Giuseppe Battaglia

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Giuseppe Battaglia (Ortì, 7 maggio 1747Reggio Calabria, 25 ottobre 1839) è stato un presbitero e filosofo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque ad Ortì, un casale posto sui contrafforti dell'Aspromonte a pochi chilometri da Reggio Calabria, da Domenico e da Caterina de Mendoza Lopez Baeza. Fu battezzato in casa, in quanto in pericolo di morte, il 7 maggio del 1747 dal sacerdote Giovanni Malara della chiesa di Santa Maria Lauretana[1].

Il padre gli scelse come precettore il religioso, suo parente, Giuseppe Morisani, uomo di cultura noto a Reggio Calabria[2], che lo ebbe come allievo anche presso il seminario arcivescovile di Reggio Calabria e gli consigliò di proseguire gli studi a Napoli.

Nella capitale del Regno fu allievo di Antonio Genovesi ed entrò in contatto con gli ambienti illuministici e massonici del Regno delle Due Sicilie. Qualche anno dopo fu ordinato sacerdote e ritornò a Reggio Calabria per divenire egli stesso precettore ed educatore, seguendo i principi del suo maestro.

Fece parte, pur appartenendo al "ceto dei nobili"[3], della "setta repubblicana". Secondo le informazioni raccolte dalla polizia borbonica, era considerato un massone[4] e in effetti fondò una loggia massonica, la prima ad essere istituita a Reggio e dalla quale dipendevano "quattro clubs giacobini" della provincia.[5].

Fu arrestato nel settembre del 1797 assieme ai suoi fratelli (Luigi e Giovanni Battaglia) e ad altri cinquanta massoni e/o giacobini di Reggio e della provincia. Dopo un breve soggiorno nelle carceri di Messina fu trasferito al forte di San Giacomo sull'isola di Favignana, sotto l'accusa di aver cospirato contro il Borbone, di essere stato tra i primi "ad installare la I Loggia massonica a Reggio"[6], di aver avuto contatti con l'abate massone Antonio Jerocades di Parghelia e di aver organizzato la congiura dei massoni-giacobini di Reggio Calabria negli anni 1792-1797, insieme all'ispettore della Cassa Sacra De Bonis, al canonico Demetrio Nava, al generale Girolamo Arcovito, a Carlo Plutino e a Giuseppe Logoteta[7], futuro esponente della Repubblica napoletana.

Fu rimesso in libertà il 14 ottobre del 1800, in seguito all'indulto concesso dal re ai "tinti di reità di Stato… a patto però d'essere loro proibiti l'impieghi"[8]. Solo con l'ingresso a Reggio delle truppe di Gioacchino Murat ebbe la possibilità di rientrare in città. Nel 1813 il sottintendente Benedetto Musolino lo nominò "decurione" della "giunta di riedificazione", incaricata di risolvere i problemi della ricostruzione della città dopo il rovinoso sisma del 1783. Nel contempo gli fu assegnata la cattedra di filosofia presso il Regio liceo cittadino, appena istituito da Murat[9]. Apprezzato per le sue lezioni, sia dagli allievi e sia dalle autorità, ottenne dal Murat la medaglia d'onore dell'Ordine del Regno[10].

Il 17 marzo del 1816, subito dopo la "Restaurazione" con il ritorno dei Borbone sul trono di Napoli, il suo nome fu incluso nello "Stato nominativo degli imputati di unioni clandestine in Calabria Ulteriore" e, quindi, nuovamente arrestato e trasferito a Napoli per ordine del ministro di polizia[11]. Le prove a suo carico, presentate dal generale Vito Nunziante[12], riguardavano alcuni opuscoli "settari" che gli erano stati confiscati e nella dichiarazione giurata del suo alunno Teodoro Caffarelli, il quale aveva riferito di essere stato "iniziato dal suo professore" ai "misteri settari" della Massoneria[13].

Tornato a Reggio dopo il carcere, riprese ad insegnare e a propagandare l'idea liberale: tra i suoi allievi vi furono i Melissari, gli Spanò Bolani, i Plutino, i Romeo[14] e altri protagonisti del Risorgimento Italiano, alcuni dei quali parteciparono ai moti del biennio 1847-48, agli avvenimenti connessi alla spedizione garibaldina del 1860 e e alle vicende che portarono ai fatti d’Aspromonte del 1862[15].L'ex allievo Paolo Pellicano scrisse nelle sue memorie che le lezioni di filosofia e di dottrine politiche del prof. Battaglia "erano così calde di giovanile entusiasmo che in noi s'accese più vivo l'odio contro gli oppressori e l'amore della libertà, e quelle prime idee posero in noi si profonde radici che per mutar di tempo e d'età non vennero mai meno"[16].Si racconta inoltre che durante un'ennesima perquisizione avrebbe gridato ai gendarmi: "Ormai sono un povero vecchio… per voi è troppo tardi, le vipere che dovevo crescere ve le ho già cresciute".[17].

