Scandalo Forteto

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Lo Scandalo Forteto riguarda gravissimi fatti accaduti all'interno della comunità e della cooperativa Il Forteto fondata da Rodolfo Fiesoli detto “il profeta”, e Luigi Goffredi. Secondo quanto emerso dalle vicende giudiziarie e da una commissione di inchiesta regionale, all'interno della struttura si sarebbero consumati abusi psicologici e di natura sessuale nei confronti di minori e disabili dati loro in affidamento dal Tribunale dei minori. La comunità è attualmente ancora operante nel comune di Vicchio, nella provincia di Firenze.

Le Origini: la nascita della comunità[modifica | modifica wikitesto]

La prima Comunità del Forteto

La fondazione della Comunità[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del 1977 viene fondata una comunità composta da 33 membri che si insedia a Farneto, un centro vicino a Calenzano (Firenze). L’iniziativa è di due uomini che vantano titoli di studio in psicologia mai posseduti: Rodolfo Fiesoli, detto il Profeta e capo indiscusso della struttura, e Luigi Goffredi, l’ideologo.[1]

L’ispirazione da cui arriva la comunità non era solo quello di offrire opportunità di lavoro, bensì anche quello di impegnarsi in un percorso di crescita comunitario, di vita sociale collettiva e di accoglienza di minori con handicap fisici e mentali, con un passato di disagio familiare o abusati sessualmente.

Il 4 ottobre di quell’anno il centro si sposta a Barberino di Mugello e prende il nome Forteto. Poi il Forteto si trasferisce nell'attuale sede di Vicchio, dopo l’acquisizione di una fattoria e di 500 ettari. Qui diventa cooperativa agricola (affiliata alla Legacoop e alla Confcooperative) e centro d’affido di minori in difficoltà.

Le basi ideologiche[modifica | modifica wikitesto]

« Sono gli anni delle comuni, degli ideali e dell'utopia. Io ci andai per accompagnarci una fidanzatina, rimasi affascinato da quest'uomo carismatico che sembrava aver realizzato i nostri sogni di comunitarismo, solidarietà, di cattolicesmo sociale e democratico. Rodolfo era affascinante, citava il Vangelo tutte le sere, riusciva a rubarti l'anima, ci ha convinti di vivere un'esperienza unica, invece eravamo tenuti schiavi[2] »

(Sergio Pietracito, presidente del Comitato Vittime del Forteto)

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Il Forteto è il frutto di una "sperimentazione sociale"[3], nata alla fine degli anni ’70 nella tempesta della contestazione ideologica all’autorità, della liberazione sessuale e delle prime teorie gender fondate sui postulati della neutralità uomo-donna. [4]

Forteto viene fondata nel 1978 da Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”, sessantottino di Prato inquietante e carismatico.

La comunità, che si struttura come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.

Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

Il “Profeta” imponeva l’omosessualità come mezzo per la purificazione, e il rifiuto della famiglia d’origine come strumento di liberazione individuale.

Arrivano le prime denunce di genitori picchiati dai figli su ordine di Fiesoli e di ex seguaci riusciti a fuggire dai violenti condizionamenti psicologici e sessuali.

« Al Forteto l’omosessualità era non solo permessa ma addirittura incentivata, un percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità” (…) l’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso (…) Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’è materia.[5] »

(Relazione della Commissione regionale d’inchiesta)

C'era un qualche richiamo ideologico al mondo cattolico di sinistra, in particolare ispirato all'opera di Don Milani.

È più concreto forse il rapporto tra Don Milani e Giampaolo Meucci, il presidente del tribunale dei minori, che spedisce i minori al Forteto:

a sei mesi dal primo arresto di Fiesoli e con il processo in corso, il tribunale affida al Forteto un bambino down di 3 anni. Goffredi, l’ideologo del gruppo, riuscirà persino ad avere due bimbi in adozione dopo la propria condanna.

A Meucci Don Milani confessa proprio il desiderio di una énclave separata dal resto del mondo, oramai contaminato e compromesso. Nulla si salva. La DC, la Chiesa, la società tutta.

Così si esprime Don Milani in una lettera del 1952 indirizzata a Meucci:

« Caro Gianni, ieri m’hai fatto un po’ patire perché noialtri campagnoli quelle poche notizie che ci vengono dalla città le beviamo per vere. Sul mio popolo (…) Fino a ieri p. es. usavo consolare i miei ragazzi colla promessa d’una redimibilità della parte migliore della DC. Dicevo loro che colle preferenze potremo ricostruire un partito cristiano fatto tutto di sindacalisti e di massaie. Della CISL m’hai insinuato invece il sospetto d’infiltrazioni dell’area del dollaro. Dell’Acli massa di manovra ecclesiastica. Di Fanfani conformismo. Di La Pira paternalismo. Dell’ACI merda. Di Pio XII merda. Di De Gasperi merda. Di Adesso merda. Di Dossetti disperazione. Oppure no forse qualcosa di peggio. Di Dossetti stima illimitata. Ma in questa stima per l’uomo, che s’è trovato solo nel deserto quasi un invito anche a me a dire siamo soli. Sentirci due o tre dalla parte di Dio e tutto il resto nel più sporco tradimento[6] »

(Don Milani)

Don Milani avvertiva con chiarezza questo bisogno di palingenesi comunitaria: ritirarsi dal mondo per creare una società nuova.

Nel febbraio 2014 Edoardo Martinelli, allievo di don Lorenzo Milani, sindacalista e soprattutto tra i fondatori del Forteto depose al processo contro Fiesoli e i 22 soci per abusi e maltrattamenti. Martinelli fuggì dal Forteto già nel 1978, ai tempi della prima inchiesta del magistrato Carlo Casini sui crimini fortetani.

Edoardo Martinelli, sindacalista della CISL ed ex scolaro di Barbiana, in un momento di crisi familiare va a vivere alla comune. Dopo pochi giorni, nottetempo, il Fiesoli penetra nella sua camera proponendogli la "filosofia del Forteto". Martinelli declina e fa le valigie.

Martinelli ha vissuto solo i due anni della fondazione della cooperativa, e ha rotto nel '78, prima che il gruppo si trasferisse da Prato a Bovecchio e poi a Riconi (Vicchio), dove ha sede tuttora. Ma il nome glielo ha dato lui.

« A quei tempi ero studente della Giovanna Leoncini (docente di geografia all'università e socia del Forteto - ndr) e ricordo che un giorno ci raccontarono che era stato scoperto un angolo di bosco intatto perché impenetrabile, un forteto. Io ero già in conflitto con Rodolfo e suggerii di dare alla cooperativa quel nome. Lo suggerii polemicamente, perché la comunità era così chiusa. Ma il nome piacque e fu accettato.[5] »

(Edoardo Martinelli)

« Lo scontro con Rodolfo fu sulla sua idea di comunità rigida e sulla terapia selvaggia basata sulle confessioni pubbliche. Attuarono quella terapia selvaggia con una mia amica, disperata perché da bambina suo padre aveva abusato di lei. Cercarono di applicarla anche a me. Rodolfo mi guardava negli occhi, mi voleva far dire che ero un abusato, addirittura che anche don Milani era un abusante era come se mi volesse ipnotizzare. Erano pressioni disumane. Tutto un gruppo faceva coercizione. Siccome credo di non aver mai perso del tutto la lucidità, dissi a Rodolfo [Fiesoli]: “Si va io e te da don Bensi, il mio confessore” (…) Non si fa a tempo a entrare che Rodolfo gli fa il suo sorriso e gli mette la mano sui genitali (era un suo vezzo). Don Bensi gli sferrò uno sganassone e lo cacciò a calci nel sedere. Poi mi disse: “Questo è pazzo, è uno psicotico attivo”. Quel giorno capii che ero finito in un bordello[7] »

(Edoardo Martinelli)

« Com’è stato possibile? Comunitarismo, rifiuto della società borghese e dei suoi legami, la famiglia vista come gabbia oppressiva da cui fuggire. Isolamento per difendersi dall’egoismo del mondo. E poi l’invero forzoso riferimento a don Milani, e lo scardinamento degli schemi rigidi e sorpassati, e il recupero dei veri valori cristiani da armonizzare con la prospettiva socialista, in nome del sol dell’avvenire. E tutt’intorno gli applausi delle menti sopraffine e i convegni e i libri celebrativi per un sogno divenuto realtà, e chi non ci crede è un reazionario.[8] »

(Andrea Scaglia, giornalista Libero Quotidiano)

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Una ideologia che parte da molto lontano.

Un filo rosso ideologico, dietro al Forteto, che è il retroterra gnostico di questa comunità. C'è una esplicita volontà di porsi contro la creazione. Per dire, al Forteto non si doveva nascere, al Forteto non si poteva partorire.

Uno dei più grandi sodali del Forteto, il già citato Gian Paolo Meucci, è stato il padre della riforma del diritto di famiglia. La sua opera va in una certa direzione: in nome della carità si squalificano i rapporti fisiologici, i legami naturali, ogni differenza o dato materiale è visto come una ingiustizia.

Un filone, questo, che tuttavia è anche interno a un certo mondo cattolico, che poi è quello attorno a cui nasce la prima comunità.

Esiste un conflitto che attraversa tutta la storia della Chiesa. Da una parte c'è una tradizione gnostico-platonica, dall'altra quella aristotelico-tomista. E questo scontro è tuttora in corso.[9]

La base ideologica di una comunità che comincia ad assumere i contorni di una setta prende forma attorno ai locali di una parrocchia del pratese. L'ambiente è quello della parrocchia di Barbiana, legata al pensiero cattolico progressista di Don Milani. Qui si costituisce il nucleo dei famosi 33 fondatori. In questa sede cominciano a infarcire il pensiero cattolico di Don Milani con ideologie marxiste, a un'idea di comunità cattolico socialista, che vuole separarsi dal resto del mondo considerato corrotto e corruttore, a proporre un nuovo modello di convivenza e una nuova forma di famiglia non legata da vincoli di sangue che anzi, sembrano apparire nocivi alla crescita dell'individuo.

Già da subito Il Fiesoli si fa chiamare "Il Profeta".

C'è un'idea di superiorità per la scelta radicale da loro fatta, di aver scelto di vivere in una comunità, in un regime di autoconsumo, rispetto alla gente normale, che lavora in fabbrica o in ufficio, che hanno scelta di avere una famiglia normale, con figli, e per questo appiattiti dentro il Sistema, integrati e ingabbiati.

La scelta di far parte della comunità aiuterà l'individuo a spogliarsi di quella che in comunità viene chiamata "materialità". Tra gli errori della materialità va annoverata l'eterosessalità, perché gli uomini devono stare con gli uomini. L'omosessualità invece è un atto di amore puro, perché non legato ad un atto creativo che invece è un "peccato".

A un ragazza entrata in comunità nel 1977 viene detto che non doveva avere figli naturali, perché questo rappresenta un atto egoistico.

La famiglia funzionale[modifica | modifica wikitesto]

La comunità propone una forma di educazione alternativa dei minori tramite gli affidi a due soggetti, uomo-donna, il cui accostamento avviene "a tavolino". La conoscenza reciproca è superficiale e svincolata dalla sfera dell’affettività, ritenuta nociva. Si cresceranno ragazzi senza il «fardello della materialità sessuale». Fiesoli e Goffredi si presentano come pionieri. L'iniziativa del "Profeta" raccoglie consensi negli ambienti politici e intellettuali di Firenze. Il Tribunale dei minori comincerà presto ad affidare bambini provenienti da situazioni difficili (genitori tossicodipendenti o assenti). E nel tempo intellettuali e psichiatri loderanno quel miscuglio di Freud e Don Milani.[4]

Marika, una sopravvissuta, racconta in un servizio trasmesso da “Le Iene”, che le veniva detto che, per superare gli abusi che aveva subito da piccola, doveva riviverli. E che, dal momento che aveva accumulato troppa rabbia per gli uomini, doveva vivere dei rapporti omosessuali con le donne. E la donna coinvolta nei rapporti sessuali era la madre affidataria.

L’accreditamento presso la pubblica opinione è un’opera che va costruita nel tempo, così tra il 1980 e il 2010 vengono pubblicati circa una quindicina di libri sul Forteto in cui si teorizza il modello Forteto e il concetto di “famiglia funzionale” su cui si basa la filosofia di accoglienza e inserimento.

"Famiglia funzionale": nozione coniata dal Forteto, che vi impernia la propria filosofia legata all’educazione dei minori e agli affidi, si sviluppa in opposizione al concetto corrente di famiglia. È composta da due persone – un uomo e una donna – spesso accomunate solo da conoscenza superficiale e in ogni caso non legate da vincoli affettivi, ritenuti nocivi.

