Francesco Nullo (cacciatorpediniere 1927)

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Francesco Nullo
RCT Nullo USMM X.jpg
Il Francesco Nullo fotografato in navigazione
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo cacciatorpediniere
Classe Sauro
Proprietà Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Costruttori Cantieri del Quarnaro, Fiume
Impostazione 9 ottobre 1924
Varo 14 novembre 1925
Entrata in servizio 15 aprile 1927
Destino finale affondato in combattimento il 21 ottobre 1940
Caratteristiche generali
Dislocamento standard 1130 t
pieno carico 1650 t
Lunghezza 90,7 m
Larghezza 9,22 m
Pescaggio 3,8 m
Propulsione 3 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 36.000 hp
Velocità 35 (in realtà 30) nodi
Autonomia 2600 mn a 14 nodi
2000 mn a 16 nodi
650 mn a 30 nodi
Equipaggio 10 ufficiali, 146 sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria 4 pezzi da 120/45 mm
2 mitragliere da 40/39 mm
2 mitragliere da 13,2 mm
Siluri 6 tubi lanciasiluri da 533 mm
Note
dati riferiti al 1940

dati presi da [1], [2], [3] e [4]

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Il Francesco Nullo è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Durante le prove in mare del 1927 il Nullo risultò essere la nave più veloce della classe Sauro, giungendo a toccare i 37,4 nodi[1].

Nel 1928 fu impiegato in appoggio alla «Crociera aviatoria del Mediterraneo occidentale» di Italo Balbo[2].

Nel 1933 fu sottoposto a lavori di modifica che videro l'imbarco di una centrale di tiro[1][3].

Nel 1935, in previsione del suo trasferimento in Mar Rosso, subì altri lavori per consentire di climatizzarne i locali: in seguito a tali lavori la velocità scese da 35 a 31,7 nodi, e l'autonomia alla velocità di 14 nodi da 2600 a 2000 miglia[1][3].

Fu quindi dislocato in Mar Rosso nello stesso 1935[1][2].

Tornato in Mediterraneo, partecipò alla guerra di Spagna[3].

Il 10 giugno 1940, data dell'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, si trovava di nuovo a Massaua, in Mar Rosso, inquadrato nella III Squadriglia Cacciatorpediniere, che formava insieme ai gemelli Battisti, Sauro e Manin e che aveva base nel porto eritreo[4]. Comandante dell'unità (sin dal maggio 1940) era il capitano di corvetta Costantino Borsini[5].

Fu impiegato nell'intercettazione dei convogli britannici che transitavano in Mar Rosso, effettuando una decina di missioni di questo tipo ma senza mai riuscire a venire in contatto con navi nemiche[2][3].

Il 26 luglio uscì da Massaua unitamente al gemello Battisti ed al sommergibile Guglielmotti per cercare un piroscafo britannico, senza però riuscire ad individuare tale nave[6].

Nella notte tra il 24 ed il 25 agosto uscì in mare insieme al capoclasse Sauro alla ricerca di navi avversarie, ma non ne trovò[7].

Il 21 ottobre 1940, nel corso di un'altra missione di intercettazione del traffico nemico, attaccò, alle 2.19 di notte, insieme ai gemelli Sauro, Battisti e Manin ed ai più grossi cacciatorpediniere Leone e Pantera, il convoglio britannico «BN 7», composto da 32 mercantili con la scorta dell'incrociatore leggero HMNZS Leander, del cacciatorpediniere HMS Kimberley e degli sloops Yarra (australiano), Auckland (britannico) e Indus (indiano)[1][8]. Il combattimento divenne sfavorevole alle navi italiane, che dovettero rinunciare all'attacco e ripiegare coprendosi la ritirata con una cortina fumogena[8].

All'inseguimento del Nullo, che aveva avuto un'avaria al timone e si dirigeva, isolato ed a bassa velocità, verso Massaua, si misero il Kimberley, cacciatorpediniere più grande e moderno e meglio armato, e lo sloop Yarra[8]. Colpito ripetutamente con gravi danni e numerose vittime e feriti, il Nullo andò ad incagliarsi presso l'isola di Harmil e venne abbandonato dall'equipaggio superstite, mentre il Kimberley continuava a fare fuoco[8]. A bordo della nave rimase il comandante Borsini, intenzionato ad affondare con l'unità nonostante l'incitamento dell'equipaggio a mettersi in salvo[9]. L'attendente di Borsini, marinaio Vincenzo Ciaravolo, che già aveva abbandonato la nave con molta riluttanza e solo dietro ordine del comandante, quando si rese conto della decisione presa da Borsini, tornò a bordo della nave; entrambi scomparvero poco dopo, quando il Nullo, colpito ancora, s'inabissò devastato da una serie di esplosioni[9]. Erano le 6.35 del 21 ottobre[10].

Alla memoria del comandante Borsini e del marinaio Ciaravolo fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[5][11].

Il Kimberley fu a quel punto inquadrato dal tiro della batteria costiera «Giulietti», situata sull'isola di Harmil, munita di cannoni da 120 mm: centrato in sala macchine ed immobilizzato, il cacciatorpediniere britannico, fuori uso per i gravi danni riportati, dovette essere preso a rimorchio dal Leander e poi dal cacciatorpediniere Kingston[8]; i serventi della batteria «Giulietti» provvidero inoltre al salvataggio dei sopravvissuti del Nullo, 106 uomini in tutto[12].

Il relitto del Nullo dovrebbe giacere su fondali di 60-80 metri nel punto 16°28' N e 40°13' E, a circa cinque miglia dal faro di Harmil[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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