Morì a Reggio Calabria il 25 ottobre del 1839. Fu rimpianto da "molti reputati gentiluomini, suoi discepoli… [che] vollero fargli uno splendido funerale… dando alla funebre pompa l'aspetto di una vera dimostrazione politica"[18]. L'incarico di trovargli una degna sepoltura - grazie alla disponibilità dell'intendente Roberto Betti (di sentimenti liberali), il quale non volendo "che le ossa di un tal uomo [venissero] confuse con quelle degli altri"[19], fu affidato al canonico Paolo Pellicano, suo allievo, che dispose di conservare la salma sotto l'altare secondario della chiesa di Nostra Signora di Modena[18], che poi fu distrutta dal sisma del 1908[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Registri parrocchiali della chiesa di Santa Maria Lauretana, Ortì, anni 1740-1747.
  2. ^ Domenico Spanò Bolani, Carlo Guarna Logoteta, Domenico De Giorgio, Storia di Reggio di Calabria: dai tempi primitivi al 1908, 4 volumi, Reggio Calabria, Stabilimento tipografico "La Voce di Calabria", volume II, p. 21O: Giuseppe Morisani fu per Reggio Calabria "quel che fu per Cosenza Francesco Salfi, ed Antonio Genovesi per Napoli".
  3. ^ D. Romeo, I Battaglia di Ortì di Reggio, in ID., Battaglia e Spanò: due famiglie estinte della nobiltà Reggina, in "Araldica Calabrese", Cosenza, 2011, pp. 159-163.
  4. ^ Fu considerato massone poiché era tra coloro che "si radunavano in casa Plutino" (Domenico Spanò Bolani, Carlo Guarna Logoteta, Domenico De Giorgio, Storia di Reggio di Calabria: dai tempi primitivi al 1908, 4 volumi, Reggio Calabria, Stabilimento tipografico "La Voce di Calabria", volume II, p.181.
  5. ^ "Lettera di Domenico Romeo de Mendoza Battaglia, del 5 settembre 1910, al G. M. della Massoneria Ettore Ferrari", Palazzo Giustiniani, Roma; cfr. anche Vittorio Visalli, Lotta e martirio del popolo calabrese (1847-1848), Catanzaro, Mauro, 1928, p. 27; Armando Dito, Storia della Massoneria Calabrese, Cosenza, Brenner, 1980, ad vocem.
  6. ^ Ibidem.
  7. ^ Cesare Morisani, op. cit.; ed anche Gaetano Cingari, Giacobini e Sanfedisti..., cit.; Maria Carla Lamberti, Vita di Francesco Bal, Milano, Franco Angeli, 1994.
  8. ^ Cesare Morisani, Massoni e Giacobini a Reggio Calabria, Reggio Cal., Morello, 1907, p. 72.
  9. ^ Umberto Caldora, Calabria Napoleonica (1806-1815), Napoli, Ed. Fiorentino, 1960, p. 385.
  10. ^ Oreste Dito, Il Regio Liceo Ginnasio "Tommaso Campanella"..., Reggio Calabria, Tipografia "Corriere di Calabria", 1917, p. 11 e ss.
  11. ^ Raccolta di Ordini e circolari delle Regie Provinciali Udienze, volume II, p. 19; ed anche Cesare Morisani, op. cit.; ed anche Gaetano Cingari, Giacobini...etc., cit.
  12. ^ Nota del gen. Nunziante al Direttore di Polizia, inviata da Monteleone il 18 settembre 1816, in Archivio di Stato di Napoli, Min. di Polizia, I parte, fs. 2, inc. 2, 2 r. e v.; ora in D. Romeo, Una donna calabrese del Risorgimento: Vincenza Morabito Romeo, in Historica, fasc. 1, 1982, p. 44.
  13. ^ "Rapporto del Gen. Vito Nunziante al Ministero di Polizia", in A. Saladino, op. cit., p. 156.
  14. ^ La famiglia Battaglia era imparentata con i Romeo per effetto del matrimonio tra Domenico Romeo de Mendoza Lopez Baeza di Vincenzo (1808-1869) e la nipote del Battaglia, di nome Vittoria Agnese (1812-1870): Atti dello stato civile, matrimonio del 17 novembre 1832, in Archivio di Stato di Reggio Calabria.
  15. ^ A. Saladino, La Calabria tra reazione e rivoluzione, in Atti del II Congresso Storico Calabrese, Napoli, Fiorentino, 1961, pp. 156-157; Vittorio Visalli, op. cit., pp. 27-35; ed anche Gaetano Cingari, Romanticismo e democrazia nel Mezzogiorno, Napoli, E.S.I., 1965.
