Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri"

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IRCCS - Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri
Istituto MN.jpg
IRCCS - Istituto Mario Negri
Tipo Fondazione no profit
Fondazione 1º febbraio 1963
Scopo Attività filantropica per la ricerca biomedica, la difesa della salute e della vita umana.
Sede centrale Italia Milano
Area di azione Italia
Direttore Silvio Garattini
Impiegati 950 persone
Sito web 

L'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri (IRCCS) è una fondazione privata senza scopo di lucro nata a Milano nel 1961 per volontà di Mario Negri (1891-1960), gioielliere e filantropo milanese, e su iniziativa di Silvio Garattini, fondatore e attuale direttore. Il suo fine è contribuire alla difesa della salute e della vita umana.

L'Istituto opera nel campo della ricerca biomedica. Ha iniziato la sua attività a Milano nel 1963 con un gruppo di 22 persone e oggi ha tre sedi: Milano, Bergamo e Ranica (BG), dove lavorano circa 750 persone.

All'inizio del 2013, l'Istituto è stato riconosciuto come IRCCS, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, per la farmacologia e la sperimentazione clinica delle malattie neurologiche, rare e ambientali. Oltre alla ricerca, l'Istituto svolge anche un'intensa attività di formazione per tecnici di laboratorio e ricercatori laureati.

Contribuisce inoltre con molteplici iniziative alla diffusione della cultura scientifica in campo biomedico, sia in senso generale che a specifico sostegno della pratica sanitaria, per un uso più razionale dei farmaci. I risultati ottenuti dai ricercatori dell'Istituto Mario Negri sono raccolti in oltre 13.000 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e hanno suscitato tale interesse che nel 2003 tra i primi 50 ricercatori italiani di tutte le discipline scientifiche più citati nel mondo, quattro hanno lavorato presso l'Istituto.

La Policy dell'Istituto Mario Negri[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Mario Negri per scelta non brevetta le proprie scoperte, preferendo metterle gratuitamente a disposizione della comunità scientifica e dei pazienti.

Ha sempre mantenuto la propria indipendenza dall'industria, dallo Stato, dalla politica, finanza, ideologie religiose e dall'Università, schierandosi dalla parte degli ammalati.

Non accetta da una sola fonte più del 10 % del suo bilancio. Ciò permette la libertà nella selezione dei temi di ricerca, la massima possibilità di collaborazione senza dover sottostare alla confidenzialità e alla segretezza dei dati.

Operando con la massima libertà d'iniziativa e di azione, si è dato l'efficienza tipica delle organizzazioni private al servizio dell'interesse pubblico.

La sede di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo 44 anni di attività nella prima storica sede di via Eritrea, a Milano, l'Istituto Mario Negri dal giugno 2007 si è trasferito in una moderna sede situata nel quartiere della Bovisa, accanto al nuovo Politecnico.

La nuova sede occupa una superficie di 42.000 m² totali di campus ed è dotata di apparecchiature e tecnologie all'avanguardia: per lo studio della genomica, della proteomica e della metabolomica, microscopia confocale ed elettronica, spettrometria di massa, risonanza nucleare, magnetica, TAC e microscopia da due fotoni, plasmon resonance. L'edificio è inoltre dotato di due sale per conferenza (da 400 e 200 posti), di sei sale riunioni da 60 posti, di una sala multimediale, di una biblioteca informatizzata e di un residence costituito da 33 mini-appartamenti per ospitare ricercatori stranieri e italiani che lavorano in Istituto.

Le aree di ricerca, organizzate in sette dipartimenti, si concentrano sulla lotta contro il cancro, le malattie del sistema nervoso e le demenze, le malattie del cuore e dei vasi sanguigni, gli effetti tossici delle sostanze che inquinano l'ambiente, lo studio delle malattie rare, la lotta contro il dolore, lo studio del problema della «droga», la salute materno-infantile e l'epidemiologia. La sede milanese dell'Istituto Mario Negri, che occupa attualmente circa 500 persone, ha anche potenziato la formazione dei giovani ricercatori (diplomi regionali, PhD e dottorati di ricerca) attraverso spazi e strutture adeguati.

Le sedi di Bergamo e Ranica (BG)[modifica | modifica wikitesto]

A Bergamo, l'Istituto è presente con due sedi: il Centro Anna Maria Astori, che ha sede presso il Parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso e il Centro di ricerche cliniche per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò” a Ranica (BG), presso Villa Camozzi.

Nelle sedi bergamasche sono presenti 3 dipartimenti e lavorano oltre 200 persone.

Il Centro Anna Maria Astori[modifica | modifica wikitesto]

I laboratori dell'Istituto Mario Negri di Bergamo hanno sede all'interno del parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso, e sono intitolati ad Anna Maria Astori, benefattrice dell'Istituto.

Il Centro Anna Maria Astori svolge attività di ricerca nel campo delle malattie renali e del diabete, dell'immunologia dei trapianti d'organo, della farmacologia clinica, della medicina molecolare e rigenerativa, della bioingegneria e di alcuni aspetti delle malattie rare. Il Centro, che ha una superficie di 6.000 m², è dotato di strutture e apparecchiature all'avanguardia, come la microscopia elettronica e confocale, stanze sterili per colture cellulari, laboratori per studi di biologia cellulare e molecolare, strumentazione per dosaggi farmacologici.

Il Centro di ricerche cliniche per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò”[modifica | modifica wikitesto]

L'ex istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro

Il Centro di ricerche cliniche per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò” a Ranica, in provincia di Bergamo, è sorto nel 1992, grazie alla generosità della signora Cele Daccò, con l'intento di promuovere la ricerca clinica indipendente e sviluppare farmaci orfani a favore dei pazienti affetti da malattie rare.

Ha sede presso Villa Camozzi, un palazzo nobiliare neoclassico progettato e costruito agli inizi dell'Ottocento dall'architetto Simone Elia, per il conte Andrea Camozzi e la moglie Elisabetta Vertova.

