Ferdinando Tartaglia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Io sono ancora aurora e già il tramonto
dice su me che il giorno è per finire
non sono ancora nato e già morire
io devo al tempo che à invertito il conto. »

(F. Tartaglia, Poesie. Esercizi di verbo, 2004)

Ferdinando Tartaglia (Parma, 1916Firenze, 1987) è stato un presbitero, scrittore e teologo italiano. È stato uno dei più singolari protagonisti del XX secolo del pensiero religioso contemporaneo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Finché ci sarà una vita un uomo una pianta
un verme un animale che soffre in terra
un dio che soffre in cielo
come potrai vestirti tu di bianco
tu al banco di pianto tu Tartaglia? »

(F. Tartaglia, Poesie. Esercizi di verbo, 2004)

Orfano di madre a nove anni, desidera farsi frate ma non ottiene il consenso paterno. A quindici anni può però entrare in seminario a Parma e poi a Roma: si laurea in teologia nella Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote a Parma nel 1939, prima a Genova e poi a Firenze, nel 1942, forma con altri preti una comunità religiosa, che viene però sciolta dalle autorità ecclesiastiche.

Pubblica presso l'editore Guanda di Modena sue traduzioni e commenti di noti testi religiosi: La filosofia della religione di John Henry Newman, il Diario e scritti religiosi di Gabriel Marcel, le Provinciali di Pascal e le Meditazioni cristiane e metafisiche di Malebranche; scrive sulla rivista Il Contemporaneo pubblicata dallo stesso editore.

Dal 1943 collabora a Firenze con Aldo Capitini ai COS, i Centri di orientamento sociale, fondati dal Capitini: comunità aperte a tutti, «senza distinzione di età, di razza, di cultura, di sesso, di condizione sociale o culturale, di iscrizione a partito» [1] e nel 1944 l'autorità ecclesiastica gli proibisce la celebrazione della messa, nel 1945 gli interdice l'abito ecclesiastico e nel 1946 viene colpito dalla massima scomunica vitando, per aver commemorato lo scomunicato ex-prete Ernesto Bonaiuti. Disse, in quell'occasione [2]:

« Se Buonaiuti fu prete e credette nella missione e nel destino della Chiesa, anch'io. Se Buonaiuti cercò di trasmettere alla Chiesa la volontà del mutamento e aprire uno spiraglio in quell'abside morta, anch'io. Se Buonaiuti, deluso dalla mancata risposta della Chiesa, tentò d'incrinare la grande cupola cattolica, anch'io. Se Buonaiuti fu respinto, allontanato dalla comunità dei fratelli, anch'io, presto! »

Il Sant'Uffizio motivò la scomunica con la disobbedienza, la diffusione di dottrine false, eresia e il tentativo di sovvertire i fondamenti della religione,[3] ma Tartaglia vide nella stessa sua scomunica un segnale profetico. Scrisse infatti [4] che

« Tartaglia, come l'unico «scomunicato vitando» della cattolicità, è ormai esente dalla gerarchia visibile, non è più un soggetto né un oggetto per la sua Chiesa, non è più nemmeno cane da briciole sotto la mensa della sua Chiesa, è nome impensabile per la sua Chiesa, l'unico uomo nuovo sotto il cielo vecchio libero dalla pietra della sua Chiesa »

Nel 1947 Tartaglia e Aldo Capitini fondano il Movimento di religione, al quale aderirono poi lo storico Raffaele Pettazzoni e lo psichiatra Roberto Assagioli, ma dal quale Tartaglia esce per fondare nel 1950 il Centro per la realtà nuova, sede anche della casa editrice omonima per i cui tipi Tartaglia scrisse nel 1960 il Discorso di tre aprile e dove vive fino alla morte nel 1987, anno in cui viene revocata la scomunica.

