Franca Barbier

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Franca Barbier
3 giugno 1923 – 25 luglio 1944
Nato aSaluzzo
Morto aNus
Cause della morteassassinio
Dati militari
Paese servitoRepubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataEsercito Nazionale Repubblicano
CorpoServizio Ausiliario Femminile
Anni di servizio1943-1944
GradoAusiliaria
GuerreSeconda guerra mondiale
Decorazionivedi qui
dati tratti da I gendarmi della memoria[1]
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Franca Barbier (Saluzzo, 3 giugno 1923Nus, 25 luglio 1944) è stata una militare italiana, decorata dalla Repubblica Sociale Italiana con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria durante la seconda guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Saluzzo il 3 giugno 1923, all’interno di una famiglia di sentimenti fascisti,[N 1] diplomandosi poi maestra elementare.[1] Dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, lasciò la sua casa per inseguire il fratello Mirko,[2] che era scappato dal collegio di Vercelli per arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana.[2] Entrata a far parte del Servizio Ausiliario Femminile fu mandata ad un reparto speciale informativo di stanza in Valle d'Aosta. Ricevuto il compito di individuare una banda di partigiani, al comando di Cesare Olietti,[N 2] nome di battaglia "Mèzard", cadde a sua volta in una trappola tesa da quest’ultimo. Condannata a morte tramite fucilazione da un tribunale partigiano il 24 luglio, dopo un processo farsa, le venne chiesto di rinnegare la fedeltà al Duce in cambio della vita, cosa che rifiutò di fare.[3] Il giorno successivo,[4] dopo aver scritto un’ultima lettera alla madre, e una la prefetto di Aosta, fu portata davanti al plotone d'esecuzione nei pressi di Nus, dove ordinò essa stessa di sparare gridando dapprima "Fuoco" e poi "Viva l’Italia! Viva il Duce!".[3] I partigiani, colpiti da tanto coraggio si rifiutarono di sparare, ed allora fu Oglietti a risolvere la situazione sparandole alla nuca con una pistola.[3] Il governo della Repubblica Sociale Italiana ritenne di onorarne la memoria concedentole la Medaglia d'oro al valor militare.[4] La salma venne ritrovata nell’ottobre 1946,[5] quando oramai nessuno si ricordava più di lei,[3] e fu sepolta nella tomba di famiglia, a fianco di quella del fratello più piccolo Franco, morto all'età di pochi anni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana)
«Catturata dai partigiani manteneva un contegno deciso, rifiutando di entrare a far parte della banda e riaffermando la sua intransigente fedeltà all’Idea. Condannata a morte dal tribunale dei fuorilegge, le fu promessa la vita se avesse rinunziato ai principi suoi. Rimasta ferma nella sua fede e portata davanti al plotone di esecuzione, ebbe la forza di gridare: Viva l’Italia! Viva il Duce!, ordinando il fuoco. Fu uccisa dal capo con un colpo alla nuca. Fulgido esempio di volontaria, la sua morte è fonte di luce

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Suo padre era un ufficiale degli alpini di stanza in Dalmazia.
  2. ^ Olietti era un ex maresciallo del Regio Esercito e comandava le bande autonomiste di Champorcher.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pansa 2010, p.226
  2. ^ a b Nicco 1990, p.198
  3. ^ a b c d Nicco 1990, p.199
  4. ^ a b Roggero 2006, p.555
  5. ^ Pansa 2010, p.227

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Leggiero, Per Amor di Patria, Pavia, Grafica MA.RO. srl editrice, 2007, ISBN 978-8-89018-076-7.
  • Roberto Nicco, La resistenza in Valle d’Aosta, Aosta, Musumeci, 1990.
  • Giampaolo Pansa, I gendarmi della memoria, Milano, Sperling & Kupfer, 2010, ISBN 8-87339-311-X.
  • Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigioverde. Storia delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana (4 volumi), Milano, FPE, 1967.
  • Roberto Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di Liberazione in Italia, Milano, Greco & Greco Editori, 2006, ISBN 8-87980-417-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]