È un esempio unico di struttura in grado di accogliere e consentire lo sviluppo di tutte le fasi di un progetto di ricerca. Medici, farmacologi, biologi, bioingegneri, infermieri, esperti di statistica, informatica ed economia sanitaria, lavorano in stretta collaborazione per valutare lo stato di salute del paziente, raccogliere i dati degli studi e rielaborarli al fine di determinare in modo rigoroso l'efficacia di nuove strategie terapeutiche. Questo approccio multidisciplinare che da oltre 20 anni viene applicato per affrontare le malattie rare si è dimostrato essere efficace per ottenere buoni risultati.

Oltre all'attività sulle malattie rare, all'interno del Centro sono presenti anche alcuni gruppi di ricerca che svolgono studi in aree specifiche di interesse medico e sanitario:

  • il Centro ricerche trapianti “Chiara Cucchi de Alessandri e Gilberto Crespi
  • il Centro di economia sanitaria “Angelo e Angela Valenti”
  • il Coordinamento del GIVITI (Gruppo italiano valutazione interventi terapia intensiva)
  • il Comitato dell'International Society of Nephrology per la prevenzione delle malattie renali nei paesi emergenti.

Il Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro[modifica | modifica wikitesto]

Il Mario Negri Sud è stato un istituto di rricerca, affiliato al Mario Negri Nord, con direttore amministrativo, nell'ultimo semestre, Tommaso Palliani. Fu inaugurato negli anni '80 presso la Via Nazionale per Lanciano nel comune di Santa Maria Imbaro, provincia di Chieti. Nel 1989 iniziarono le assunzioni. L'istituto era provvisto di camere di contenimento di azoto liquido, laboratori di gestione cavie, e laboratori vari e sale da esperimenti. Era suddiviso in tre piani. Accanto possedeva un edificio di ricreazione per i figli dei dipendenti, e una sala mensa.

Il Mario Negri entrò in crisi dal 2009, e nel 2013 ci furono i primi licenziamenti per riduzione del personale. Il direttore amministrativo Moschetta si è preso la responsabilità dei dipendenti, assicurando il ricollocamento in altre strutture di ricerca. Nel 2015 scoppiò un caso mediatico, poco prima della chiusura ufficiale dell'istituto per bancarotta fraudolent: ignoti dipendenti hanno ucciso decine di cavie da laboratorio, perché non vi erano più i mezzi necessari per il loro mantenimento. Il che ha scatenato l'ira delle associazioni animaliste, tra cui quella locale.(Lanciano) comandata da Walter Caporale. Il processo di primo grado è iniziato nel 2016, un anno dopo la chiusura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

IRCCS - Istituto di ricerche farmacologiche - Sede di Milano

L'idea di realizzare una fondazione di ricerca nasce nel 1958 dall'incontro fra Silvio Garattini, aiuto all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano e Mario Negri, gioielliere e filantropo milanese.

Silvio Garattini, a seguito di un periodo di visita negli Stati Uniti, aveva notato la differenza di impostazione della ricerca scientifica rispetto alla situazione ital

iana. In particolare lo aveva colpito il concetto di Fondazione, un'organizzazione con le caratteristiche di flessibilità delle

attività private che, non avendo scopo di lucro, poteva operare nell'interesse del pubblico.

Mario Negri (1891-1960) con un apposito lascito testamentario rese possibile la creazione dell'Istituto. Vivamente interessato alla medicina e alla biologia, Mario Negri acquisì negli anni ‘50 la proprietà di una piccola industria farmaceutica e, seguendone personalmente i programmi scientifici, entrò in contatto con un gruppo di giovani farmacologi che svolgevano attività di ricerca presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano. Negli anni successivi i suoi rapporti con questi giovani - dei quali finanziò alcuni programmi - si intensificarono ed egli ebbe così modo di constatare come le loro capacità e il loro entusiasmo trovassero un pesante freno nella rigidità e nelle carenze delle strutture universitarie, allora in profonda crisi.

Nel 1960 Mario Negri morì di cancro: all'apertura del suo testamento si apprese che aveva destinato parte del suo patrimonio alla fondazione di un Istituto di cui indicava dettagliatamente caratteristiche e scopi, designandone anche il direttore nella persona del Professor Silvio Garattini, animatore del gruppo.

Nel 1961 iniziò la costruzione di un edificio a Milano, Quarto Oggiaro, dove dal 1º febbraio 1963 cominciò l'attività della nuova organizzazione con 22 persone.

Nel 1984 l'Istituto Mario Negri aprì la sede di Bergamo, ospitata in un edificio del ‘700, il “Conventino”, appositamente restaurato e adattato per diventare un centro di ricerche, grazie al contributo di numerose banche bergamasche, enti privati e cittadini. I Laboratori Negri Bergamo nacquero con l'obiettivo di coniugare la ricerca sperimentale e la ricerca clinica, grazie a una collaborazione che si era venuta consolidando negli anni ‘70 tra i ricercatori dell'Istituto di Milano e i clinici degli allora “Ospedali Riuniti” di Bergamo sotto la guida del nefrologo Giuseppe Remuzzi, che è oggi Coordinatore delle Ricerche delle due sedi di Bergamo e Ranica.

Dal luglio 2010, la sede di Bergamo dell'Istituto Mario Negri si è trasferita all'interno del Parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso.

Il Centro di ricerche cliniche per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò” a Ranica, in provincia di Bergamo, è sorto nel 1992 per volontà dell'Istituto Mario Negri, per dare un contributo ad un grande problema costituito da oltre 7.000 malattie rare che rappresentano circa il 10% di tutte le patologie gravi.

Iniziò così un'avventura pionieristica e stimolante, con l'intento di fornire a pazienti, familiari e medici un punto di riferimento basato su conoscenze scientifiche.

Le aree di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Le malattie del cervello e del sistema nervoso[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di ricerche integrate che, partendo da studi sulle caratteristiche fondamentali del sistema nervoso, si estendono alla parte applicativa riguardante marcatori biologici, interventi terapeutici, studi clinici controllati nonché epidemiologia delle malattie e dei servizi neurologici. L'attenzione è rivolta alle malattie più gravi e devastanti.

