I dodici abati di Challant

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I dodici abati di Challant
IbletoChallant.jpg
Ritratto di Ibleto di Challant (XIV secolo - XV secolo)
AutoreLaura Mancinelli[1]
1ª ed. originale1981
Genereromanzo
Sottogenerestorico
Lingua originaleitaliano
Ambientazionecastello medievale, fine del XIII secolo
ProtagonistiIl Duca Franchino di Mantova
La Marchesa Bianca di Challant
Altri personaggiMarchese Alfonso di Challant
La Madonna Maravì
Venafro

I dodici abati di Challant è un romanzo storico di Laura Mancinelli pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1981 e vincitore nel medesimo anno del Premio Mondello[2].

La storia è ambientata intorno alla fine del XIII secolo in un castello arroccato tra le montagne della Val d'Aosta e dura un anno, dalla morte del vecchio marchese all’incendio del castello. L'unico ambiente esterno è il bosco; gli ambienti interni sono le stanze del castello[3].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«Se qualcuno dei nostri amici, venendo a cercarci, chiederà del castello di Challant, dite che non esiste più. Ma ditegli che noi esistiamo ancora e che se vuole potrà trovarci, in qualche parte di questa valle»

(Laura Mancinelli)

Un feudatario eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Dodici abati si assumono il compito di vegliare sull'osservanza dell'impegno, ma scompaiono tutti in una successione di morti misteriose, vittime di banali ed emblematici incidenti. Madonne belle e spregiudicate, castellane e pretesse, filosofi perseguitati dall'Inquisizione, scudieri e monaci, diavoli e magie sulfuree, letture testamentarie e tentazioni carnali, audacie e santi tetragoni e poi ancora... la bella Maravì insonne d'amore, nostalgie, cavalcate serotine, inventori e chirurghi dei trapianti in odore di eresia e persino un bambino e il suo gatto Mirò.

Nel romanzo sono presentati molti personaggi, alcuni compaiono solo in un capitolo (come il mercante, l'inventore, l'astrologo), altri che ritornano dopo un po' di tempo per una breve apparizione (come il trovatore e il filosofo). Ognuno di essi rappresenta una classe sociale del Medioevo.

Il Castello di Villa-Challand in Val d'Ayas, che ha ispirato la scrittrice per il racconto

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del castello.
Esposizione

Vengono presentati i personaggi principali.

Esordio

Viene descritta la successione del feudo al duca Franchino di Mantova, la clausola del testamento e l’arrivo dei dodici abati.

Peripezie

Nell’arco di un anno si alternano diversi personaggi e muoiono tutti gli abati, uno dopo l’altro.

Scioglimento

Muore anche l’ultimo abate, il castello viene distrutto dall’incendio e i vecchi abitanti del castello sono liberi di andare dove vogliono, in particolare il duca, che è libero dall’impegno precedentemente impostogli. La fabula e l’intreccio non coincidono perché vi sono flash-back. Il narratore è esterno e onnisciente; sono anche presenti dei narratori interni che corrispondono agli ospiti del castello.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

I nobili[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Duca Franchino di Mantova è il protagonista della storia insieme alla marchesa. Biondo, esile, con gli occhi azzurri. Per questi motivi avrebbe dovuto (e forse anche voluto) essere un menestrello, senza contare che si divertiva a comporre canzoni con la sua viola. Si era pentito di aver firmato il testamento, oltre per il fatto che doveva rimanere casto, soprattutto perché non era capace di amministrare un territorio, con tutte le seccature del caso. Ma aveva accettato perché gli sembrava brutto non accettare, perché di solito si fa così; il perché in fondo non lo sapeva nemmeno lui. Perpetuamente innamorato, anche se non sapeva amare. Geloso di tutti gli ospiti del castello che corteggiavano madonna Bianca di Challant, tanto che cacciò il trovatore.
  • Venafro: Cavalliere misterioso che viene ospitato al castello di Challant. Di lui non si sa quasi nulla, neanche se Venafro sia il suo vero nome, si pensa che le sue origini derivino dalla bellissima Isabella d'Aquitania, ma tutta la sua esistenza é un mistero. Vive in una stanza nella torre del castello, che si distingue dalle altre perché è l'unica in cui splenda un lume fino a tarda notte, mentre è assorto a scrivere il suo Erbario. Dal momento in cui egli giunge al castello, senza scudieri o paggi, accadono fatti strani che lo fanno ritenere la causa indiretta di alcuni decessi. Rimane con la marchesa anche dopo il rogo del castello.
  • La Marchesa Bianca di Challant: donna molto bella, amata da molti, tra cui il duca, il filosofo, il trovatore e l’abate Mistral. Aveva l’abitudine di uscire a cavallo la sera prima del tramonto. A volte montava Ippomele, cavallo bianco e superbo, dal trotto lento e solenne; altre volte cavalcava Yvars, nero, agile, nervoso e scattante. Con Ippomele si vestiva tutta di bianco: bianco il mantello, bianco il velo, bianco il grande cappello posato sul velo; con Yvars, invece, si vestiva tutta di nero. Ma era bellissima in entrambe le occasioni.

