del romanzo sono ambientate all'interno del British Museum e si fa riferimento a manufatti realmente esistenti e tuttora visibili al pubblico, come il sarcofago di Artemidoro.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catalogo SBN, su sbn.it. URL consultato il 20 febbraio 2012.
  2. ^ (EN) Michael E. Grost, A Guide to Classic Mystery and Detection, su mikegrost.com. URL consultato il 25 novembre 2011.