Le ricerche di terapie per le malattie da prioni (mucca pazza) hanno individuato nella doxiciclina un possibile strumento terapeutico che attualmente è al vaglio di diversi studi clinici. La ricerca dei meccanismi patogenetici responsabili della malattia di Alzheimer ha ottenuto diversi successi come ad esempio lo studio dei meccanismi che possono evitare la deposizione della beta-amiloide e l'identificazione dei suoi oligomeri, con la conseguente identificazione di potenziali farmaci capaci di opporsi alla formazione di queste specie chimiche e alla loro tossicità sulla memoria. Lo studio delle demenze "Monzino +80" che segue una coorte di duemila pazienti ottuagenari da oltre dieci anni, rappresenta una fonte inesauribile di informazioni circa i fattori di rischio e di protezione di queste importanti patologie.

Lo studio dei meccanismi di base dell'epilessia e in particolare il ruolo dell'infiammazione ha posto le premesse per lo sviluppo di una terapia genica e di alcuni farmaci attualmente in sperimentazione clinica. Notevole importanza hanno anche assunto gli studi clinici controllati ed epidemiologici che hanno evidenziato l'utilità di non iniziare terapie dopo il primo attacco epilettico.

Il ruolo della leptina come possibile trattamento per l'ischemia sta diventando una realtà in ambito clinico, grazie agli studi condotti nei nostri laboratori. Gli studi sperimentali per la cura della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) hanno consentito di mettere a punto modelli più razionali per l'individuazione di farmaci finalmente efficaci per questa malattia. Uno studio clinico controllato ha evidenziato un'efficacia, seppur modesta, della acetilcarnitina, costituendo una base per sviluppare altre terapie.

Gli studi pioneristici svolti in collaborazione con il Policlinico di Milano sulle politerapie nell'anziano hanno permesso di raccogliere, con la collaborazione di 70 ospedali italiani, i tipi di polipatologia e l'appropriatezza delle terapie all'entrata e alla dimissione dei pazienti.

Questi sono solo alcuni cenni relativi a numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.

Le malattie cardiovascolari[modifica | modifica wikitesto]

Il Dipartimento di ricerca cardiovascolare è noto storicamente per la serie degli studi denominati GISSI che, a partire dagli anni '80, hanno cambiato il trattamento dell'infarto miocardico riducendone la mortalità attraverso l'impiego della streptochinasi e dei suoi analoghi, nonché degli ace-inibitori, dei nitrati e delle statine. Questi e altri studi clinici controllati hanno permesso di caratterizzare in modo dettagliato il fenotipo dei pazienti portatori di malattie cardiovascolari e di raccogliere in una banca biologica certificata (ISO-9001:2008) campioni di sangue e tessuto per studi in continuo progresso mirati a identificare "biomarcatori" ematici. Inoltre in collaborazione con gruppi europei si cerca di identificare geni associati alla cardiopatia ischemica e allo scompenso cardiaco. Altri studi clinici hanno per la prima volta coinvolto i medici di medicina genarale per lo studio dei farmaci in condizioni cliniche sul territorio, dimostrando l'efficacia delle basse dosi di aspirina in soggetti portatori di fattori di rischio cardiovascolare, sulla mortalità e sulle complicanze cardiovascolari. Si è stabilito che la vitamina E non induce alcun beneficio nei soggetti con rischio vascolare. Analogamente l'aggiunta degli acidi grassi Omega-3 non modifica i trattamenti raccomandati per la prevenzione della malattie cardiovascolari.

A livello sperimentale sono in corso studi sui processi infiammatori presenti nell'infarto cardiaco nonché ricerche sull'arresto cardiaco rianimato, mettendo a punto uno strumento che migliora considerevolmente gli esiti della rianimazione cardiopolmonare. Sono stati verificati a livello sperimentale i danni cerebrali indotti dall'arresto cardiaco con particolare riferimento alla formazione di chinurenina, metabolita del triptofano. Sono stati identificati prodotti chimici che diminuiscono il danno cerebrale, e in particolare l'impiego del gas nobile argon che dovrebbe essere sperimentato a livello clinico.

I tumori[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca coinvolge problemi di base come l'identificazione del meccanismo di azione dei farmaci antitumorali e di mutazioni sconosciute che possono rappresentare il bersaglio di nuovi farmaci; l'efficacia di farmaci in vitro e in vivo, la farmacocinetica, gli studi clinici controllati di fase 2,3 e 4.

In particolare l'interesse principale è rivolto ai tumori del polmone, con specifico riferimento ai mesoteliomi che derivano dall'esposizione all'amianto e ai tumori rari come quelli dell'ovaio e i sarcomi.

Gli studi vengono effettuati su una serie di cellule coltivate in vitro, attraverso una varietà di tumori trapiantabili in vivo nel topo e su una serie di tumori umani impiantati in topi privi di difese immunitarie.

Il Dipartimento di oncologia ha sviluppato un nuovo farmaco, la trabectedina, originata da un organismo marino, identificandone il meccanismo di azione e l'efficacia antitumorale che ha permesso di utilizzarlo nel trattamento di alcuni tipi di sarcomi e del tumore ovarico. Un'attività significativa è rappresentata da studi di farmacocinetica sugli animali di esperimento e sull'uomo, per verificare la trasferibilità delle ricerche precliniche.

In particolare, utilizzando combinazioni di imaging con spetterometria di massa è possibile identificare la presenza di un farmaco all'interno della compagine tumorale. Questi studi permettono per la prima volta di stabilire se un tumore è "resistente" e continua a crescere perché non arriva il farmaco o se invece il tumore sviluppa modifiche metaboliche che lo rendono resistente.

A livello clinico, con la collaborazione di una rete di ospedali italiani e stranieri vengono condotti studi clinici controllati comparativi, studi indipendenti che di solito non vengono realizzati dalle aziende farmaceutiche. In uno studio denominato Taylor si è dimostrato che nel trattamento di un tipo di tumore polmonare, l'erlotinib - un nuovo farmaco molto costoso - è inferiore al docetaxel, un vecchio farmaco a basso prezzo.

Fra le nuove linee di ricerca va menzionato l'impiego di nanoparticelle come veicoli per farmaci antitumorali in localizzazioni poco accessibili dei tumori e la utilità di modificare il microambiente tumorale - fatto da cellule diverse da quelle cancerose - per inibire la crescita e la tendenza a metastatizzare.

