Girolamo Cassaro

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Girolamo Cassaro (Vittoriosa, 15201592) è stato un architetto maltese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origine siciliana (i suoi antenati erano venuti a Malta verso il 1440), si sposò con Mattea, dalla quale ebbe due figli (di cui uno, Vittorio,[1] fu pure architetto) e due figlie; insieme alla sua famiglia visse a La Valletta, in Strada Pia (attuale Via Melita).

Dopo l'assedio di Malta iniziò a collaborare con Francesco Laparelli, per conto dell'Ordine di Malta, alla ricostruzione delle fortificazioni distrutte e alla costruzione della città-fortezza di La Valletta; in quel periodo inventò anche diverse macchine da guerra. Dopo che Laparelli ebbe lasciato Malta, Cassaro lo sostituì alla guida dei cantieri. Le fortificazioni erano in gran parte completate e, quando si trattò di costruire la città e tutti i suoi edifici sacri e civili, l'Ordine gli affidò il compito. Dal momento che però, fino ad allora, era stato un architetto prettamente militare, chiese ed ottenne di essere inviato in Italia per studiare le architetture cittadine. Il 23 aprile 1569 partì da Malta alla volta di Roma e Napoli; durante il percorso approfondì l'architettura e l'urbanistica rinascimentale, tornando verso la fine dell'anno.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

A La Valletta, oltre a numerosissimi edifici privati, sono a lui attribuiti i seguenti monumenti:

Fuori dalla capitale realizzò inoltre:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Achille Ferres, pp. 551
  2. ^ Achille Ferres, pp. 220
  3. ^ Achille Ferres, pp. 171
  4. ^ Achille Ferres, pp. 206
  5. ^ Achille Ferres, pp. 216
  6. ^ Achille Ferres, pp. 129
  7. ^ Pagina 79, Gaetano Moroni, "Dizionario di Erudizione Storico - Ecclesiastica. Da San Pietro sino ai nostri giorni" [1], Venezia, Tipografia Emiliana, 1866.
  8. ^ Pagina 6, S. Micallef, "La Chiesa di San Giovanni Battista in Malta" [2], Malta, Tipografia di E. Laferla, 1848.
  9. ^ Achille Ferres, pp. 200
  10. ^ Achille Ferres, pp. 156
  11. ^ Achille Ferres, pp. 239
  12. ^ Achille Ferres, pp. 115

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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