João de Castilho

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João de Castilho o Juan de Castillo (Castillo Siete Villas, 17 novembre 1470Tomar, 30 ottobre 1553) è stato un architetto spagnolo naturalizzato portoghese, considerato uno dei più importanti del Rinascimento europeo[1].

Chiostro - Monastero dos Jerónimos
Portale della Sagrestia, Monastero di Alcobaça

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario della Cantabria (antico regno di Castiglia, oggi in Spagna), secondo alcune fonti era il figlio di Diego Sanchez Castillo e di sua moglie, Maria D. Zorella (Zorilla o Zurilla);[2] invece secondo Pedro Dias, suo padre sarebbe stato l'Abate di Liérganes.[3]

La sua formazione culturale seguì, dopo gli studi regolari nella città di origine, dapprima un periodo di studi in Galizia e poi un soggiorno italiano a Napoli.

I suoi primi passi li mosse in Spagna per la cattedrale di Burgos e per quella di Siviglia. Intorno al 1507 fu impegnato nella costruzione della cattedrale di Braga.

Una volta rientrato in Portogallo, incominciò da Viseu la sua attività di architetto nel suo paese e già nel 1517 si trasferì presso Lisbona nel Monastero dos Jerónimos per lavori di ristrutturazione della chiesa, eseguiti in collaborazione con il suo collega francese Diogo Boytac. In questa opera, Castilho, si distinse per la concezione innovativa di copertura della struttura, che rese l'edificio uno dei più interessanti del suo tempo in Portogallo, oltre che per il chiostro e la sacristia.[1]

Nel 1519 venne convocato per eseguire i lavori del convento di Cristo a Tomar, della sagrestia e della biblioteca di Alcobaça.

Dieci anni dopo, per incarico del re João III, diresse i lavori di Batalha, tra i quali si ricorda la loggia della cappella.

Si occupò anche di architettura civile, come ad esempio nel 1541 la fortificazione della Villa portuguesa di Mazagán.

In tutti i suoi lavori evidenziò uno stile emergente che venne definito manuelino, frutto di una mescolanza di caratteri rinascimentali italiani e di elementi decorativi indiani e musulmani, inserita in una base stilistica gotica iberica.[1]

Famoso già tra i suoi contemporanei, João de Castilho ha lasciato in eredità una vasta gamma di edifici che hanno caratterizzato il panorama architettonico portoghese del suo tempo. Castilho fu prolifico e influente, diedi un contributo multiforme, di grande importanza, nelle principali opere manueline e rinascimentali.

Dai suoi primi lavori, che si contraddistinsero per soluzioni formali e strutturali del tardo gotico, sarebbe rapidamente entrato in sintonia con la grammatica e con lo spirito decorativo dello stile manuelino emergente, interpretandolo con un certa originalità e gusto personale.

Assieme a lui collaborò spesso il fratello Doigo (1573-1575), che si distinse per i lavori al palazzo di Coimbra assieme all'architetto Marco Pires, ed in quelli per il portale del convento di Santa Cruz.[1]

Patrimonio UNESCO[modifica | modifica wikitesto]

Alcune delle opere di Juan de Castillo rientrano nel Patrimonio Culturale della umanità dell'UNESCO:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d le muse, III, Novara, De Agostini, 1964, p. 151.
  2. ^ (PT) Castilho (Diogo de), su arqnet.pt. URL consultato il 24 giugno 2018.
  3. ^ Pedro Dias, Os portais manuelinos do Mosteiro dos Jerónimos, Coimbra, Instituto de História de Arte, Faculdade de Letras da Universidade de Coimbra, 1988.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (PT) Dagoberto Markl, História da Arte em Portugal: o Renascimento, Lisbona, 1986.
  • (PT) Paulo Pereira, De Aurea Aetate: o Coro do Convento de Cristo em Tomar e a Simbólica Manuelina, Lisbona, 2003.
  • (PT) Paulo Pereira, Convento de Cristo, Tomar, Lisbona, 2009.
  • (PT) Vítor Serrão, História da Arte em Portugal: o renascimento e o maneirismo, Barcarena, 2001.
  • (PT) Ricardo Silva, O paradigma da arquitetura em Portugal na idade moderna entre o tardogótico e o renascimento. João de Castilho, 'O mestre que amanhece e anoitece na obra', Lisbona, 2018.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN107014115 · ISNI (EN0000 0004 3509 8562 · ULAN (EN500092106 · WorldCat Identities (EN107014115
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