Libri che hanno visto la partecipazione di filosofi e storici con la pubblicazione da parte della casa editrice Il Mulino, come La strada stretta: storia del Forteto del 2003, mentre nel 2009 il testo "l libro dimenticato dalla scuola" di Fiesoli e Goffredi viene presentato ancora a Palazzo Vecchio. L’ultima opera di Fiesoli del 2010 vanta, “Fili e nodi” pure una prefazione firmata da Antonio Di Pietro che, entra in parlamento nel 1997 candidandosi proprio nel collegio 3 della circoscrizione Toscana, cioè nel Mugello.

Le regole[modifica | modifica wikitesto]

« La vita prima di tutto era lavoro, lavoro, lavoro, lavoro »

(F. B., nato al Forteto nel '78, dalla Relazione della Commissione Regionale)

« Tante volte mi alzavo alle 4 e andavo con il mio padre affidatario invece di andare a scuola... Questo dito me lo sono smozzato a 7/8 anni, perché pigiavo i tasti della sponda di un camion che mi diceva lui di pigiare e allora mi amputai mezza falange »

(M. G., nato nel 1984, arrivato al Forteto a 5 anni, dalla Relazione della Commissione Regionale)

Se la donna guardava l'uomo era oggetto di chiarimento (una sorta di confessione pubblica) e il chiarimento era la tortura quotidiana.

Il tema era sempre lo stesso: le fantasie sessuali. E sotto processo c'erano quasi sempre delle povere ragazzine.

I ragazzi affidati venivano picchiati al punto da non poter andare a scuola. Venivano costretti a mangiare cibi per animali come punizione, e se vomitavano, a rimangiare il proprio vomito.[5]

Dopo il servizio andato in onda in TV delle Iene, per aver commentato su Facebook un ragazzo della comunità di 20 anni, Cristopher Bimonte, alloggiato da tempo nella struttura viene picchiato brutalmente. Stando al suo racconto, era stato avvicinato dal figlio del presidente del Forteto Luigi Goffredi. Prima di passare alle botte, l’aggressore avrebbe mostrato col cellulare una pagina del social network, in cui la vittima aveva espresso solidarietà a suo fratello per una testimonianza sul caso giudiziario fatta al programma televisivo.

Nel 2013 una delle vittime ha trovato per nove volte le gomme dell’auto squarciate. Nel sabato 13 aprile del 2013 poi, all'indomani del rinvio a giudizio di Rodolfo Fiesoli e di 21 dei suoi pretoriani, nell'abitazione del presidente dell’Associazione Vittime del Forteto sono stati tagliati i fili del telefono"[10]

Nella relazione della commissione di inchiesta regionale si legge:

« È Fiesoli che detta le regole. Al Forteto «uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati». «La famiglia era una gabbia oppressiva, bisognava isolarsi dall'egoismo del mondo» raccontano le vittime. L'eterosessualità è «osteggiata», l'omosessualità incentivata. «Le donne - racconta Giuseppe - erano maiale e puttane, anche la Madonna era "puttana", perché non voleva far crescere Gesù». «Si doveva tutti cercare di maturare attraverso il confronto» ricorda Donatella, e il "confronto", nel lessico rovesciato del profeta, «era il sesso omosessuale». I ragazzi che mostrano desiderio per l'altro sesso sono «finocchi», le ragazze «lesbiche». Chi veniva scoperto era umiliato di fronte a tutti, sottoposto ai «chiarimenti». «Ti mettevano su una sedia, la sera, e ti facevano un processo. Dovevi confessare di essere preda di ossessioni sessuali anche se non era vero, o di aver subito violenza dalla famiglia di origine anche se non era mai successo». Chi si ribella o si oppone subisce le «punizioni». «Tirate di capelli, botte con il mattarello, zoccolate». Oppure «si veniva richiusi nella cella frigorifera». »

(Relazione Commissione Regionale della Toscana)

A Forteto nascono pochissimi bambini. Quando accade, il piccolo viene strappato dalla madre naturale e cresciuto da altri. Ma c'è bisogno di braccia. Ci sono gli allevamenti, il caseificio, la fattoria da mandare avanti, 100 persone da sfamare. Così fin da subito «le energie» arrivano dagli affidi di minori. Concetto cardine della comunità è «la famiglia funzionale». I ragazzi accolti qui sono «solo nominalmente affidati dal tribunale dei minori a una coppia che è tale solo sulla carta». Nel caso in cui arrivino fratelli, «vengono subito divisi e i loro rapporti disapprovati».

Si usava la tecnica della messinscena: «Quando venivano gli assistenti sociali bisognava fare finta che tutto fosse perfetto, si andava negli appartamenti dove c'erano le foto di noi insieme con la coppia affidataria, tutti felici», racconta Giuseppe. Lui oggi ha scelto di rompere il silenzio, suo fratello è al Forteto, al fianco del Profeta, nel cerchio magico dei fedelissimi che ancora lo difendono.

Primi scandali e conseguenti vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

La comunità opera in un contesto ideologico di mitizzazione. È provata la sua capacità di accreditarsi coi presidenti di Regione, Provincia, con gli assessori competenti. I rapporti con i politici erano ricercati e valorizzati, come forma di autoaccreditamento e di protezione.

Quanto al mondo accademico e scientifico, c’è chi ha scritto libri, prefazioni, partecipato a convegni e iniziative. C'è voluto "Il Covile", il raffinato blog fiorentino creato e diretto da Stefano Borselli, perché sulla vicenda si alzasse il velo.

Rinaldo Innaco, negli anni Ottanta consigliere regionale aveva un nipote al Forteto. Parlò dei fatti che accadevano nella comunità, ma gli fu detto che aveva "un concetto di famiglia desueto, da bacchettone..."[11].

« Ricordo le difficoltà per la raccolta delle firme per attivare la Commissione: della mia parte politica ha firmato solo lui. Certo Innaco e Mattei erano più informati[...]. Qualcosa era trapelato. »

(Intervista della Nazione a Paolo Bambagioni, Presidente della Commissione Regionale della Toscana)
I Fondatori della Comunità Forteto

Il Primo Arresto, il primo processo e condanna definitiva[modifica | modifica wikitesto]

Una condanna. Un’assoluzione in Appello. La Cassazione che rinvia al secondo grado, che riforma la sentenza e condanna di nuovo. In via definitiva. Sette anni: tanto durò l'iter giudiziario della prima inchiesta su Rodolfo Fiesoli, sul suo braccio destro Luigi Goffredi e sulla cooperativa del Forteto. Dal 1978 al 1985.

il 30 novembre 1978 vengono spiccati gli arresti su richiesta del giudice Carlo Casini per il capo e l’ideologo della comunità mugellana che a quei tempi era stanziata a Bovecchio, nel comune di Barberino. Restano in carcere tre mesi, alle Murate, poi cessano le esigenze cautelari. Nel frattempo, la comunità fa quadrato intorno ai loro capo. Si arriva comunque al processo, con una dozzina di capi d’imputazione che vanno dagli atti di libidine violenta (anche ai danni di un veterinario esterno al Forteto), ai maltrattamenti, alla violenza privata, alla corruzione di minorenne, all'usurpazione di titolo (Fiesoli e Goffredi all’inizio della loro ’carriera’ si spacciavano per medici o psicologi), agli atti osceni in luogo pubblico.

Il sei ottobre del 1981 Fiesoli viene condannato a tre anni di reclusione, Goffredi a un anno e nove mesi. Entrambi ad una multa di 50 mila lire. A una parte civile anche 2 milioni di risarcimento. Ma appena qualche mese dopo, il 19 maggio del 1982, arriva il ribaltone in secondo grado: insufficienza di prove per gran parte dei capi d’imputazione, il fatto non sussiste per la sottrazione di un minore, e pure un’amnistia.

Un colpo di spugna sul primo processo che viene salutato soprattutto a sinistra come la prova che era tutta una montatura dei cattolici, come il pm Carlo Casini, contro quella comunità così rivoluzionaria. Ma il processo va avanti, anche se l’opinione pubblica sembra sazia del verdetto della Corte d’Appello.

La Cassazione il 15 febbraio del 1984 annulla «per difetto di motivazione» l’assoluzione di due anni prima.

Si fa un nuovo processo, nel silenzio di una Firenze terrorizzata dai delitti del mostro di Firenze (il 29 luglio del 1984 vengono uccisi Pia Rontini e Claudio Stefanacci alla Boschetta di Vicchio, a un tiro di schioppo dalle terre del Forteto). I giudici Luciano Tossani, Vincenzo Palermo e Francesco Ferri, il 12 gennaio del 1985, scrivono la sentenza che, cinque mesi dopo, nonostante i ricorsi, diventerà definitiva: due anni a Fiesoli, dieci mesi a Goffredi. Ma gli affidi di minori erano continuati e continueranno.

Nel 1985 arriva la condanna per i fondatori, Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, con le accuse di sottrazione consensuale di minorenne, corruzione di minorenne e usurpazione di titolo (reato amnistiato). Gli obiettivi di quei comportamenti si leggono nella sentenza: «incutere ad individui dalla personalità – o per età o per altra causa – immatura il timore della riprovazione del “gruppo” costituito dalla comunità guidata dal Fiesoli e dal Goffredi, e dopo aver scardinato, ricorrendo a forme di convincimento ossessive, aggressive, emarginanti ed umilianti, ogni preesistente valore e le figure parentali, in modo da renderli del tutto dipendenti da loro, costretto ad accertare e a praticare il regime di vita da loro imposto nella cooperativa e caratterizzato da promiscuità assoluta tra persone dello stesso sesso; pratica dell’omosessualità; messa a disposizione della cooperativa di ogni risorsa personale; autocritica per colpe mai commesse e per fatti mai compiuti; attribuzioni a terzi di colpe mai commesse; divieto di rapporti eterosessuali anche fra marito e moglie; divieto di contatti con le famiglie di origine e ostilità nei confronti delle stesse da manifestarsi anche con violenza fisica».

E lo stesso giudice istruttore scrive: «Poiché gli imputati adducono a loro difesa l’affidamento di minori o di psicolabili da parte del Tribunale per i minori e di vari Consorzi sociosanitari, questo giudice istruttore non può non rilevare, così come del resto hanno fatto i periti psichiatrici, la leggerezza con cui sono stati effettuati tali affidamenti, senza adeguata informativa e successivi controlli».

Nella relazione finale Fiesoli, negli anni difeso da buona parte della sinistra toscana e non solo, viene descritto come «paziente ed accurato tessitore di una rete di relazioni e conoscenze eccellenti ciascuna delle quali concorreva, consapevolmente o meno, a un duplice risultato: da un lato conferire maggior credito alla struttura del Forteto nel suo complesso di realtà produttiva, sociale ed economica; dall’altro aprire nuovi orizzonti e nuovi contatti utili a ramificare ulteriormente quella stessa rete».

Sufficiente, a titolo di esempio, il fatto che a un mese dall’arresto nel novembre 2011, lo stesso si trovi a Palazzo Vecchio per partecipare come relatore a un convegno della rassegna TEDxFirenze, evento culturale «votato alla diffusione di idee di valore». Ovviamente i riferimenti a Fiesoli spariranno dal sito dall’iniziativa e da YouTube in cui sono visibili tutti gli altri interventi tra cui quelli di Jovanotti e dell’allora inquilino di Palazzo Vecchio Matteo Renzi.[12]

In un verbale della procura di Firenze datato 6 dicembre 1978 e agli atti di quell’antico processo,Gabriele Chelazzi e Carlo Casini interrogano una coppia di Prato che parla dell’esperienza al Forteto. Fiesoli è stato arrestato pochi giorni prima, il 30 novembre: «All’inizio — dicono i due — ci parve un’esperenza positiva, ma piano piano ci siamo accorti che viceversa il gruppo era estremamente chiuso, ripiegato su stesso e che al suo interno avvenivano stranezze anche gravi».

Quali, chiedono i due inquirenti. Un esempio: «A una festa c’era un ragazzo spastico che stava in carrozzella, il Profeta disse che avrebbe fatto come Gesù quando faceva i miracoli. Lo prese, lo alzò dalla carrozzella e lui cadde. Allora gli ordinò: ‘Alzati, cammina! Te lo ordino io’. Due lo alzarono e fece dei metri a saltelloni come sapeva fare. Quindi cadde ancora di botto a terra. Il Fiesoli disse allora che ‘il miracolo era avvenuto’».

Certo, si legge, perché «il Fiesoli si è dichiarato come un Dio in terra con la missione di redimere le anime».

Era il 1978. E a un uomo così — che in altre lettere di suo pugno scritte in quegli anni e agli atti del processo sostiene di essere «nella luce di Dio e nessuno al mondo me la può toccare perché tutto il male è su un piano geometrico diverso» — il tribunale dei minorenni di Firenze ha continuato ad affidare minori in difficoltà.

