Gian Paolo Meucci

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« Vi abbraccio stretto stretto e con voi abbraccio tutti i ragazzi che mi ricordano come “Il Meucci”; che sarebbe potuto essere meglio, ma che avrebbe potuto anche essere peggio »

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Gian Paolo Meucci

Gian Paolo Meucci (Firenze, 26 agosto 1919Firenze, 18 marzo 1986) è stato un magistrato italiano, presidente del Tribunale dei minori di Firenze.

È ricordato come il padre del diritto minorile in Italia, ed è stato un protagonista della cultura cattolica postconciliare fiorentina. Veniva chiamato il giudice “buono”.

  • Si laurea in giurisprudenza nel 1942 alla Scuola Normale Superiore di Pisa;
  • il 31 ottobre 1942 entra in magistratura come uditore giudiziario;
  • Viene chiamato sotto le armi il 12 ottobre 1943;
  • Una volta congedato, nel 1944, diventa sostituto procuratore della Repubblica a Firenze; incarico che svolge fino alla nomina a magistrato della Corte d'appello (1966); -
  • Dopo la fine della guerra (1945-‘47) viene applicato alla Procura generale, Sezione speciale della Corte d'Assise, per svolgere funzioni di pubblico ministero nei procedimenti contro i collaborazionisti;
  • Negli anni successivi Gian Paolo Meucci viene chiamato a istruire il processo per l'attentato a Palmiro Togliatti (14/7/1948);
  • Nel 1948 si trasferisce temporaneamente a Roma per dirigere l'ufficio legislativo del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale con Amintore Fanfani ministro e Giorgio La Pira sottosegretario;
  • Per tutti gli anni '50, fino a metà anni '60, si snoda l'intenso impegno nella vita sociale a fianco di Giorgio La Pira, di cui diventa anche consulente giuridico. Fa parte del mondo culturale che ruota intorno alla Madonnina del Grappa di don Giulio Facibeni e alla scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. In quegli anni diventa protagonista di tutti gli episodi più significativi della vita civile fiorentina;
  • Dopo il 1963 il suo impegno sociale e politico si focalizza sul grande tema del dialogo fra cattolici e comunisti. In questo quadro nasce il suo contributo “Il Dialogo alla prova” (1964, Cit in Opere). Si approfondisce il rapporto con personalità del mondo cattolico fiorentino come padre Ernesto Balducci e Mario Gozzini. Collabora con la rivista Testimonianze. Nascono in questi anni i libri di educazione civica per le scuole scritti in collaborazione con Mario Gozzini;
  • Il 12 settembre 1966 diventa magistrato di Corte d'Appello;
  • Il primo ottobre 1966 viene eletto presidente del Tribunale dei minori di Firenze. In questo incarico confluiscono tutti i filoni del suo impegno civile, sociale e giuridico;
  • Non cesserà mai la sua attività di pubblicista e studioso: la sua sterminata produzione di articoli, saggi conferenze (oltre 800 voci), contribuisce a diffondere una nuova sensibilità nei confronti delle problematiche giovanili e del minore come soggetto di diritti. Suo l'apporto determinante alla Riforma del diritto di famiglia (1975) e a tutta la nuova legislazione nel campo dell'adozione e tutela del minore divenuta una pietra miliare per la giustizia minorile in Italia. Questo intenso lavoro confluirà in una sorta di “summa” del suo pensiero giuridico sull'argomento: “I Figli non sono nostri” (1974, Cit in Opere);
  • Dopo una permanenza ventennale al Tribunale dei minori di Firenze, Gian Paolo Meucci muore nella sua città prima di poter ricoprire l'incarico di procuratore generale di Venezia, a cui era stato nominato l'11 dicembre 1985.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Gian Paolo Meucci si laurea alla Scuola Normale Superiore di Pisa con una tesi in diritto amministrativo con il professor Giovanni Miele. Durante gli studi universitari Meucci aderisce alla Fuci (il ramo universitario dell'Azione cattolica). Miele era uno dei più significativi esponenti della corrente di umanesimo giuridico del periodo, e trasmette al suo giovane allievo la profonda consapevolezza «delle ragioni umanistiche del diritto» centrata sul valore della dignità umana di fronte all'organizzazione dei pubblici poteri[2].

L'antifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra di Liberazione Gian Paolo Meucci si schiera senza esitazione con l'antifascismo. Per questo, al termine del conflitto mondiale, quando ci fu necessità di affidare incarichi a magistrati non compromessi con il regime, Meucci fu applicato alla Sezione speciale della Corte d'Assise per i processi contro i collaborazionisti. «Ha dato prova di sapere con energia e profonda conoscenza del diritto sostenere l'accusa, anche in delicati e gravi processi, riportando notevoli vittorie» dicono le sue note caratteristiche dedicate a questo argomento. Su questa esperienza pubblicherà nel 1946 “Il delitto di collaborazionismo al tedesco invasore” (cit. in Opere), in cui analizzerà la propria conoscenza diretta, esaminando le varie questioni sorte sull'interpretazione dell'art. 5 della legge sulle sanzioni dei delitti fascisti, e in particolare sugli elementi materiali e psicologici del reato di collaborazionismo.