Ambiente e Salute[modifica | modifica wikitesto]

I ricercatori studiano il rapporto tra i fattori ambientali e la salute umana. La valutazione della presenza di inquinanti nell'ambiente riguarda anche composti “naturali” potenzialmente tossici e farmaci diffusi nell'ambiente a seguito dell'utilizzo umano o veterinario. Da questi studi è nato un originale campo d'indagine, che permette di studiare i consumi di droghe d'abuso, attraverso la loro identificazione e misurazione nelle acque di scarico urbane e nei fiumi. Il metodo messo a punto per la stima dei consumi di sostanze stupefacenti nella popolazione è stato adottato sia a livello nazionale dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, sia a livello europeo dall' EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) che ha patrocinato la valutazione dei consumi in 40 città di 21 diverse nazioni. Per la rilevazione di queste sostanze vengono sviluppate e utilizzate tecniche basate sulla spettrometria di massa.

Un altro filone di ricerca riguarda la valutazione dell'esposizione umana ai composti tossici presenti nell'ambiente e negli alimenti. La dieta, infatti, è la principale fonte di inquinanti. I ricercatori svolgono un'attività di analisi di rischio tossicologico ed ecotossicologico, basata su studi in campo e modelli previsionali di tossicità, in collaborazione con l'Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (US EPA) e con autorità statali di alcuni Paesi europei, come la Gran Bretagna. Ne è derivata l'introduzione di una piattaforma, VEGA (Virtual models for property Evaluation of chemicals within a Global Architecture), liberamente accessibile su internet per la predizione di proprietà tossicologiche e ambientali. Vengono anche considerati i problemi di molestie ambientali, quali l'inquinamento olfattivo e gli effetti tossici di contaminanti ambientali sui principali meccanismi di sviluppo del sistema nervoso centrale. Studi di epidemiologia molecolare vengono utilizzati per identificare fattori genetici e/o ambientali capaci di influenzare il rischio per la salute. Si cercano inoltre nuovi “indicatori biologici” utili all'identificazione di soggetti a rischio, per poi individuare appropriate strategie di prevenzione. È stata sviluppata una piattaforma tecnologica avanzata di proteomica, che può portare alla scoperta di nuovi bioindicatori di diagnosi, prognosi, rischio di malattia e/o di effetto tossico. Per integrare gli studi di proteomica, una nuova disciplina, la metabolomica, è entrata a far parte degli interessi di ricerca. L'analisi dei metaboliti - piccole molecole (come amminoacidi, zuccheri, grassi, ormoni, etc.) può essere vista come un nuovo strumento diagnostico e un mezzo per conoscere i meccanismi di sviluppo delle malattie. Il Dipartimento di Ambiente e Salute ha una serie di collaborazioni con altri Dipartimenti dell'Istituto in campo analitico, con particolare riferimento agli studi riguardanti la metabolomica nell'arresto cardiaco e l'impiego dell'imaging combinata con la spettrometria di massa per svelare a livello tridimensionale la presenza di farmaci nell'ambito di una massa tumorale.

Una grande attenzione è riservata anche al campo dell'esposizione a fattori ambientali negativi nei bambini e nelle madri in attesa, dove esistono evidenze sempre più robuste che l'esposizione ad alcune sostanze possa provocare ritardi nello sviluppo cerebrale dei nascituri e aumentare in alcuni casi l'incidenza di certe malattie in età adulta.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Si studiano l'andamento temporale e la distribuzione geografica della mortalità per i tumori in Italia, Europa e altri Paesi del mondo e i fattori di rischio di alcuni tumori comuni (mammella, colon-retto, prostata) e di neoplasie più rare (tratto digerente superiore, stomaco, colecisti, fegato, pancreas, laringe, sarcomi, tratto genitale femminile, vescica, rene, vie urinarie, linfomi). Gli studi condotti mirano a identificare nuovi fattori di rischio e quantificare l'effetto dei fattori nuovi e di quelli già noti. Vengono studiati l'incidenza dei tumori con fattori genetici/familiari e la relazione con diversi stili di vita (quali fumo, alcol, vari aspetti della dieta, caffè, attività fisica), il peso corporeo, la storia di malattie selezionate (quali diabete, ipertensione) e, per le donne, i fattori ormonali endogeni (età al menarca e alla menopausa, gravidanze, sterilità) ed esogeni (uso di contraccettivi orali, terapie sostitutive in menopausa e terapie per la sterilità). Si è dimostrato che i profili dietetici, più che i singoli cibi, influiscono sul rischio di tumore. In particolare, la dieta mediterranea tradizionale, ricca di vegetali, frutta, legumi, pesce, pane, pasta, riso, patate, olio d'oliva, frutta oleosa e grassi monoinsaturi; povera di carne e latticini e con consumo moderato di vino diminuisce il rischio di diversi tumori e di infarto miocardico. I ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia inoltre coordinano o partecipano a studi collaborativi internazionali nei quali si combinano i dati originali di studi da ogni parte del mondo, per creare banche dati con un numero molto elevato di soggetti per una quantificazione più precisa dei fattori di rischio.

Vengono anche condotte revisioni sistematiche della letteratura con meta-analisi, analisi di esposizioni occupazionali e valutazione e monitoraggio dell'infezione da HPV e delle patologie correlate in donne a elevato rischio per il carcinoma della cervice uterina. Il Dipartimento ha inoltre caratterizzato diversi aspetti dell'insorgenza di tumori in ambito occupazionale, principalmente per la cancerogenesi vescicale da esposizione ad amine aromatiche. Monitorando il consumo di tabacco in Italia, i ricercatori hanno contribuito a fornire un razionale per le restrizioni del fumo nei locali pubblici.