È sempre la coppia di Prato a parlare a Chelazzi e Casini: «Fiesoli aveva una particolare fissazione di carattere sessuale». E si legge: «È successo due o tre volte che nel corso delle riunioni egli si sia tirato giù i pantaloni e le mutande, prendendosi in mano il membro e mostrandolo, secondo lui doveva essere un gesto disinibitorio». È solo l’inizio di un racconto choc fatto di divieti ad avere rapporti sessuali fra coniugi, di richieste di rapporti omosessuali, di riunioni collettive per guardarsi reciprocamente i genitali, di parolacce, di insulti, di inviti a picchiare i propri genitori. E qui torna anche l’altro lato emerso nell’inchiesta di oggi:

«Tra le cose che secondo il Fiesoli bisognava fare c’era rompere con la famiglia. A me disse che non sarei stata libera da mia madre finché non l’avessi picchiata».

Un’altra ospite del Forteto confermerà che «per sbloccarla il Fiesoli le faceva vedere il membro».

Il giorno dell’arresto sono Chelazzi e Casini, insieme, a interrogare il Profeta: respinge ogni accusa, Fiesoli,

«non ricordo di aver compiuto gesti di esibizione o di essermi denudato, ma ritengo che anche gesti di questo tipo potrebbero avere effetto sbloccante nei confronti di persone oppresse da paure».

Nega e negherà tutto, Fiesoli, che viene scarcerato il primo giugno del 1979.

E proprio in quelle stesse ore il tribunale dei minorenni allora guidato da Gian Paolo Meucci gli affida un bambino down, un segnale chiarissimo di quale parte avrebbe tenuto quell'istituzione in quel momento e negli anni successivi. Anche nonostante la condanna definitiva arrivata nel 1985 per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti. Fu invece assolto dall'accusa di atti osceni in luogo pubblico per le sue esibizioni di genitali.

Ma non perché non li avesse commessi, confermò la Cassazione, ma perché era avvenuto in un luogo privato. Il Forteto.[13]

Nel giugno 1979 il «profeta» Fiesoli tornò nella comunità degli orrori dopo il primo arresto e l'allontanamento forzato disposto dal magistrato Carlo Casini, futuro leader del Movimento per la vita nonché deputato Dc ed europarlamentare.

Quello stesso giorno Giampaolo Meucci, padre della legislazione minorile italiana e tra i leader del potente ambiente catto-comunista fiorentino di quegli anni (con padre Balducci, Gozzini, La Valle), affida alla comunità un bambino down.

Il magistrato Meucci non crede al collega Casini: pensa che la sua non sia un'indagine basata su prove e testimonianze, ma su un complotto dei cattolici già sconfitti al referendum sul divorzio.

Lo testimonia un'altra toga toscana, Piero Tony, ora procuratore di Prato dopo aver guidato il tribunale minorile di Firenze:

«Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea», ha dichiarato Tony a Repubblica.

Anche Tony è amico del Forteto: recentemente il programma Le Iene di Italia 1 ha fatto sentire una registrazione in cui il magistrato vanta un'assidua frequentazione della comunità, dove una volta preparò «un ottimo risotto al nero di seppia» per 130 persone.

Meucci non cambiò idea sul Forteto nemmeno quando, nell'85, la sentenza di condanna (per maltrattamenti e atti di libidine) divenne definitiva.

La sentenza parla di "istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici", e di "una pratica diffusa di omosessualità".

Meucci parla esplicitamente di «errore giudiziario».

Un altro ex magistrato minorile, Andrea Sodi, ora in pensione. Il suo nome compare spesso nei verbali agli atti dell'inchiesta fiorentina come destinatario di favori, viaggi e regali.

Una delle vittime del Forteto ha riferito ai pm di trasferte a Budapest, gioielli in dono, cene gratis alla comunità; in cambio Sodi «comunicava a Fiesoli indicazioni in merito ai processi minorili in corso».

Intervistato dal Corriere Fiorentino, il dottor Sodi ha ammesso le cene gratis al Forteto («ma quando Fiesoli veniva a Firenze pagavo io») ma ha negato di aver fornito indicazioni sui processi.

Egli conferma invece il «rapporto di amicizia» con il Profeta:

«Agivano per senso di altruismo. Se c'è una struttura che gode della fiducia di tutto l'entourage cosa c'è di male se un pm la conosce e la frequenta?».

Quanto alle condanne di Fiesoli e Goffredi, «fui portato a credere che fosse un errore giudiziario».

Il 18 marzo 1986 Giampaolo Meucci muore, ma la sua politica verso il Forteto gli sopravvive. Gli affidi del tribunale dei minori continuano. Alla fine i ragazzi consegnati saranno in tutto cinquantotto, dei quali molti passeranno dalla camera del Fiesoli.

Il Modello Forteto, pubblicazioni e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nessun lavoro della letteratura medica e psicologica internazionale accreditata ha mai concepito come metodologia nei percorsi riabilitativi di bambini affidati ‘famiglia funzionale’, il ‘chiarimento in gruppo’, la ‘separazione omosessuale’. Sono concettualmente prive di riscontri scientifici ed è sorprendente come nessun professionista che si è approcciato al Forteto lo abbia notato.

Si ricorda che Il Forteto era frequentato da neuropsichiatri, primari di psichiatria, docenti universitari, assistenti sociali, giudici togati ed onorari.

A parziale discolpa degli Enti preposti ai controlli bisogna dire, come rilevato negli atti della Commissione di inchiesta regionale, che gli incontri erano concordati, e in quelle circostanze al Forteto si predisponeva l’ambiente adatto a tali incontri (le cosiddette "Sacre stanze".[5]

Particolarmente utile, in tal senso, è stata la testimonianza di Annalisa Morali, neuropsichiatra infantile nel consorzio del Mugello già nel 1979.

In commissione ha raccontato come, già dai primi contatti avuti nel 1980 con la comunità, la sua considerazione del Forteto in generale e di Fiesoli in particolare fosse assolutamente negativa.

« Noi stavamo cercando una comunità […] e siamo stati convocati. […] quindi ci siamo ritrovati in questa riunione in cui c’era il Fiesoli. Io che avevo detto all'assistente sociale […] “non al Forteto, mi raccomando!” Quando poi vidi il Fiesoli lì dentro, mi sentii morire! Eravamo tutti seduti in cerchio e lui prese la parola, disse “io qui sono stato invitato e qui decido io” e cominciò a dire “allora si prende G. [è il maggiore dei fratelli, ndr]”, allora io dissi “no, perché avevamo pensato a Milano” […], ma nessuna risposta. Quindi mi fermai. Poi disse “io voglio anche il bambino di 3 anni, il fratello” e io dissi “no, quello va bene che la famiglia era così, però pensavamo di metterlo al nido e di dare un’educatrice domiciliare”, quindi avevamo fatto già un progetto e poi mai avevamo parlato del fratellino, mai! Lui disse “io voglio tutti e due e voglio che tutti mi dicano sì per alzata di mano; se c’è qualcuno che dice no e non alza la mano, io non prendo nessuno dei due!” e quindi io guardai qualcuno, nessuno mi guardò e io presi e uscii. […] e Scarcella (allora presidente del Tribunale dei Minori, ndr) non diceva niente, era proprio fermo lì. Questo è. »

(Trasc.6 pag.27-28 - Commissione Regionale della Toscana)
  • Nel 1999 esce il primo libro sul Forteto stampato dalle prestigiose edizioni del Mulino: "Forme di cultura e salute psichica. Universo simbolico e regole di relazione nel mondo del Forteto", di Giuseppe Ferroni.
  • Il 19 maggio 2002 ha luogo la prima marcia di Barbiana. Rodolfo Fiesoli sarà per anni, fino all'ultimo arresto, consigliere del Centro Documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana.
  • Nel 2003 esce il secondo testo del Mulino: "La Strada stretta. Storia del Forteto", di Nicola Casanova, presentazione di Franco Cardini.
  • Il 18 settembre 2003 i missionari comboniani di Alex Zanotelli con la Carovana della Pace fanno tappa a Barbiana. Pranzo al Forteto dove, dicono testuale, "più famiglie alla luce del Vangelo vivono controcorrente attraverso il lavoro di diverse cooperative e la comunione dei beni".
  • Nel dicembre del 2003 su "Diario", mensile diretto da Enrico Deaglio, esce un profilo encomiastico di Luigi Goffredi, presidente della Fondazione Il Forteto.
  • Nel novembre-dicembre del 2007 a Borgo San Lorenzo, convegno nazionale per il 40.mo di "Lettera a una Professoressa" di don Milani. Tra i relatori Rodolfo Fiesoli: "Il Forteto".
  • Nel 2008 ancora un libro del Mulino: "La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, don Milani e il Forteto", di Nicola Casanova e Giuseppe Fornari.
  • Il 4 febbraio 2010 al senato, organizzata dal gruppo PD, presentazione del libro di Rodolfo Fiesoli "Una scuola per l'integrazione".
  • Nel giugno del 2011 per le edizioni Falco di Cosenza esce il libro di Rodolfo Fiesoli "Fili e nodi". La prefazione è di Antonio Di Pietro, a quel tempo candidato alle politiche proprio nel collegio del Mugello.

Il 20 dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli viene arrestato con l'accusa di atti di zoofilia e pedofilia commessi all'interno della cooperativa.

A far “merenda”, trasferita la sede nel paesino di Vicchio, passano in tanti: politici, giudici del Tribunale dei minori, sindacalisti, dirigenti dei servizi sociali. Di fatto, tutta la Sinistra toscana favorisce la nuova realtà.

Il Forteto diventa una passerella obbligata. Fiesoli è paragonato a Don Milani. Stupisce, commuove, incanta. Scrive libri. I ragazzi intanto, all'oscuro delle condanne e allontanati dalle famiglie naturali, sarebbero stati traviati mentalmente.

E fino al 2010 la comunità ne riceve circa 80. Nel frattempo, la Cooperativa, l'altra faccia del Forteto, acquista prestigio: 130 occupati, un fatturato di quasi 20 milioni, eccellenze alimentari esportate dall'America all'Australia.

Un vanto per tutta la Regione.

La condanna della corte europea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) a Strasburgo riceve la richiesta di due ricorsi (39221/98 et 41963/98 - riuniti) contro l’Italia, e in particolare contro l’operato del Tribunale dei minori di Firenze. La prima ricorrente è una cittadina belga e italiana, la seconda è cittadina italiana residente a Bruxelles e madre della prima ricorrente. Il contesto familiare dei due bambini oggetto della richiesta di intervento della Cedu era complesso e fortemente problematico. Infatti uno dei figli era stato per tre anni vittima di abusi sessuali da parte di un pedofilo senza che la madre, tossicodipendente, se ne accorgesse; il padre naturale si trovava in carcere.

Il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto l’interruzione di ogni relazione della madre con i figli, collocati presso Il Forteto.

Tuttavia la Corte ha giudicato come una violazione dei diritti della madre l’aver ostacolato il mantenimento dei rapporti tra i bambini inseriti nel Forteto, la madre e la nonna.

Il 13 luglio del 2000, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia con una multa di 200 milioni di lire per danni morali. Si alzano le barricate: e non cambia nulla. Anzi, solo dal ’97 al 2010, il Forteto ottiene contributi dalla Regione per 1 milione e 254 mila euro.

la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo emanò una sentenza di “scuola” sul caso di una madre a cui erano stati tolti i due figli e avviati al Forteto. Nella comunità di Vicchio dovevano ritrovare serenità ed essere reinseriti in famiglia. Ma la madre non riusciva più a vederli: in tre anni aveva potuto ottenere solo due brevi incontri. Dopo aver cozzato contro un muro di gomma, la donna attraverso l’avvocato Anna Maria Mazzarri di Rosignano, presentò un’istanza alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Parlò di plagio verso i suoi figli ma avanzò accuse anche molto più pesanti: di pratiche violente e maltrattamenti fisici e psicologici che sarebbero avvenuti all’interno della comunità. La Corte di Strasburgo sanzionò il comportamento delle autorità italiane, stabilendo che non si può impedire “sine die” ad una madre di vedere i propri figli. In altre parole: non si può recidere il rapporto tra genitori e figli. Una vittoria importante dal punto di vista giuridico ma a livello pratico non cambiò molto. La donna però non si è mai arresa. Negli anni ha presentato più volte denunce, l’ultima nel 2011 dal Belgio (dove si era trasferita). Contestualmente anche il figlio maggiore, nel frattempo diventato maggiorenne ed uscito dalla comunità, sporge querela.

È il gennaio 2011: da quella testimonianza parte l’indagine sul fondatore della comunità, Rodolfo Fiesoli detto il profeta, che viene arrestato nel dicembre dello stesso anno.

Nonostante l’ulteriore pronunciamento di condanna e nonostante l’esplicito richiamo all’obbligo delle autorità ad eseguire le sentenze, gli incontri figli-madre continuano ad essere ostacolati. Più in generale, gli affidamenti di minori all’interno del Forteto si interromperanno soltanto nel 2012, in seguito al nuovo arresto di Fiesoli.