  16. ^ Paolo Pellicano, op. cit., p.18-20.
  17. ^ Lettera del nipote del Battaglia al G.M. Ettore Ferrari del 5 settembre 1910, cit.
  18. ^ a b Paolo Pellicano, Memorie della mia vita, Napoli, Morano, 1887, pp. 17-20.
  19. ^ La frase del Betti è riportata nel volume di Luigi Manzi, I prodromi della rivoluzione del '48 in Aquila e Reggio Calabria, Reggio di Calabria, Morello, 1893, p. 61.
  20. ^ D. Romeo, op. cit., p. 100n.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raccolta degli Ordini e circolari delle Regie Provinciali Udienze, volume II.
  • Relazione del Fiscale Nicola Pellegrino al Ministro Simonetti del 2 dicembre 1791, in Archivio Borbone di Napoli; ora anche in Augusto Placanica, Alle origini dell'egemonia borghese in Calabria, Salerno-Catanzaro, Soc. Ed. Meridionale, 1979, p. 585.
  • Archivio della Curia Arcivescovile, Reggio Calabria, documenti diversi.
  • Archivio parrocchiale della chiesa Santa Maria Lauretana di Ortì, registri 1730-1780.
  • Archivio di Stato di Reggio Calabria, atti dello stato civile.
  • AA.VV.,Galleria biografica degli uomini e delle donne illustri e benemeriti delle Calabrie, Palmi, Genovesi, 1924;
  • Francesco Arillotta, Reggio e le sue strade, (Corriere di Reggio) 1967, p. 38.
  • Gaetano Cingari, Giacobini e Sanfedisti in Calabria nel 1799, ristampa dell'editore D'Anna del 1957, Reggio Cal., Casa del Libro, 1978;
  • Gaetano Cingari, Romanticismo e democrazia nel Mezzogiorno: Domenico Mauro (1812-1873), E.S.I., Napoli 1965;
  • Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Roma-Bari, Laterza, 1980.
  • Domenico De Giorgio, Benedetto Musolino e il Risorgimento in Calabria, Reggio Calabria, Ed. Historica, 1953;
  • Domenico De Giorgio, Figure e momenti del Risorgimento in Calabria, Messina, Peloritana Ed., 1971.
  • Armando Dito, Storia della Massoneria Calabrese, Cosenza, Brenner, 1980.
  • Oreste Dito, Il Regio Liceo Ginnasio Tommaso Campanella, Reggio Calabria, Tipografia "Corriere di Calabria", 1917, p. 11 e ss.
  • Maria Carla Lamberti (a cura di), Vita di Francesco Bal, scritta da lui medesimo,pubbl. del Dipartimento di Storia dell'Università di Torino, Milano, Franco Angeli, 1994
  • Luigi Manzi, I prodromi della rivoluzione del '48 in Aquila e Reggio Calabria, Reggio di Calabria, Morello, 1893, p. 61.
  • Cesare Morisani, Massoni e Giacobini a Reggio Calabria, Reggio Calabria, Morello, 1907;
  • Paolo Pellicano, Giuseppe Battaglia, in 'Fata Morgana: foglio periodico', A. II, n. 5, Reggio Calabria, 15 novembre 1839, p. 36.
  • Paolo Pellicano, Memorie della mia vita, Napoli, Morano, 1887;
  • P. Francesco Russo, Storia della Archidiocesi di Reggio Calabria, 3 voll., Napoli, Laurenziana, vol. II, p. 517.
  • A. Saladino, La Calabria tra reazione e rivoluzione (1816-1820), in Atti del II Congresso Storico Calabrese, Napoli, Fiorentino, 1961, pp. 156n e 157n.
  • Domenico Romeo, Giuseppe Battaglia, un massone-giacobino di Ortì, in Historica, n. 2, A. XXXV (1981).
  • Domenico Spanò Bolani, Carlo Guarna Logoteta, Domenico De Giorgio, Storia di Reggio di Calabria: dai tempi primitivi al1908, Reggio Calabria, Tip.La Voce di Calabria,s.d. [ma 1957].
  • Nino Tripodi, I fratelli Plutino nel Risorgimento Italiano, Messina, Ind. Graf. Meridionali, 1932.
  • Gustavo Valente, Dizionario della Calabria: bibliografico, biografico, geografico, storico, vol., Chiaravalle C.le, Frama's, 1991, vol. II, p. 82;
  • Vittorio Visalli, Lotta e martirio del popolo calabrese (1847-1848), Catanzaro, Mauro, 1928, p. 27
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