Enorme è la mole dei suoi scritti, che solo negli ultimi anni sono stati pubblicati in piccola parte.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

« Tu già fosti ruscello
e poi quel fiume
che inondò la terra dei miei giorni.
Così la tua alluvione fosse alta
e tracimasse l'argine di fine
io m'abbandonerei lento per lune
bianco di bianco a l'acqua di morire »

(F. Tartaglia, Poesie. Esercizi di verbo, 2004)

Il pensiero di Tartaglia si muove dalla necessità di una trasformazione radicale del cristianesimo, che provocò il suo progressivo allontanamento dalle istituzioni ecclesiastiche.[5] Molti dei suoi scritti ci raccontano della lotta contro la disperazione di questo sacerdote vitando che cerca il rimedio ai sintomi apocalittici della terra: rinnovare e capovolgere tutto dall'interno, con la fede nella Realtà Nuova. Essa, senza più divisioni e barriere confessionali, può trasformare radicalmente il quadro buio e sanguinante del mondo "antico" in cui siamo costretti a vivere.[6]

L'impossibilità di Dio a rispondere alle implorazioni umane, sentita intimamente da Tartaglia, corrispondeva al suo desiderio missionario di reagire lottando, al suo desiderio di raccogliere vecchi e bambini abbandonati nella sua villa di campagna, al suo legame con Germaine Muhlethaler.[7]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Progetto di religione, Modena 1951
  • Discorso di tre aprile, Firenze 1960
  • Tre ballate, Castel Maggiore 2000
  • Tesi per la fine del problema di Dio, Milano 2002
  • Esercizi di verbo, Milano 2004
  • La religione del cuore, Milano 2008

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Capitini, Opposizione e liberazione, Milano 1990
  2. ^ F. Tartaglia, Messaggio per la commemorazione di Ernesto Buonaiuti, in «Il Contemporaneo», 9, 1946
  3. ^ Atti della Santa Sede, Bollettino dell'Arcidiocesi fiorentina, 37, 1946
  4. ^ F. Tartaglia, Primo schema di programma per un gruppo di lavoro fra sacerdoti cattolici, in «La Cittadella», 17-18, 1947
  5. ^ Caterina Foppa Pedretti, Spirito profetico ed educazione in Aldo Capitini Vita & Pensiero, Milano 2005, p.54
  6. ^ Roberto Saviano, Fenomenologia di un'eresia anarchica, in nazioneindiana.com. 2005
  7. ^ ibidem; La Muhlethaler ne ha lasciato un intenso ricordo in una poco nota biografia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Cattaneo, L'uomo della novità, "Paragone" 214, 1967; Milano 1968, 1985, 2002
  • Sergio Quinzio, "Ferdinando Tartaglia e la profezia del puro 'dopo' ", in "Lettere dal Monastero di Montebello", Isola del Piano, 1973; Milano 2002
  • Michele Ranchetti, "Teologia e Chiesa", in "La cultura italiana del 900", Roma-Bari 1996, pp. 797–801
  • Federico Tiezzi, "Profilo intellettuale di Ferdinando Tartaglia fino al 1949", in "Religioni e società" 22-23, 1996, pp 116–131 (I parte), e 25, 1996, pp. 120–137 (II parte)
  • Pietro Polito, Reminiscenze e rammarichi, Firenze 1998
  • Anna Scattigno, «Favole d'inizio»: Ferdinando Tartaglia, in «Annali dell'Istituto storico italo -germanico», 25, 1999
  • Germaine Muhlethaler, Il volto segreto di Ferdinando Tartaglia, 2001
  • Fabio Milana, "Il Vangelo del Dio nuovo. Su Tartaglia", in "L'ospite ingrato", 1, 2004, pp. 105–141
  • Federico Battistutta, Experimentum Mundi: la nostalgia nuova di Ferdinando Tartaglia, in Corrado Mornese e Gustavo Buratti (a cura di), «Eretici dimenticati. Dal Medioevo alla modernità», Roma 2004
  • Federico Battistutta, Trittico eretico. Sentieri interrotti del Novecento religioso. E. Buonaiuti, P. Vannutelli, F. Tartaglia,Novara, Millenia, 2005, pp. 77–128.
  • Federico Battistutta, Spigolature spigolose. Ferdinando Tartaglia e i suoi critici, "Religioni e Società", 59, 2007, pp. 92–98.
  • Carlo Ernesto Meriano, La mia amicizia lunga con Ferdinando Tartaglia, "Religioni e Società", 71, 2011, pp. 129–134.
  • Autori Vari, Tra poesia e pensiero. L'eretico Ferdinando Tartaglia. Atti del convegno, Firenze, Polistampa, 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN7617100 · ISNI: (EN0000 0001 1740 4288 · BNF: (FRcb144956960 (data)