La sentenza è esemplificativa dell’operato contraddittorio e insufficiente ai compiti propri del TM: (comma 180) mancanza di «controllo critico», assenza di verifica sulle relazioni degli operatori incaricati di seguire i minori, mancanza di giustificazione pertinente nei rifiuti alle richieste della madre e del «giusto equilibrio» nei provvedimenti, e condanna il TM a un danno morale pregresso, immediato e di prospettiva sia per la madre che per i due minori.

L'Arresto del 2011 il secondo processo, la sentenza della Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

Con la nuova inchiesta, coordinata dai pm Giuliano Giambartolomei e Ornella Galeotti, è emerso il profilo di una “setta” governata da “regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili”. Nelle sentenze si parla di “un'esperienza drammatica, per molti aspetti criminale”, di “un martellante e sistematico lavaggio del cervello”. Per venti anni al Forteto non sono nati bambini perché i rapporti fra uomo e donna erano ritenuti impuri, mentre venivano promossi quelli omosessuali. Il Forteto – hanno scritto i giudici – era il “territorio di caccia di Rodolfo Fiesoli”, che ha avuto rapporti sessuali con quasi tutti gli uomini della comunità e con molti adolescenti, sostenendo che in tal modo li “liberava la materialità”. Con la pratica dei “chiarimenti” i bambini accolti in comunità erano costretti a rievocare pubblicamente gli abusi a cui erano stati sottoposti prima di essere affidati al Forteto, anzi spesso a inventarli e ad accusare i genitori, sistematicamente denigrati. Mentre, al contrario, la finalità dell'affido, un istituto temporaneo, dovrebbe essere quella di ricomporre il rapporto fra il bambino o l'adolescente con la sua famiglia disastrata.

Nel marzo 2013, il giudice dell’udienza preliminare di Firenze ha accolto la richiesta della Regione Toscana di costituirsi parte civile nel processo. Dopo alcune titubanze, si costituiranno parte civile tutti i comuni del Mugello, ad eccezione di Dicomano.

Nell'estate 2015, il caso arriva a Roma. Una mozione a firma di Deborah Bergamini (FI) chiede un’inchiesta parlamentare e il commissariamento dell’azienda per il presunto intreccio con la comunità. Il PD interviene: e riesce a bloccare la mozione. Si parla di responsabilità individuali e non collettive: smentendo i fatti, le vittime e la sentenza. Le opposizioni dichiarano: «La decisione del Governo è sconcertante: non ha alcuna logica, alcuna sensibilità, alcun senso politico».

La richiesta di ricusazione del presidente del collegio giudicante, Marco Bouchard fu accolta dalla Corte di Appello di Firenze ma poi la decisione fu annullata dalla Corte di Cassazione e il giudice Bouchard tornò al suo posto.

Agli atti risulta anche un esposto che i genitori fanno nel 2002 contro l’ex comandante della stazione di Vicchio accusato di non fare indagini sul Forteto e la coppia si ritrova indagata per calunnia dalla procura allora diretta da Ubaldo Nannucci. La cosa incredibile è che, perquisendo la sede del forteto, è stata trovata la copia dell’esposto che la coppia di coniugi aveva scritto contro Fiesoli e che era indirizzato al Comune di Santa Maria a Monte (Pisa), al prefetto di Pisa e al Tribunale dei Minori. Chi ha fornito – cosa gravissima – copia dell’esposto all’accusato? Il Prefetto? Improbabile. Il tribunale dei minori? Qualche politico del Comune di Santa Maria a Monte (Pisa)?

Nella casa del Fiesoli è stata trovata anche la copia del verbale di una denuncia che una minorenne fece all’Ufficio Minori della Questura di Firenze l’11 gennaio 1997.

Nella «Fondazione Il Forteto» siedono diverse personalità. Nell’atto si legge che il comitato scientifico è stato nominato dal Cda della Fondazione Il Forteto il 9 settembre 1998 ed era allora composto tra l’altro dall’ex presidente del tribunale dei minori Gianfranco Casciano, dall’ex giudice minorile Antonio Di Matteo, dall’onorevole del Pd Eduardo Bruno, dal professore Giuliano Pisapia (sarà sindaco di Milano,che poi curerà il processo della Cassazione che condannò Fiesoli nel 1985), dall’ex pm Andrea Sodi, da Mariella Primiceri, allora a capo dell’Ufficio Minori della questura di Firenze. Nell'elenco figura anche Tina Anselmi. I nominativi appena elencati risultano nell'agendina di Fiesoli, che è stata sequestrata dai carabinieri. Di magistrati, tra cui Sodi, parlano alcune vittime nei verbali anche se l’ex pm ha spiegato di non aver mai dato informazioni a Fiesoli.[14]

Dopo oltre 90 udienze e due anni di processo, il tribunale di Firenze condanna in primo grado a 17 anni e mezzo per abusi sessuali e maltrattamenti Fiesoli e altri 15 dei 23 imputati con pene minori. Tra questi l’”ideologo” della comunità Luigi Goffredi ha avuto 8 anni e Daniela Tardani (7 anni). nel giugno 2015 Il Tribunale di Firenze ha riconosciuto la penale responsabilità dei vertici della comunità, infliggendo condanne fino a 17 anni di reclusione a Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, i due massimi esponenti e fondatori del Forteto, e pene meno pesanti ad altri 14 componenti del Forteto tra i ‘fedelissimi’ di Fiesoli e Goffredi

Rodolfo Fiesoli viene arrestato nel dicembre 2011 - e il caso vuole che venga assegnato ai domiciliari a Rosignano -, l’arresto scatta dopo la denuncia di alcuni ragazzi che vivevano nella comunità. Il primo a denunciarlo è appunto il figlio della donna protagonista della sentenza della Corte europea. Il giovane parla di un clima di terrore, di abusi e di plagio. Racconta anche di essere stato costretto a scrivere un libro contro la madre e a recidere i rapporti con la donna. Del suo caso si era occupata anche la televisione belga, ma la comunità aveva sempre respinto le accuse.

Dalla sentenza della Corte europea del 2000 ci sono voluti 15 anni per scrivere la prima sentenza in Italia. Le perversioni del Fiesoli, si legge nella sentenza, note agli altri imputati, sono state di volta in volta avallate, tollerate, giustificate (...) Chi ha reagito, chi ha protestato, chi ha contestato è stato emarginato, isolato, escluso, denigrato e, finalmente, allontanato».

Nella requisitoria, il pubblico ministero Ornella Galeotti ha affermato: «Per alcuni decenni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subìto una sospensione». Sono stati riconosciuti anche cospicui risarcimenti, cui è tenuta anche la cooperativa.

In un altro processo, cosiddetto Forteto bis un ragazzo era stato collocato al Forteto dai servizi sociali all’età di 11 anni; ne fuggì a 15. Il 14 aprile 2014 raccontò in lacrime i suoi anni nella comunità, segnati da costrizioni reiterate a compiere atti sessuali da parte di Fiesoli. La prima udienza per questo procedimento si è svolta presso il Tribunale di Firenze il 18 maggio 2016. In questa circostanza la cooperativa Il Forteto, braccio economico di quella realtà, si è costituita parte civile contro Fiesoli.

La terza sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal consigliere Aldo Fiale, ha confermato in buona parte la sentenza della corte di appello di Firenze che il 15 luglio 2016 aveva condannato a 15 anni e 10 mesi per abusi su minori e maltrattamenti il fondatore e “profeta” della comunità Rodolfo Fiesoli ma l'ha annullata con rinvio limitatamente a uno degli episodi di violenza sessuale contestati all'imputato e a una donna della comunità, per cui si dovrà dunque celebrare un processo di appello bis. Per alcuni degli altri nove imputati, condannati in appello per maltrattamenti a pene comprese fra 6 anni e 1 anno e 8 mesi, è intervenuta la prescrizione, che fra l'altro ha annullato interamente la condanna a 6 anni dell'ideologo e braccio destro di Fiesoli, Luigi Goffredi. Confermati i risarcimenti alle parti civili.

Quella del Forteto è una storia che sembrava non volersi concludere. Dopo due processi di primo grado e di appello in cui sono state raccolte “prove granitiche” di abusi e maltrattamenti, dopo due sentenze di condanna in cui si afferma “con sereno giudizio” che non è mai venuto meno il rispetto del diritto di difesa degli imputati, la Corte di Cassazione ha rinviato prima la sua decisione finale il 23 ottobre, poi il 20 novembre, e finalmente il 21 dicembre 2017 i cinque supremi giudici, dopo essere entrati in camera di consiglio alle 12, per uscirne solo a tarda notte, al punto che per ore non si è saputo se il collegio avrebbe confermato o annullato la sentenza della corte di appello di Firenze, finalmente si pronuncia mettendo la parola fine a uno scandalo giudiziario che si trascinava fin dagli anni '70.

È difficile scacciare il dubbio che la difficoltà di decidere sia dipesa in parte dal fatto che la storia del Forteto è anche la storia di un “corto circuito istituzionale”, di una “totale rimozione e strumentalizzazione”, di una “linea di credito illimitata” di cui la comunità di Vicchio del Mugello ha beneficiato per decine di anni da parte del tribunale dei minori di Firenze, dei rossi Comuni del Mugello e della rossa Regione Toscana. Motivo per cui si deve ritenere che anche in anni recenti il Pd si sia opposto a lungo alla istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta.

Il Comitato Vittime del Forteto[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 dicembre 2011 si costituisce il comitato Vittime del Forteto, presidente Sergio Pietracito, una delle vittime degli abusi.

« Il Forteto è stato una setta. Ci diceva che noi eravamo i puri di Dio, che dovevamo donarci a lui per liberarci dalla materia, che il mondo fuori era merda e quindi non dovevamo raccontare a nessuno ciò che accadeva dentro, perché nessuno avrebbe potuto capire. »

(Sergio)

Sergio è il presidente del comitato delle vittime, "Falsi educatori". Un blog e un profilo Facebook, dove da due anni chi ha scelto di uscire allo scoperto scrive una storia di orrori. «Avevamo tutti paura. Io scappai nel '90, prima in Francia, poi in Olanda. Sono tornato dopo anni, a fatica inizio a ricostruire i rapporti con i miei genitori. La scintilla è scattata quando ad essere abusata non è stata più la vecchia generazione, e i padri affidatari hanno cominciato ad ascoltare nei racconti dei figli adottivi le stesse violenze subite da loro».

È come se dagli scantinati della memoria fosse riemerso un nuovo "Armadio della vergogna". Da quando è esploso il caso, il 20 dicembre 2011, giorno dell'arresto di Rodolfo Fiesoli, guida, capo, guru , il Profeta della comunità agricola di Vicchio, le testimonianze di soprusi e abusi su adolescenti e bambini si susseguono da settimane in aula al Palagiustizia. Alcuni non vivono più nella comunità, altri ne sono usciti ma ci lavorano ancora e ora sono stati isolati: «Traditori».

Un ragazzo, Christofer, un anno fa, dopo essere tornato da una serata organizzata per guardare un servizio delle Iene sul Forteto, ha denunciato di essere stato pestato dai fedelissimi di Fiesoli.

Davanti ai giudici, agli avvocati «Tutti dobbiamo liberarci dalla nostra materialità, questo è affetto puro vero amore, predicava, e noi ci credevamo», continua Sergio. Oltre al profeta, la usano anche i fedelissimi: «Ero stata abusata dal mio genitore naturale - racconta Marika - sono arrivata lì a 8 anni, nel 1983, dopo qualche anno il mio padre affidatario comincia a dirmi che per superare il trauma serviva che io lo rivivessi. Si abbassò i pantaloni e mi costrinse a fare sesso orale. "Hai visto, mi disse, non è nulla di che.."».

La prima commissione di inchiesta regionale[modifica | modifica wikitesto]

il 1º giugno 2012 la regione Toscana crea una commissione d'inchiesta sul Forteto. Presidente Stefano Mugnai del PDL, vicepresidente Paolo Bambagioni del PD

« Portavi la colazione a Rodolfo (Fiesoli ndr) e... mani nelle mutande, baci sul collo anche davanti alla mia madre affidataria. Cioè, mi ci portava lei: "Ma lasciati andare! Rodolfo lo fa con tutti, è normale, ti leva questa materialità" »

(M. C., affidata al Forteto a 8 anni nel 1983, dalla Relazione della Commissione Regionale)

Il 24 ottobre 2012 sulle pagine fiorentine del "Corriere della Sera" esce il servizio "Dietro una sentenza ignorata per 30 anni", di Eugenio Tassini. È l'inizio della fine del silenzio sulla vicenda.