Gian Paolo Meucci, don Giulio Facibeni e don Lorenzo Milani[modifica | modifica wikitesto]

Gian Paolo Meucci svolge le funzioni di dirigente dell'Azione cattolica fiorentina nel periodo segnato dalla personalità di don Giulio Facibeni, con cui mantiene nel tempo un profondo legame. Il principio della testimonianza cristiana verso gli orfani e l'infanzia più debole, perno dell'esperienza della Madonnina del Grappa di don Facibeni, diventa una pietra miliare nella sua coscienza di uomo e di magistrato. Su questa radice comune nasce il legame con don Lorenzo Milani, che darà vita ad un'intensa collaborazione fra Meucci e la scuola di San Donato e di Barbiana, come testimonia l'intensa corrispondenza fra i due fin dal 1949.

"Gianni", così lo chiamava don Milani, condivide la sensibilità sul tema dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini, come valore fondante della Costituzione italiana. Il rapporto fra i due dà luogo a: «Un'essenziale integrazione culturale delle profetiche intuizioni milaniane sulle trasformazioni sociali in atto e sulle forme di presenza cristiana»[3]

Il pensiero del magistrato[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Gian Paolo Meucci magistrato è indissolubilmente legata alla funzione che svolge come presidente del Tribunale minorile di Firenze. Meucci è fra i primi a introdurre nella cultura giuridica il principio che anche il bambino è portatore di diritti che gli devono essere riconosciuti e garantiti.[4]

Un magistrato che si occupa di soggetti in età evolutiva deve obbligatoriamente far proprio un approccio interdisciplinare e coniugare la conoscenza del diritto con la psicologia e più in generale con le scienze umane. L'attività giurisdizionale doveva perciò collegarsi ai servizi sociali sul territorio e costruire una “rete” per recuperare il minore. Sotto lo stimolo di Meucci si inaugura una nuova stagione per la cultura giuridica: si trasforma il vecchio diritto “sui” minori in un diritto che cerca di interpretarne le esigenze più profonde. Per Meucci c'è un diritto inalienabile all'educazione, alla sicurezza, all'autonomia, alla socializzazione e infine uno che tutti li riassume: il diritto alla propria identità. Il minore, insomma, da suddito diventa un cittadino.

Un nuovo modo di essere giudice[modifica | modifica wikitesto]

«Il giudice dei minori nasce come figura di supplenza di un “pater” che, nella nuova civiltà industriale, non riesce più a esprimere un'autorità capace di un duro controllo del figlio»[5]. Una premessa “sociologica” che comunque scardina la figura di “giudice - pater” e lo obbliga a non restare arbitro passivo «di conflitti proposti dalle parti»[6], ma a interpretare e garantire il diritto del minore con conseguenze importanti sul piano pratico.

La funzione del giudice, in primis, diventa quella di comprendere e tutelare il suo interesse contro ogni prevaricazione dell'adulto: non solo dell'adulto-genitore, ma anche dell'operatore sociale, che è spesso impegnato a soddisfare i bisogni della parte genitoriale. Questa figura nuova di giudice deve essere capace, attraverso un'adeguata formazione professionale, di unificare il senso dei vari interventi a favore del minore: psicologico, sociale, di tutela giuridica e “garantista”. Dovrà pertanto essere in grado di valutare l'apporto degli psicologi e dei singoli specialisti, “decodificando” tutte le informazioni necessarie. Vigilare per far sì che non si verifichi una frattura fra istituzioni penali e quelle di intervento educativo. E dunque in ogni caso lavorare sempre in équipe interdisciplinare, non solo con il collegio giudicante, ma soprattutto con gli operatori coinvolti negli interventi di sostegno del minore sul territorio.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

  • Il delitto di collaborazionismo al tedesco invasore, I.E.F., Firenze 1946
  • Sul carattere delle decisioni delle commissioni di epurazione, in: Giurisprudenza completa Corte Cassazione – sez. civile vol. XXVI, 1947
  • Problemi inerenti al riconoscimento giuridico dei sindacati, Tip. Artigianelli, Reggio Emilia, 1949
  • Voci del Novissimo Digesto, 1956:
  • Petizione (diritto di)
  • Potere giudiziario
  • (et al.) Potere legislativo
  • (et al.) Potere esecutivo
  • Ancora sul Consiglio superiore della Magistratura, in Foro Amm. genn/febbr. 1963
  • AA.VV. Il Dialogo alla Prova, Cattolici e Comunisti italiani, Vallecchi Editore, 1965
  • La libertà domiciliare, in: La Pubblica Sicurezza a cura di Paolo Barile, Congresso celebrativo centenario leggi amministrative, 1967
  • (et al.) Magistratura e potere legislativo, Atti XIII congresso dei magistrati italiani, 1967
  • La Magistratura: il processo giurisdizionale, in: Il sistema politico italiano, a cura di: Farneti, Il Mulino, Bologna, 1973
  • (et al.) Perché la violenza? in: Atti del Convegno nazionale sul tema, Monza, 1980
  • Resistenza e Costituzione repubblicana, in: Atti del Convegno Fascismo-antifascismo e Resistenza, Brescia, 1976
  • Per un approccio più fecondo al problema degli handicappati, in: Atti del Convegno nazionale problemi dei soggetti handicappati neuropsichici gravissimi, Firenze, 1983
  • (et al.) Handicap: progetto educazione, Giunti e Lisciani editore, Teramo, 1985

