Fontana dell'Acqua Acetosa

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La fontana dell'Acqua Acetosa, a Roma.
(LA)

« Renibus et stomacho, spleni corique medetur
Mille malis prodest ista salubris aqua »

(IT)

« Questa acqua salubre è medicina dei reni, dello stomaco, della milza e dei cuore ed è utile per mille malattie »

(dall'epigrafe dedicatoria di papa Paolo V)

La fontana dell'Acqua Acetosa è una fontana di Roma, in Italia, collocata nella zona pianeggiante che porta lo stesso nome, nel quartiere Parioli; in questo punto il fiume Tevere ha un'ansa profonda prima di dirigersi di nuovo a nord; la fontana vera e propria si trova più in basso rispetto al livello stradale, e dunque vi si accede tramite una scalinata. Nel 2003 il Fondo per l'Ambiente Italiano, in seguito ad un censimento popolare[1], l'ha ritenuta il monumento a cui gli italiani sono più affezionati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dalla fonte di acqua ferruginosa che qui sgorgava; quest'acqua era particolarmente gradita da papa Paolo V che fece erigere dall'architetto Giovanni Vasanzio una fontana nel 1619, come ricorda ancora la lapide che si trova su una parete in basso; all'epoca la fonte era una semplice parete da cui sgorgava l'acqua. La stessa venne fatta restaurare da Innocenzo X. Papa Alessandro VII commissionò la fontana attuale. In alto si trova un timpano che ospita lo stemma papale ed una lapide.

La fontana si presenta con una scalinata che porta in basso dove c'è un prospetto a forma di esedra. Nel prospetto ci sono tre nicchie, in ognuna delle quali lo stemma dei Chigi, sei monti sovrastati da una stella a otto punte, si trova sopra una piccola vasca alimentata da una cannella. L'attribuzione a Gianlorenzo Bernini è probabilmente falsa: si suppone infatti che i progetti siano di Andrea Sacchi o dell'architetto Marco Antonio De' Rossi.

Nel 1712 ci fu un nuovo restauro voluto da Clemente XI, ricordato da un'altra lapide posta più in basso, sopra la nicchia centrale. C'erano state proteste per la minor portata della fontana, che creava lunghe file d'attesa, e per la qualità dell'acqua che era peggiorata. Il pontefice nominò una commissione di cui facevano parte Giovanni Maria Lancisi, medico pontificio, e l'architetto Egidio Maria Bordoni. La commissione era presieduta dal cardinale Giovanbattista Spinola, che all'epoca era anche camerlengo. I lavori effettuati risolsero i problemi presentati dalla popolazione locale. I sedili invece sono opera del 1821, voluti e finanziati da Luigi I di Baviera, assiduo frequentatore della zona durante il suo soggiorno romano, per il luogo dove conobbe la sua amante Maria Anna Florenzi.

A causa dell'inquinamento della falda la fontana fu chiusa nel 1959 e riaperta in seguito alimentandola con normale acqua potabile di acquedotto. Ancora all'inizio del XX secolo i cosiddetti "acquacetosari", venditori ambulanti, vendevano acqua di questa sorgente in giro per la città. La prima menzione su questa particolare professione viene riportata da Papi nel De agricoltura del 1663.

Tra il 2008 e il 2009 è stata sottoposta a un importante restauro che ha previsto anche la creazione di un piccolo parco, recintato, con l'intento di restituire all'area l'ambientazione originale.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

È raggiungibile dalla stazione di Acqua Acetosa

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Willy Pocino, Le curiosità di Roma, Roma, Newton & Compton, 2009. ISBN 978-88-541-1505-7
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, Roma, Newton & Compton, 2006. ISBN 9788854105942
  • La fontana dell'Acqua Acetosa a Roma. La storia, il restauro e il nuovo parco, a cura di Luisa Cardilli e Marcello Fagiolo, Milano, Silvana Editoriale, 2010
  • Willy Pocino, Le fontane di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004. ISBN 88-541-0204-0

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 41°55′53.4″N 12°29′08.16″E / 41.9315°N 12.4856°E41.9315; 12.4856