Il 15 gennaio 2013 mentre si attendono gli sviluppi giudiziari, la commissione regionale d'inchiesta pubblica la sua relazione sul Forteto, approvata all'unanimità.

Il suo testo integrale è nel sito della Regione Toscana.[5]

La prima commissione di inchiesta riguarda "L’attività di affidamento dei minori a comunità e centri alla luce della vicenda Il Forteto, finalizzata a conoscere la congruità della stessa rispetto agli obiettivi perseguiti dalla legislazione regionale in materia di tutela dei minori".

La politica e le istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Forteto è stato soprattutto un baluardo ideologico e una passerella per la politica.

Fabrizio Braschi, ex sindaco di Calenzano, ha raccontato di «diverse assemblee alla casa del Popolo» dove - dopo la sentenza di condanna contro Fiesoli e Goffredi - «il presidente del tribunale dei minori del tempo, Giampaolo Meucci, veniva a giustificare qualcosa di ingiustificabile...». «Al Forteto i presidenti del tribunale dei minori erano di casa - raccontano tutti i testimoni - venivano a pranzo, e uscivano con la macchina carica di pecorini e prodotti».

Per una photo-opportunity col grande educatore sono passati in molti: l'ex onorevole Pdci Edoardo Bruno, Piero Fassino, Vittoria Franco, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, Claudio Martini ci chiuse una delle sue campagne elettorali da candidato presidente della Toscana.

Al Mugello, grazie al Forteto, si è creato un circolo vizioso, ma anche virtuoso, beninteso.

Il Fiesoli è stato una persona di grande carisma, che ha portato anche a una rinascita economica del Mugello. Ha messo in moto molte risorse ed è per questo che gli ex Pci lo difendono con le unghie e con i denti, così come i sindacati, e la lega delle cooperative nel cui alveo si sviluppa la cooperativa il Forteto. Oltre a questo c'è un altro meccanismo: molti di coloro che in questi anni hanno sostenuto il Forteto non vedono di buon occhio le inchieste semplicemente perché vorrebbero cancellare la loro contiguità con questa realtà.

Malgrado la prima condanna definitiva del 1985 si mobilitano intellettuali del mondo politico e cattolico in difesa di Rodolfo Fiesoli.

Tutte le firme politiche e culturali dell'epoca si muovono in sua difesa. Padre Balducci è uno di quelli che raccolgono le firme per Fiesoli. Alla fine si arriva persino a ignorare una sentenza per pure motivazioni ideologiche.[9]

La lista dei passaggi dal Forteto è lunga e la fa la commissione presieduta dal consigliere regionale Stefano Mugnai.

« Per fornire un’idea di massima del fenomeno tentiamo di ricostruire dalle testimonianze ascoltate un elenco dei personaggi che, a vario titolo e con differenti modalità, passano al Forteto: Edoardo Bruno, Piero Fassino, Vittoria Franco, Francesca Chiavacci, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini, Paolo Cocchi, Michele Gesualdi (Presidente Provincia di Firenze), Stefano Tagliaferri (Presidente Comunità Montana del Mugello), Alessandro Bolognesi (Sindaco di Vicchio), Livio Zoli (Sindaco di San Godenzo e Londa), Rolando Mensi (Sindaco di Barberino di Mugello). E poi i magistrati del Tribunale per i Minorenni di Firenze, a cominciare dai presidenti che si sono succeduti (Francesco Scarcella, Piero Tony, Gianfranco Casciano), dal sostituto procuratore Andrea Sodi, i giudici Francesca Ceroni e Antonio Di Matteo e il giudice onorario Mario Santini. Frequenta Il Forteto Liliana Cecchi, allora presidente dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, ma anche molti medici tra cui Roberto Leonetti (responsabile dell’Unità funzionale Salute Mentale Infanzia-Adolescenza per la zona Mugello). Non mancano i professionisti: volti noti come i giornalisti Rai Betty Barsantini e Sandro Vannucci, ma anche avvocati come Elena Zazzeri, presidente della Camera Minorile di Firenze. »

(dalla Relazione della Commissione Regionale)

La sentenza del 1985 ignorata da tutti[modifica | modifica wikitesto]

«Sì, la sentenza c’è stata, però è stato un errore di interpretazione, perché ci sono state malelingue, ci sono state famiglie invidiose, ci sono state persone che ne hanno fatto un discorso economico, sono invidiose di noi, noi siamo una struttura che funziona bene, non ci hanno capito, questi sono tutti quelli che hanno un modello retrivo di cultura legata alla famiglia»

Così ha riferito Marino Marunti, ex Responsabile dell’Unità Funzionale per la Salute Mentale di Infanzia e Adolescenza della Asl 10 per la zona Mugello, sentito dalla commissione d’inchiesta su quel che si sussurrava negli ambienti vicini al Forteto.

«Voglio dire - proseguiva Marunti -, Giampaolo Meucci, senza fare nomi, era uno che era chiaramente pro Forteto, tutta una parte di quel giro, no? Ci sono altri all’epoca. E allora praticamente questa levata di scudi nei confronti di questa struttura ha permesso poi, stranamente a mio avviso, che rimanessero anche i minori [...] tant’è che il Tribunale decise comunque di continuare a dare loro gli affidi».

Allo stesso modo il giudice del tribunale dei minori Antonio di Matteo era in confidenza e in amicizia con lo stesso Fiesoli. Insomma, una parte consistente della politica, della magistratura e della sanità era sempre e comunque dalla sua parte, e la stessa Coop di Firenze altrettanto visti i numerosi articoli apparsi sulle proprie pubblicazioni. Senza contare che al Forteto si vota, soprattutto a sinistra e ci si fa votare con le passerelle elettorali.

Il Forteto è una struttura di potere[modifica | modifica wikitesto]

A confermarlo è lo stesso presidente della commissione d’inchiesta bipartisan in un’intervista a La Nazione.

«Anni prima i consiglieri Banchi e Ciucchi, uno dell’opposizione, l’altro della maggioranza, avevano firmato un’interrogazione sul Forteto. Il giorno dopo Banchi subì una perquisizione nel suo ufficio in Regione per fatti che si sono rivelati assolutamente inconsistenti.

Tanti altri colleghi, in maniera ’benevola’ mi suggeriscono di maneggiare con cura. Emerge che il Forteto è una potenza politica, economica e culturale. Anche il presidente del consiglio Monaci mi fa un ragionamento del genere».

Sanno bene la regola anche due dirigenti dell’Asl 10 di Firenze assegnati alla zona del Mugello come responsabili per le Unità Funzionali per la Salute Mentale degli adulti e per la Salute Mentale di Infanzia e Adolescenza. Sono i dottori Massimo De Berardinis e Mario Marunti. Vengono ascoltati nella seduta della commissione d’inchiesta nel novembre 2012.

De Berardinis sbarca in Mugello nel 1997 e poco dopo il suo arrivo viene invitato al Forteto. «Una pratica, una consuetudine», dicono i colleghi a De Berardinis. «Sono andato a quest’invito - dice il dirigente -: si trattava di una specie di merenda o qualcosa del genere, nella quale ho conosciuto personalmente [...] questi due signori: il signor Goffredi e il signor Fiesoli. Devo dire la verità: il clima che c’era in quest’incontro mi sembrava piuttosto strano, non ne comprendevo... c’era come un’atmosfera di amicizia presunta, non mi sono sentito a mio agio e quindi dopo un breve momento di educazione me ne sono andato».

Successivamente si recherà a un dibattito prendendo parte al pubblico e racconterà ai commissari: «le cose che venivano sostenute erano prima di tutto contro legge: la legge sugli affidi non era assolutamente nulla di quanto si sosteneva in quelle occasioni e la posizione, che veniva in qualche modo rappresentata come una posizione ideologico/concettuale, era assolutamente paranoide [...] ricordo che c’era un magistrato: non saprei dirlo con sicurezza, ma credo... sì, sicuramente c’era un magistrato: non mi ricordo se era il Presidente del Tribunale dei Minori o qualcosa del genere. [...] Era in palese contrasto tutto ciò che veniva presentato come una filosofia di quest’istituzione, una filosofia decisamente disturbata, diciamo così».

«C’era un certo atteggiamento nelle istituzioni locali: quello di voler individuare in quest’istituzione un punto di riferimento proprio per gli affidi e la cosa mi preoccupò»

De Berardinis ebbe uno scontro duro con Menichetti:

« C’era un certo atteggiamento nelle istituzioni locali: quello di voler individuare in quest’istituzione un punto di riferimento proprio per gli affidi. La cosa mi preoccupò, non ero direttamente coinvolto, ma mi preoccupò e chiamai quello che era l’allora mio direttore di dipartimento, perché restai molto colpito da questa cosa che lessi (si riferisce alla sentenza della Corte Europea dove era citata la condanna del 1985, ndr). [...] Chiamai [...] l’allora direttore del dipartimento, e parlai con lui di questa cosa, manifestando a lui la mia preoccupazione che l’azienda (sanitaria, ndr) potesse essere coinvolta in una situazione di questo tipo. Pensavo di essere quello che cadeva dal pero e il collega mi disse “ma no, ma guarda che...” [...] e avemmo una discussione abbastanza forte, perché gli dissi “ma guarda che qui si dice che questa è una sentenza della Cassazione: non solo, qui si dice che queste persone sono ree confesse, non c’è dubbio” [...] Avemmo questa discussione abbastanza animata, perché mi disse “no, no, assolutamente non la devi prendere così, le cose non stanno così, queste sono persone perbene” e io dissi “ma come sono persone perbene?! veniamo trascinati nel fango in una maniera assurda da una cosa del genere!”, beh, la cosa in qualche modo terminò con questo discorso così. Il giorno dopo venni chiamato dal direttore generale... il dott. Menichetti, Paolo Menichetti, il quale mi chiamò e mi chiese come mai c’era stata questa discussione animata [...] e io dissi “ma come perché c’è stata questa discussione animata? Voglio dire, leggo che queste persone sono state coinvolte in una sentenza dove ci sono dei reati e si parla del fatto che la nostra zona, la nostra realtà sanitaria, quindi l’azienda rischia di appoggiare un progetto di questo tipo e la cosa infamante da tutti i punti di vista”, quindi dico “la mia preoccupazione è per i nostri servizi, per la nostra azienda e anche, giustamente, per lei, che è il direttore e viene trascinato in una situazione di questo tipo”. [...] In seguito a quest’incontro ci fu una riunione »

(dalla Relazione della Commissione Regionale)

La stessa riunione che mise Marunti in “clima di isolamento e mobbing” scrive la commissione: lo stesso si colloca poi in pensione anticipata all’inizio del 2010.

La cooperativa peraltro non ha nei suoi scopi l’accoglienza dei minori e non intrattiene rapporti con gli enti preposti a tale fine, non ricevendo di fatto finanziamenti a questo titolo. «Formalmente gli affidi - rileva la commissione d’inchiesta - venivano effettuati a persone appartenenti alla comunità Il Forteto, ma non direttamente alla comunità come soggetto complessivo».

Tra operatori della sanità, operatori sociali e tribunale dei minori c’è un rimpallo di responsabilità che fa scrivere nero su bianco ai commissari: «Par di capire da quanto acquisito durante le audizioni, supponeva che qualcun altro avesse controllato». Non sfugge che - scrive ancora la commissione -, mentre il Tribunale per i Minorenni ci ha riferito di individuare le famiglie ove collocare i minori fidandosi in tutto e per tutto delle valutazioni stilate dai servizi sociali, questi ultimi ribaltano completamente gli equilibri e le responsabilità. Così gli allarmi non scattavano, fino ai 23 avvisi di garanzia per maltrattamenti e altri reati. Tra cui l’abuso sessuale del 2011.[15]

Augusta Gaiarin, ex maestra di Dicomano, ha raccontato di essersi resa conto di un rapporto difficile fra alcuni bambini e i loro genitori affidatari. «Si sentivano controllati, spiati». Provò a parlarne con il sindaco, chiese un colloquio, ma «nella stanza trovai Fiesoli». Ne nacque un dissidio, si vide ritirare tutti gli alunni dalla scuola.[2]

Lo sfruttamento minorile[modifica | modifica wikitesto]

La politica ha fatto scudo, fino alla fine.

Patrizio Mecacci, ex segretario metropolitano del Pd, di fronte alla relazione degli ispettori del ministero dello sviluppo economico che chiedevano il commissariamento, si è opposto:

«No a campagne denigratorie verso le istituzioni». Anche se tantissimi testimoni hanno raccontato che il lavoro al Forteto fosse fondato sullo "sfruttamento minorile".