Salute pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le ricerche nella Salute Pubblica sono mirate a comprendere quali fattori influenzano la salute dei singoli e delle popolazioni e a definire gli interventi efficaci per rispondere ai bisogni di salute. I ricercatori inoltre partecipano e organizzano iniziative di informazione, formazione e dibattito rivolte sia agli operatori sanitari e sociali sia alla popolazione, anche mediante la pubblicazione di due riviste, Ricerca&Pratica e Quaderni di Farmaco Economia, e un portale @Partecipasalute. Il Centro di Economia Sanitaria Angelo e Angela Valenti (CESAV) svolge attività di ricerca nel settore sanitario, offrendo il proprio contributo in materia di economia e di management. Il Centro svolge studi di valutazione economica (l'analisi dei costi e dei benefici di possibili alternative in sanità) e di analisi comparativa (lo studio di sistemi sanitari esteri per poter individuare possibili innovazioni da proporre al Servizio Sanitario Nazionale e da estendere ai Paesi dell'Unione Europea). Le attività di Epidemiologia Clinica sono rivolte al miglioramento dell'assistenza sanitaria in diversi ambiti disciplinari, con l'obiettivo di aiutare gli operatori a utilizzare al meglio le conoscenze e le risorse disponibili e contribuire alla produzione di nuove conoscenze utili alla pratica clinica. L'ambito assistenziale di attività è la terapia intensiva: il laboratorio ha realizzato una cartella clinica elettronica per i reparti di Terapia Intensiva che assolve al duplice scopo di semplificare e migliorare la documentazione clinica e offrire dati puntuali alla ricerca per il miglioramento della qualità dell'assistenza. Questo importante programma di ricerca denominato GIVITI ha permesso di diminuire la mortalità intraospedaliera nelle unità di terapia intensiva. Le attività per il coinvolgimento dei cittadini in sanità sono mirate alla partecipazione di cittadini e pazienti alle scelte e alle decisioni in tema di salute, con conferenze di consenso, giurie dei cittadini e indagini ad hoc. Si affianca a queste attività un percorso di formazione e informazione per rappresentanti di associazioni di cittadini e pazienti che permette di confrontarsi in modo efficace con il mondo medico e scientifico. Rientrano nelle linee di ricerca del laboratorio: la valutazione del tipo di informazione fornita su malattie e trattamenti; ricerche sulle modalità migliori per la pubblicazione di informazioni di salute e sui risultati della ricerca scientifica; messa a punto di portali internet sui temi della salute e dell'informazione. I ricercatori dell'area della Salute Pubblica si occupano anche del benessere della madre e del bambino: il monitoraggio e la valutazione epidemiologica dell'uso razionale dei farmaci e dei vaccini; interventi nella pratica ospedaliera e nelle cure primarie; lo studio delle variabili socio-sanitarie associate alle condizioni di salute, in particolare dei bambini; il trasferimento dell'informazione alla comunità.

Il Dipartimento di Salute Pubblica, che coinvolge laboratori sia a Milano che a Bergamo, ha documentato che il 4,5% delle mamme e l'1,7% dei padri soffre di depressione nei primi mesi successivi al parto. Questo importante risultato rimanda alla necessità di interventi preventivi prima e durante la gravidanza a sostegno sia della coppia che dello sviluppo del nascituro. La tutela della salute del neonato e del bambino deve essere continua garantendo gli appropriati interventi terapeutici rappresentati dai farmaci (quando necessari), come si documenta sostenendo la riduzione delle prescrizioni eccessive o ingiustificate e delle terapie psicologiche. Alcuni degli studi recentemente condotti dal Dipartimento hanno consentito non solo di aumentare l'appropriatezza dell'uso dei farmaci in età pediatrica, ma anche di ridurre la spesa”. Da 4 anni è stato creato e gestito dal Dipartimento il registro regionale dell'adhd (disturbo di deficit di attenzione e iperattività). le informazioni relative a 3000 bambini e adolescenti costituiscono l'unica banca dati a tutt'oggi esistente, sia a livello nazionale che internazionale, che descrive i percorsi diagnostico-terapeutici del disturbo. Da 2 anni è attivo e gestito dal Dipartimento il registro degli studi clinici promossi o a cui partecipa l'Istituto. Oltre 50 studi clinici randomizzati (RCT), con la partecipazione di oltre 40.000 pazienti, costituiscono il "core" del Registro la cui consultazione è libera, sia in italiano che in inglese.

Ricerca traslazionale[modifica | modifica wikitesto]

Il Dipartimento di biochimica e farmacologia molecolare è composto da sei laboratori con interessi scientifici e scopi di ricerca apparentemente eterogenei fra loro, ma accomunati dallo studio strutturale e funzionale di prodotti genici specifici e farmacologicamente rilevanti. A questo proposito, per l'identificazione di nuove proteine che potrebbero rappresentare dei bersagli per la terapia farmacologia, vengono utilizzate le classiche tecniche di biochimica e biologia molecolare. Le potenziali interazioni tra farmaci e proteine sono studiate anche a livello molecolare, utilizzando un'ampia varietà di approcci che vanno dagli studi condotti sugli animali a simulazioni computazionali.

La diagnostica per immagini non invasiva (risonanza magnetica, ecografia, tomografia) assume rilevanza sempre maggiore in molti ambiti clinici. Tale diffusione ha generato grande sviluppo di strumenti di screening non invasivo dedicati agli studi preclinici. Il dipartimento ha attuato una serie di procedure mirate a correlare le informazioni ottenute dagli strumenti di imaging (come la risonanza magnetica, per esempio) con i dati ottenuti mediante le classiche tecniche di istopatologia e immunoistologia. Questa integrazione di diverse tecniche viene chiamata "preclinical imaging".

Lo sviluppo clinico di molecole con promettente attività terapeutica per il trattamento di malattie con prognosi infausta è limitato a volte da problemi correlati alla scarsa biodisponibilità dei principi attivi, alla difficoltà di attraversare alcune barriere biologiche e all'insorgenza di pesanti effetti collaterali. Per superare tali ostacoli i ricercatori del Dipartimento hanno proposto l'utilizzo di nanoparticelle biocompatibili e biodegradabili che, "proteggendo" il principio attivo, agiscono con sistemi di rilascio controllato.

Questi studi costituiscono la base per il disegno di nanoparticelle da utilizzare per la diagnosi precoce di malattie specifiche e per il monitoraggio dell'efficacia della terapia, Sono anche in corso studi per approfondire i parametri che influenzano in vitro e in vivo il rilascio di farmaco dalle nanoparticelle.

Le malattie renali[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca dei dipartimenti di medicina molecolare e di medicina renale, che hanno sede a Bergamo e Ranica, è volta a comprendere i meccanismi di danno che portano alla perdita della funzione renale e alla messa a punto di strategie che evitino ai pazienti di dover ricorrere alla dialisi o al trapianto. Altri studi sono rivolti alla prevenzione e al trattamento delle complicanze delle malattie renali.

