Il Conciliatore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Conciliatore
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità bisettimanale
Genere politico e letterario
Fondatore Silvio Pellico, Giovanni Berchet
Fondazione 3 settembre 1818
Chiusura 17 ottobre 1819
Sede Milano
Direttore Silvio Pellico
 

Il Conciliatore, è stato un periodico italiano, pubblicato a Milano con cadenza bisettimanale. Il 17 ottobre 1819 venne soppresso dagli Austriaci.

Il Conciliatore

I fondatori[modifica | modifica wikitesto]

I finanziatori furono Luigi Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri, ricchissimi proprietari terrieri lombardi, di antica e nobile casata, che coinvolsero intellettuali a loro vicini, quali Silvio Pellico, Giovanni Berchet, Adeodato Ressi e Ludovico di Breme. Essi affidarono la pubblicazione allo stampatore Vincenzo Ferrario.

Il programma editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo intendeva esprimere la volontà di assumere posizioni non radicali né in politica né in letteratura, ma di fatto l'orientamento si precisò rapidamente in senso romantico e progressista anti-austriaco, oltre ad opporsi ai pregiudizi e alle forze ostacolanti quello spirito liberale propulsivo per il progresso europeo. Il "programma" del periodico prevedeva un indirizzo multidisciplinare, aperto anche a "materie utili" come l'economia, la tecnica, il diritto.

Il piano redazionale comprendeva:

È possibile perciò riconoscere una linea di continuità con l'altro importante periodico milanese di qualche decennio prima, Il Caffè.

Il motto della rivista fu Rerum concordia discors, motivato dal desiderio di conciliare tutti i veri amanti del vero.[1]

Nel primo numero, uscito il 3 settembre 1818, comparve il programma, scritto da Pietro Borsieri.

L'importanza per la cultura italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nei due anni recano il loro contributo alcuni dei migliori pensatori della prima restaurazione: Borsieri, Giuseppe Pecchio, Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia.

Gli scritti compresero recensioni di libri, per lo più stranieri, di politica, di letteratura, di storia e di costumi, allo scopo di allargare l'orizzonte della cultura italiana.

Nel novembre-dicembre 1818 Ermes Visconti firmava sei fondamentali articoli che saranno poi raccolti in volume sotto il titolo di "Idee elementari sulla poesia romantica".

Alessandro Manzoni non era lontano dal gruppo pur senza farne parte attiva. Foscolo, in quegli anni esule in Inghilterra, promise di collaborare ma non riuscì a mantenere la promessa.[2]

La reazione austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Per ragioni politiche il giornale ebbe vita breve: la censura austriaca iniziò a fare pressioni sempre più insistenti sul Pellico, finché il 26 ottobre 1819 questi fu convocato al commissariato di polizia dove il conte Villata gli impose di non inviare più articoli di natura politica alla censura, pena la sua espulsione dal regno. Gli amici e collaboratori del giornale decisero così, come atto di solidarietà e insieme di estrema protesta, di sopprimere il giornale. Contemporaneamente il governo austriaco fece stampare il giornale L'attaccabrighe teso a criticare duramente i movimenti romantici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, Vol.III, pag.388
  2. ^ Le muse, De Agostini, Novara, Vol. III, pag.388

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Clerici, Il Conciliatore, periodico milanese, Pisa, 1903
  • C. Cantù, Il Conciliatore e i carbonari, Milano, 1878

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]