«Lavoravamo tutto il giorno, si andava nel caseificio la notte e la mattina a scuola, e poi di nuovo nelle stalle al pomeriggio. Io queste falangi me le sono mozzate a otto anni, vede» ha mostrato le mani in aula un uomo pochi giorni fa. Del resto «ci veniva detto di votare Rifondazione o Pd» ha riferito ai giudici un testimone. L'ultimo atto sul Forteto l'ha scritto la Guardia di Finanza con un blitz per sequestrare i computer. Un nuovo fascicolo aperto per truffa: si sospetta che i corsi di formazione ideati e promossi dalla Fondazione e finanziati dalla Regione dal 2002 al 2008 non siano in realtà mai stati svolti.[2]

Le Marce per Don Milani[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 c'è stata la prima marcia di Barbiana, in ricordo di don Milani e della sua scuola.

Edoardo Martinelli racconta:

"Vidi Rodolfo alla testa del corteo con Michele Gesualdi".

Gesualdi era un ex allievo di don Milani e all'epoca presidente della Provincia di Firenze. "Scoprii che Fiesoli aveva un ruolo importante, che gli era stato affidato il progetto Barbiana finanziato con fondi europei, che era l'educatore simbolo di Barbiana per tutti i ragazzi delle scuole del Mugello. Per me era un delinquente, uno che aveva demolito, distrutto la vita di persone ancora prima di fondare il Forteto. Mi sono preoccupato. Barbiana per me è un punto d'anima profondo. Ho capito che occorreva reagire.

Ho letto la sentenza di condanna di Fiesoli e Goffredi per abusi su una disabile. Ho letto i libri sul Forteto. Con altri ex allievi di don Milani mi sono permesso di andare prima dal Bolognesi sindaco di Vicchio, che invece di ascoltare noi dette a Fiesoli il premio Giotto. Poi è venuto il sindaco Elettra Lorini, che fece di tutto per creare una istituzione che soppiantasse il nostro centro di documentazione su Barbiana. Chiesi un incontro con lo psichiatra Giuseppe Fornari, che aveva scritto "La contraddizione virtuosa", il libro ideologico del Forteto. Ci andai con due socie della cooperativa che erano in fase di rottura. Posi problemi educativi forti. Chiesi: "Come mai il Forteto non ha un doposcuola, come mai non si apre a figure esterne?"

Lui mi disse: "Ora sono diversi", riconoscendo che c'era un prima e un dopo. Bertinotti, quando volle fa visita a Barbiana, rifiutò il colloquio con noi. E anche il cardinale. E alla penultima marcia di Barbiana, nel 2012, Michele Gesualdi mi ha aggredito. Io facevo foto. Lui attraversò tutta la piazza e mi prese per il collo. Io gli detti uno strattone per allontanarlo e lui mi accusò di averlo assalito. Per fortuna Massimo Nutini, uno dei promotori della marcia, era lì, vide la scena e lo mise a posto". Dalle istituzioni c'è stato per anni un grande silenzio, accusa Martinelli: "Hanno chiuso gli orecchi alla verità",

ha scritto sul suo profilo Facebook: "Ma questo vostro silenzio vi sfonderà gli orecchi perché il coperchio è stato finalmente levato, anche se solo dalla magistratura e da questi ragazzi sempre più isolati. Solo ora che la gente sa dai giornali vi vergognate"[16]

Il Forteto fa paura[modifica | modifica wikitesto]

Si è istituita una commissione regionale bis per indagare sulle responsabilità istituzionali, che del Forteto sarebbero state lo scudo. Ma non avendo i poteri di un’autorità giudiziaria, finora ha avuto le mani legate di fronte alle reticenze di chi è stato interpellato alle audizioni, o peggio ha scelto di tacere. Nessuno infatti ricorda, nessuno c’era o sapeva.

Le dichiarazioni di Annalisa Morali, neuropsichiatra infantile della Asl 10, che durante un convegno per la presentazione del libro dei giornalisti Tronci e Pini, “Setta di Stato” ha raccontato: «Arrivai al Tribunale per i Minorenni di Firenze, alla riunione che doveva decidere dell’affidamento del ragazzo che seguivo, e lì, oltre ai servizi sociali con il dottor Mario Santini, la dottoressa Anna Guidantoni, l’assistente sociale Guarducci, l’avvocato Elena Zazzeri (tutrice del minore), c’era Rodolfo Fiesoli. E disse “Sono io qui che comando”. E c’era anche il giudice Scarcella, me lo ricordo. Alla fine su quell’affidamento si votò per alzata di mano. Me ne andai sotto choc. Sono qui stasera a raccontarvelo perché quello sconcerto in me c’è ancora».

Vespa si occupò della vicenda in una puntata di ‘Porta a Porta’ nel 2001, dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo. «È di grande conforto vedere forze politiche, con posizioni e interessi diversi, unite su un fatto così grave – ha sottolineato Vespa – Ma è abbastanza straordinario che solo nel 2011 si sia deciso di intervenire. Siamo in presenza di due persone condannate in via definitiva per violenze sui minori nella stessa struttura cui lo Stato affidava i bambini».

In quella puntata dichiarerà di aver subito pressioni mai subite in tanti anni di trasmissione.

Ribadirà il 17 giugno 2016 nella seconda commissione di inchiesta costituita dalla Regione toscana «ho confermato alla commissione di avere subito pressioni, di natura prevalentemente politica, ma non solo». È netta la testimonianza di Bruno Vespa, davanti alla commissione d’inchiesta bis, sul Forteto.

«Non ci fu ‘una’ telefonata, ma una serie di telefonate, di avvertimenti – ha precisato Vespa – perché non si pronunciasse nemmeno il nome del Forteto. In tanti anni di lavoro non ho mai ricevuto così tante pressioni. Solo ora però ho capito davvero la ‘forza’ del Forteto e sono molto contento di aver fatto quella trasmissione. Anzi, in autunno credo che ci occuperemo di nuovo di questo caso».

Stefano Mugnai, consigliere regionale di Forza Italia, è stato il presidente della commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

Alla fine del 2011, qualche giorno dopo l’arresto, vengo chiamato da Bambagioni nella stanza di Carraresi. Mi spiegano la vicenda, i precedenti, mi chiedono di firmare per istituire la commissione d’inchiesta. Anche il mio gruppo, all'epoca il Pdl, non era all'inizio tanto attratto dall'idea. Donzelli mi fa incontrare delle vittime e penso: questi sono matti. Ascolto in maniera quasi imbarazzata cose di una gravità inaudita".

"L’enormità della questione, i tanti anni in cui si era sviluppata e i molti livelli istituzionali coinvolti. E che il Forteto era organico al sistema di potere del Pd in Toscana".

Per istituire la commissione d’inchiesta servono sedici firme. Chi ce le mette?

"Il Pdl e il resto dell’opposizione. Del Pd Bambagioni e Mattei". E Carraresi? "In totale sincerità mi dice ’chi tocca il Forteto muore’. E mi racconta che anni prima i consiglieri Banchi e Ciucchi, uno dell’opposizione, l’altro della maggioranza, avevano firmato un’interrogazione sul Forteto. Il giorno dopo Banchi subì una perquisizione nel suo ufficio in Regione per fatti che si sono rivelati assolutamente inconsistenti. Tanti altri colleghi, in maniera ’benevola’ mi suggeriscono di maneggiare con cura. Emerge che il Forteto è una potenza politica, economica e culturale. Anche il presidente del consiglio Monaci mi fa un ragionamento del genere".

Monaci, Presidente del Consiglio, manda una lettera alla Commissione dove la invita a non approfondire troppo. "Sono straconvinto che Monaci l’abbia dovuta fare perché ha subito pressioni. Quella lettera è indice della capacità del Forteto di condizionare le scelte".[17]

La commissione ha ascoltato il presidente del Consiglio regionale in carica fino alle ultime elezioni, Alberto Monaci. A lui i commissari hanno chiesto se la Commissione istituita in Regione tra il 2012 e il 2013 aveva potuto lavorare in serenità o meno.

"Per il ruolo che occupavo - ha risposto Monaci -, ho sempre detto ‘andate cauti’, perché era chiaro che si andava a mettere le mani dove non si dovevano mettere. “Pressioni non ne ho mai avute - ha detto Monaci -, ma in Consiglio c’era una maggioranza negativamente orientata, all'interno dei gruppi consiliari c’era un filone, il clima diffuso era chiudere, coprire, non vedere. Tutti e nessuno mi facevano presente che la commissione tendeva a uscire dalle proprie competenze. Il Forteto era un santuario”.

In aula al processo di primo grado nei confronti delle persone sotto accusa per gli abusi una vittima descrisse il Forteto come un ambiente sereno. Oggi confessa di essere stato costretto a mentire dai suoi stessi genitori affidatari e degli altri imputati. Dopo le dure sentenze – due, di primo e secondo grado – nei confronti di coloro che furono i leader della comunità, sembrano non essersi concluse le rivelazioni su ciò che fu la comunità-cooperativa di Vicchio. La procura di Firenze ha aperto così un nuovo fascicolo, ipotizzando il reato di subornazione di testimone.

Il nuovo filone è scaturito dalla denuncia di un undicenne che arrivò al Forteto e riportata dal Corriere Fiorentino: “Minacciarono di farmi passare per pazzo e di allontanarmi per sempre da mia figlia”, “così ho ceduto alle pressioni degli imputati e ho nascosto ai giudici l’inferno vissuto per 20 anni“, ha detto. Al processo, secondo quanto appreso, il teste non avrebbe voluto deporre: “Ma – dice – subii un’angosciosa pressione dai genitori affidatari e dagli altri imputati perché andassi in udienza”. “Ho subito umiliazioni e soprusi, anche se non gli abusi denunciati dagli altri miei compagni” e “sono stato costretto ad accusare mia madre di violenze che in realtà non ha mai compiuto”, ha aggiunto.

Oggi ritratta, a costo di essere messo sotto accusa per falsa testimonianza.

L'imbarazzo della Politica[modifica | modifica wikitesto]

Una delle vittime del Forteto (verbale 6 dell'11 luglio 2012, pagina 36), P.Z., dichiara: «Bruno (l'ex parlamentare comunista Eduardo Bruno, ndr) era quello che manteneva i collegamenti tra il Forteto e la politica soprattutto a livello nazionale, cioè la Bindi, la Turco, Fassino... è stato Bruno a creare tutti questi legami». Un commissario chiede: «Ah, Rosy Bindi?». «Sì, è venuta da noi a mangiare le castagne, mi ricordo...». «Anche la Rosy Bindi, è venuta!». E P.Z., riferendosi alle castagne: «Le ha prese proprio un contadino». Numerosissimi articoli, pubblicati su decine di testate diverse, accennano alle visite dell'onorevole Bindi al Forteto. Non sono stati mai smentiti.

Proprio la Bindi nel 2007 sul mensile "Social News" gettava acqua sul fuoco: "Il fenomeno, se pur da tenere sotto osservazione e controllo, va ridimensionato alla luce di un'attenta lettura dei dati a disposizione"

È scattata la corsa a prendere le distanze dalla comunità degli orrori. L'avvocato Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, si è affrettato a precisare che l'inserimento nel comitato scientifico della Fondazione Il Forteto è avvenuto a sua insaputa. Nelle scorse settimane, dopo che le indagini della magistratura e la Commissione regionale presieduta da Stefano Mugnai (Pdl) hanno portato alla luce gli orrendi segreti del «profeta» Rodolfo Fiesoli, anche la Regione ha fatto un passo indietro chiedendo (e ottenendo) di costituirsi nel processo di ottobre come parte civile. Dopo aver erogato per anni una pletora di contributi (almeno 1.200.000 euro), ora la Regione chiede i danni.

Ancora più significativo è l'ultimatum imposto dalla Lega delle cooperative, cui aderisce la coop Il Forteto, simbolo di eccellenza produttiva coinvolta nello scandalo. I soci a «chilometro zero» cercano invano di tenersi lontani dalle vicende dei minori in affido: gli scandali della comunità sono inestricabilmente legati all'attività produttiva. Ventidue capi della coop, fedelissimi di Fiesoli, andranno con lui a processo. Campi, frutteti, stalle biologiche e caseificio del Forteto sono stati lavorati dai ragazzi sfruttati dal «profeta», parecchi già da bambini. Il ministero delle Attività produttive sta svolgendo da qualche giorno un'ispezione sull'azienda che conta un centinaio di dipendenti. Ed ecco la retromarcia anche di Unicoop, centrale toscana della grande distribuzione mutualistica i cui scaffali traboccano di prodotti a marchio Il Forteto, che ha chiesto e ottenuto il repulisti. Via «le persone coinvolte in un'indagine dai risvolti etici». Sotto la minaccia di non vendere più yogurt, pecorino e mozzarelle mugellane (magari prodotte con il latte munto da ragazzini delle elementari), i capi del Forteto hanno passato la mano.

