Hapalochlaena lunulata

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Polpo dagli anelli blu
Hapalochlaena lunulata2.JPG
Polpo dagli anelli blu
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Mollusca
Classe Cephalopoda
Ordine Octopoda
Famiglia Octopodidae
Genere Hapalochlaena
Specie H. lunulata
Nomenclatura binomiale
Hapalochlaena lunulata
Quoy e Gaimard, 1832

Hapalochlaena lunulata, chiamato anche polpo dagli anelli blu, è una delle 3 o 4 specie di polpi appartenenti al genere degli Hapalochlaena.

È un piccolo polpo, dal corpo lungo circa 5 cm e i tentacoli di 7 cm, con un peso variabile da i 10 ai 100 grammi, sebbene la media sia di circa 55 grammi.

Questo piccolo polpo vive nelle acque tropicali dell'Oceano Pacifico occidentale, in particolare nella barriera corallina australiana. Vive soprattutto nelle baie, nelle lagune e nel reef. Caccia crostacei e pesci di piccole dimensioni.

I polpi dagli anelli blu fanno uso dei propri cromatofori per mimetizzarsi con l'ambiente circostante, ma se provocati cambiano rapidamente colore, divenendo giallo brillante e facendo risaltare gli anelli, o le linee, blu.

Il suo morso è altamente velenoso e potenzialmente mortale anche per l'uomo, sebbene l'indole di tale mollusco sia sostanzialmente pacifica e timida e difficilmente aggredisce se non infastidito. Nelle ghiandole salivari del polpo dimorano specie batteriche simbionti le quali sono responsabili della produzione di una tossina altamente velenosa, la tetrodotossina, una neurotossina che uccide provocando la paralisi progressiva della muscolatura volontaria. Il becco a pappagallo del polpo punge facilmente la pelle e il muscolo sottostante. Il morso è relativamente indolore, ma il veleno che inietta è 100 volte più tossico del cianuro[1] a causa della presenza della tetrodotossina: reagisce rapidamente, colpisce e paralizza i muscoli della vittima, provocando la perdita immediata del gusto, della sensibilità e della vista. Se non si interviene si rischiano paralisi e arresto respiratorio. Un solo morso può uccidere un adulto in 90 minuti; non si conoscono antidoti, ma il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale riescono a spostare le tossine nell'organismo e impediscono danni a lungo termine. In tutto il XX secolo si contano, però, solo tre vittime riconosciute.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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