Diritto minorile[modifica | modifica wikitesto]

  • (et al.) Droga, Sansoni, Firenze, 1972
  • I figli non sono nostri, Vallecchi, Firenze, 1974
  • Repressione e comunità, in: Atti del Convegno nazionale Minori in tutto, Emme edizioni, 1974
  • (et al.) Ragazzi difficili, Elle DiCi, Milano, 1977
  • Il ruolo del giudice dei minori, in: Atti del Convegno internazionale su Delinquenza minorile e comportamenti devianti, Cisf, Milano, 1977
  • Controllo della fecondità e adolescenza, in: Atti del III seminario internazionale sulla pianificazione familiare, Genova – Palermo, 1977
  • Prefazione a Il Codice del minore, di Germano e Scarcella, Giuffrè, Milano, 1978
  • (et al.) La contraccezione nell'adolescente, Longanesi, Milano, 1979
  • Voce: Diritto di famiglia, in: Famiglia dialogo recuperabile, Cittadella, Assisi, 1979
  • Voce: Un nuovo modo di essere giudice dei minori, in: Psicologia e giustizia, Giuffrè, Milano, 1980
  • I giovani e la pornografia: si lotta educando, in: Saggi: cultura e pornografia, Ave, Roma, 1981
  • Riproduzione umana in un mondo che cambia, in: Atti del IX Congresso nazionale della società italiana di ginecologia, Genova, 1982
  • Per un'impostazione corretta del problema della tossicodipendenza nell'adolescenza, in: Atti del Seminario internazionale, Droga – anni '80, Università dell'Aquila, 1983
  • Voce: Delinquenza minorile, in: Nuovo dizionario di pedagogia, Edizioni Paoline, Roma, 1983
  • (et al.) La tutela dei diritti del minore, La Nuova Italia, Roma, 1984
  • È oggi l'infanzia adeguatamente tutelata? in: Atti del Convegno nazionale su Famiglia, tutela dell'infanzia e problematiche dell'affido, Angeli, Milano, 1984
  • (et al.) Il tempo del sogno, Sellerio editore, Palermo, 1984
  • Ragazzi non cresciuti, La scuola, Brescia, 1980
  • Adolescenza e sessualità, in: Atti del Convegno Società italiana di sessuologia clinica, Franco Angeli editore, Milano, 1985

Libri scolastici[modifica | modifica wikitesto]

  • (et al.) Lo Stato siamo noi, Vallecchi, Firenze, 1964
  • Da suddito a cittadino, Cappelli, Bologna, 1980
  • Essere con gli altri, Fabbri, Milano, 1980

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Paolo Meucci, procuratore generale di Venezia, Il succo dell’esistere, lettera di addio ai collaboratori del Tribunale per i minorenni di Firenze, in Corriere di Firenze, La Città, 19 marzo 1986.
  2. ^ Giulio Conticelli, Comune di Firenze, assessorato alla Cultura, Omaggio a Gian Paolo Meucci, Firenze, Tipografia Comune di Firenze, 1992, p. 9.
  3. ^ Giulio Conticelli, Comune di Firenze, assessorato alla Cultura, Omaggio a Gian Paolo Meucci, Firenze, Firenze, Tipografia Comune di Firenze, 1992, p. 9.
  4. ^ Alfredo Carlo Moro, Comune di Firenze, assessorato alla Cultura, Omaggio a Gian Paolo Meucci,, Firenze, Tipografia Comune di Firenze, 1992, p. 122.
  5. ^ Gian Paolo Meucci, Un nuovo modo di essere giudice dei minori, Firenze, Edizioni Polistampa, 2005, p. 8.
  6. ^ Gian Paolo Meucci, Un nuovo modo di essere giudice dei minori, Firenze, Edizioni Polistampa, 2005, p. 10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune di Firenze, assessorato alla Cultura, Omaggio a Gian Paolo Meucci, Tipografia Comune di Firenze, Firenze, 1992
  • AA.VV, Gian Paolo Meucci, cristiano, cittadino, magistrato, Incontri, Polistampa, Firenze, 2006
  • AA.VV, I valori del nuovo: Laicità, Lavoro, Costituzione, Scritti per Gian Paolo Meucci, a cura di Anna Gravina Ridolfi, Leo S.Olschki, Firenze, 2009
  • Piero Meucci, Giornalismo e Cultura nella Firenze del dopoguerra (1945 – 1965), Vallecchi, Firenze,1986
  • AA.VV, Minori nel Mirino, Riforme e controriforme della normativa sui minorenni, a cura di Mirella Brini Savorelli, Nicomp, Firenze, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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