In realtà non c'è stato un vero ricambio, perché i nuovi vertici della coop restano legati alla vecchia gestione, ma ciò garantisce comunque a Unicoop di lavarsi la coscienza. Tutto il Mugello rosso è in imbarazzo. Il comune di Borgo San Lorenzo ha seguito l'esempio della Regione e si è costituito parte civile, non così le amministrazioni di Vicchio e Dicomano.

Nei giorni successivi il Pd di Vicchio, la patria di Giotto e Beato Angelico nel cui perimetro si trova la comunità degli orrori, ha messo sotto accusa il compagno Paolo Bambagioni, vicepresidente della commissione regionale, che non avrebbe rispettato la «consegna del silenzio» con cui larghi settori del Partito democratico vorrebbero tacitare lo scandalo. Il giudizio Bambagioni è drastico: «I fatti raccolti dalla commissione esprimono un giudizio indiscutibile. Chi ancora dubita è male informato. Che devono fare le istituzioni se non proteggere i più deboli?».

Appunto. Ma a sinistra tanti non vogliono aprire gli occhi. Nel Mugello si raccolgono firme, lettere e testimonianze in difesa del Forteto. Il presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci, ha cercato di limitare il campo d'azione della commissione Mugnai-Bambagioni. Il consigliere Enzo Brogi (Pd) ha parlato di «processo cinese» e la sua collega Daniela Lastri avrebbe preferito svuotare la relazione, omettendo le testimonianze delle vittime e i nomi dei politici di sinistra che facevano passerella. Obiezioni formali davanti all'orrore dei ragazzi abusati.[18]

Forteto: il lessico familiare[modifica | modifica wikitesto]

Una sorta di piccolo vocabolario di espressioni in uso al Forteto che, come accade in ogni comunità chiusa, sviluppa un proprio peculiare linguaggio, una sorta di ‘lessico familiare’ di cui è indispensabile conoscere il significato per comprendere ciò che i testimoni riferiscono. Ecco dunque una breve legenda dei termini e delle locuzioni più ricorrenti:

  • Acchitare: provocare sessualmente, fare ‘agguati’ amorosi;
  • Acchitarsi: fare questo reciprocamente fra due persone;
  • Chiarimenti: pratica molto simile a una pubblica confessione;
  • Essere di fòri: avere un problema emotivo, o essere arrabbiati con qualcuno; genericamente: essere turbati e travisare la realtà;
  • Famiglia funzionale: nozione coniata dal Forteto, che vi impernia la propria filosofia legata all’educazione dei minori e agli affidi, si sviluppa in opposizione al concetto corrente di famiglia. È composta da due persone – un uomo e una donna – spesso accomunate solo da conoscenza superficiale e in ogni caso non legate da vincoli affettivi, ritenuti nocivi;
  • Farsi le fantasie: avere fantasie sessuali;
  • Fissatura: riunione che avviene ogni sera dopo cena per dividere il lavoro e stabilire i compiti di ciascuno il giorno dopo; è in questo frangente che spesso hanno luogo i ‘chiarimenti’;
  • Materialità: fardello interiore dovuto a problemi di origine sessuale;
  • Sacre stanze: sono le stanze allestite ad hoc per le visite degli ‘esterni’, dagli ospiti vip agli assistenti sociali.

La setta[modifica | modifica wikitesto]

Scrive Stefano Borselli nella rivista Il Covile:

« In effetti il Forteto altro non è stato che una setta gnostica, forse cosciente di esserlo nel sapere esoterico dei suoi dirigenti: se il Fiesoli si faceva chiamare «profeta» dai suoi, qualcosa doveva pur annunciare. [19] »

(Stefano Borselli)

Sempre Stefano Borselli citando Cogliandro suggerisce questa interpretazione di una setta gnostica:

« Gli gnostici erano persone consapevoli della loro natura divina e, grazie a ciò, salve. Non per il bene fatto, bensì per la loro posizione. Erano i puri, in un'età in cui la vita politica era tutta vestita di teologia. Nel loro determinismo gli gnostici distinguevano due classi di uomini: gli uomini della carne o sarchici e gli uomini dello spirito o pneumatici. Lo gnostico considera manchevole la promessa di Cristo, e vuole superarla con la dissoluzione di ogni forma: egli aspira a un potere totale su di sé, senza alcun Signore o Legislatore. Evidentemente risuona nelle sue orecchie la suadente sirena del serpente antico: «Voi sarete come dei», e non tollera nulla di meno. Per significare la tensione verso l'informe e la perdita del limite, le sette gnostiche adottarono la sessualità aberrante come tecnica ascetica: attraverso l'unione erotica si elimina la sofferenza e la finitezza. I soggetti si riassorbono in un omogeneo universale e disintegrandosi perdono la loro individualità: il sesso doveva essere infruttuoso, perché dare esistenza è male. [20] »

(Giovanni Cogliandro)

Di fatto questi elementi sono tutti ben presenti all'interno della comunità. Lo stesso Fiesoli invitava i giovani ospiti della comunità a offrirsi a lui in quanto "puro". E a più riprese non esitò a definirsi egli stesso Dio.

Commissione Regionale di inchiesta Bis[modifica | modifica wikitesto]

Firenze, 7 luglio 2015 - È stata sottoscritta da tutti i 40 consiglieri regionali del Consiglio toscano la richiesta di istituire una nuova commissione di inchiesta consiliare sulle vicende del Forteto per indagare "eventuali responsabilità politiche e istituzionali". I responsabili della comunità, che ospitava anche minori, erano stati condannati da poco in primo grado per abusi e maltrattamenti. A dare notizia della costituzione della nuova commissione è il capogruppo Fi Stefano Mugnai, che nella precedente legislatura aveva presieduto la commissione di inchiesta sul caso Forteto e sull'affidamento dei minori in Toscana. «Raccogliere le firme dell'intera assemblea non era scontato - ha sottolineato -, soprattutto viste le imbarazzate resistenze dimostrate dal Pd, con la rivendicazione della presidenza di una commissione d'inchiesta. Ruolo che la prassi istituzionale consolidata riserva normalmente alle opposizioni».

La Commissione viene costituita con delibera del Consiglio regionale della Toscana n. 48 del 28 luglio 2015 e come riporta la delibera è finalizzata alla "individuazione e analisi delle responsabilità politiche e istituzionali relative alla vicenda Il Forteto" è stata istituita – ai sensi dell’articolo 21 dello Statuto e dell’articolo 61 del Regolamento Interno 27/2015 a seguito della richiesta, posta agli atti il 7 luglio 2015, sottoscritta da tutti i consiglieri regionali della X legislatura. Ai sensi dell’articolo 61, commi 1 e 9, del Regolamento Interno 27/2015, la delibera istitutiva ha poi stabilito in mesi nove il termine entro il quale la commissione d’inchiesta deve concludere i lavori. La precedente commissione, istituita nell'anno 2012 era relativa a "L’attività di affidamento dei minori a comunità e centri alla luce della vicenda Il Forteto, finalizzata a conoscere la congruità della stessa rispetto agli obiettivi perseguiti dalla legislazione regionale in materia di tutela dei minori". La nuova Commissione regionale d’inchiesta si proponeva invece di verificare come tutto ciò sia potuto accadere dal momento che il Forteto:

  1. non era una comunità educativa: al suo interno non vi era personale qualificato, non c’era alcuna équipe educativa, tanto meno un programma generale di attività o un regolamento interno;
  2. non era una casa famiglia: oltre a non essere riconosciuta come tale, la comunità Il Forteto era fortemente e dichiaratamente avversa alla famiglia tradizionale;
  3. non rispettava la legge sull'affidamento dei minori: li allontanava sistematicamente dalla famiglia d’origine pregiudicando il rientro in essa previsto dal dettato normativo, aveva voce in capitolo sulla scelta degli affidatari ‘abbinati’ in una famiglia funzionale scegliendo persone prive di vincoli affettivi e talvolta anche solo relazionali, non era soggetto a verifiche semestrali stringenti come previsto dalla legge.

Dall’apertura delle indagini del 2013 ad oggi, tra i magistrati del TM di Firenze vi è stato un ricambio generale a partire, si diceva, dalla nuova presidente Laura Laera.

Nominata il 21 giugno 2012 dichiara:

« Io penso che uno dei primi grandi errori, se non proprio peccato originale, sia l’essersi mossi sul terreno dell’ideologia e quindi dello scontro ideologico, per cui tutto ciò che appartiene a una certa parte deve essere assolutamente difeso da quella parte e assolutamente attaccato dall'altra parte, in un gioco che noi sappiamo qui in Toscana essere molto diffuso […] dove la contrapposizione fa parte della nostra storia: guelfi e ghibellini, potrei… insomma, per cui credo che alla radice ci sia proprio questo fattore. Certo, l’ideologia è una brutta consigliera e credo che sia stata una cattiva consigliera anche per chi mi ha preceduto nell'incarico che io svolgo attualmente e questo, l’ideologia, la trovo sempre pericolosa. »

((Cfr. Trascrizione 9, cit., pag. 14))

L’aver ammantato l’esperienza del Forteto di una connotazione di sinistra ha quindi potuto favorire questa dinamica, incentivando le teorie di un complotto contro Il Forteto e derubricando le accuse ad attacchi strumentali

11 febbraio 2016 La commissione d'inchiesta bis del Consiglio regionale della Toscana sul Forteto ha approvato all'unanimità la relazione finale con "un invito al Parlamento e al Governo a rivalutare l'ipotesi di commissariare la cooperativa agricola" e "di riconsiderare la possibilità di istituire una commissione di inchiesta parlamentare su quanto avvenuto nella comunità". La relazione invita anche il "ministero della Giustizia a inviare ispettori al tribunale dei Minori fiorentino" e "la Regione Toscana a togliere il patrocinio alla Fondazione omonima", oltre a chiedere alla grande distribuzione di "valutare l’opportunità di commercializzare prodotti a marchio Forteto". Inoltre, la commissione ha individuato alcuni responsabili fra i dipendenti pubblici ed ha inviato agli enti preposti una richiesta di valutare provvedimenti disciplinari che potranno anche portare al licenziamento degli stessi.

Nelle conclusioni della relazione si parla delle responsabilità del tribunale per i minorenni e di una generale superficialità della politica e del mondo dell'economia, del lavoro e dell'informazione su un caso molto grave.

Risultati su cui il giorno dopo la pubblicazione interviene il vicesegretario del Pd regionale Antonio Mazzeo con queste parole:

« E’ un testo che non avevamo avuto modo di vedere prima e nel quale sono contenuti molti giudizi, a carattere generale prima ancora che specifico, su realtà politiche, associative, sindacali, giudiziarie e sociali della Toscana. Giudizi che sono da ascrivere, a titolo personale, a chi l’ha redatta e votata nel pieno rispetto dell’accertamento delle responsabilità che stanno dietro alla vicenda, riteniamo che prima di attribuire giudizi tanto sommari che rischiano di gettare discredito generalizzato sulla nostra regione e prestano il fianco alle strumentalizzazioni e alle peggiori interpretazioni di chi avversa la politica e ogni forma di partecipazione alla gestione della cosa pubblica, sarebbe stato doveroso un confronto interno al nostro partito, come sempre avviene e dovrebbe avvenire in una grande comunità come la nostra. »

(Antonio Mazzeo, vicesegretario del Pd regionale)

Dunque ancora un atteggiamento di chiusura da parte di costui a nome del partito PD regionale definendo le valutazione della Commissione come giudizi sommari.

Commissione d'inchiesta parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2017 con 165 sì l'Aula del Senato ha dato il via libera all'unanimità all'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti accaduti nella comunità del Forteto. Trattandosi di una commissione bicamerale, composta da venti senatori e venti deputati, il testo passa alla Camera.

Fortemente voluta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Laura Bottici, la Commissione sarà dotata di specifici poteri ispettivi e dovrebbe, come si legge nella relazione, “accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno della comunità”.

Il disegno di legge 2093 che proponeva l’istituzione della commissione di inchiesta è stato presentato quasi due anni fa, il 9 ottobre 2015, ma solo di recente è stata superata l’opposizione del Pd.

La storia del Forteto è arrivata a Roma, in Senato nel 2015. E lì è rimasta ferma. Il disegno di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta presentato dalla senatrice Laura Bottici (M5S), presentato ancor prima che fosse invocato – così come il commissariamento della cooperativa agricola – dalla relazione finale della comm. regionale bis nel giugno 2016 ha subito un percorso tortuoso e travagliato. Solo il 24 novembre 2016 il caso ha ottenuto – con voto unanime – la dichiarazione d’urgenza: che, in sostanza, snellisce l’iter necessario per l’approvazione o meno dell’assemblea, ma dimezza i tempi procedurali concessi.

La relatrice in aula è stata la senatrice democratica Rosaria Capacchione. La commissione dovrebbe avere la durata di un anno e questo rende abbastanza precario il suo destino, dato il possibile scioglimento anticipato delle Camere.

