Elias de Barjols

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Elias de Barjols

Elias de Barjols, , anche scritto Helias de Bariol o Nelias de bariol o N'Elias de Bariols (... – ...), è stato un cittadino e trovatore aquitano (fl. 1191–1230[1]) che alla fine metterà radici in Provenza come nobile acquisito. Dei suoi componimenti ne sopravvivono tredici, nessuno dei quali ha conservato la musica[1].

Figlio di un mercante, Elias proveniva dal castello di Pérols-sur-Vézère nell'Agenese.[2] Secondo quanto si legge nella sua vida, era il più grande cantore del suo tempo e aveva viaggiato molto di corte in corte come joglar con un suo collega chiamato Oliver (o Olivers).[2] Alla fine incontreranno il favore di Alfonso II di Provenza, il quale darà loro mogli e terra nel Barjols. Qui saranno conosciuti come i signori di Barjols.[2]

Secondo la sua vida Elias si innamora di Garsenda di Sabran, la vedova di Alfonso II (morto nel 1209), e compone per lei canzoni "per tutto il resto della sua vita".[2] Successivamente entra nell'istituto dei "Frati Pontefici" fondati da Beneic ad Avignone, dove morì.[3]

Elias fu un professionista del trobar leu.[1] Tra i suoi lavori ci restano due descorts,[1] un partimen e dodici cansos. Prima del 1191, Elias scrisse una poesia che descriveva il cavaliere soissebut (o cavalher benestan: cavaliere ideale o modello) con le sue caratteristiche prese dai suoi contemporanei, a imitazione di un lavoro di Bertran de Born in cui la domna soissebuda (o dompna soiseubuda) viene descritta tramite i lineamenti delle nobildonne modello, al tempo di Bertran.[1][4] Elias costruisce questo cavaliere per la sua signora prendendo il "fascino" di Aimar V di Limoges, l'"arguzia cortese" di Dalfi d'Alvernha, la "generosità" di Ebolo V di Ventadorn, la "gaiezza" (guaieza) di Pons de Capdoill e i "talenti poetici" (chansos) di Raimon de Miraval.[4][5]

Un'altra poesia, Ben deu hom son bon senhor, scritta probabilmente tra il 1225 e il 1228, ha due tornadas che fanno riferimento rispettivamente a Beatrice di Savoia, moglie di Raimondo Berengario IV di Provenza, e al signor Blacatz. La stanza che li precede è piena di elogio per l'imperatore Federico II, sovrano di Provenza, che aveva a quel tempo buone relazioni sia con Raimondo Berengario che con Blacatz.

(OC)

« Comtessa Beatris, gran be
aug de vos dir e retraire,
quar del mon etz la belaire
de las autras dompnas qu'om ve.[6] »

(IT)

« Contessa Beatrice, gran bene
di voi sento narrare e dire,
ché al mondo siete la più bella
tra le donne che uomo mai vide.[7] »

Oltre ad Alfonso e alla sua vedova e nuora, Elias scrisse poesie per Margherita di Ginevra, moglie di Tommaso I di Savoia, e madre di Beatrice.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Gaunt and Kay, 283.
  2. ^ a b c d Egan, 30.
  3. ^ Egan, 31.
  4. ^ a b Topsfield, 33.
  5. ^ Harvey, 15 and 20–21.
  6. ^ Stronski, 32.
  7. ^ "One should with one's good lord" at Epistolæ: Medieval Women's Latin Letters.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Egan, Margarita, ed. e trad. The Vidas of the Troubadours. New York: Garland, 1984. ISBN 0-8240-9437-9.
  • Gaunt, Simon, and Kay, Sarah (edd.) The Troubadours: An Introduction. Cambridge: Cambridge University Press, 1999. ISBN 0 521 574730.
  • (EN) Harvey, Ruth. "Courtly culture in medieval Occitania" (pp. 8–27). The Troubadours: An Introduction. Simon Gaunt and Sarah Kay, edd. Cambridge: Cambridge University Press, 1999. ISBN 0 521 574730.
  • (EN) Stronski, Stanislas, ed. Le Troubadour Elias de Barjols. Toulouse: Edouard Privat, 1906.
  • (EN) Topsfield, L. T. "Raimon de Miraval and the Art of Courtly Love." The Modern Language Review, 51:1 (Jan., 1956), pp. 33–41.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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