Gli studi sperimentali condotti in questi anni hanno portato a rallentare e addirittura arrestare la progressione della malattia renale con farmaci che abbassano la pressione. Questi farmaci aiutano a mantenere integro o a ripristinare il filtro renale e stimolano la capacità delle cellule staminali presenti nel tessuto renale di riparare il danno. Tuttavia non tutte le malattie renali possono essere curate con farmaci o associazioni di farmaci. Il Dipartimento ha quindi condotto tecniche di medicina rigenerativa dimostrando che nella malattia renale acuta, le cellule staminali sono in grado di riparare il rene nell'animale da esperimento. Si stanno ora continuando questi studi anche nell'uomo. Si è ottenuto in laboratorio un nefrone (unità funzionale del rene) partendo da cellule staminali embrionali e in collaborazione con il Dipartimento di Bioingegneria, si è in grado di ripopolare con cellule staminali un rene precedentemente privato delle sue cellule. Se questi studi saranno confermati nell'uomo, sarà possibile prevenire la dialisi non solo con farmaci, ma addirittura rigenerare il rene ammalato, prima che la dialisi divenga necessaria. In ambito clinico, i ricercatori si occupano di identificare e definire strategie di screening e intervento per prevenire l'insorgenza della nefropatia e di altre complicanze croniche nel paziente diabetico e/o iperteso, nonché strategie di intervento sempre più efficaci per prevenire o rallentare la progressione delle nefropatie croniche ed eventualmente ottenere una remissione/regressione del danno renale. Questi obiettivi vengono perseguiti attraverso studi pilota interamente realizzati presso il Centro Daccò, attraverso la realizzazione di network e coordinamento di studi multicentrici nazionali e internazionali. In particolare lo studio REIN ha confermato che alcuni farmaci che si impiegano per curare l'ipertensione (gli ACE inibitori) possono evitare a molti pazienti con insufficienza renale cronica di ricorrere alla dialisi; e lo studio BENEDICT ha dimostrato che è possibile, con precoci interventi terapeutici, prevenire il danno renale e cardiovascolare nei pazienti con il diabete di tipo 2. La stretta collaborazione dei Dipartimenti di medicina molecolare, medicina renale e bioingegneria tra loro e con l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo consente di ottenere un approccio alla ricerca molto efficace che parte dal problema del paziente, lo porta in laboratorio per studiarne le cause e i meccanismi patologici e cercare possibili soluzioni per poi ritornare con tali soluzioni al paziente. Ciò si traduce nell'opportunità per il paziente di godere rapidamente dei benefici delle scoperte e dei progressi ottenuti dalla ricerca.

I trapianti[modifica | modifica wikitesto]

I ricercatori sono impegnati nello sviluppo di nuove strategie allo scopo di eliminare i due problemi principali legati ai trapianti d'organo: la carenza di donatori e il rigetto. La carenza di donatori rappresenta oggi il limite principale all'attività di trapianto. I reni della maggior parte dei potenziali donatori vengono scartati a causa dell'età avanzata del donatore o di patologie come diabete e ipertensione. Gli studi condotti dai ricercatori del Mario Negri hanno dimostrato che invece molti di questi reni possono essere utilizzati, dopo averne valutato lo stato funzionale e trapiantandone due nello stesso ricevente (anziché uno come si è sempre fatto). Si è così dimostrato che, se si selezionano adeguatamente i reni da trapiantare, il 90% degli organi ottenuti da donatori anziani è ancora funzionante a due anni dal trapianto e i risultati sono simili a quelli che si possono ottenere utilizzando reni da donatori più giovani. Dal 1997 (anno del primo trapianto di doppio rene in Italia) al 2012, sono stati effettuati 1154 trapianti doppi. Per quanto riguarda la prevenzione del rigetto acuto e cronico dell'organo trapiantato senza ricorrere ai farmaci antirigetto, i ricercatori hanno sviluppato nuove strategie, come la terapia genica, con l'obiettivo di indurre tolleranza all'organo trapiantato. I risultati delle ricerche nel campo dei trapianti hanno dimostrato che, almeno negli animali da laboratorio, è possibile evitare o attenuare la crisi di rigetto dell'organo trapiantato senza dover utilizzare farmaci, ma sfruttando la particolarità di alcune cellule del sistema immunitario, dette “regolatrici".

Infatti negli animali si è dimostrato che una singola iniezione di cellule staminali è in grado di evitare il rigetto del trapianto di cuore o di rene. Questi studi negli animali hanno aperto la strada alla sperimentazione nell'uomo.

Nei pazienti con trapianto di rene a cui si è somministrata una infusione di cellule staminali, le ricerche del Mario Negri di Bergamo hanno riscontrato una riduzione dell'attività delle cellule del sistema immunitario che provocano il rigetto.

Bioingegneria[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca biomedica è sempre più fondata sull'uso di alta tecnologia. Un settore specifico dell'ingegneria affianca i ricercatori e i clinici al fine di sviluppare strumenti e metodologie sofisticate per visualizzare e interpretare i risultati delle ricerche biomediche. Questo approccio interdisciplinare ha permesso di affrontare con tecniche proprie dell'ingegneria lo studio di processi fisiopatologici e di strategie terapeutiche innovative.

Le attività di ricerca riguardano ambiti diversi: lo studio dei meccanismi coinvolti nella progressione delle nefropatie croniche; gli studi sul ruolo dei flussi del sangue nello sviluppo del danno alle pareti dei vasi; lo sviluppo di tecniche di ingegneria dei tessuti per ottenere in laboratorio un organo sano partendo da uno malato; lo sviluppo di sistemi informativi a supporto della gestione dei dati clinici. Per il Dipartimento di bioignegneria, che ha sede a Bergamo e Ranica, i principali strumenti di ricerca sono modelli teorici, l'elaborazione di immagini diagnostiche e istologiche, misure di parametri fisico-chimici sia a livello sperimentale che clinico, tecniche di coltura cellulare, biomateriali, tecnologie informatiche applicate alla medicina. Riguardo ai risultati raggiunti fino ad oggi, si sono identificate le condizioni di moto del sangue che predispongono allo sviluppo del danno vascolare. Si è inoltre riusciti a sviluppare un modello teorico della circolazione che permette di pianificare al calcolatore gli interventi di chirurgia vascolare. Per quanto riguarda gli studi clinici e la pratica clinica, si stanno sviluppando strumenti informatici che ne permettano la gestione senza l'utilizzo di supporti cartacei.

