Giovanni Battista Ferrari (cardinale)

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Giovanni Battista Ferrari
cardinale di Santa Romana Chiesa
CardinalPallium PioM.svg
 
Nato1450 o 1451, Modena
Creato cardinale28 settembre 1500 da papa Alessandro VI
Deceduto20 luglio 1502, Roma
 

Giovanni Battista Ferrari (Modena, 1450 o 1451Roma, 20 luglio 1502) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in legge a Padova, entrò nello stato ecclesiastico in giovane età e si trasferì a Roma sotto la protezione del cardinale Rodrigo Borgia, che gli ottenne delle prebende e un canonicato nel capitolo cattedrale di Modena.

Il cardinale Borgia, nipote di papa Callisto III, agevolò l'accesso alle cariche della Curia Romana a Ferrari, che fu ammesso al possesso delle cariche di sollecitatore delle lettere apostoliche (1471), di abbreviatore di Parco Maggiore (1482) e di referendario (1495).

Fu anche segretario di Giovanni II d'Aragona.

L'11 settembre 1495 fu eletto vescovo di Modena ma, per i suoi impegni presso la Curia, non risiedette quasi mai nella sua città vescovile. Emanò, comunque, numerosi provvedimenti in favore del clero meno abbiente e sotto il suo episcopato fu eretto a Modena il monte frumentario.

Dal 12 aprile 1496 alla morte fu datario apostolico, distinguendosi per l'abilità nel procurare denaro attraverso la vendita di uffici e benefici. Curò anche gli interessi di Ercole I d'Este presso la corte papale e contrattò il fidanzamento di Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, con Alfonso d'Este, figlio di Ercole.

Ferrari venne creato cardinale nel concistoro del 28 settembre 1500 e il 5 ottobre dello stesso anno ricevette il titolo di San Crisogono.

Il 9 agosto 1501 fu trasferito alla sede metropolitana di Capua.

Morì nel 1502, avvelenato dal suo domestico Sebastiano Pinzoni (forse incaricato da Alessandro VI o da Cesare Borgia, desiderosi di impadronirsi delle sue ricchezze).

Il suo corpo, inizialmente sepolto in San Pietro, in seguito venne traslato nel duomo di Modena, dove suo fratello Francesco gli era succeduto nell'episcopato.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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