Gli ospiti al castello[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico da Morazzone: inventore, giunge al castello, tramite un carro montato su una slitta e tirato da due cavalli, per vendere i suoi manufatti. Costui lascerà all'abate Nevoso una slitta a molla, dove incapace di usarla morirà.
  • Il Filosofo: arriva al castello su un cavallo, indossava un mantello che lo copriva interamente e anche un cappellaccio a punta, che portano di solito gli studenti, ornato da due penne lunghissime e ondeggianti: una verde-gialla di galletto e una candidissima di cigno. Laureato alla Sorbona di Parigi, viene scacciato dalla città accusato d'eresia, poiché con il suo pensiero e con le basi d'Abelardo, filosofo eretico anch'esso, aveva, in un certo qual modo, dato come altresì valida la dottrina di Maometto.
  • La saggia Pretessa: vestiva con una lunga cappa intessuta di piume, che dal capo, cui si adattava con una specie di cappuccio, scendeva sino hai piedi avvolgendo nella sua ampiezza il robusto corpo nascondendone i capelli fulvi e crespi.
  • La Madonna Maravì: proveniva dalla Corte Angioina di Napoli. Aveva i capelli riccioli ramati e si innamorò di messer Goffredo da Salerno. Per sedurlo decise di vestirsi con un abito di raso rosso ciliegia, bordato allo scollo e alle maniche: il rosso del vestito accentuava il rosso dei capelli e il candore del collo e del seno che generosamente appariva dall’ampia scollatura. Ma Goffredo non ne voleva sapere niente di lei, addirittura la schivava. Così Maravì si ammalò: occhi rossi e un po’ gonfi, labbra screpolate e acconciatura trasandata erano i sintomi della malattia d’amore. Quando poi, accecata dalla rabbia, aveva tirato dalla finestra un grande pezzo degli scacchi a un uomo che le sembrava essere Goffredo, aveva ucciso l’abate Foscolo.
  • Il mercante veneziano: Era un uomo imponente, forse di cinquant’anni, con le tracce di una recente bellezza nel viso nobilissimo e negli occhi espressivi. Era vestito di lunghe calze di velluto nero su cui ricadeva un’ampia giacca di panno rosso, le cui pieghe erano rattenute in vita da un’alta cintura; sopra portava una corta mantella, nera come le calze, e molto ampia. Il suo abbigliamento mostrava che era un uomo abituato all’agiatezza tipica della Venezia di quel tempo. Ma era dovuto scappare dalla sua città perché su di essa si era improvvisamente abbattuto un male chiamato onfalopatia. La marchesa comprò da lui un occhiale che ingrandiva di nove volte un oggetto e lo regalò all’abate Leonzio, che morì poco dopo, proprio in seguito a questo dono.
  • Cicco: è il bambino di circa 2-3 anni che la pretessa affida alla marchesa.
  • Il Trovatore: bello di carnagione, occhi azzurri e capelli biondi, di lui s'innamora subito la Marchesa, grazie alla sua maestria con la musica.
  • L'Astrologo: giunge al castello una sera d'estate accompagnato dalla marchesa, che lo aveva incontrato durante la solita uscita a cavallo.

I dodici abati[modifica | modifica wikitesto]

  • Umidio: soffriva di numerosi acciacchi, che cercava di alleviare tramite l'assunzione di erbe, le stesse che in dosi eccessive, gli causeranno la morte.
  • Nevoso: giovane assai robusto e corpacciuto, ma pigro e amante della comodità, la quale lo porterà a "schiantarsi" nel fiume.
  • Celorio: un vecchietto malato e freddoloso, perennemente alla ricerca del caldo del camino, morirà schiacciato da una padella.
  • Foscolo: è un prete saccente e autoritario che vede in Cicco il figlio del peccato, viene ucciso da una torre degli scacchi, che madonna Maravì aveva scagliato dalla finestra, in quanto pensava che fosse qualcun altro.
  • Mistral: andrà via dal castello perché innamorato della marchesa.
  • Leonzio: è un prete dai capelli rossi e dalla pelle rossa, con gli occhi divergenti, a cui piacciono molto le donne. Mentre rincorreva la sua amata, l'abate urta un cespuglio di rose, morendo soffocato.
  • Torchiato: verboso e zoppicante, non perde occasione per "rispondere" alla Marchesa sui suoi facili costumi. Morirà durante una festa al castello, per aver troppo mangiato e bevuto.
  • Malbruno: si ammala ai lombi durante una vendemmia. Muore per aver esagerato con la cura consigliata da Ser Goffredo.
  • Santoro: è un omino silenzioso e in apparenza modesto, tanto da non fare accorgere i cortigiani della sua esistenza, il suo scopo sarebbe di convertire la marchesa alla vera fede. Non riuscendoci parte.
  • Prudenzio: è un abate giovane e gentile, sempre pronto a sorridere per sedurre le donne di corte e proprio per questo morirà.
  • Ildebrando: è l'ultimo abate che rimane al castello dopo la scomparsa degli altri undici; accusa la marchesa e tutti i cortigiani di essere infedeli e minaccia di bruciare il castello, azione che compie la sera stessa, trovando, però, la morte nel rogo.
  • Ipocondrio: è alto e soffre di bile; sostiene che un bambino non dovrebbe possedere un flauto, perché la musica e la danza portano solo alla perdizione; muore cadendo dalla più alta cinta di mura del castello.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) The Twelve Abbots of Challant and The Miracle of Saint Odilia / trad. Sarah E. Christopher and Colleen Regalbuto. Troubador, 2003, 216 p. ISBN 978-18-99-29354-4

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mancinelli, Laura, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Regione Sicilia - VII Premio Letterario Internazionale Mondello, su www.regionesicilia.rai.it, 11 dicembre 1981. URL consultato il 6 aprile 2016.
  3. ^ Laura Mancinelli - I dodici abati di Challant, su www.you-books.com/. URL consultato il 5 novembre 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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