Le malattie rare[modifica | modifica wikitesto]

Una malattia si definisce rara quando colpisce meno di 5 persone ogni 10.000 abitanti. Oggi si conoscono circa 7.000 malattie rare, per la maggior parte di origine genetica. Studi internazionali hanno documentato come l'avanzamento delle conoscenze e le possibilità di identificazione e cura delle malattie rare siano più difficoltose rispetto a quelle più comuni. Tale svantaggio è legato alla difficoltà nell'analizzare eventi rari, alla complessità delle manifestazioni cliniche, alla carenza di sistemi efficienti di raccolta dati e modelli sperimentali, all'esiguità delle risorse dedicate. L'Istituto Mario Negri si occupa di malattie rare in modo pionieristico sin dal 1992 e ha dedicato al loro studio la sede del Centro Daccò di Ranica (BG). La peculiarità dell'azione del Centro consiste nell'aver riunito competenze diverse per favorire la disponibilità di informazioni aggiornate e l'avanzamento delle conoscenze e per sviluppare progetti multidisciplinari accompagnati da un forte impegno nel campo della divulgazione e della formazione. Sin dall'inizio delle attività il laboratorio di documentazione e ricerca sulle malattie rare ha messo a disposizione di pazienti e medici un servizio gratuito di informazione sulle malattie rare ed è stato implementato un archivio di dati, uno strumento indispensabile per identificare pazienti arruolabili in progetti di ricerca. È stata creata una biobanca che raccoglie e conserva campioni biologici relativi a pazienti con alcune delle malattie rare studiate e ai loro familiari. Particolare impulso è stato dato alla organizzazione di specifici Registri di patologia non solo per raccogliere dati epidemiologici, ma anche per rispondere a quesiti complessi grazie alla disponibilità di dati clinici e campioni biologici. Quando si raggiunge un numero adeguato di pazienti, vengono avviati studi clinici per testare l'efficacia di nuovi trattamenti terapeutici, sia direttamente - coinvolgendo ammalati accolti nella sede di Ranica - sia svolgendo un ruolo di coordinamento per studi multicentrici nazionali e internazionali. Sono state inoltre rafforzate le competenze diagnostiche di livello avanzato in alcune aree, giungendo alla identificazione di nuovi geni e al chiarimento di meccanismi responsabili di malattie rare per riuscire a individuare potenziali trattamenti”. Dal 2001 il Centro Daccò è inoltre sede del Coordinamento della rete regionale per le malattie rare in Lombardia. Le attività sono svolte in collaborazione con il Centro nazionale delle malattie rare attivato dall'Istituto superiore di sanità.

Il Centro svolge attività di raccolta di documentazione e diffusione di informazioni sulle malattie rare; coordinamento dei centri lombardi che si occupano di malattie rare; ricerca sperimentale; ricerca clinica; formazione di giovani ricercatori. Il Centro è dotato di laboratori, di stanze per accogliere i pazienti in Day Hospital, di aule per seminari e di una sala conferenze.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle attività di ricerca, l'Istituto svolge anche attività di insegnamento per la formazione professionale di tecnici di laboratorio e ricercatori laureati. L'offerta didattica dell'Istituto è principalmente di tipo pratico, poiché consiste innanzitutto nella partecipazione a progetti di ricerca sperimentale o clinica. Gli allievi dei corsi hanno infatti l'opportunità di essere inseriti in un laboratorio, utilizzare moderne apparecchiature, frequentare una biblioteca ben aggiornata e circa 7000 riviste scientifiche online, partecipare a seminari e incontrare personalità della ricerca scientifica internazionale. L'Istituto organizza corsi di qualificazione e di perfezionamento, oltre a programmi di Dottorato, Master e PhD. Tutti gli allievi ammessi fruiscono di borse di studio dell'Istituto. Dal 1963 al 2015, l'Istituto ne ha erogate 7.984 (delle quali 831 a ricercatori stranieri). Al termine di tutti i corsi si rilascia un titolo (diploma o attestato). Infine, dopo il conseguimento del titolo, l'Istituto favorisce l'inserimento degli allievi nel mondo del lavoro. Gli allievi svolgono la loro attività prevalentemente in un laboratorio dell'Istituto e sono progressivamente inseriti nei programmi di ricerca in corso.

Sono tenuti a frequentare lezioni, seminari e convegni e ad approfondire la letteratura scientifica.

L'accesso ai corsi avviene attraverso concorsi regolati da bandi, che sono pubblicati periodicamente sul sito web dell'Istituto. I corsi attivi sono: Tecnico in Ricerca Biochimica , Specialista in Ricerca Biomedica, Scuola Avanzata di Farmacologia Applicata (SAFA), Dottorato di Ricerca in Scienze Farmacologiche, Corso PhD, Master di primo livello in Ricerca Clinica, Corso per Clinical Monitor, Tesi sperimentale, Stage studenti scuole superiori, Corsi per medici stranieri.

Informazione e divulgazione scientifica[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Mario Negri ha tra le sue missioni la divulgazione della cultura scientifica e l'impegno a fornire risposte indipendenti e documentate ai cittadini e in particolare agli ammalati. Il Servizio di Informazione sui Farmaci fornisce gratuitamente consulenza sull'uso corretto dei farmaci, i loro effetti collaterali, l'impiego in gravidanza e le interazioni nell'anziano. Partecipasalute è un progetto per informare e formare i cittadini, i pazienti e le loro rappresentanze su salute, ricerca e sanità tramite una partecipazione diretta: il progetto promuove “consensus conference” o “giurie dei cittadini”, partner indispensabili di commissioni di studio, comitati etici, strutture che coordinano la ricerca clinica e formulano linee guida per le malattie. Distribuita in circa 35.000 copie, la rivista Negri News viene pubblicata quadrimestralmente e fornisce informazioni sui risultati delle ricerche e le attività dell'Istituto e sulla politica sanitaria. Nella Newsletter online pubblicata ogni mese viene riportata la posizione dell'Istituto sui temi di maggiore attualità e vengono dati aggiornamenti sulle iniziative dell'Istituto e le scoperte scientifiche più recenti. All'aggiornamento dei medici è dedicata la rivista mensile Ricerca&Pratica.

