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Harsha

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Impero di Harsha al massimo del suo splendore.

Harsha o Harshavardhana (हर्षवर्धन) o Harsha vardhan (590647) fu un imperatore indiano che dominò l'India del Nord per più di quarant'anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Egli era il figlio di Prabhakar Vardhan e fratello minore di Rajyavardhan, un re del Thanesar. Al culmine della sua potenza il suo regno si estendeva dal Punjab, al Bengala, all'Orissa e in tutta la pianura Indo-Gangetica a nord del fiume Narmada.

Dopo la caduta dell'Impero Gupta a metà del VI secolo d.C., l'India settentrionale tornò a dividersi in piccole repubbliche e monarchie. Harsha unì le piccole repubbliche dal Punjab all'India centrale e venne incoronato re nell'aprile 606, a soli 16 anni[1].

Durante il suo regno si dedicò attivamente alla diffusione della cultura e del Buddismo.

Harsa è noto anche come autore di canti buddisti e di alcuni drammi, quali la Ratnâvalî, la Priyadarçikâ e il Nâgânanda (La gioia dei serpenti).[2] I primi due si possono definire drammi di 'agnizione', per i quali Harsha si ispirò all'opera di Kālidāsa intitolata Mālavikāgnimitram.[2] Il Nâgânanda è incentrato sulla descrizione di un sacrificio del Buddha, non priva di riferimenti al culto induista e di immagini erotiche.

Le opere scritte da Harsha si caratterizzarono per una notevole creatività scenica e per la sintesi riuscita del canto, della danza e dell'azione saldati assieme grazie all'utilizzo del 'meraviglioso'.[2]

Le sue imprese furono celebrate dal poeta e scrittore indiano Banabhatta nell'opera Harsacarita (Le gesta di Harsa).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ RN Kundra & SS Bawa, History of Ancient and Meddieval India
  2. ^ a b c Le Muse, vol. 5, Novara, De Agostini, 1965, p. 475.
Controllo di autorità VIAF: (EN193711102 · LCCN: (ENn50082104 · ISNI: (EN0000 0003 5697 689X · GND: (DE118983903 · BNF: (FRcb11906956d (data) · CERL: cnp00544118