Il testo del disegno di legge è stato «incardinato» nella seconda commissione permanente di giustizia all’inizio di gennaio, e, in virtù della dichiarazione d’urgenza, poteva essere dibattuto – e votato – in aula entro 30 giorni da quella data. Quindi in tempo per il mese di febbraio. Rimase però in esame nella commissione, dove il relatore del PD propose alcune modifiche dall'originale stesura avviando la relazione interna coi colleghi. Nella seduta del 31 gennaio 2017, il senatore Giuseppe Lumia (Pd), a nome di tutto il suo gruppo parlamentare, sottolineò che c'era «la disponibilità ad affrontare una tematica di così estremo interesse nei tempi più rapidi possibili».

Il giorno dopo, però, il 1º febbraio, arrivava la mancata calendarizzazione della discussione in aula, col voto contrario proprio del partito democratico – e con lo scivolone di Grasso che non ha saputo nemmeno pronunciare il nome Forteto.

Adesso il testo passerà alla Camera, ma questo in scadenza di legislatura, dunque tutto sarà rimandato a dopo le elezioni.

Conclusione della vicenda[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'istituzione della Commissione di inchiesta parlamentare, sia pur con tempi e modi che rendono arduo ipotizzare un suo completo funzionamento, Rodolfo Fiesoli è stato intervistato da Cruciani e Parenzo per il noto programma "La Zanzara" su Radio24 nel maggio del 2017, gli viene chiesto se è pentito, ma egli dichiara di non pentirsi perché non ha fatto nulla.

« Sono ancora innocente, c'è ancora il giudizio in Cassazione. Finché non arriva la Cassazione sono ancora innocente. Non ho abusato di alcun bambino". E aggiunge: "Se mi danno un giorno di galera faccio lo sciopero della fame e vado a morire". A quel punto Fiesoli abbassa il telefono e la conversazione si interrompe. »

(Rodolfo Fiesoli, conversazione telefonica nella trasmissione La Zanzara)

il 22 dicembre 2017 si è pronunciata la Corte di Cassazione, confermando in parte le condanne d'appello. Sabato 23 dicembre 2017 è stato arrestato il Profeta. Deve scontare oltre 14 anni di galera per violenze sessuali. L’inchiesta era quella coordinata dal pm Ornella Galeotti.

Rodolfo Fiesoli, 76 anni, il fondatore del Forteto è arrestato in esecuzione dell’ordine di carcerazione, al momento dell'arresto ha avuto un malore e per questo è stato deciso il suo trasferimento all'ospedale fiorentino di Ponte a Niccheri per una visita. Fiesoli aveva lasciato la caserma dei carabinieri di Pontassieve dopo il fotosegnalamento per raggiungere il carcere ma poi, in seguito al malore, è stato deciso di portarlo in ospedale. Quando i carabinieri si sono presentati nella sua abitazione a Pelago, è apparso sorpreso: non si aspettava l’ordinanza di esecuzione della pena. È rimasto in silenzio e ha riempito una borsa con i suoi effetti personali seguendo poi i militari.

La Cassazione ha sancito, in via definitiva, che al Forteto le violenze sono avvenute davvero. La sentenza della Suprema Corte emessa nella serata di venerdì 22 dicembre, infatti, conferma gran parte delle condanne inflitte all’ex leader della comunità agricola mugellana. Solo per un unico capo d’imputazione per violenza sessuale dovrà essere ripetuto l’appello: così, solo dopo il nuovo processo sarà ricalcolata la pena complessiva. Assolto per prescrizione Luigi Goffredi, «ideologo» del Forteto. In attesa della pubblicazione del dispositivo della sentenza, ci sarebbero altre conferme di condanna tra gli imputati.

«La sentenza conferma che le vittime non hanno detto idiozie ma la verità, tanto è vero che tutti i risarcimenti sono confermati», commenta a caldo Sergio Pietracito, presidente dell’associazione delle vittime del Forteto.

Collegamenti con le vicende del Mostro di Firenze e logge massoniche[modifica | modifica wikitesto]

Non è la prima volta che il nome del guru della cooperativa Il Forteto, Rodolfo Fiesoli, viene accostato alle torbide vicende dei delitti del Mostro di Firenze, commessi tra il 1968 e il 1985.

Nella redazione di Lady Radio di Firenze nel gennaio del 2014 pervenne un fascicolo contenente un numero notevole di utenze telefoniche relative a intercettazioni tra cui figuravano i numeri del Forteto.[21]

In seguito Michele Giuttari, che ai tempi degli ultimi omicidi del Mostro era il capo della squadra mobile della polizia di Firenze è stato sentito dalla commissione speciale che in Consiglio regionale indaga sulle responsabilità politiche dietro alle vicende degli abusi sui minori al Forteto.

"Fiesoli era compreso nell'elenco dei sospettati per i fatti del Mostro di Firenze - ha detto Giuttari ai cronisti che attendevano fuori dall'aula della Commissione - Il nome di Fiesoli era stato attenzionato dagli inquirenti dell'epoca, dalla Sam, la Squadra anti-mostro, subito dopo l'ultimo duplice delitto. Il nome di Fiesoli era compreso in un elenco di persone sospettate, nel quale era presente anche il medico perugino Francesco Narducci". Quest'ultimo fu poi ritrovato morto nel lago Trasimeno.

I nomi di Rodolfo Fiesoli, fondatore e "guru" del Forteto, e del suo braccio destro Luigi Goffredi sono spuntati "in un sottofascicolo delle indagini sull’ultimo delitto, a Scopeti, nel 1985. Su di loro erano stati fatti accertamenti, che non avevano portato a nulla", ha detto l’ex capo della squadra mobile di Firenze, Michele Giuttari, oggi scrittore di gialli tradotto a livello internazionale. C’è anche un’altra traccia che dalle indagini del Mostro di Firenze conduce al Forteto. L’ha ricordata Giuttari e riguarda telefonate anonime, di minaccia, che nel 2001 arrivarono ad un’estetista di Foligno da più voci, non solo maschili. "Da quelle telefonate - spiega Giuttari - iniziarono le indagini mie e del pm Giuliano Mignini sulla morte del medico perugino Francesco Narducci, che noi riteniamo sia collegata alle vicende del Mostro. Alla donna dicevano: ’Farai la fine dei traditori Pacciani e quel medico che è stato strozzato, noi siamo una setta e il nostro gran maestro viene da Firenze. All’epoca nessuno pensava che Narducci fosse stato strangolato. Dalle indagini emerse che con la stessa scheda telefonica erano state fatte chiamate anche a 'Il Forteto' e all’utenza fiorentina di un ufficio pubblico. Tutte partivano da Foligno".[22]

Gli elementi di contatto evidenziati da Michele Giuttari sono stati oggetto di un colloquio con il consigliere regionale della Lega Nord, Jacopo Alberti, in conseguenza del quale lo stesso Giuttari verrà ascoltato dalla speciale commissione d’inchiesta sul Forteto del Consiglio regionale della Toscana.

Giuttari ha aggiunto che l'indagine sulla vicenda Narducci, condotta da lui e dal pm di Perugia Giuliano Mignini e legata a quella sul Mostro, «è stata bloccata» a causa «dell'indagine della procura di Firenze su me e Mignini per abuso di atti d'ufficio. Abbiamo dovuto attendere otto anni per il proscioglimento perché il fatto non sussiste». Per questo, ha aggiunto, «ho chiesto alla commissione di inchiesta del Consiglio regionale su Il Forteto di trasmettere la mia audizione, con tutti gli allegati, al Consiglio superiore della magistratura, alla commissione antimafia e al Capo dello Stato».[23]

Ad parlare ancora di questo collegamento sarà Roberto Dal Bosco nel maggio del 2014 in occasione della presentazione del libro “Il Forteto: destino e catastrofe del cattocomunismo” (Settecolori) di Stefano Borselli con la prefazione di Stefano Mugnai e i contributi di Armando Ermini e Piero Vassallo a Firenze all’Auditorium della Regione in via Cavour. Egli riporterà che il p.m. Giuliano Mignini parlò di un documento secretato per il quale al Forteto avvenivano orge sataniche, con ampia affluenza di VIP "…mi rendo conto che pare fiction horror di basso livello , ma potrebbe esservi una logica politica in fondo a questa storia". “Il caso Forteto non è solo la catastrofe del catto-comunismo. È un buco nero che sconvolge la realtà italiana in profondità…In questi decenni abbiamo visto a quali abiezioni si sia arrivati al Forteto. Stupri pedofili, pseudo – incesti, pratiche zoofile, l’ordine dell’omofilia obbligatoria e il divieto della procreazione: tutto questo emerge dai verbali." "Nell’aprile del 2006 “La Nazione” titolava: “Un detenuto racconta di una super Loggia massonica e pedofila che avrebbe ordinato di compiere gli omicidi di Firenze”. Si dava conto che le indagini per i delitti del Mostro stavano lambendo una comunità, ma il nome del Forteto esce raramente”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Simone Cosimelli, Il Forteto non esiste: gli orrori di un storia che nessuno racconta, in Affari Italiani, 10 giugno 2016.
  2. ^ a b c Mario Neri, La legge del Forteto: «Ci violentavano, eravamo schiavi», in Il Tirreno, 9 marzo 2014.
  3. ^ Giampaolo Rossi, Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd, in L'Anarca, 21 luglio 2015.
  4. ^ a b Francesco Pini e Duccio Tronci, Setta di Stato - Il caso Forteto, AB Edizioni.
  5. ^ a b c d e Commissione regionale di inchiesta, Commissione d’Inchiesta (PDF), in Consiglio Regione Toscana, 28 luglio 2015.
  6. ^ Isidoro, La Maledizione di Don Milani, in Radio Spada, 2 maggio 2017.
  7. ^ Isidoro, La Maledizione di Don Milani, in Radio Spada, 2 maggio 2017.
  8. ^ Andrea Scaglia, Abusi e pedofilia: viaggio a Forteto, la comunità lager dei cattocomunisti, in Liberoquotidiano, 19 gennaio 2013.
  9. ^ a b EAN: 9788896986240 Stefano Borselli, Il Forteto: destino e catastrofe del cattocomunismo, Settecolori Edizioni, 2014.
  10. ^ Forteto, ragazzo pestato dopo il programma tv 'Le iene', Repubblica.it. URL consultato il 29 aprile 2013.
  11. ^ Paolo Bambagioni, La vicenda Forteto: "Vi racconto i sei mesi nell’inchiesta-incubo", La Nazione. URL consultato il 27 gennaio 2013.
  12. ^ Gianni Lannes, Bambini a Perdere. Scomparse, violenze e mercato dei corpi.
  13. ^ GIGI PAOLI, FIRENZE Forteto, ecco le carte choc della condanna di Fiesoli: «Abusi fin dagli anni ’70», La Nazione. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  14. ^ Patrik Bortolotti, Gente senza onore che non conosce vergogna!!!!, in Majano Gossip, 28 agosto 2014.
  15. ^ Luca Rinaldi, Abusi e maltrattamenti, ecco la comunità modello del “profeta” toscano, Linkiesta. URL consultato il 20 giugno 2015.
  16. ^ Franca Selvatici, "Ecco la "terapia selvaggia" del Forteto", Repubblica.it. URL consultato il 19 febbraio 2014.
  17. ^ Stefano Brogioni, "Mi dissero: chi tocca il caso Forteto muore", La Nazione. URL consultato il 19 giugno 2015.
  18. ^ Stefano Filippi, Forteto, dopo gli orrori svelati la sinistra tenta la retromarcia, Il Giornale. URL consultato il 18 maggio 2013.
  19. ^ Stefano Borselli, I L F O R T E T O . PA R T E S E C O N D A .L A D O T T R I N A (PDF), in Il Covile, 17 dicembre 2012.
  20. ^ Giovanni Coliandro, «¡Oh noche amable más que el alborada!» Un tentativo filosofico di approccio alla mistica unitiva di Giovanni della Croce, in Atti del Convegno, Parma 20-21 marzo 2009, 2009.
  21. ^ Inchiesta mostro, dalle carte 4 telefonate al Forteto, in Lady Radio, 26 gennaio 2014.
  22. ^ Andrea Riva, Quei legami sotterranei tra il Forteto e il Mostro di Firenze, in Il Giornale, 30 ottobre 2015.
  23. ^ Mostro di Firenze, Fiesoli era nell'elenco dei sospettati, in La Nazione, 9 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Borselli, Il Forteto: destino e catastrofe del cattocomunismo, Settecolori, 2014, EAN: 9788896986240
  • Commissione di Inchiesta del Consiglio regionale Toscana, Commissione d’Inchiesta - Individuazione e analisi delle responsabilità politiche e istituzionali relativamente alla vicenda Il Forteto, 2016.
  • Francesco Pini e Duccio Tronci, Setta di Stato - Il caso Forteto, AB Edizioni, 2000.