Il carcere

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Il carcere
Titolo originaleIl carcere
AutoreCesare Pavese
1ª ed. originale1948
Genereromanzo
Lingua originale italiano

Il carcere è un romanzo breve di Cesare Pavese scritto tra il 27 novembre e il 16 aprile 1939 che venne pubblicato nel 1948.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

4 agosto 1935 - 15 marzo 1936, queste date, segnano rispettivamente l'inizio e la fine del confino, a Brancaleone Calabro, di Cesare Pavese.

In terza persona, attraverso la figura dell'Ingegnere Stefano, Pavese, condannato per ricevere delle lettere in casa sua, proteggendo così la "donna dalla voce rauca", a cui le consegnava, racconta ne "Il Carcere" la sua esperienza ed i suoi stati d'animo, attribuendo un significato intimo e personale dai paesaggi, primo fra tutti il mare, definito "la quarta parete della sua prigione[1]", alla gente che, come sostiene in una lettera scritta alla sorella Maria, "di questi paesi è di un tratto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca".

All'inizio "... sapeva che dappertutto è paese, e le occhiate incuriosite e caute delle persone lo rassicurano sulla loro simpatia", poi con queste persone frequenterà l'osteria, andrà a caccia (gli rimarrà impressa la parola quaglia che ogni donna porta con sé e Stefano sentirà di amare quella gente e quella terra, soltanto per questa parola).

Analisi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Componente centrale del racconto è la figura della donna. Il rapporto con Elena, figlia della padrona di casa, e con "Concia"[2] "c'era qualcosa di caprigno, selvatico ed insieme dolcissimo"- ritorna costante nella narrazione. Il mito ed il selvaggio, compagnia e solitudine, spontaneità e riservatezza, e molti altri dualismi, ne faranno de "Il Carcere" (considerata la prima opera della maturità di Cesare Pavese) un racconto coinvolgente e ritmico. Uno spaccato di vita dell'Italia meridionale della metà degli anni trenta nella "chiusura di orizzonte che è il confino" e "con una penna ch'era tutta la gioia della sua libertà".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Pavese, op. cit., pag. 9
  2. ^ Cesare Pavese, op. cit., pag. 31

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