Jules Lagneau

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Jules Lagneau

Jules Lagneau (Metz, 8 agosto 1851Parigi, 22 aprile 1894) è stato un insegnante e filosofo francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e guerra[modifica | modifica wikitesto]

Primo dei sette figli in una famiglia operaia lorenese[1], a quattro anni contrasse il vaiolo, tanto che la malattia ebbe conseguenze per il resto della sua vita, e in particolar modo sulla sua vista[2]. Il padre era dipendente presso la facoltosa famiglia Woirhaye come domestico e qui conobbe Catherine Nennig, originaria di Kœnigsmacker[3]. Fu proprio l'avvocato Charles Woirhaye[4] a consigliare al padre di Jules Lagneau di iscrivere il ragazzo al liceo Fabert di Metz. Jules riesce a iscriversi all'École normale supérieure di Parigi, ma dovette interrompere gli studi allo scoppio della Guerra franco-prussiana (luglio 1870), quando si arruolò come franco tiratore[5].
Il conflitto lo portò a combattere a Metz, dove fece ritorno a casa e scoprì che i suoi fratelli e avevano contratto la febbre tifoide. Ne venne contagiato[5] e dello stesso morbo morì suo padre (1870)[6]. Dopo la presa di Metz, fu ricercato dai prussiani, ma riuscì a fuggire in Lussemburgo. Arrivato a Lilla, vi trovò l'esercito francese di Louis Faidherbe, vi si unì e vi servì fino alla fine della guerra (maggio 1871)[5].

Studi e anni di insegnamento[modifica | modifica wikitesto]

Cessata il conflitto, riprese gli studi, dapprima al liceo Charlemagne di Parigi (1871-1872), fu poi ammesso all'École normale al concorso del 1872. Durante gli studi subì la forte influenza di Jules Lachelier, da cui recepì l'esigenza di rigore e l'interesse per l'idealismo.
Si dedicò quindi all'insegnamento, insegnò nei licei di Sens (1876-78), Saint-Quentin (1879-80), Nancy[5] (1880-1886), dove nel 1880 insegnò a Maurice Barrès, e infine al liceo Michelet di Vanves[5] (1886-1894), dove nel periodo 1887-89 ebbe tra i suoi più allievi Émile-Auguste Chartier. Insegnò anche a Digione[6].
Nel 1887 muore la madre, la salute di Lagneau declina accanto all'insorgere di turbolenze spirituali[6]. Amico di Gabriel Séailles (1855-1922), nel 1893 fondò assieme al suo collega Léon Letellier (1859-1926) e al giornalista Paul Desjardins (1859-1940) l'Union pour l'Action morale[7], un movimento che poi cambiò nome in Union pour la Vérité e prese posizione nell'affare Dreyfus (1894-1899). L'associazione sarà all'origine degli incontri filosofici della Décades de Pontigny (1910), appuntamento culturale per il quale negli anni a seguire sarebbero passati, tra gli altri, Curtius, Groethuysen, Scheler, Rivière, Gide, du Gard, Maurois, Berdjaev, Brunschvicg, Mauriac.
Il 20 marzo 1894 a 37 anni muore suo fratello Louis Lagneau e Jules viene sopraffatto dal dolore[6]. Muore il 22 aprile dello stesso anno.
Buona parte di quello che ci è rimasto della sua attività è stato curato dai suoi allievi (ad es. André Canivez, 1909-1981[6]), in particolare da Émile-Auguste Chartier e, per mezzo di questi, dai filosofi Michel Alexandre e Georges Canguilhem. Abbiamo testimonianze del suo insegnamento in testi che sono stati quasi tutti pubblicati postumi.

Insegnamento e filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Nella vita privata Lagneau fu una persona generosa[7], nell'insegnamento fu un maestro intransigente e rigoroso, spesso controcorrente e fuori dai canoni del suo tempo.
Tra i suoi campi d'interesse, di particolare importanza sono l'indagine nella psicologia, sulla percezione e sulle condizioni della conoscenza (vedi: gnoseologia), oltre alle sue lezioni di metafisica e sull'esistenza di Dio.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Reitel François, Le philosophe Jules Lagneau: Reitel parla di quattro figli: Paul, Louis, Jules e Marie
  2. ^ Letellier Léon, Jules Lagneau (1894)
  3. ^ Reitel François, ibid
  4. ^ Pacaut J., Biographie de Jules Lagneau (1894) : Pacaut parla di «M. Voirhaye», riferendosi a Charles François Woirhaye (1798-1878), avvocato lorenese e politico repubblicano in vista dal 1848.
  5. ^ a b c d e Letellier, ibid
  6. ^ a b c d e Reitel, ibid
  7. ^ a b Pacaut, ibid

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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