Per i professionisti della sanità vengono inoltre organizzati periodicamente corsi e convegni. Molti ricercatori del Mario Negri partecipano con regolarità a trasmissioni televisive e radiofoniche e svolgono una intensa attività editoriale collaborando con articoli a quotidiani e riviste per far pervenire all'opinione pubblica informazioni basate su corretti criteri di scientificità. L'Istituto ha un sito internet che è stato rinnovato di recente, ed è presente sui social media con Facebook e Twitter.

Un'attività costruttiva e critica per la salute pubblica[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Mario Negri da sempre contribuisce attivamente al miglioramento della salute pubblica e del Servizio Sanitario Nazionale.

Fin dagli anni ‘70 l'Istituto ha studiato i danni provocati dall'inquinamento ambientale. Ha identificato e monitorato la diossina dopo l'evento di Seveso e ha lavorato per ridurre le emissioni di prodotti tossici dagli inceneritori.

L'Istituto ha promosso ripetute campagne di informazione basate su rigorosi studi scientifici sui danni indotti dall'uso del tabacco, che hanno contribuito all'approvazione di leggi sulla limitazione del fumo fino a quella che vieta di fumare in tutti gli ambienti pubblici. Il Mario Negri ha svolto un'azione di sensibilizzazione sul problema di queste patologie a beneficio di pazienti sfortunati molto spesso orfani di terapie a causa degli insufficienti finanziamenti alla ricerca nel settore dovuti allo scarso ritorno economico. L'impegno dell'Istituto ha contribuito a ottenere una legislazione europea sui farmaci orfani e, a livello nazionale, una legge per la gratuità degli interventi diagnostici e terapeutici per gli ammalati di malattie rare, nonché la realizzazione di reti regionali e di un registro nazionale. L'Istituto Mario Negri si è sempre opposto agli ostracismi ideologici non supportati da evidenze scientifiche, come ad esempio quelli nei confronti degli OGM, dell'impiego dell'energia nucleare, della sperimentazione animale necessaria per giustificare le ipotesi di beneficio clinico e ottenere informazioni tossicologiche esaurienti. Ha sempre espresso apertamente una posizione contraria all'uso di terapie prive di ogni credibilità scientifica, come quelle basate su prodotti omeopatici, estratti erboristici, o come la pranoterapia e altre tecniche mediche alternative ed è stata l'unica istituzione italiana che abbia preso posizione contro la cosiddetta “terapia Di Bella”. Per contro ha svolto un'intensa promozione delle “buone abitudini di vita” con particolare riferimento alla varietà dell'alimentazione, all'importanza dell'esercizio fisico e della moderazione nell'assunzione di alcool e ha contribuito notevolmente alla diffusione della cultura della donazione di organi. Il Mario Negri si è costantemente e intensamente battuto contro l'uso improprio dei farmaci. La sua azione è culminata nel 1994 con l'esclusione dal prontuario terapeutico nazionale di molti prodotti, con un risparmio annuo immediato, all'epoca valutato in circa 4.000 miliardi di lire. A livello europeo, ha partecipato alle attività dell'EMA (European Medicines Agency), esercitando costante spirito critico nei confronti di leggi che privilegino gli interessi industriali rispetto ai diritti degli ammalati. Sostiene da tempo la non-eticità dell'uso del placebo quando esistono farmaci di riferimento e la necessità che i nuovi farmaci debbano essere dei prodotti con valore aggiunto e non semplici “fotocopie” di quelli già esistenti. Ha denunciato l'inutilità di ricerche mirate a dimostrare l'equivalenza o la non-inferiorità di nuovi farmaci, inutili per il paziente e funzionali solo al mercato e si è fatto promotore di campagne in favore dei farmaci equivalenti (generici). L'Istituto ha ripetutamente denunciato con estrema chiarezza le carenze del “sistema Italia” nel campo della ricerca scientifica erroneamente considerata come una spesa anziché una priorità per lo sviluppo del Paese e si è battuto per assicurare un sistema competitivo in cui tutti gli organismi di ricerca non-profit abbiano eguali diritti di accesso alle risorse e siano valutati attraverso sistemi che premino quelli realmente più meritevoli.

L'Istituto Mario Negri da sempre ha intrapreso e sostenuto progetti a favore dei Paesi più poveri che non dispongono di infrastrutture sanitarie. In molti paesi africani con scarse risorse ha svolto azioni dirette a garantire la disponibilità dei farmaci essenziali (la lista dei farmaci essenziali del WHO è l'estensione di un'iniziativa dell'Istituto Mario Negri).

Particolare attenzione è stata rivolta ai Paesi del Sud America e dell'America Centrale, concretizzata ad esempio in contributi all'organizzazione della ricerca cardiologica in Argentina, alla dialisi renale dei bambini, al trapianto dei reni in Bolivia e all'attivazione di progetti per la salute infantile in Colombia e in tutto il Centro America.

Il Mario Negri partecipa al programma GO – ex programma COMGAN - avviato nel 1991 dalla Società Internazionale di Nefrologia che mira a favorire la prevenzione e la cura precoce delle malattie renali nei Paesi emergenti o poveri, con mezzi relativamente semplici ed economici.

Associazioni e Fondazioni amiche[modifica | modifica wikitesto]

La Fondazione ARMR (Aiuti per la Ricerca sulle Malattie Rare ) raccoglie fondi per sostenere borse di studio a favore di giovani ricercatori nel campo delle malattie rare.

L'Associazione Amici del Mario Negri si propone di far conoscere l'Istituto e il suo impegno nella lotta contro le malattie, attraverso la realizzazione di eventi mirati a raccogliere fondi per sostenere borse di studio per giovani ricercatori italiani.

La Fondazione Negri Weizmann organizza raccolte di fondi per la ricerca scientifica congiunta dell'Istituto Mario Negri e dell'Istituto Weizmann di Scienze in Israele.

La Mario Negri Institute Alumni Association svolge attività di promozione della cultura in ambito scientifico organizzando convegni, seminari, conferenze, tavole rotonde e riunioni sociali e pubblica bollettini finalizzati alla divulgazione della cultura scientifica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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