Fall River (Massachusetts)

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Fall River
city
(EN) Fall River, Massachusetts
Fall River – Bandiera
Fall River – Veduta
Localizzazione
StatoStati Uniti Stati Uniti
Stato federatoFlag of Massachusetts.svg Massachusetts
ConteaBristol
Amministrazione
SindacoWilliam A. Flanagan[1]
Territorio
Coordinate41°42′05″N 71°09′18″W / 41.701389°N 71.155°W41.701389; -71.155 (Fall River)Coordinate: 41°42′05″N 71°09′18″W / 41.701389°N 71.155°W41.701389; -71.155 (Fall River)
Altitudine44 m s.l.m.
Superficie98,99[2] km²
Abitanti90 885[3] (01-07-2009)
Densità918,12 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale02720–02724
Prefisso508 / 774
Fuso orarioUTC-5
Cartografia
Mappa di localizzazione: Stati Uniti d'America
Fall River
Fall River
Fall River – Mappa
Sito istituzionale

Fall River è una città degli Stati Uniti d'America facente parte della contea di Bristol nello stato del Massachusetts. La popolazione nel 2010 era di 88.857 abitanti, la decima città più grande dello Stato.

È posta alla foce del fiume Taunton, in un'insenatura interna della baia di Narragansett.

È sede vescovile cattolica.

il caso di Lizzie Borden[modifica | modifica wikitesto]

«Lizzie Borden prese un’ascia e diede a sua madre quaranta colpi. Quando vide quel che aveva fatto ne diede quarantuno a suo padre.»

La famiglia Borden viveva a Fall River in una modesta palazzina dove abitavano Andrew Borden, la sua seconda moglie Abby Borden, le figlie Emma, all'epoca dei fatti di 42 anni, Lizzie, di 32, e, da qualche tempo, una domestica d'origini irlandesi Bridget Sullivan. Il capofamiglia era un uomo molto ricco, proprietario di banche, terreni e fattorie, e, nello stesso tempo, di una parsimonia ai limiti della grettezza che lo portava per esempio a vendere personalmente le uova delle sue galline ai vicini. Una taccagneria mal sopportata soprattutto da Lizzie, che rimpiangeva, ancora dopo vent'anni, la morte della madre Sarah A. Morse, e che non aveva approvato le seconde nozze del padre. Anche Emma non aveva buoni rapporti con la matrigna e le due sorelle si erano rassegnate a condurre una vita da zitelle, rinchiuse in quella scomoda casa priva di bagno e persino dell'acqua corrente, che il padre aveva considerato fosse una inutile spesa. Andrew, per risparmiare, aveva anche deciso di vendere la carrozza e il cavallo così che nella stalla erano rimasti solo dei piccioni, parte dei quali erano stati rubati da ladruncoli. Per la rabbia del furto subito, Andrew aveva ucciso il resto degli uccelli, particolarmente cari a Lizzie, che ne pianse a lungo la morte. Ma rimase ben più irritata e amareggiata quando il padre, così avaro con la famiglia, aveva donato una casa alla sorella della moglie. Quando un altro più importante furto avvenne nella casa dei Borden, dove tutto era chiuso a doppia mandata, Andrew Borden stranamente ritirò la denuncia per la perdita di gioielli e denaro che aveva presentata alla polizia, affermando di sapere chi era il ladro e che avrebbe risolto la faccenda a modo suo.

Il 4 agosto 1892 la mattinata si svolse secondo l'ordinario. In casa erano rimaste Abby, la domestica e Lizzie. Emma era andata in vacanza da alcuni lontani parenti, mentre erano usciti Andrew e il fratello della sua prima moglie Sarah, John Morse, il quale era stato in visita dalle nipoti. Alle 10,40 Andrew rientrò e si dedicò alla lettura del giornale. Lizzie e la matrigna erano nelle loro stanze. Verso le ore 11,10 la domestica Sullivan sentì un lacerante grido di Lizzie, che aveva trovato il padre ucciso steso sul divano e per questo la chiamava e la mandava in cerca di aiuto. La Sullivan tornò nella casa con il medico di famiglia Bowen e una vicina, Adelaide Churchill, che, ispezionando la casa per vedere se vi fossero estranei, trovò il cadavere di Abby Borden. Ambedue i corpi erano lacerati da numerosi e violenti colpi di ascia alla testa.

L'autopsia accertò che Abby Borden era morta almeno un'ora prima del marito, quando questi doveva ancora rientrare in casa; questo voleva dire che se vi era stato un estraneo in casa, come sosteneva Lizzie, era poco probabile che si fosse nascosto e avesse aspettato un'ora, rischiando di essere scoperto, per uccidere anche l'uomo. Le testimonianze invece attestarono che in casa erano presenti solo la Sullivan e Lizzie, che quindi venne accusata del duplice omicidio, non avendo la domestica alcun movente apparente (Lizzie invece avrebbe ereditato con la sorella il patrimonio); inoltre altri precisi indizi la accusavano: venne infatti ritrovata in casa l'arma dei delitti, un'ascia perfettamente ripulita, e la presunta assassina era stata vista bruciare un vestito che sembrava essere quello indossato il giorno degli omicidi e che in effetti non era stato più ritrovato.

L'avvocato della difesa Robinson, al processo, fece tuttavia notare che le modalità della morte delle vittime, 18 colpi d'ascia alla testa per Abby Borden e 13 per il marito, escludevano che ad uccidere potesse essere stata una donna, che non avrebbe avuto la forza necessaria per infierire così violentemente sui corpi. Non bisognava trascurare poi che Lizzie, il cui unico svago era quello di modellare statuine di ceramica, era di una morigeratezza esemplare: esercitava con opere di beneficenza, partecipava ad associazioni religiose e insegnava catechismo in una scuola domenicale; avrebbe invece dovuto essere un mostro, sosteneva l'avvocato, per aver compiuto quegli efferati delitti. La giuria assolse l'imputata da tutte le accuse.

Tre anni dopo il processo Lizzie tornò alla ribalta della cronaca, quando fu accusata di aver rubato in una galleria d'arte di Providence due costose porcellane. La denuncia non fu presentata dal proprietario per un accordo intervenuto con la donna, costretta a confessare il furto.

L'ormai richissima Lizzie Borden morì nel 1927, lasciando tutto il suo patrimonio a parenti, amici e alla Lega per la protezione degli animali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sito ufficiale della città, su fallriverma.org. URL consultato il 05-08-2010.
  2. ^ (EN) Scheda dal sito del Massachusetts (DOC), su mass.gov. URL consultato il 05-08-2010 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2010).
  3. ^ (EN) Stima al 1 luglio 2009 dell'U.S. Census Bureau, su factfinder.census.gov. URL consultato il 05-08-2010.

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